giovedì 14 ottobre 2010

Angela da Foligno

Solo con Dio attraverso la preghiera la vita diventa veramente vita, perché diventa, nel dolore per il peccato, amore e gioia

Il Libro della beata Angela da Foligno (1279 – 1309), in cui è raccolta la documentazione sulla nostra Beata, racconta la conversione dalla vita spensierata al seguire coloro che per seguire Cristo vendevano i loro beni e vivevano nella preghiera, nel digiuno, nel servizio della Chiesa e nella carità; ne indica i mezzi necessari: la penitenza, l’umiltà e le tribolazioni; e ne narra i passaggi, il susseguirsi delle esperienze di Angela, iniziate nel 1285.
Ricordandole, dopo averle vissute, ella cercò di raccontarle attraverso il Frate confessore, il
quale le trascrisse fedelmente tentando  di sistemarle in tappe, che chiamò “passi o mutazioni”, ma senza riuscire a ordinarle pienamente (Il Libro della beata Angela da Foligno, Cinisello Balsamo 1990, p. 51). Questo perché  l’esperienza di unione per la beata Angela è un coinvolgimento totale dei sensi spirituali e corporali, e di ciò che ella “comprende” durante le sue estasi rimane, per così dire, solo un’”ombra” nella sua mente.
“Sentii davvero queste parole – ella confessa dopo un rapimento mistico -, ma quello che vidi e compresi, e che egli (cioè Dio) mi mostrò, in nessun modo so o posso dirlo, sebbene rivelerei volentieri quello che capii con le parole che udii, ma fu un abisso assolutamente ineffabile”. Angela da Foligno presenta il suo “vissuto” mistico, senza elaborarlo con la mente, perché sono illuminazioni divine che si comunicano alla sua anima in modo improvviso e inaspettato. Lo stesso Frate confessore fa fatica  a riportare tali eventi, “anche a causa della sua grande e mirabile riservatezza riguardo ai doni divini” (Ibid., p. 194). Alla difficoltà per Angela di esprimere la sua esperienza mistica si aggiunge anche la difficoltà per i suoi ascoltatori di comprenderla. Una situazione che indica con chiarezza come l’unico e vero Maestro, Gesù, vive nel cuore di ogni credente e desidera prenderne possesso. Così in Angela che scriveva ad un suo figlio spirituale: “Figlio mio, se vedessi il mio cuore, saresti assolutamente costretto a fare tutte le cose che Dio vuole, perché il mio cuore è quello di Dio e il cuore di Dio è il mio cuore”. Risuonano qui le parole di san Paolo: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).
Consideriamo allora solo qualche “passo” del ricco cammino spirituale della nostra Beata. Il primo, in realtà, è una premessa: “Fu la conoscenza del peccato – come ella precisa – in seguito alla quale l’anima ebbe un gran timore di dannarsi; in questo passo pianse amaramente” (Ibid. p. 39). Questo “timore” dell’inferno risponde al tipo di fede che Angela aveva al momento della sua “conversione”, una fede ancora povera di carità, cioè dell’amore di Dio. Pentimento, paura dell’inferno, penitenza aprono ad Angela la prospettiva della dolorosa “via della Croce” che, dall’ottavo al quindicesimo passo, la porterà sulla “via dell’amore”. Racconta il Frate confessore: “La fedele allora mi disse: Ho avuto questa divina rivelazione: “Dopo le cose che avete scritto, fa scrivere che chiunque vuole conservare la grazia non deve togliere gli occhi dell’anima dalla Croce, sia nella gioia sia nella tristezza che gli concedo o permetto” (Ibidem, p.143). Ma in questa fase Angela ancora “non sente amore”; ella afferma: “L’anima prova vergogna e amarezza e non sperimenta ancora l’amore, ma il dolore” (Ibidem, p. 39), ed è insoddisfatta.
