giovedì 4 ottobre 2012

Anno della Fede


Papa Benedetto XVI nella Lettera Apostolica Porta fidei,con la quale indice  l’Anno della fede, scrive: “Desideriamo che questo Anno susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza. Sarà un’occasione propizia anche per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’eucaristia, che è ‘il 
 culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua energia”. Nel contempo auspichiamo che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità. Riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, e riflettere sullo stesso atto con cui si crede, è un impegno che ogni credente deve fare proprio, soprattutto in questo Anno” (n.9).
Nell’anno della fede è raccomandato il pellegrinaggio alla tomba di Pietro e nei luoghi santi.
Occorre ravvivare poi la preghiera personale e comunitaria soffermandosi soprattutto sull’importanza del Credo. Come afferma il Santo Padre sempre in Porta fidei“Nei primi secoli i cristiani erano tenuti ad imparare a memoria il CredoQuesto serviva loro come preghiera quotidiana per non dimenticare l’impegno assunto con il battesimo” (n.9), quando ci è stata data quel germe di vita da risorti nella quale godremo ogni bene senza più alcun male: è il nuovo orizzonte e la direttiva per le scelte morali conseguente alla fede. Sarebbe un frutto importante dell’Anno della fede se i cristiani riprendessero questa antica prassi. Pregare con il Credo, infatti, aiuta ad entrare maggiormente nel cammino di fede perché chiede di conoscere sempre di più chi si ama, e così divenire nuovi evangelizzatori: ecco l’importanza del Catechismo della Chiesa Cattolica e del suo Compendio. E’ importante e decisivo partecipare ad altri la gioia di aver incontrato Gesù Cristo, il Risorto presente e avere creduto alla sua parola e riceverlo in persona nell’eucaristia: cambia la vita personale, familiare e sociale. La fede ha bisogno di essere ripensata e vissuta con sempre maggior convinzione, coraggio ed entusiasmo perché a quanti incontriamo sia offerta una parola di speranza e uno sguardo di amore.
Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, nato da Maria, proclamato nella fede il Signore e Cristo, nel corso della sua esistenza ha rivolto diverse domande. I Vangeli ne sono fedeli testimoni. Mentre camminava lungo il lago di Tiberiade, Giovanni Battista lo indicò ai suoi discepoli comel’Agnello di Dio. Due di loro lo seguirono. Accortosi Gesù chiese loro: “Che cosa cercate?” (Gv1,38). Pochi giorni dopo, mentre partecipava con sua madre a un pranzo di nozze, sollecitato da lei ad intervenire per la mancanza del vino, le chiese: “Donna, che vuoi da me?” (Gv 2,4). Nel periodo successivo, già più conosciuto per alcuni segni da lui compiuti in un villaggio della Galilea, fu chiamato dalla disperazione di un padre angosciato per la strana malattia del figlio posseduto dal Demonio. A quel padre Gesù chiese: “Da quanto tempo gli accade questo?” (Mc 9,21). Poco prima di compiere il suo segno, forse il più grandioso, nel villaggio di Betania, ben sapendo ciò che stava per fare, si rivolse a Marta, la sorella del defunto Lazzaro: “Chiunque vive in me, non morirà in eternoCredi tu questo?” (Gv 11,26). E, tuttavia, una tra tutte queste domande rimane come la più importante. E’ stata quella rivolta ai suoi discepoli in una regione lontana da Gerusalemme, a Cesarea di Filippo: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” Alla genericità delle risposte ricevute, Gesù incalzò di nuovo i discepoli: “Ma voi, chi dite che io sia?” La risposta chiara e decisa di Pietro anche a nome degli altri fu: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!” (Mt 16,13-16).
L’11 ottobre inizia l’Anno della fede. Se è vero che nella vita bisogna far sintesi in tante cose, lo stesso si deve dire per la fede. Essa consiste nel lasciarsi interpellare e per tante volte da Gesù nello stesso modo e con le stesse parole: “Voi, chi dite che io sia?”. Dovremmo anche noi rispondere come i discepoli: “Tu sei il Cristo!” E’ da questa risposta, e soprattutto da questa consapevolezza, da questo innalzare tutto il giorno mente e cuore a Lui, che certamente risale al tempo storico nel quale nacque, visse, morì e fu risuscitato Gesù di Nazareth, che è nata la fede cristiana, l’umanesimo nel mondo con al centro il valore e la libertà di ogni persona, senza discriminazioni tra uomo e donna, tra ebrei e greci, tra tutte le nazioni. Se morto l’ultimo apostolo, la già vivace comunità dei credenti in Cristo non avesse saputo di questa domanda e non avesse fondato la sua esistenza in essa, non si sarebbe sviluppato quel rapido  e consistente crescere di un movimento, giunto fino a noi e chiamato Cristianesimo. Questa comunità che tramanda in continuità la presenza, la verità dei Gesù Cristo, voluta da Gesù stesso, si chiamò Chiesa per indicare la raccolta, il convenire di tanti nell’unità del Dio con noi. Nel corso della storia ha vissuto momenti decisivi con il dono dello Spirito del risorto momenti decisivi come l’avvenimento più importante della Tradizione cioè i libri ispirati del Nuovo Testamento, con al centro i Vangeli, con cui il Risorto, Dio continua a parlare e come i 21 grandi Concili dopo quello di Gerusalemme, ultimo il Vaticano II, di cui celebriamo il 50° del suo inizio e il ventesimo del suo Catechismo.
