martedì 3 settembre 2013

Il posto e l'atteggiamento giusto


Ci troviamo sulla via evangelica giusta se proviamo a diventare umili che “scendono” per servire e portare la gratuità, la vicinanza  di Dio

In sintesi è l’omelia del Papa emerito Benedetto XVI nella Messa della XXII Domenica anno C celebrata alle 9,30 del 1 settembre nella cappella del Governatorato in Vaticano, in occasione del tradizionale seminario estivo dei suoi ex-allievi, il cosi detto Ratzinger Schulerkreis.  Questa 38.maedizione  è stata dedicata a “La questione di Dio sullo sfondo di secolarizzazione” alla luce della produzione filosofica e teologica di Rémi Braghe, teorico francese premiato l’anno scorso con il “Premio Ratzinger” per la teologia. Una cinquantina di persone hanno partecipato alla  Messa
concelebrata con il Papa emerito. Mi rifaccio al servizio di Debora Donnini sul Blog di Raffaella del 1 settembre.
Nell’ascolto del Vangelo secondo Luca (14,1.7-14) ognuno nella vita punta a trovare il suo posto buono. Ma qual è veramente il posto giusto in una situazione storica ferita dal peccato fin dalle origini?“Un posto che può sembrare molto buono – l’attualizzazione della Parola del Signore attraverso il servizio di Benedetto XVI -, può rivelarsi per essere un posto molto brutto” . Il riferimento è a quanto è accaduto anche negli ultimi decenni dove constatiamo come “i primi” sono stati rovesciati e improvvisamente sono diventati “ultimi” e quel posto che sembrava buono era invece “sbagliato”. Il Dio che possiede un volto umano, Gesù, si è fatto piccolo. Anche nei discorsi che si tennero durante l’Ultima Cena, i discepoli litigano i posti migliori. E Gesù, Maestro, si presenta invece come Colui che serve. Lui “nato in una stalla” e “morto sulla Croce” ci dice che  il posto giusto è quello vicino a Lui, il posto secondo la sua misura. E l’apostolo, in quanto inviato di Cristo è l’ultimo nell’opinione del mondo, e proprio per questo è vicino a Gesù: Chi in questo mondo e in questa storia viene spinto in avanti e arriva ai primi posti, deve sapere di essere in pericolo; deve guardare ancora di più al Signore, misurarsi a Lui, misurarsi alla responsabilità per l’altro, per diventare colui che serve, quello che nella realtà è seduto ai piedi dell’altro, e così benedice e a sua volta diventa benedetto”.
E, dunque, qualunque sia il posto che la Storia vorrà assegnarci, quello che è determinante – sottolinea il Papa emerito – è “la responsabilità davanti a Lui, e la responsabilità per l’amore, la giustizia e la verità”. Nel Vangelo di questa Domenica il Signore ricorda che chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato. E Benedetto XVI fa notare che “Cristo, il figlio di Dio, scende per servire noi e questo fa l’essenza di Dio” che “consiste nel piegarsi verso di noi: l’amore, il ‘si’ ai sofferenti, l’elevazione dall’umiliazione”. “Noi ci troviamo sulla via di Cristo, sulla giusta via in Sua vece e come Lui proviamo a diventare persone che ‘scendono’ per entrare nella vera grandezza, nella grandezza di Dio che è la grandezza dell’amore”.
Benedetto XVI nell’omelia non solo rapporta la Parola del Signore al vissuto, ma fa catechesi sul senso dell’abbassamento di Cristo, sul conformarsi a Lui cioè sull’essere dell’amore di Dio. “La Croce, nella storia, è l’ultimo posto” e il Crocefisso non ha nessun posto, è un ‘non – posto ’, è stato spogliato, ‘è un nessuno’ eppure – sottolinea Benedetto XVI – Giovanni nel Vangelo vede ‘questa umiliazione estrema’ come ‘la vera esaltazione’”.
“Così Gesù è più alto; sì, è all’altezza di Dio perché l’altezza della Croce è l’altezza dell’amore di Dio, l’altezza della rinuncia di se stesso e la dedizione agli altri. Così, questo è il posto divino, e noi vogliamo pregare Dio che ci doni di comprendere questo sempre di più e accettare con umiltà, ciascuno  a modo proprio, questo mistero dell’esaltazione e dell’umiliazione”.
Infine – sempre il servizio della  Donnini – Il Papa emerito ricorda che Gesù esorta a “invitare” a prescindere dai vantaggi, cioè invitare paralitici, gli storpi, i poveri perché Lui stesso lo ha fatto invitando “noi alla mensa di Dio”, e in questo modo mostrando cosa sia la gratuità. Giustamente l’economia si poggia sulla “giustizia commutativa”, sul do ut des, ma perfino in questo ambito rimane qualcosa di gratuito, ricorda Benedetto XVI, sottolineando che “senza la gratuità del perdono nessuna società può crescere”, tanto è vero che le grandi cose della vita, cioè “l’amore, l’amicizia, la bontà, il perdono non le possiamo pagare, sono gratis, nello stesso modo in cui Dio ci dona a titolo gratuito: così, pur nella lotta per la giustizia nel mondo, non dobbiamo mai dimenticare la ‘gratuità’ di Dio, il continuo dare e ricevere, e dobbiamo costruire sul fatto che il Signore dona a noi, che ci sono persone buone che ci donano ‘gratis’ la loro bontà, che ci sopportano a titolo gratuito, ci amano e sono buone con noi ‘ gratis’; e poi, a nostra volta, donare questa ‘gratuità’ per avvicinare così il mondo a Dio, per diventare simili a Lui, per aprirci a Lui”.
Poi Benedetto XVI si sofferma su quello che è sempre stato il suo grande carisma per il bne della Chiesa cioè sulla liturgia, sull’umiltà della liturgia cristiana che è insieme “incommensurabilmente grande” perché ci si unisce alle schiere degli angeli e dei santi nella festosa gioia di Dio. E il sangue di Cristo, che è al centro dell’Eucaristia e significa proprio “entrare nello splendore del raduno gioioso di Dio: questo sangue è il suo amore – conclude Benedetto XVI – è il Monte di Dio e ci apre alla gloria di Dio”.
Una simile omelia a braccio, alla sua età è un dono, un miracolo e ringraziamo.
Debora Donnini del servizio news.

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