Angela sente di dover dare qualcosa a Dio per riparare i suoi peccati, ma lentamente comprende di non aver nulla da darGli, anzi di “essere nulla” davanti a Lui; capisce che non sarà la sua volontà a darle l’amore di Dio, perché questa può solo darle il suo “nulla”, il “non amore”. Come ella dirà: Solo “l’amore vero e puro, che viene da Dio, sta nell’anima in Cristo e lei comprende con sicurezza  che non si può verificare o esserci alcun inganno. Insieme a questo amore non si può mischiare qualcosa di quello del mondo” (Ibidem, p. 124 – 125). Aprirsi solamente e totalmente all’amore di Dio, che ha la massima espressione in Cristo: “O mio Dio – prega – fammi degna di conoscere l’altissimo mistero, che il tuo ardentissimo e ineffabile amore attuò, insieme all’amore della Trinità, cioè l’altissimo mistero della tua santissima incarnazione per noi. (…). Oh in comprensibile amore! Al di sopra di quest’amore, che ha fatto sì che il mio Dio si è fatto uomo per farmi Dio, non c’è amore più grande” (Ibidem, p. 295). Tuttavia, il cuore di Angela porta sempre le ferite del peccato; anche dopo una confessione ben fatta, ella si trovava perdonata e ancora affranta dal peccato, libera e condizionata dal passato, assolta ma bisognosa di penitenza. E anche il pensiero dell’inferno l’accompagna sempre perché quanto più l’anima progredisce sulla via della perfezione cristiana, tanto più essa si convincerà non solo di essere “indegna”, ma di essere meritevole dell’inferno.
Ed ecco  che, nel suo cammino mistico, Angela comprende in modo profondo la realtà centrale: ciò che la salverà dalla sua “indegnità” e dal “meritare l’inferno” non sarà la sua “unione con Dio” e il suo  possedere la “verità”, ma Gesù crocifisso, “la sua crocifissione per me”, il suo amore.  Nell’ottavo passo, ella dice: “Ancora però non capivo se era bene maggiore la mia liberazione dai peccati e dall’inferno e la conversione e penitenza, oppure la sua crocifissione per me” (Ibidem, p.41). E’ l’instabile equilibrio fra amore e dolore, avvertito in tutto il suo difficile cammino verso la perfezione. Proprio per questo contempla di preferenza il Cristo crocifisso, perché in tale visione vede realizzato il perfetto equilibrio: in croce c’è l’uomo – Dio, in un supremo atto di sofferenza che è un supremo atto di amore. Nella terza Istruzione  la Beata insiste su questa contemplazione e afferma: “Quanto più perfettamente e puramente vediamo, tanto più perfettamente e puramente amiamo. (…)Perciò quanto più vediamo il Dio e uomo Gesù Cristo, tanto più veniamo trasformati in lui attraverso l’amore. (…)Quello che ha detto dell’amore (…) lo dico anche del dolore: l’anima quanto contempla l’ineffabile dolore del Dio e uomo Gesù Cristo, tanto più si addolora e viene trasformata dal dolore” (Ibidem, p.190 – 191). Immedesimarsi, trasformarsi nell’amore e nelle sofferenze del Cristo Crocefisso, identificarsi con Lui. La conversione di Angela, iniziata da quella Confessione del 1285, arriverà a maturazione solo quando il perdono di Dio apparirà alla sua anima come il dono gratuito di amore del Padre, sorgente di amore: “Non c’è nessuno che possa portare scuse – ella afferma – perché chiunque può amare Dio, ed egli non chiede all’anima se non che gli voglia bene, perché egli l’ama ed è il suo amore” (Ibidem, p. 76).
Dalla conversione all’unione mistica con Cristo crocifisso, all’inesprimibile. Un cammino altissimo, il cui segreto è la preghiera costante: “Quanto più pregherai – ella afferma – tanto maggiormente sarai illuminato; quanto più sarai illuminato, tanto più profondamente e intensamente vedrai il Sommo Bene, l’Essere sommamente buono; quanto più profondamente e intensamente lo vedrai, tanto più lo amerai; quanto più lo amerai, tanto più ti diletterà; e quanto più ti diletterà, tanto maggiormente lo comprenderai e diventerai capace di capirlo. Successivamente arriverai alla pienezza della luce, perché capirai di non poter comprendere” (Ibidem, p. 184)” (Benedetto XVI, Udienza Generale, 13 ottobre 2010).

