lunedì 20 maggio 2013

700 anni dall'Editto di Costantino‏


A 1700 anni dal connubio costantiniano della legislazione romana con il pensiero cristiano raggiungendo una conquista decisiva per il futuro dell’umanità: il concetto della libertà religiosa


Sul concetto di libertà religiosa, come ha osservato Benedetto XVI nel Discorso alla Curia del 22 dicembre 2005, poteva emergere una qualche forma di “discontinuità cioè anziché tolleranza come nella modernità si esprimeva anche il magistero in libertà religiosa e che, in un certo senso, si era manifestata di fatto una discontinuità, nella quale tuttavia, fatte le diverse distinzioni tra le concrete situazioni storiche e le loro esigenze, risultava non abbandonata la continuità nei principi – fatto questo che facilmente sfugge alla prima percezione. Nel connubio di continuità e discontinuità a livelli
diversi consiste la natura della vera riforma conciliare. Così, ad esempio, se la libertà di religione viene considerata come espressione dell’incapacità dell’uomo di trovare la verità e di conseguenza diventa canonizzazione del relativismo, allora essa da necessità sociale e storica è elevata in modo improprio a livello metafisico ed è così privata del suo vero senso, con la conseguenza di non poter essere accettata da colui che crede che l’uomo è capace di conoscere la verità di Dio e, in base alla dignità interiore della verità, è legato a tale conoscenza. Una cosa completamente diversa è invece il considerare la libertà di religione come una necessità derivante dalla convivenza umana, anzi come una conseguenza intrinseca della verità, dalla fede stessa in chi è via umana alla Verità, alla Vita cioè a Dio che non può essere imposta dall’esterno, ma deve essere fatta propria dall’uomo solo mediante il processo di convincimento. Il Concilio Vaticano II, riconoscendo e facendo suo con ilDecreto sulla libertà religiosa un principio essenziale dello Stato moderno, ha ripreso nuovamente il patrimonio più profondo della Chiesa. Essa può essere consapevole di trovarsi in ciò in piena sintonia con l’insegnamento di Gesù stesso (Mt 22,21), come anche con la Chiesa dei martiri, con i martiri di tutti i tempi. La Chiesa antica, con naturalezza, ha pregato per gli imperatori e per i responsabili politici considerando questo un suo dovere (1 Tm 2,2); ma, mentre pregava per gli imperatori, ha invece rifiutato di adorarli, e con ciò ha respinto chiaramente la religione di Stato, come testimonia l’Editto di Costantino del 313.I martiri della Chiesa primitiva sono morti per la loro fede in quel Dio, in quella Verità e Vita che si era rivelata in Gesù Cristo, e proprio così sono morti anche per la libertà di coscienza e per la libertà della propria fede – una professione che da nessun Stato può essere imposta, ma invece può essere proposta e fatta propria solo con la grazia di Dio, nella libertà della coscienza”.
Il 15 maggio, nel 1700° anniversario della pubblicazione dell’Editto di Milano da parte di Costantino, il discorso di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo ha richiamato la decisione storica che ha posto in condizione di parità legale il Cristianesimo, fino ad allora perseguitato, concedendogli la libertà religiosa istituzionalmente registrata, raggiungendo per la prima volta nella storia “una conquista decisiva per il futuro dell’umanità: il concetto della libertà religiosa”.
“L’assoluta libertà che ci ha concesso il nostro Signore Gesù dono rinnovato nella pratica da Costantino il Grande, con la firma 17 secoli fa qui a Milano insieme al suo collega imperatore Licinio della legge sulla tolleranza religiosa – costituisce un sommo bene spirituale e un inafferrabile regalo di Dio. Il primo uomo, Adamo, fu plasmato da Dio a Sua immagine e somiglianza. Dio ha donato alla Sua creatura il Suo più prezioso dono: essere padroni di se stessi, cioè della libera volontà e della possibilità di scegliere di appartenerGli o di negarLo. Dio può realizzare tutto, ma non desidera costringere l’uomo ad amarLo. Soprattutto rispetta la libertà dell’uomo. “Dio è amore” (1 Gv 4,16), è libero amore verso l’uomo e cerca il libero amore della Sua creatura. E Dio nessuno l’ha visto mai, perché anche l’amore non viene visto con l’occhio nudo, né si manifesta con complimenti, conviti e feste, ma viene vissuto nel cuore, si manifesta nella verità con il sacrificio e la croce di chi ama a beneficio della persona amata.
