lunedì 15 giugno 2009

Legge naturale

Oggi la Chiesa cattolica invoca la legge naturale in quattro contesti principali

In primo luogo, dinnanzi al dilagare di una cultura che limita la razionalità alle scienze positive e abbandona al relativismo la vita morale, insiste sulla capacità naturale che hanno gli uomini di cogliere con la ragione “il messaggio etico contenuto nell’essere” (Benedetto XVI) e di conoscere nelle loro grandi linee le norme fondamentali di un agire giusto conforme alla loro natura e alla loro dignità. La legge naturale risponde così all’esigenza di fondare sulla ragione i diritti dell’uomo erende possibile un dialogo interculturale e interreligioso in grado di favorire la pace universale e di evitare lo “scontro di civiltà”.

In secondo luogo, dinnanzi all’individualismo relativista, il quale ritiene che ogni individuo sia la fonte dei propri valori e che la società risulti da un puro contratto stipulato tra individui che scelgono di fissarne essi stessi tutte le norme, ricorda il carattere non convenzionale ma naturale e oggettivo delle norme fondamentali che regolano la vita sociale e politica. In particolare, la forma democratica di governo è intrinsecamente legata a valori etici stabili, che hanno la fonte nelle esigenze della legge naturale e quindi non dipendono dalle fluttuazioni del consenso di una maggioranza aritmetica.

In terso luogo, dinanzi a un laicismo aggressivo che vuole escludere i credenti dal pubblico dibattito, la Chiesa fa notare che gli interventi dei cristiani nella vita pubblica, su argomenti che riguardano la legge naturale (difesa dei diritti degli oppressi, giustizia nelle relazioni internazionali, difesa della vita e della famiglia, libertà religiosa e libertà di educazione…), non sono per sé di natura confessionale, ma derivano dalla cura che ogni cittadino deve avere per il bene comune della società.

In quarto luogo, dinanzi alle minacce di abuso di potere, e anche di totalitarismo, che il positivismo giuridico nasconde e che certe ideologie trasmettono, la chiesa ricorda che le leggi civili non obbligano in coscienza quando sono in contraddizione con la legge naturale, e chiede il riconoscimento dell’obiezione di coscienza, come pure il dovere della disobbedienza in nome dell’obbedienza a una legge più alta. Il riferimento alle legge naturale non solo non produce il conformismo, ma garantisce la libertà personale e difende gli emarginati e gli oppressi da strutture sociali dimentiche del bene comune” (Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un’etica universale: Nuovo sguardo sulla legge naturale, n. 35).

Oggi la Chiesa nella evangelizzazione invoca un nuovo sguardo sulla legge naturale

Nel numero 20 dell’Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandidi Paolo VI c’è un appello:”Occorre evangelizzare, non maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici, la cultura e le culture degli uomini, nel senso ricco ed esteso che questi termini hanno nella Costituzione Gaudium et spes(n. 50), partendo sempre da ogni persona e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio…La rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre”. Ma esistono valori morali oggettivi in grado di unire gli uomini e di procurare ad essi pace e felicità? Quali sono? Come riconoscerli? Come attuarli nella vita di ogni persona e delle comunità? Quali interrogativi di sempre intorno al bene e al male oggi sono più urgenti che mai per non evangelizzare in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, e nella misura in cui gli uomini hanno preso maggiormente coscienza di formare una sola comunità mondiale? Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere: innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo, nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l’uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo sviluppo si è aperta all’umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità di ogni uomo, e di questo possiamo solo essere grati. Ma il cammino dell’uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale! Il pericolo del mondo occidentale – per parlare solo di questo – è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della ricerca del vero, del bene, di Dio cioè della verità e quindi della legge naturale. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo. C’è il rischio di una radicale riduzione dell’uomo, considerato tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale e quindi l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio di legge naturale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana sulla legge, sul diritto naturale che fondano la rivendicazione della centralità di ogni uomo e della sua libertà ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero e urgente dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa e di legge naturale (la regola d’oro: non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te) è fortemente presente, oltre a non rispondere alle domande fondamentali sul senso e la direzione di ogni vita.. Perciò questa cultura in frattura con il vangelo è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di un nuovo sguardo sulla legge naturale. I grandi problemi che si pongono gli esseri umani hanno ormai una dimensione internazionale, planetaria, poiché lo sviluppo delle tecniche di comunicazione favorisce una crescente interazione tra le persone, le società e le culture. Un avvenimento locale può avere una risonanza planetaria quasi immediata. Emerge così la consapevolezza di una solidarietà globale, che trova il suo ultimo fondamento nell’unità del genere umano. Questa si traduce in una responsabilità planetaria. Così il problema ecologico, della protezione dell’ambiente, delle risorse e del lima è divenuto una preoccupazione pressante, che interpella l’umanità e la cui soluzione va ampiamente oltre gli ambiti nazionali. Anche le minacce che il terrorismo, il crimine organizzato e le nuove forme di violenza e di oppressione fanno pesare sulle società una dimensione planetaria. I rapidi sviluppi delle biotecnologie, che a volte minacciano la stessa identità dell’essere umano (manipolazioni genetiche, clonazioni…), reclamano urgentemente una riflessione etica e politica di ampiezza universale attraverso la costante testimonianza dei rappresentanti delle religioni e delle tradizioni spirituali che vogliono vivere alla luce delle verità ultime e del bene assoluto. Tutti contribuiscono, ciascuno a modo suo e con una sua fondazione, e con un reciproco scambio, a promuovere la pace, un ordine politico più giusto, il senso della comune responsabilità, un’equa ripartizione delle ricchezze di fronte a milioni di affamati, il rispetto dell’ambiente, la dignità di ogni persona umana e i suoi diritti fondamentali. Tuttavia questi sforzi possonoavere successo soltanto se le buone intenzioni si fondano su un valido accordo di base circa i beni e i valori che rappresentano le aspirazioni più profonde di ogni essere umano, a titolo individuale e comunitario. Soltanto il riconoscimento e la promozione di questi valori etici possono contribuire alla costruzione di un mondo più umano.

