sabato 10 aprile 2010

Festa della Divina Misericordia

Una proposta di Omelia per la seconda Domenica di Pasqua

Questa Domenica, per volere, del venerabile Giovanni Paolo II, che morì dopo i primi Vesperi della Festività il 2 aprile del 2005, è intitolata anche alla Divina Misericordia. Essa conclude l’Ottava di Pasqua, che la liturgia considera un unico giorno: “il giorno che ha fatto il Signore” risorgendo. Non è più un tempo cronologico, ma spirituale, che Dio ha aperto nel tessuto dei giorni quando ha risuscitato Cristo
 dai morti. Lo Spirito Creatore, infondendo la vita nuova ed eterna nel corpo sepolto di Gesù di Nazareth, ha portato a compimento l’opera della creazione dando origine ad una “primizia” che interessa ciascuno di noi e tutta la famiglia umana: primizia di un’umanità nuova che al tempo stesso è primizia di un mondo nuovo e di un’era nuova, dove non ci sarà più pianto e lutto ma ogni bene senza alcun male. Questo rinnovamento del mondo che il cuore di ogni uomo attende e che inizialmente come seme da maturare abbiamo già ricevuto nel Battesimo, nella Cresima e che almeno ogni Domenica alimentiamo con la partecipazione eucaristica ricevendo in dono l’unica realtà che durerà sempre cioè la forza dell’amore, si può riassumere in una parola: la stessa che Gesù risorto pronunciò come saluto ai discepoli nella prima Domenica della storia e ripetuto nella seconda, presente Tommaso come annuncio della sua vittoria: “Pace a voi!” ricevendo dall’apostolo incredulo l’atto di fede più essenziale che anche noi siamo chiamati a ripetere quando vengono innalzati il corpo e il sangue di Cristo alla consacrazione “Mio Signore e mio Dio”. La Pace del cuore, felice della soddisfazione di tutte le attese, è il dono che Cristo ha lasciato ai suoi amici come benedizione destinata a tutti gli uomini e a tutti i popoli. Non la pace secondo la mentalità mondana, come equilibrio di forze che si contendono di predominare e di possedere, ma una realtà nuova, frutto dell’Amore di Dio, della sua Misericordia. E’ la pace che Gesù Cristo ha guadagnato a prezzo del suo Sangue in Croce e che risorto, con il dono del Suo Spirito, comunica a quanti confidano in Lui e lo incontrano nei sacramenti. “Gesù, confido in te”: in queste parole, confidate a Santa Faustina, si riassume la fede, la Speranza affidabile per poter affrontare il presente, anche un presente faticoso, che è fede nell’onnipotenza dell’Amore misericordioso.

La Misericordia è in realtà il nucleo centrale del messaggio evangelico, il nome stesso di Dio, Padre di misericordia, il volto, il suo atteggiamento verso i peccatori che si riconoscono tali, con il quale Egli è rivelato già nell’Antica Alleanza e pienamente in Gesù Cristo, incarnazione per opera dello Spirito Santo dell’Amore divino sempre più grande di ogni peccato per cui, fino al momento terminale della vita, mai un io umano può essere definito dal male che compie: resta la possibilità che se ne renda conto, si penta, si lasci riconciliare, ricreare nel sacramento cella Penitenza e ricominci, anche nel momento della separazione dell’anima dal corpo: in quel momento uno può rendersi conto di quanta paglia, sporcizia è stata coperta la sua vita. Se c’è l’apertura in Cristo, alla misericordia del Padre, disponibili alla misericordia con tutti, senza escludere nessuno, senza definire nessuno per il male fatto, ci si salverà attraverso la purificazione come attraverso il fuoco del purgatorio per diventare capaci definitivamente di Dio e dell’amore fraterno. Per cui a santa Faustina il Risorto ha ricordato, come nella parabola del Padre misericordioso con il figlio prodigo, Dio gode di più per il prodigo che ritorna alla sua misericordia, che per il Figlio maggiore chiuso alla misericordia del Padre del fratello. “Al di fuori della misericordia di Dio non c’è nessun’altra fonte di speranza per gli esseri umani”. Per cui il peccato veramente mortale, infernale è non riconoscersi peccatori, bisognosi di misericordia e non perdonare come Dio ci perdona. Non è la debolezza che ci fa paura ma la superbia di ritenersi migliori degli altri e di escludere anche un solo fratello dalla misericordia.
Alla Regina dell’Amore, alla Madre della Misericordia, a Lei affidiamo la grande causa della pace nel mondo, la Chiesa oggi così perseguitata,il ministero del Dolce Cristo in terra così attaccato, il Papa che venerdì 16 aprile compirà 83 anni e lunedì 19 da cinque anni eletto papa, perché la misericordia di Dio compia ciò che è impossibile alle forze umane, e infonda nei cuori il coraggio dell’educazione all’amore e alla riconciliazione.

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