Tramite il Dio-Uomo Cristo e la Sua opera salvifica, Dio ha voluto convincere e non violentare; chiamare non cacciare; amare e non giudicare; liberare e non schiavizzare.
Questa libertà occupa, allora un posto centrale nella vita di ogni uomo che desidera avvicinare Dio. Durante l’esercizio della Sua opera salvifica nel mondo, il verbo di Dio incarnato afferma: “A quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32).
Questa libertà è un profondo, eterno, incomprensibile mistero. Non può facilmente essere determinata o compresa in concetto”.
Mai si può imporre in modo autoritario la fede, la fiducia nella presenza di Dio che possiede un volto umano e che ama ogni uomo e l’umanità nel suo insieme: può essere solo donata e testimoniata in libertà. Compito principale del ministero pastorale della Chiesa è mantenere desta la sensibilità per la verità cioè invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene e quindi di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le  utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia e aiuta a trovare la via verso il futuro nella libertà, nella responsabilità.
Durante la nostra epoca, principalmente nei secoli  XIX e XX, molti discorsi sono stati fatti sulla libertà e tante guerre combattute per la cosi detta libertà dei popoli.
Questa libertà, essendo spesso separata dal suo datore primo, il datore di ogni dono, Dio, viene isolata, divinizzata, acquista un carattere antropocentrico, diventa onnipotente, causando – fenomeno non raro nella storia dell’umanità grandi crimini nel nome di questa libertà onnipotentica e antropocentrica.
Occorre distinguere la vera libertà della quale parla il Vangelo, e che Costantino il grande ha realizzato, dalle altre forme di libertà che non costituiscono il bene supremo donato da Dio all’uomo, ma che sono una debole imitazione, o deviano in falsificazioni della vera libertà.
Una libertà ingannevole è ad esempio la libertà carnale che soddisfa i desideri inferiori dell’uomo e le sue esigenza individuali, e gli impedisce di condurlo a Dio, degradandolo ad un livello di esistenza inferiore, istintiva e bestiale, per la quale non fu plasmato da Dio.
Purtroppo oggi la libertà è ridotta a uno dei beni più “maltrattati” nell’umanità, soggetta continuamente all’arbitrio e alle ideologie umane. Gli uomini, soprattutto chi si sente “superiore”, credono di essere liberi quando possono indiscriminatamente soddisfare i propri desideri, compiendo ciò che vogliono quando vogliono, senza limiti, decidendo e operando, commettendo ingiustizie nel silenzio di coloro che gli stanno attorno, ammazzando e venendo applauditi: tutto e sempre nel nome della libertà.
Oggi, oltre alla crisi economica mondiale e ogni altra crisi, viviamo anche la crisi della libertà”.
Perfino a livello di pensiero c’è una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza della stessa cultura moderna antropocentrica, che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà: Sartre ne ha fatto un idolo concludendo che l’uomo è una inutile passione. L’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso.
“Tutti si tormentano sulla terra, tutti protestano, desiderano e cercano la libertà, alcune volte versano anche il proprio sangue per questo, ma pochi sono quelli che conoscono il contenuto della vera libertà e dove essa si trovi”.

Il concetto della vera libertà
“La possibilità dell’uomo di fare ciò che vuole non solo non è libertà, ma, anzi, costituisce la peggiore forma di schiavitù. Lo stesso nostro Signore Gesù Cristo, nel Santo Vangelo, mostra il significato della vera libertà. Quando i Giudei con stupore chiedono al Signore di quale libertà stia parlando, visto che “siamo seme di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessunoCome puoi dire: diventerete liberi?”, Egli risponde in modo molto particolare: “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (Gv 8,34-36).
Il peccato è la peggiore forma di schiavitù dell’uomo: liberandosene si ha il presupposto per l’acquisto della vera libertà. Nessuno è libero, se non nega l’auto – adorazione del suo “ego”, se non supera il suo “se stesso” peccatore, se non vince i suoi desideri e le sue passioni peccatrici.
La libertà dal peccato è l’unica libertà reale. Questo sottolinea il Protocorifeo Apostolo Paolo scrivendo ai Romani (6,22-23): “Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna. Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore”.
L’uomo è libero quando raggiunge la santificazione e la purificazione totale della sua esistenza. E’ libero proprio secondo il grado della sua liberazione dalle catene del peccato che genera la morte. E’ libero quando nega se stesso a favore dell’altro, quando sacrifica la sua esistenza, le sue aspettative, i suoi “interessi” a favore del fratello, del suo amico, del suo prossimo e di Dio.
Il concetto e la verità della libertà furono rivelati nel mondo con Cristo come incontro del Dio personale con l’uomo personale.