La ricerca di questo linguaggio etico comune riguarda tutti gli uomini

Per i cristiani, si accorda misteriosamente con l’opera del Verbo di Dio, “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9), e con l’opera dello Spirito Santo che fa nascere nei cuori “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22-23), un programma meraviglioso di legge naturale sulla base comune a tante tradizioni con la regola d’oro “non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facciano a te”. La comunità dei cristiani, con le utili luci sorte lungo la sua storia di fede, condivide “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi” e “perciò si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e la sua storia”, non può quindi sottrarsi assolutamente a tale comune responsabilità. Illuminati dal Vangelo, impegnati in un dialogo paziente e rispettoso con tutti gli uomini di buona volontà, i cristiani partecipano alla ricerca comune dei valori umani da promuovere: “Quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil4,8). Essi sanno che Gesù Cristo, “nostra pace” (Ef 2,14), che ha riconciliato tutti gli uomini con Dio per mezzo della croce cioè del suo amore anche ai nemici, è il principio di unità più profondo verso il quale il genere umano non può non convergere.

La grazia dello Spirito Santo costituisce l’elemento principale del Vangelo. La predicazione della Chiesa, la celebrazione dei sacramenti, le disposizioni prese dalla Chiesa per favorire tra i suoi membri lo sviluppo della vita nello Spirito cioè nell’Amore sono totalmente riferite alla crescita di ogni persona, di ogni credente nella santità dell’amore verso tutti e verso tutto. Con la nuova Legge, che è una legge essenzialmente interiore ad ogni io, “la legge perfetta, la legge della libertà nella verità” (Gc 1,25), il desiderio di autonomia e di libertà nella verità che è presente nell’anima, nell’io, biblicamente nel cuore di ogni uomo raggiunge qui la perfetta realizzazione. Dal più intimo di ogni persona e delle persone tra loro, dove Cristo risorto è presente e che il dono del Suo Spirito trasforma, nasce l’agire morale cristiano. Ma questa libertà è al servizio dell’amore per tutti e per tutto: “Voi fratelli, infatti, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga un pretesto per la carne; mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri” (Gal 5,13).

La nuova Legge del Vangelo include, assume e porta a compimento le esigenze della legge naturale. Gli orientamenti della legge naturale non sono dunque istanze normative esterne rispetto alla nuova Legge. Sono una parte costitutiva di questa, anche se seconda e ordinata all’elemento principale, che è la grazia di Cristo. Perciò è alla luce della ragione illuminata ormai dalla fede viva che ogni uomo riconosce meglio gli orientamenti della legge naturale, che gli indicano la via del pieno sviluppo della sua umanità. Così, la legge naturale, da una parte, mantiene “un legame fondamentale con la nuova legge dello Spirito di vita in Cristo Gesù e, d’altra parte, offre un’ampia base di dialogo con le personedi altro orientamento o di altra formazione, in vista della ricerca del bene comune cioè di ogni uomo”.

