sabato 17 ottobre 2015

Domenica XXIX

Chi punta a realizzarsi assimilandosi a Cristo non può che diventare missionario sapendo che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario

Oggi, terza domenica di ottobre, si celebra la Giornata Missionaria Mondiale, che costituisce per ogni comunità ecclesiale e per ciascun cristiano un forte richiamo, per rafforzare la propria fede, all’impegno di annunciare e testimoniare il Vangelo a tutti, in particolare a quanti ancora non lo conoscono: la mia fede si rafforza donandola!
L’Apocalisse, rifacendosi a Isaia, prevede che “Le nazioni cammineranno alla sua luce” (Ap 21,24). La luce di cui si parla è quella di Dio, rivelata dal Messia e riflessa sul volto della Sua Chiesa. E’ la luce del Vangelo che orienta il cammino dei popoli e li guida verso la realizzazione di una grande famiglia, nella giustizia e nella pace, sotto la paternità dell’unico Dio buono e misericordioso anche con i peccati dell’umanità attuale. La Chiesa esiste per annunciare questo messaggio di speranza all’intera umanità, che oggi conosce stupende conquiste, ma sembra aver smarrito il senso delle realtà ultime e della  stessa esistenza soccombendo nella tentazione più terribile del Maligno, la mondanità.
La missione non può ridursi ad attività filantropica e sociale perché c’è la miseria, ben diversa dalla povertà, non solo materiale, ma anche religiosa. Per i cristiani valgono le parole di Paolo: “L’amore del Cristo ci spinge” (2 Cor 5,14). La carità che mosse il Padre a mandare il suo Figlio nel mondo, e il Figlio ad offrirsi per noi fino alla morte di croce, quella stessa carità è stata riversata e viene riversata dallo Spirito Santo nel cuore dei credenti. Ogni battezzato, come tralcio unito alla vite, può così cooperare alla missione di Gesù, che si riassume in questo: recare ad ogni persona che si incontra la buona notizia che “Dio è amore” e l’ama fino al perdono, che ci ama non solo quando e perché siamo buoni ma per farci diventarlo, comunque ridotti.
La missione parte dal cuore: quando entrando nella nostra Chiesa ci si ferma a pregare davanti al grande Crocefisso dell’abside, fissando lo sguardo a quel costato trafitto, non si può non sperimentare dentro di sé, se attenti e contemplativi, la gioia di sapersi amati fino al perdono e di conseguenza il desiderio di amare e di farsi strumenti di misericordia e di riconciliazione con tutti, a cominciare dai propri familiari. Così accadde, proprio 800 anni or sono, al giovane Francesco d’Assisi, nella chiesetta di san Damiano, che era allora diroccata. Dall’alto della Croce, custodita ora nella Basilica di Santa Chiara, Francesco sentì Gesù dirgli: “Va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. Quella “casa” era prima di tutto la sua stessa vita, da “riparare” mediante una vera conversione lasciandosi perdonare; era la Chiesa, non quella di mattoni, ma di persone vive, bisognosa sempre come in quel momento storico non meno che oggi di purificazione; era anche l’umanità tutta, nella quale Dio ama abitare. La missione parte sempre da un cuore trasformato dall’amore di Dio, come testimoniano innumerevoli storie di santi e di martiri, che con modalità differenti hanno speso la vita al servizio del Vangelo.
La missione è dunque un cantiere nel quale c’è posto per tutti: per chi si impegna a realizzare nella propria famiglia, nell’ambiente sociale in cui vive, il Regno di Dio; per chi vive con spirito cristiano il lavoro professionale; per chi si consacra totalmente al Signore; per chi segue Gesù Buon Pastore come vescovi, sacerdoti diaconi nel ministero ordinato al Popolo di Dio; per chi, in modo specifico e noi oggi diamo la nostra generosa offerta, parte per annunciare Cristo a quanti ancora non lo conoscono. Ci aiuti Maria Santissima a vivere con rinnovato slancio, ciascuno nella situazione in cui la Provvidenza lo ha posto, la gioia e il coraggio della missione consapevole che la fede cresce, si recupera, si rafforza, si realizza donandola!

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