L’uomo non può essere autentico uomo se non è in comunione con Dio. Anzi nega la sua umanità quando l’uomo si costituisce come un assoluto, quando nega di sottomettersi alla volontà divina, quando nega la legge di Dio (i dieci comandamenti dell’epoca prima della grazia e principalmente il vangelo di Cristo); quando ha come criterio esclusivamente se stesso per decidere cosa sia bene e male”.

L’esempio e la parola di un Santo della Chiesa Ortodossa: San Silvano, un asceta del Monte Athos: “La vera libertà è la continua permanenza in Dio
“Quanto più ci allontaniamo da Dio, tanto più diventiamo schiavi delle passioni, delle idee, dei desideri, dei possedimenti, del denaro: così ritorniamo all’idolatria, ad un neo – paganesimo, al “rispetto della immagine di ogniNabucodonosor”. E ciò nonostante il progresso, i voli nello spazio, i “miracoli” della scienza e della tecnologia e le conquiste “incredibili”.
A questa libertà giunse anche Costantino il Grande e grazie a questa libertà fu liberato dal culto dell’idolo di se stesso, dell’idolo dell’imperatore, che fino ad allora si adorava come dio, sottomettendosi invece umilmente alla Volontà dell’umile e mansueto Gesù, di Cui divenne servitore e discepolo. Di questa vera libertà erano possessori anche tutti i Santi, i Martiri, i Beati e i Giusti della nostra Chiesa, come Ambrogio di Milano e tutta la lunga catena dei Santi fino ai nostri giorni.
Lo Ieromonaco Sofronio riporta il contenuto di una conversazione dell’asceta atonita San Silvano con uno studente che visitò il Sacro Athos e parlò a lungo della libertà. Silvano, venerato oggi come Santo, rispondendogli così si espresse: “Chi non vuole la libertà? Tutti la vogliono, ma devi sapere dove sta e come puoi trovarla. Per diventare libero devi vincolare te stesso. Quanto più vincoli te stesso, tanto più grande libertà avrà il tuo spirito. Devi incatenare le tue passioni dentro di te per non farti dominare; devi incatenare te stesso per non fare il male al tuo prossimo.
Di solito gli uomini cercano la libertà per fare “ciò che vogliono” Però questo non è libertà, ma non – libertà, dominio del peccato sopra di noi. Noi crediamo che la vera libertà consista nel non peccare, nell’amare il Signore e il tuo prossimo con tutto il cuore e tutta la tua forza” ( ArchimSofronio,pp.63-64).

L’acquisto della vera libertà con il pentimento e la permanenza in Dio
“Modello della perfetta libertà è la ‘kenosis –svuotamneto’ di Dio che ci da tutto e Se stesso. Questa è la libertà perfetta: ‘Prendete, manitae; questo è il mio corpo che viene spezzato per voi in remissione dei peccati’. Egli è al tempo stesso ‘colui che si offre e la vittima che viene offerta; colui che si dona e il sangue che viene donato’ in libertà e totalmente: Cristo, il nostro Dio.
Il Signore non vuole la morte del peccatore ma al pentito dona la Grazia dello Spirito Santo. Egli dona nell’anima la pace e la libertà di permanere in Dio sia con la mente e con il cuore. Quando lo Spirito Santo perdona a noi i peccati, l’anima riceve la libertà di pregare in Dio e in Lui trova riposo e gioia. Questo è vera libertà. Senza la libertà di Dio è impossibile esistere: i nemici scuotono l’anima con pensieri malvagi”.

La vera libertà sta nell’amore
“Come realizzeremo queste parole, come acquisteremo la vera libertà in un mondo, ateo, pluralista, in cui dominano tendenze nazionaliste,la violenza, l’ideologia, l’interesse, le frammentazioni sociali, l’incostanza della classe dirigente che muta opinione e parere contrastando così la sapiente coerenza? La vera libertà si trova nella nostra permanenza in Dio. Come possiamo permanere in Dio per restare veramente liberi quando non siamo coerenti nei nostri atti? Nella lingua greca la parola coerenza significa il valore che ho e possiedo, che non cambio spesso con arretramenti.
Troviamo risposta nella voce ispirata da Dio di Giovanni il Teologo ed Evangelista: “Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (Gv 4,16-17). La libertà, allora, si trova nell’amore, nella nostra sottomissione, nel nostro servizio per gli altri. L’apostolo delle Genti Paolo ci da l’erthos della libertà, con la totalekenosis/svuotamento dell’uomo a favore dei suoi fratelli: “Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno” (1 Cor 9,19-22).
