lunedì 2 maggio 2011

Fisionomia autentica della speranza

Giovanni Paolo II ha restituito la fisionomia autentica della speranza al Cristianesimo

“Nel suo Testamento il nuovo Beato scrisse: “Quando nel giorno 16 ottobre il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il Primate della Polonia card. Stefan Wyszunski mi disse: “Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio”. E aggiungeva: “Desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l’intera Chiesa – e soprattutto con l’intero episcopato – mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingerealle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo ho partecipato all’evento conciliare dal primo all’ultimo giorno, desidero affidare questo patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l’eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato”. E qual è questa “causa”? E’ la stessa che Giovanni Paolo II ha enunciato nella sua prima Messa solenne in Piazza San Pietro, con le memorabili parole: “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!”. Quello che il neo – eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con al forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile.
Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia della libertà.
Ancora più in sintesi: ci ha ridato la forza di credere in Cristo, perché Cristo è Redemptor hominis, Redentore dell’uomo: il tema della sua prima Enciclica e il filo conduttore di tutte le altre.
Karol Wojtyla salì al soglio di Pietro portando con sé la sua profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull’uomo. Il suo messaggio è stato questo: l’uomo, (ogni uomo) è la via della Chiesa, e Cristo è la via di ogni uomo, dell’uomo. Con questo messaggio, che è la grande eredità del Concilio Vaticano II e del suo “timoniere”, il Servo di Dio Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II ha guidato il Popolo di Dio a varcare la soglia del Terzo Millennio, che proprio grazie a Cristo egli ha potuto chiamare “soglia della speranza”. Sì, attraverso il lungo cammino di preparazione al Grande Giubileo, egli ha dato al Cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro, il futuro di Dio, trascendente rispetto alla storia, ma che pure incide sulla storia. Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all’ideologia del progresso, egli l’ha legittimamente rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza, da vivere nella storia con uno spirito di “avvento”, in un’esistenza personale e comunitaria orientata a Cristo, pienezza dell’uomo e compimento delle sue attese di giustizia e di pace” Benedetto XVI, Omelia per la Beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II, 1° maggio 2011).

Il dramma della frattura tra Vangelo e cultura cioè della chiusura a Cristo della società, della cultura, dei sistemi politici ed economici è stato teorizzato dai tempi di Bacone per cui il messaggio di Gesù dovrebbe essere solo individualistico e mirare solo al singolo, la “salvezza dell’anima” come fuga davanti alla responsabilità dell’insieme e a considerare il programma del cristianesimo come ricerca egoistica della salvezza che si rifiuta al servizio degli altri. Ideologicamente si programma un’epoca nuova della storia cioè l’ideologia anche teologica del progresso nella correlazione tra scienza e prassi per cui il dominio sulla creazione, dato da Dio all’uomo e perso nel peccato originale, verrebbe ristabilito secolaristicamente senza bisogno della fede in Gesù Cristo. Questa ideologia storicamente si concretizza in due forme contrapposte: quella dell’Illuminismo e quella del Marxismo e oggi continua nella Tecnoscienza del secolarismo.
Francesco Bacone negando l’originaria tendenza al male conseguenza del peccato fin dalle origini e quindi il bisogno di Cristo Redentore e tutti i successivi aderenti alla corrente di pensiero dell’età moderna a lui ispirata di negazione dl peccato originale, nel ritenere che l’uomo sarebbe redento mediante la scienza e la prassi economico – politica, sbagliavano. Con una tale ideologia si chiede troppo alla scienza; oggi si constata che questa specie di speranza è fallace. La scienza può contribuire molto all’umanizzazione del mondo e dell’umanità Essa però può anche distruggere l’uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa. D’altra parte alla luce del Vaticano II dobbiamo anche constatare che il cristianesimo moderno, di fronte ai successi della scienza nella progressiva strutturazione del mondo, si era in gran parte concentrato soltanto sull’individuo e sulla sua salvezza. Con ciò ha ristretto l’orizzonte della sua speranza e non ha neppure riconosciuto sufficientemente la grandezza del suo compito – anche se resta grande ciò che ha continuato a fare nella formazione dell’uomo e nella cura dei deboli e dei sofferenti. Con al forza di un gigante, forza che gli veniva da Dio attraverso il Concilio e la sua esperienza personale, Giovanni Paolo II ha invertito questa tendenza a negare ateisticamente la finalità trascendente dell’uomo rispetto alla storia, pur incidendo sulla storia, facendo recuperare al Cristianesimo quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo alla borghesia, al marxismo e all’ideologia secolare del progresso, restituendo alla fede quella fisionomia della speranza, da vivere nella storia in un’esistenza personale e comunitaria orientata all’incontro ecclesiale con Cristo, pienezza dell’uomo e compimento unico delle sue attese di giustizia e di pace. In continuità conciliare con Giovanni Paolo II l’Enciclica Spe salvi di Benedetto XVI.

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