La vita di santa Angela comincia con un’esistenza mondana, abbastanza lontana da Dio. Ma poi l’incontro con la figura di san Francesco e, finalmente, l’avvenimento dell’incontro, in una concreta comunità ecclesiale, col Cristo Crocefisso risveglia l’anima per la presenza di Dio in tutto e in tutti, per il fatto che solo con Dio la vita diventa veramente vita, perché diventa, nel dolore per il peccato, amore e gioia. E così anche santa Angela parla a noi. Oggi siamo tutti in pericolo di vivere come se Dio non esistesse: sembra così lontano dalla vita odierna. La verità, Dio dal volto umano non è qualcosa di astratto ma l’Amore che si piega sul nostro nulla, perfino sul nostro tradimento. Certo Lui ha mille modi, per ciascuno il suo, di farsi presente nell’anima, di mostrare che esiste e mi conosce e mi ama. E santa Angela vuol farci attenti a questi segni con i quali il Signore ci tocca l’anima, attenti alla presenza di Dio, per imparare così la via con Dio e verso Dio, nella realtà della comunione con Cristo Crocefisso, concretamente in una comunità, in un movimento ecclesiale. Ma chi riduce  la verità a qualcosa di astratto, la fede alla conoscenza delle verità della fede e non all’avvenimento dell’incontro con la Persona viva di Gesù Cristo inevitabilmente riduce la conversione a un moralismo, a una cosa che dobbiamo generare noi, che dobbiamo fare noi. Invece se lasciamo entrare Uno che si è curvato e si curva su di noi, è soltanto sotto la pressione di questa commozione che possiamo liberamente smettere di difenderci dall’appartenerGli, non vivendo più borghesemente per noi stessi ma per Lui in ogni volto che incontriamo, per la simpatia che Lui genera in noi e che liberamente accogliamo.

1 commento:

  1. Libri di don Sergio Andreoli su Angela da Foligno

    1
    Angela da Foligno, Il libro, Introduzione, traduzione e note di Sergio Andreoli, III edizione, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2004
    (www.edizionisanpaolo.it).

























    2
    Angela da Foligno maestra spirituale, II edizione, Editrice Franciscanum, Roma 1996 (www.franciscanum.it; info@mesdis.it).






























    3
    Angela da Foligno, Lettere e pensieri, Introduzione, traduzione e note di Sergio Andreoli, I edizione, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1998
    (www.edizionisanpaolo.it).



























    4
    Angela da Foligno, III edizione, Gruppo Edicom, Rho (Milano) 1998
    (www.gruppoedicom.it).





























    5
    Angela da Foligno, III edizione, Edizioni Cantagalli, Siena 1999 (http://www.edizionicantagalli.com; info@mesdis.it).





























    6
    Angela da Foligno. Invito alla lettura, I edizione, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 1999
    (www.edizionisanpaolo.it).



























    7
    Angela da Foligno e il suo culto. I. Documenti a stampa e nel web (1497 ca - 2003), a cura di Sergio Andreoli, Emiliano Degl'Innocenti, Paul Lachance e Francesco Santi, I edizione, Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, Firenze 2006
    (www.sismel.it).


























    8
    Angela da Foligno «alter Franciscus», II edizione, Editrice Franciscanum, Roma 2008 (www.franciscanum.it; info@mesdis.it).































    9
    Angela da Foligno Penitente francescana, III edizione, Edizioni Messaggero Padova, Padova 2008
    (www.edizionimessaggero.it/ita/home.asp).
































    10
    Angela da Foligno, Il Libro, Introduzione, traduzione e note di Salvatore Aliquò, Edizione riveduta e corretta da Sergio Andreoli, Città Nuova Editrice, Roma 2009 (comm.editrice@cittanuova.it).
































    11
    Via Crucis in cammino con Angela da Foligno, Città Nuova Editrice, Roma 2009 (comm.editrice@cittanuova.it).




























    12
    Angelae de Fulgineo Liber, Analecta TOR, Roma 2010
    (www.franciscanum.it; info@mesdis.it).

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