La Croce della libertà e la Croce dell’amore. L’unica illimitata libertà è l’illimitato amore. I Santi lo testimoniano empiricamente. Siamo liberi quando amiamo. Senza l’amore l’illimitata libertà diventa illimitata violenza, oppressione e dissolutezza, come disgraziatamente capita in molte situazioni – anche in quelle ecclesiastiche – dove è entrato lo spirito di questo mondo, l’immoralità, la rapina, la copertura e la tolleranza dei potenti in situazioni illiberali. Ma Dio vede tutto e interviene al momento opportuno con vero giudizio, con “giusto giudice”.
La richiesta di vera libertà conduce nel totale amore, l’amore crocifisso e sacrificato. Quindi libertà senza croce non può esistere. ‘Prenderò una salita, prenderò sentieri per trovare gli scalini che conducono alla libertà’, scriveva un quindicenne eroe e combattente della libertà, spiegando che presupposto della libertà è la croce, il sacrificio.
La via della libertà cristiana è la via della croce e dell’ascesi faticosa, della profonda umiltà, del pentimento, della vittoria sopra se stessi, della negazione di ogni interesse a favore dell’amore. Cristo è il testimone della libertà e dell’amore, del libero amore tra Dio e uomo.
La legge della libertà sarà anche la misura del nostro giudizio finale, che si esprimerà tramite la legge dell’amore. ‘Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo un legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia’, dice il Santo Apostolo Giacomo, il Fratello del Signore (Giac2,12-13).
Nell’attuale società delle rivendicazioni e dei diritti, l’uomo fatica a capire il significato della vera libertà dell’amore: cerca di dominare i suoi fratelli, da servitore della libertà si trasforma servo di se stesso.
Comprendiamo che siamo veramente liberi quando veniamo crocifissi e non quando crocifiggiamo; quando sacrifichiamo i nostri diritti a favore dei diritti degli altri; quando offriamo e condividiamo, non quando rivendichiamo. Vera libertà è nel dare, non nel ricevere.

La libertà come espressione di civiltà e vita e linea direttiva della storia
“Con questi presupposti di reale libertà non sussistono motivi religiosi per un violento scontro tra le culture e i principi di Cristianesimo e  Islamismo. La recente e nota teoria dell’inevitabile scontro violento tra queste civiltà non trova fondamento su veri motivi religiosi. Se le aspirazioni delle nazioni o fattori geopolitici conducono a conflitti tra popoli musulmani e cristiani, se le religioni si mettono al servizio dei politici per rafforzare l’idea della diversità, dell’ostilità di un popolo verso un altro, ciò non ha alcuna relazione con la vera natura della libertà.
Del resto le guerre e tutti gli atti di inimicizia tra gli appartenenti alla medesima religione e alle sue variazioni. Come Ortodossi di Serbia e i Romano – Cattolici di Croazia, i sunniti e sciiti musulmani, testimoniano che le cause reale di questi conflitti non sono le divergenze sul concetto di libertà, ma rivendicazioni riferibili ad altre questioni pratiche. Ciò diventa ancor più evidente nei casi di conflitto tra popoli che appartengono precisamente alla medesima fede religiosa, fenomeno che spesso si manifesta nella storia fino ai nostri giorni.
Il modo fondamentale per appianare ogni differenza etnica, economica, ideologica e di altra natura è lo sviluppo di dialoghi seri e in buona fede tra le parti, vivendo il dono divino della libertà quotidianamente e con coerenza in ogni ambito. E ciò vale specialmente per i capi religiosi. Altrimenti Dio permetterà catastrofi, distruzioni e insuccessi nelle nostre opere a causa del cattivo uso del dono della libertà e dell’amore.
La vera libertà dissolve pregiudizi, contribuisce alla comprensione reciproca e prepara il terreno per trovare soluzioni pacifiche di tutti i problemi. Ma la più importante conseguenza della libertà è che avvicina e rivela la vera personalità di chi dialoga.
E’ la libertà con la quale Cristo ci ha liberato a costituire l’occasione per superare i nostri limiti anche nel comprendere il punto di vista del nostro interlocutore. Questo libera lo spirito dall’unilateralità dell’approccio. In questa apertura verso la percezione dell’altro c’è un pericolo e sta nel pensare che il confronto con l’altro metta in discussione i fondamenti stessi della nostra fede. Non esiste più grande pericolo del valutare che il nostro edificio spirituale risulti indebolito dalla considerazione che la bellezza e la perfezione dell’edificio del nostro interlocutore siano migliori delle nostre.