Insomma, da questa domanda iniziale di Gesù e dalla decisa risposta di Simone con tutti gli apostoli, che continua nel Papa con tutti i Vescovi, sarà necessario lasciarsi guidare soprattutto quest’anno: a gennaio l’Enciclica sulla fede dopo quella sulla Carità e sulla Speranza. Sembra poco, ma non lo è per ché la fede e fondamento della morale e dell’etica, così urgenti. Quella domanda, infatti, ne veicola altre che dobbiamo porre con sincerità a noi stessi: Credo in Gesù Cristo come il tutto per la mia vita personale, familiare, ecclesiale, sociale cui innalzare in ogni momento mente e cuore e da cui tutto attingere? Credo che nell’attuale presenza sacramentale da Risorto rivivo tutta la sua esistenza storica per lasciarmi assimilare a Lui, per poter amare con il suo amore? Credo che egli sia venuto da Dio, come ognuno di noi, per essere Dio insieme a noi e giungere con Lui al di là della morte in anima e corpo? Credo che la sua parola è Dioche parla, è Parola di Dio che porta con sé la risposta alle domande sul senso della vita: chi sono? Da dove vengo con il concepimento e dove vado con la morte? Chi mi libera dal peccato e dalla morte. Come da tutti i mali?Nell’incertezza di questo periodo storico e di questa società è un dono la certezza della fede completa della Chiesa come è presentata dal Catechismo della Chiesa Cattolica e dal suo Compendio, interpretazione sicura del Concilio Vaticano II? La chiarezza e la bellezza della fede cattolica sono ciò che rendono luminosa la vita dell’uomo anche oggi. Questo in particolare se viene presentata da testimoni entusiasti ed entusiasmanti! Credo che nulla di più bello poteva capitarmi che divenire cristiano fin da bambino con il Battesimo? Credendo questo , la mia vita è più sicura anche quando il quotidiano è messo alla prova? E’ più equilibrata? E’ più consapevole del suo senso? Vive meglio il dolore? E’ una vita che spera sempre? E’ una speranza che si vede? E’ una speranza che contagia? Se il mio corpo, come di fatto avviene, può invecchiare o perdere un po’ di salute, è forse accaduto qualcosa di simile alla mia fede? Ha bisogno di terapia, la mia fede? E’ ancora capace di costituire un organismo nel quale vive le difese immunitarie? E’ ancora capace di rimandare al mittente tutte le lettere esplosive che mi arrivano dai non pochi nemici della fede stessa attraverso i potenti mezzi di comunicazione, uno dei nemici è sicuramente la superficialità e la pigrizia?
Questi interrogativi, queste domande, che la coscienza ci pone, già illuminata dalla nostra fede, devono diventare occasione di risposta a tutti quelli che, con fatica di credenti o con comprensibile sfida di lontani dalla fede, in crisi, chiedono – forse inconsciamente – a Cristo stesso: “Tu chi sei?” (Gv 8,25). A volte quella domanda è più dura: “Chi pretendi di essere?” (Gv 8,53). In realtà l’esperienza ci fa sapere che dietro simili modi di atteggiare la propria ricerca si nascondo dolori, rivalse, rancori, problemi che la vita ancora non ha placato. Ebbene, l’Anno della fede parte proprio da questa consapevolezza: se è Dio che custodisce la fede, noi ne siamo gli amministratori e, come buoni operai del Vangelo, occorre entrare in quella sana “ansia” che accende la nostra mente e dà vigore alle nostre iniziative. L’anno della fede proposto dal Papa è paradossalmente l’iniziativa più semplice, certamente la più naturale che si possa proporre, non solo in tempi come questi di una certa calamità per la fede, ma tutto sommato sempre. Da ottobre in poi, al contrario, viene chiesto di prendere con più appassionata considerazione il caso serio della fede.”Mentre nel passato – Porta fidei 3,4 - era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario, largamente accolto nel suo richiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi non sembra più essere così in grandi settori della società, a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone. Non possiamo accettare che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta (Mt 5, 13-16). Anche l’uomo di oggi può sentire d nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente, zampillante di acqua viva (Gv 4,14). Dobbiamo ritrovare il gusto di nutrirci della Parola di Dio, trasmessa dalla Chiesa in modo fedele, e del pane della vita, offerto a sostegno di quanti sono suoi discepoli (Gv 6, 51). Occorre incontrare Gesù in un rapporto io – Tu, io noi.
