domenica 14 agosto 2016

Solennità dell'Assunzione

 L’Assunzione ci apre al futuro luminoso che ci aspetta. Scegliere sempre in vista della meta ci rende “beati” nel nostro pellegrinaggio terreno e ci apre le porte del cielo.
Nel cuore del mese di agosto la Chiesa in Oriente e in Occidente celebra la Solennità dell’Assunzione di Maria Santissima al Cielo, alla vita veramente vita con ogni bene senza più alcun male, il Paradiso. Nella Chiesa Cattolica, il dogma dell’Assunzione – come sappiamo – fu proclamato durante l’Anno Santo del 1950 dal
Venerabile Pio XII. La celebrazione, però, di questo mistero di Maria, segno di sicura speranza e affidabilità, affonda le radici nella fede, nella tradizione e nel culto die primi secoli della Chiesa, per quella profonda devozione verso la Madre di Dio che è andata sviluppandosi progressivamente nella Comunità cristiana.
Già dalla fine del IV secolo e l’inizio del V, abbiamo testimonianze di vari autori che affermano come Maria sia nella gloria di Dio con tutta se stessa, anima e corpo, ma è nel VI secolo che a Gerusalemme, la festa della Madre di Dio, la Theotòkos, consolidatasi con il Concilio di Efeso del 431, cambiò volto e divenne la festa della dormizione, del passaggio, del transito, dell’assunzione di Maria, divenne cioè la celebrazione del momento in cui Maria uscì dalla scena di questo mondo, dallo spazio e dal tempo, glorificata in anima e corpo nella ita trinitaria di Dio, fuori dello spazio e del tempo, entrando nello spazio e nel tempo con la sacramentalità di Cristo, donna eucaristica e con le apparizioni.
Per capire l’Assunzione dobbiamo guardare alla Pasqua del Figlio, il grande Mistero della nostra Salvezza, che segna il passaggio di Gesù, il Figlio che ha assunto in lei il volto umano, alla gloria del Padre attraverso la passione, la morte,  la risurrezione e l’ascensione, fuori dello spazio e  del tempo, continuando a farsi presente in ogni luogo e tempo sacramentalmente.  Maria, che ha generato il Figlio di Dio, Dio che ha assunto un volto umano in tutto uguale noi, è la creatura più inserita in questo mistero nel quale siamo immessi anche noi fin dal Battesimo, redenta fin dal primo istante della sua vita, fin dal concepimento, e associata in modo del tutto particolare alla passione e alla gloria del suo Figlio. L’Assunzione al Cielo di  Maria è pertanto il mistero della Pasqua di Cristo pienamente realizzato già in Lei, realizzabile in tutti noi. Ella è intimamente unita al suo Figlio risorto, vincitore del peccato e della morte, pienamente conformata a Lui. Ma l’Assunzione è una realtà che tocca anche noi, perché ci indica in modo luminoso il nostro destino, quello dell’umanità e della storia. In Maria, infatti, contempliamo quella realtà di gloria a cui è chiamato ciascuno di noi e tutta la Chiesa.

Il Brano del Vangelo di questa solennità ci fa vedere il cammino che la Vergine di Nazareth, la Madre del lungo cammino, ha percorso per essere nella gloria di Dio. E’ il racconto della visita di Maria ad Elisabetta (Lc 1,39-56), in cui la Madonna è proclamata benedetta fra tutte le donne e beata perché ha creduto al compimento delle parole che le sono state dette dal Signore. E nel canto del “Magnificat” che eleva con gioia a Dio traspare la sua fede profonda. Ella si colloca tra i “poveri” e gli “umili”, che non fanno affidamento sulle proprie forze, ma che si fidano di Dio, che fanno spazio alla sua azione capace di operare cose grandi proprio nella debolezza. Se l’Assunzione ci apre al futuro luminoso che ci aspetta, ci invita con forza ad affidarci di più a Dio, a seguire la sua Parola, a ricercare di tentare e ritentare di compiere la sua volontà ogni giorno, mantenendo la fiducia anche in tutte le cadute da farle perdonare sacramentalmente certi che sarà solo Lui a portare a compimento: è questa la via, possibile sempre a tutti attraverso la sua misericordia, che ci rende “beati”, anche nelle tribolazioni e cadute sacramentalmente perdonate, nel nostro pellegrinaggio terreno e ci apre alla vita veramente vita con ogni bene senza più alcun male cioè al Paradiso.
Il Concilio Ecumenico Vaticano II afferma: “Maria assunta in cielo, con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura die fratelli del Figlio ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata” (Lumen gentium, 62). Invochiamo continuamente la Vergine Santa per permettere a Dio di intervenire, sia la stella che guida i nostri passi, il nostro cammino, percorso con la Madre, all’incontro con il suo Figlio per giungere anche noi alla gloria eterna, alla gioia senza fine.

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