Molti uomini sono talmente legati alle proprie convinzioni da decidere di sacrificare la propria vita piuttosto che cambiarle. Da loro si leverà perciò la domanda se così noi proponiamo l’instabilità e il facile mutamento della fede. Non proponiamo ciò. Proponiamo invece l’approfondimento, la continua e più profonda infiltrazione nella verità Colui che approfondisce questa affermazione constata che spesso le idee che gli sembravano fino ad alloracontraddittorie si accordano tra loro.
Il Vangelo ci mostra un esempio: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà” (Mt, 16,25). Chi vuol salvare la sua vita deve accettare di sacrificarla, perché la vita si guadagna quando viene sacrificata e non quando con pusillanimità e con la paura di perderla viene custodita dai pericoli. La contraddizione è evidente, e l’accettazione di questo schema di antinomia contraddice il ragionamento di chi rimane rigido. E’ quanto testimoniano coloro che hanno vissuto nei campi di concentramento: gli amanti della propria vita – quelli che tentavano custodire se stessi dai pericoli – perdevano la lotta con l’esistenza, mentre sopravvivevano coloro che volontariamente accettavano il sacrificio.
Nel profondo dell’animo di quel padre palestinese – che anni fa ha donato ad un ospedale israeliano gli organi del suo giovane figlio ucciso dagli israeliani, affinché fossero trapiantati in un giovane malato senza distinzione, sia israeliano che palestinese – ha brillato un luminoso raggio di luce che gli ha rivelato la verità: tutti gli uomini sono fratelli, malgrado in molti oggi disgraziatamente credono di essere radicalmente diversi dagli altri e di non poter convivere pacificamente con loro. Come notte e giorno sono un’unica e medesima cosa, perché non sono un’unica e medesima cosa greco, italiano e giudeo, servo e libero, uomo e donna, uomo e uomo di qualsiasi tribù, lingua e religione?

Il libero spirito greco antico
I greci antichi si sono distinti per la loro capacità di ricevere dal prossimo conoscenze e idee e di valorizzarle senza il timore dio degradazione o disprezzo. L’altissimo sviluppo dello spirito greco antico durante l’epoca classica si deve anche a questo incrocio voluto tra le loro idee e quelle di altri popoli e civiltà, fondendo con discernimento ammirabile in una nuova sintesi tutto il bene incontrato fuori dall’Ellenismo.
Questa libertà di spirito si trova alla base di ogni progresso spirituale. Noi crediamo che dove esiste lo Spirito di Dio lì stia la libertà. Il pericolo che soffre la libertà spirituale è di non considerare i beni che essa offre. Purtroppo, come abbiamo già detto, in molti costruiscono un castello spirituale e ideologico dentro il quale si chiudono per assicurare la propria integrità spirituale. Malgrado questo sforzo, comprenderanno con il tempo che quanto più si cautelano contro l’ingresso nello spirito di nuove idee, tanto più “angosciosa” diventerà la loro vita, perché l’infiltrazione delle idee è talmente forte che nessun ostacolo ne può impedire l’ingresso nei cuori degli uomini.
Occorre chiarire che l’approfondimento nella verità della libertà non ha come conseguenza obbligata il cambio di religione, come viene sostenuto oggi da molti. E’ possibile che in alcuni casi capiti, e il diritto di ognuno di cambiare fede deve essere rispettato. Ma parlando di approfondimento noi intendiamo il miglioramento del modo di pensare e di comprendere, quindi la più chiara conoscenza della verità nella libertà.
Nella lingua ecclesiastica greca usiamo la parola “metanoia”, che esattamente significa cambio della mente, della mentalità, operazione necessaria, secondo i Padri della Chiesa, vicina al pentimento. “Nel pentimento sincerità, nel pentimento libertà”, dice san Giovanni Crisostomo (Sul Pentimento, VIII, P:G: 49,338).
In questo cambio di mentalità contribuisce molto la conoscenza e l’aspirazione della vera libertà: speriamo che tramite l’anniversario che stiamo festeggiando raggiungeremo un migliore approfondimento almeno di quelle verità che facilitano la pacifica convivenza degli uomini. Perché le differenze tra gli uomini sono minori della differenza del giorno dalla notte, in ogni caso.

Il vissuto della vera libertà tra Cristiani e Musulmani
Di particolare attenzione necessita lo sviluppo dei temi che si riferiscono alla situazione dei cristiani nei paesi musulmani e dei musulmani in quelli cristiani. La situazione dei cristiani in alcuni paesi musulmani ha bisogno di importanti miglioramenti per consentire libertà e possibilità analoghe a quelle che i musulmani godono nei paesi cristiani.
