martedì 12 ottobre 2010

Theotokos

La Madre di Dio è Madre della Chiesa, perché Madre di Colui che è venuto per riunirci tutti e tutto nel suo Corpo risorto

“L’11 ottobre 1962, quarantotto anni fa, Papa Giovanni XXIII inaugurava il Concilio Vaticano II. Si celebrava allora l’11 ottobre la festa della Maternità divina di Maria, e, con questo gesto, con questa data, Papa Giovanni voleva affidare tutto il Concilio alle mani materne, al cuore materno della Madonna. Anche noi cominciamo l’11 ottobre, anche noi vogliamo affidare questo Sinodo, con tutti i problemi, con tutte le sfide, con tutte le speranze, al cuore materno della Madonna, della Madre di Dio.
Pio XI, nel 1930, aveva introdotto questa festa, milleseicento anni dopo il Concilio di Efeso,
il quale aveva legittimato, per Maria, il titolo di Theotòkos, Dei Genitrix. In questa grande parola, Dei Genitrix, Theotòkos, il Concilio di Efeso aveva riassunto tutta la dottrina di Cristo, di Maria, tutta la dottrina della redenzione. E così vale la pena riflettere un po’, un momento, su ciò di cui parla il Concilio di Efeso, ciò di cui parla questo giorno.
In realtà, Theotòkos è un titolo audace. Una donna è Madre di Dio. Si potrebbe dire: come è possibile? Dio è eterno, è il Creatore. Noi siamo creature, siamo nel tempo: come potrebbe una persona umana essere Madre di Dio, dell’Eterno, dato che noi siamo tutti nel tempo siamo tutti creature? Perciò si capisce che c’era forte opposizione, in parte, contro questa parola. I nestoriani dicevano: si può parlare di Christotòkos, sì, ma di Theotòkos no: Theòs, Dio, è oltre, sopra gli avvenimenti della storia. Ma il Concilio ha deciso questo, e proprio così ha messo in luce l’avventura di Dio, la grandezza di quanto ha fatto per noi. Dio non è rimasto in sé: è uscito da sé, si è unito talmente, così radicalmente con quest’uomo, Gesù, che quest’uomo Gesù è Dio, e se parliamo di Lui, possiamo sempre parlare di Dio. Non è nato solo un uomo che aveva a che fare con Dio, ma in Lui è nato Dio sulla terra. Dio è uscito da sé. Ma possiamo anche dire il contrario. Dio ci ha attirato in se stesso, così che non siamo più fuori di Dio, ma siamo nell’intimo, nell’intimità di Dio stesso.
La filosofia aristotelica, lo sappiamo bene, ci dice  che tra Dio e l’uomo esiste solo una relazione non reciproca. L’uomo si riferisce a Dio, ma Dio, l’Eterno, è in sé, non cambia: non può avere oggi questa e domani un’altra relazione. Sta in sé, non ha relazione ad extra. E’ una parola molto logica, ma è una parola che ci fa disperare: quindi Dio stesso non ha relazione con me. Con l’incarnazione, con l’avvenimento della Theotòkos, questo è cambiato radicalmente, perché Dio ci ha attirato in se stesso e Dio in se stesso è relazione e ci fa partecipare nella sua relazione interiore. Così siamo nel suo essere Padre, Figlio e Spirito Santo, siamo all’interno del suo essere in relazione, siamo in relazione con Lui e Lui realmente ha creato relazione con noi. In quel momento Dio voleva essere nato da una donna ed essere sempre se stesso: questo è il grande avvenimento. E così possiamo capire la profondità dell’atto del Papa Giovanni, che affidò l’Assise conciliare, sinodale, al mistero centrale, alla Madre di Dio che è attirata dal Signore in Lui stesso, e così noi tutti con Lui.
Il Concilio ha cominciato con l’icona della Theotòkos. Alla fine Papa Paolo Vi riconosce alla stessa Madonna il titolo di Mater Ecclesiae. E queste due icone, che iniziano e concludono il Concilio, sono intrinsecamente collegate, sono, alla fine, un’icone sola. Perché Cristo non è nato come individuo tra altri. E’ nato per crearsi un corpo: è nato – come dice Giovanni al capitolo 12 del suo Vangelo – per attirare tutti a sé e in sé. E’ nato – come dicono le Lettere ai Colossesi e agli Efesini – per ricapitolare tutto il mondo, è nato come primogenito di molti fratelli, è nato per riunire il cosmo in sé, cosicché Lui è il capo di un grande Corpo. Dove nasce Cristo, inizia il movimento di ricapitolazione, inizia il momento della chiamata, della costruzione del suo Corpo, della santa Chiesa. La Madre di Theos, la Madre di Dio, è Madre della Chiesa, perché Madre di Colui che è venuto per riunirci tutti nel suo Corpo risorto” (Benedetto XVI, a braccio Lectio brevis dellOra Terza della Prima Congregazione dell’Assemblea Speciale del Sinodo per il Medio Oriente, 11 ottobre 2010).

Madre di Dio (Dio voleva essere nato da una donna, Dio sulla terra, in tutto uguale a noi, ed essere sempre se stesso, Dio) e Madre della Chiesa (attraverso di Lei Dio ci attira in se stesso, così che non siamo più fuori di Dio uno e trino,ma siamo, singoli, umanità, cosmo, nell’intimo, nell’intimità di Dio stesso, figli nel Figlio). Di fronte al dramma dell’umanesimo moderno per la drammatica frattura tra fede e ragione la risposta conciliare ripropone con la Madre di Dio e la Madre della Chiesa la fede e la ragione come due ali con le quali ogni spirito umano si innalza verso la contemplazione del vero e del bene,  di Dio, di Cristo, di tutto il vero umanesimo cristiano di fede e ragione di fronte ai rischi attuali di un umanesimo antiumano.
Il deismo, fin dal XVI secolo, ripropone solo la filosofia aristotelica che ci dice che tra Dio e l’uomo esiste solo una relazione non reciproca. L’uomo si riferisce a Dio come Architetto, come orologiaio che una volta costruito, creato il mondo, Lui non c’entra, non è coinvolto con ogni singolo uomo (non ha senso pregarlo), con la storia umana, con il cosmo (ateismo, secolarizzazione). Tutto è affidato alla scienza per conoscere, alla tecnica per realizzare, cui si sono rifatte sia l’ideologia borghese del 1789, sia quella  proletaria marxista, sia l’attuale tecno – scienza che considera l’uomo un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. La neoscolastica nel taglio essenzialista sviluppa un rapporto parallelo, dualista tra fede e ragione, tra Vangelo e cultura, pastoralmente non adeguato al problema moderno e attualmente post-moderno. IL Concilio, partendo antropologicamente dalle domande di fondo che caratterizzano il percorso di ogni esistenza umana: chi sono? Da dove vengo e dove vado? Perché la presenza del male? Cosa ci sarà dopo questa vita? constata che è Dio stesso ad aver posto nel cuore di ogni io umano il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva Dio che storicamente possiede un volto umano nato da Maria, che ci ha amato fino alla fine , ogni singolo e l’umanità nel suo insieme in modo che incontrandolo Risorto nel suo corpo che è la Chiesa di cui Maria è Madre può giungere alla verità su se stesso, alla felicità come singolo, come storia umana, come cosmo. Pastoralmente, soprattutto nel moderno e nell’attuale post-moderno, quanto può essere utile la devozione popolare, illuminata dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, originata anche da apparizioni riconosciute nell’origine soprannaturale o non ancora riconosciute, ma non escluse.

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