Incontra Gesù Cristo:
1. partecipa alla Santa Messa almeno ogni Domenica. L’Anno della Fede intende promuovere l’incontro personale con Gesù Cristo da cui la fede e ogni testimonianza cristiana. Nel modo più immediato nell’Eucaristia. Una partecipazione regolare alal Messa rafforza la propria fede attraverso l’ascolto di Lui nelle Scritture e la risposta nella Chiesa con il Credo, l’accoglienza di Lui in persona nella consacrazione e la recezione nella comunione aiutati dalle orazioni, dalla musica sacra.
   2. confessati mensilmente. Come per la Messa, i credenti sanno che il Padre non guarda quante volte cadiamo, ma quante volte, attraverso l’incontro sacramentale con Cristo e il dono del suo Spirito ci risolleviamo, sapendo che lui ci ama non perché siamo buoni, ma perché Lui è buono e vuole progressivamente condurci all’amicizia con Lui.
3. prega con il Rosario.
Conosci Cristo:
1.            attraverso il Catechismo della Chiesa Cattolica e il suo Compendio. Nell’incertezza di questo periodo storico e di questa società esso offre agli uomini la certezza della fede completa della Chiesa! La chiarezza e la bellezza della fede cattolica sono ciò che rendono luminosa la vita dell’uomo anche oggi! Questo in particolare se viene presentata da testimoni entusiasti ed entusiasmanti.
2.            rifarsi ai testi del Concilio Vaticano (1962 – 1965) che ha portato un grande rinnovamento nella Chiesa. Un rinnovamento nella celebrazione della Santa Messa, nel ruolo dei laici, nell’auto comprensione della chiesa e nella relazione con gli altri cristiani, con gli ebrei, con chi appartiene ad altre religioni e perfino con i non credenti. Per portare avanti il rinnovamento, i cattolici devono conoscere ciò che insegna veramente il Concilio, aiutati dal magistero post – conciliare, con il Catechismo.
3.            Conoscere le vite dei santi. I santi sono sempre validi per tutti i tempi come vivere una vita cristiana, come pensare cristianamente, e suscitano una speranza affidabile con cui affrontare il quotidiano, facile o difficile. Non solo essi erano die peccatori che incessantemente cercavano di camminare verso Dio, ma esemplificano anche le modalità con le quali servire Dio: l’insegnamento, il lavoro missionario consci che la fede si rafforza donandola, la carità e la disponibilità al bene, la preghiera e semplicemente sforzandosi di piacere a dio nelel azioni e nelle decisioni ordinarie della vita feriale.
4.            Incarnare le Beatitudini nella vita di tutti i giorni. Le Beatitudini (Mt 5,3-12) forniscono un ricco programma per la vita cristiana. Averle presenti aiuta ad essere più umili, più piccoli, più giusti, più trasparenti, più misericordiosi e più liberi. E’ precisamente attirare alla fede attirando alla Chiesa nell’Anno della fede.
Fede vissuta:
1.           Volontariato in parrocchia. L’Anno della Fede non può limitarsi alla fede professata, celebra, vissuta ma anche testimoniata. Un ottimo ambiente è la parrocchia, poiché i carismi particolare di ognuno e delle associazioni, movimenti, aiutano a costruire globalmente la comunità. Chiunque è benvenuto per l’accoglienza, come musicista liturgico, lettore, catechista e tanti altri ruoli della vita parrocchiale.
2.           Aiutare i bisognosi e l’impegno laicale per l’animazione cristiana della società puntando ad una economia sociale. La Chiesa sollecita i cattolici a donazioni di carità e a soccorre i bisognosi durante l’Anno della fede, poiché nel povero, nell’emarginato e nel vulnerabile si incontra Cristo personalmente. Aiutarli anche culturalmente, socialmente e politicamente ci conduce a faccia a faccia con Cristo e costituisce un esempio per tutti gli altri.

Nessun commento:

Posta un commento