C’è bisogno di procedere verso questa direzione abbandonando le angosciose ferite del passato. La storia ha registrato comportamenti di popoli e governi cristiani non compatibili con il Vangelo, come anche di comportamenti e governi islamici non in accordo con il Corano. E’ tempo di fare come dice il Signore. Di convergere tutti verso ciò che comanda per tutti la volontà di Dio. Chi ha grazia nel cuore sperimenta Dio misericordioso e pietoso non si compiace delle stragi ma della pace, altissimo bene e dono di Dio. Cristiani e musulmani gioiscono reciprocamente della parola di pace che si identifica con la libertà.

Il comportamento della Chiesa Ortodossa di fronte alla cura per la libertà e i diritti dell’uomo
Certamente tutto detto quanto fin qui non sottovaluta le conquiste e i progressi delle società umane riguardo alla libertà e ai diritti dell’uomo. Queste conquiste hanno come inizio l’Editto pubblicato 1700 anni fa in questa storica Città. Perciò avete e abbiamo diritto di esaltare l’atto e le conseguenze scaturite dall’Editto.
La preoccupazione che l’uomo sia sostenuto di fronte ad ogni ingiusta oppressione e privazione della libertà – espressa dopo la Rivoluzione Francese con la “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo” – per il Cristianesimo non è nuova cosa ma è contenuta nell’insegnamento divino – umano sulla terra, di duemila anni fa, fa di Cristo e dei Santi Apostoli (nei Sacri Vangeli e negli scritti dei Padri Teofori).
Ma la democrazia per la Chiesa è legale solo quando dice la partecipazione del popolo alla nomina dei capi di governo, rispettando i diritti di Dio e le leggi divine. La pretesa della nazione di auto – determinarsi come il supremo fondamento dei canoni che ispira e istituisce le leggi, non può essere accettata dalla Chiesa, ma viene bocciata come pretesa luciferina che conduce l’uomo alla sua auto – distruzione.
Per la Chiesa ogni sforzo per l’acquisto della libertà deve essere rivolto in primo luogo verso l’uomo interiore e dopo essere esteso sugli altri. Per la Chiesa Ortodossa l’uomo reca intera la responsabilità di lottare per la realizzazione dell’aspetto positivo della libertà nella sua persona, di diventare ogni girono autenticamente libero, negando sé stesso e la sua tendenza al peccato.
Tutti i movimenti umani che hanno tentato di raggiungere la libertà fuori da Dio, senza Cristo, alla fine sono falliti, ma hanno avuto anche conseguenze catastrofiche per l’umanità.
Non si deve dimenticare che alla Rivoluzione Francese del 1789, con le sue dichiarazioni progressiste, hanno fatto seguito le stragi degli anni 1792 – 1794 e i milioni di morti delle guerre napoleoniche. Non si deve dimenticare che alla Rivoluzione d’Ottobre in Russia sono seguiti milioni di vittime delle persecuzioni staliniste e dei terribili campi di concentramento in Siberia.
Purtroppo non sono solo il fondamentalismo e l’odio religioso a privare l’uomo dei suoi basilari diritti. E’ anche la sete di libertà senza Cristo, la libertà immorale che alla fine diventa prigione. Questa sete di libertà non troverà il suo compimento se l’uomo Europeo non si ricollegherà con l’eredità cristiana di Costantino magno, grande e santa personalità che ha tracciato un segno nella storia del mondo, come solo un santo poteva fare. Quando i popoli dell’Occidente cercano fondamento alla morale e al diritto solo nell’uomo e nella nazione dimenticando Dio, allora anche i diritti dell’uomo rimarranno semplici dichiarazioni sulla carta.
La stessa cosa succede anche oggi in Medio Oriente. Rivoluzioni, rovesciamento di regimi, guerre per richiedere più libertà e l’instaurazione della democrazia. Malgrado ciò i risultati non sono positivi e alcune volte molto scoraggianti.
La violenza religiosa, l’odio, la mancanza di tolleranza di fronte ai cristiani, continuano a dominare in Paesi teatro di rivoluzioni. Gli eventi politici che accadono nel Medio Oriente – luoghi attraversati da Dio – le catastrofi naturali, l’insicurezza verso il futuro, minacciano i cristiani, la loro vita loro e quella delle proprie famiglie. In Siria i cristiani di ogni confessione, chierici e laici, malgrado i grandi sforzi che compiono per rimanere neutrali nel conflitto civile, malgrado la loro vita tranquilla e pacifica, vengono provati e minacciati quotidianamente con se sequestri e omicidi.
Il Patriarcato Ecumenico condanna senza dubbi queste e analoghe situazioni. Lontani da ogni posizione politica riproviamo – come capo spirituale e Patriarca Ecumenico – l’uso della violenza e le persecuzioni dei cristiani soltanto e solamente in quanto cristiani.
Non abbiamo timore di quelli che usano violenza contro i cristiani, perché la Risurrezione del Signore ha vinto anche la morte. Come cristiani non abbiamo paura delle persecuzioni, perché le persecuzioni sono la pagina d’oro della storia della Chiesa, hanno esaltato i santi, martiri, ed eroi della fede. Ma anche non cessiamo di esprimere versola Comunità Internazionale la nostra protesta, perché 1700 anni dopo la concessione della libertà religiosa con l’Editto di Milano, continuano in tutto il mondo, sotto molteplici forme, le persecuzioni.
Facciamo quindi appello a tutti affinché prevalga la pace e la sicurezza tanto nel Medio Oriente – dove il cristianesimo tiene i suoi più venerabili e antichi santuari e dove la tradizione cristiana è tanto profonda e collegata con la vita del popolo – quanto in tutto il mondo, dove viene calpestata la libertà della fede in Cristo con il pretesto del terrorismo, delle guerre, delle oppressioni economiche e in moti altri modi. Situazioni che si correggono solo conpersonali autocritiche,  con la Grazia dello Spirito Santo. Tutto questo condanniamo, proclamando la libertà di Cristo. La libertà è per il cristiano modo di vita. La più elevata libertà è la purezza della nostra mente e perfetta libertà è la purezza del cuore. Questa è la libertà di Dio che ha le sue radici, la sua pienezza e la sua perfezione nella libertà dell’uomo. La libertà dell’uomo è la libertà di Dio.
L’Editto di Milano costituisce un momento culminante nella vita dell’umanità e per il nostro travagliato mondo è speranza per un domani migliore. Ed è al tempo stesso un suggerimento affinché il mondo comprenda che può raggiungere la sua reale libertà soltanto in Cristo. Testimonia San Giovanni Crisostomo: “Chi non cerca la gloria, già da ora riceve il premio; di nessuno è servo, ma libero nella vera libertà” (A Giovanni, 73, P.G. 59, 349).
Tutto quello che in grassetto abbiamo riportato è del Patriarca Bartolomeo pronunciato il 15 maggio a Milano davanti al card. Angelo Scola che nella sua lectio ha affermato che “l’autentica tradizione ha sempre riconosciuto e affermato ‘ quanto viva sia la relazione tra il più inavvicinabile di tutti i misteri (la Santa Trinità appunto)  e la nostra vita quotidiana’ (Guardini). Il perfetto ed eterno scambio di amore, nello Spirito Santo, tra il Padre e il Figlio apre lo spazio, nel mondo creato – cioè nell’umana esperienza – ad una comunicazione della verità che chiede di essere accolta nella libertà. Una libertà che non percepisce il legame di dipendenza da Dio in termini di sudditanza, ma in termini di filiazione. L’uomo creato ad immagine della Trinità – come maschio e come femmina, differenza questa interna ad ogni persona – si compie accogliendo la verità che sempre chiede il dono della libertà, come insegna la costituzione pastorale Gaudium et spes” (n. 24).
Il card. Scola ha riportato l’ottica del Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione Dignitatis humanae: “si è occupato della libertà religiosa non in termini generali come libertà morale nei confronti della verità o di un valore – tesi essenziale, per altro esplicitamente richiamata dalla celebre Dichiarazione – ma si è volutamente limitato a considerare la libertà giuridica nell’ambito dei rapporti tra le persone e nella vita sociale. Così considerato, il diritto alla libertà religiosa è un diritto negativo che stabilisce i limiti dello Stato e dei poteri civili, negando loro una competenza diretta sulla scelta in materia religiosa. La strenua affermazione e difesa della libertà religiosa dice la centralità e l’inviolabilità della persona umana, la sua dignità, fondamento dell’organizzazione sociale. Secondo alcuni le parole della Dignitatis humanae potrebbero ultimamente essere lette come una resa da parte della Chiesa cattolica, non più in grado di mantenere i propri privilegi, alle pretese della secolarizzazione, siano esse ritenute benefiche o meno. Interpretare in questo modo l’insegnamento conciliare significa subire un clima culturale che non riesce più a pensare la realtà nella sua origine, cioè nell’orizzonte della creazione opera della Santa Trinità. Così si ignora la presenza benefica del Dio Uno e Trino, sorgente della vita della persona, della comunità e del cosmo”. Un grande apporto sulla presenza benefica del Dio Uno e Trino, sorgente della vita della persona, della comunità e del cosmo l’ha dato Benedetto XVI. La via che conduce non a un qualsiasi dio ma al Dio che possiede un volto umano, che ci ha amato sino alla fine ogni singolo e l’umanità nel suo insieme, è Gesù Cristo, non soltanto perché in Lui abbiamo una via umana alla Verità e alla Vita cioè alla Verità che ci fa liberi, ma il Suo atteggiamento storico verso di noi rivela il mistero della sua vita intima, cioè del Dio unico e assoluto nel suo essere, che esiste in tre Persone totalmente “relative” a vicenda – di questo mistero non sono oggi enucleate tutte le implicazioni sia per la nostra vita sia per la stessa conoscenza del Trascendente, dell’uomo e del mondo -, ma anche perché soltanto nella croce del Figlio, nella quale si rivela nella forma più radicale l’amore misericordioso e solidale di Dio per noi, può trovare una risposta, misteriosa ma convincente, il problema del male: Dio Padre nel Figlio attraverso il dono dello Spirito non guarda quante volte cadiamo, ma quante volte con il suo aiuto ci risolleviamo; non ci ama solo perché e quando siamo buoni, ma per farci diventare suoi amici per cui nessun uomo fino al compimento della vita è definito dal male che fa perché può rendersi conto e lasciarsi riconciliare. Quindi la preghiera privata e pubblica, l’adorazione che apre al dono dello Spirito e rende libero il nostro cuore e la nostra intelligenza, è dimensione essenziale non solo della vita cristiana ma della conoscenza credente e quindi culturalmente umana, come sono le radici cristiane dell’Europa che ha nell’Editto di Costantino la sua origine. Il card. Scola ha riconosciuto che “a differenza dei nostri fratelli d’Oriente, noi cristiani di Occidente ci siamo spesso rassegnati a non fare più della confessione della nostra fede – basata sul credo che ogni domenica professiamo comunitariamente, pubblicamente nella celebrazione eucaristica – il cardine del nostro pensieroVeniamo colti da uno strano pudore a comunicare l’esperienza che scaturisce dalla nostra fede, nel timore che questo possa minare l’universale solidarietà con tutta la famiglia umana, i cui componenti si riferiscono a visioni diverse della realtà”.
Anche per colpa di Teodosio, di Carlo Magno  si è sviluppata una obiezione che ha attraversato la storia dell’Occidente cristiano e si è riaffacciata con discrezione, ma anche con tenacia, in questi mesi. L’obiezione è la seguente: l’”Editto” anziché favorire un’idea di libertà religiosa da far crescere dentro la società, ha invece finito col trasformarsi in uno strumento per un legame e un’alleanza tra cristianesimo e potere politico. Nei fatti, avrebbe indebolito – se non snaturato –a stessa fede cristiana, e avrebbe ingabbiato il funzionamento politico e sociale dentro uno schema sacrale. Si dice: la storia della recezione dell’”Editto” di Milano più che operare una maturazione nel modo di pensare il rapporto religione – verità permettendo un equilibrato legame tra le religioni e il potere politico, avrebbe prodotto l’imposizione di una forma religiosa sulle altre (dal paganesimo al cristianesimo). Avrebbe così inibito, invece che favorire, la possibilità della nascita e dello sviluppo del concetto di libertà religiosa. Solamente in un periodo più tardo, e grazie a tutt’altri fattori, questa importante dimensione sarebbe riuscita a fare il suo ingresso nella storia delle nostre società.
Una simile lettura, pur contenendo talune giuste forme di critica non solo ai tempi di Teodosio, criticato da Sant’Ambrogio, di Pipino a Carlo Magno, non incoronati dal Papa, di Ottone I e Ottone II smentiti da Ottone III e altri casi storici di infedeltà allo spirito dell’Editto, non può essere assunta come la cifra in grado di interpretare nella sua globalità la svolta che l’’”Editto” di Milano ha avviato dentro la storia dell’Europa, addirittura dell’umanità. Il beato Giovanni Paolo II nel 1983 ha voluto che Verona celebrasse l’anniversario della consacrazzione di Sant’Adalberto a Vescovo di Praga, evangelizzatore fino alla Russ che insieme a Silvestro II e Ottone III ha testimoniato che la fede si propone fino al martirio ma mai si impone.

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