La Chiesa cattolica, consapevole della necessità per gli uomini di ricercare in comune le regole di un vivere insieme nella giustizia e nella pace, desidera condividere con le religioni, le sapienze e le filosofie del nostro tempo, le risorse del concetto di legge naturale. Chiamiamo legge naturale il fondamento di un’etica universale che cerchiamo di ricavare dall’osservazione e dalla riflessione sulla nostra comune natura umana. Essa è la legge morale iscritta nel cuore di ogni uomo e di cui l’umanità prende sempre più coscienza via via che avanza nella storia. Questa legge non ha niente di statico nella sua espressione; non consiste in una lista di precetti definitivi e immutabili. E’ una fonte di ispirazione che zampilla sempre nella ricerca di un fondamento obiettivo a un’etica universale.

La nostra convinzione di fede è che Cristo rivela non solo chi è Dio, Padre di tutti e che vuole tutti salvi ma rivela la pienezza dell’umano realizzandola pienamente nella sua persona. Ma tale rivelazione che interpella l’intelligenza, per quanto specifica, raggiunge e conferma elementi già presenti nel pensiero razionale delle sapienze dell’umanità. Il concetto di legge naturale è dunque anzitutto filosofico e, come tale, consente un dialogo che, nel rispetto delle convinzioni religiose di ciascuno, fa appello a quello che c’è di universalmente umano in ogni essere umano. Uno scambio sul piano della ragione è possibile quando si tratta di sperimentare e di dire ciò che è comune a tutti gli uomini dotati di ragione e di stabilire le esigenze della vita in società.

La scoperta della legge naturale risponde alla ricerca di una umanità che da sempre si sforza di darsi regole per la vita morale e per la vita in società. Questa vita in società riguarda un arco di relazioni che vadalla cellula familiare fino alle relazioni internazionali, passano per la vita economica, la società civile, la comunità politica. Per poter essere riconosciute da tutti gli uomini e in tutte le culture, le norme di comportamento in società devono avere la loro fonte nella stessa persona umana, nei suoi bisogni e nelle sue inclinazioni originarie (verità, giustizia, bontà, felicità). Tali norme elaborate con la riflessione e sostenute dal diritto, possono così essere interiorizzate da tutti, con un linguaggio etico comune inseparabile da un’esperienza di conversione, con la quale le persone e le comunità si allontanano dalle forze che cercano di imprigionare l’essere umano nell’indifferenza o lo spingono ainnalzare muri contro l’altro o contro lo straniero. Il cuore di pietra – freddo, inerte e indifferente alla sorte del prossimo e del genere umano – deve trasformarsi, sotto l’azione dello Spirito, in un cuore di carne, sensibile ai richiami della saggezza, alla compassione, al desiderio della pace e della speranza per tutti. Questa conversione è la condizione di un vero dialogo.

Dopo il dramma della seconda guerra mondiale, le nazioni di tutto il mondo hanno saputoriconoscere una Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: urge che l’avvenimento si ripeta

Questa dichiarazione suggerisce implicitamente che la fonte dei diritti umani inalienabili si trova a monte di ogni scelta positiva cioè nella originaria dignità di ogni persona. E fin da Giovanni de Vittoria e della scuola spagnola del XVI secolo, all’inizio quindi dell’epoca moderna, non sono mancati i tentativi per definire un’etica universale, valida allora anche per indios d’America. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la comunità delle nazioni, traendo le conseguenze delle strette complicità che il totalitarismo aveva mantenuto con il puro positivismo giuridico, ha definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948) alcuni diritti inalienabili di ogni persona umana, diritti che trascendono le leggi positive degli Stati e devono servire come riferimento e norma. Tali diritti non sono semplicemente concessi dal legislatore o maturati democraticamente quantitativamente: essi sono dichiarati, cioè la loro esistenza oggettiva, anteriore alla decisione del legislatore, è resa manifesta. Derivano infatti dal “riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana” (Preambolo). La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo costituisce uno dei più bei successi della storia umana. Essa “rimane una delle espressioni più alte della coscienza umana del nostro tempo” (Benedetto XVI all’Onu) e offre una solida base per lapromozione di un mondo più giusto. Tuttavia i risultati non sono sempre stati all’altezza delle speranze. Separata dal fondamento trascendente e dal senso morale dei valori che trascendono gli interessi particolari, la moltiplicazione delle procedure e delle regolamentazioni giuridiche conduce soltanto ad un affossamento, che in definitiva serve soltanto gli interessi dei più forti. Soprattutto si manifesta una tendenza a reinterpretare i diritti dell’uomo separandoli dalla dimensione etica e razionale, che costituisce il loro fondamento e il loro fine, a profitto di un puro legalismo utilitarista.

Per spiegare il fondamento etico dei diritti dell’uomo, alcuni hanno cercato di elaborare un’”etica mondiale” nell’ambito di una dialogo tra le culture e le religioni. L’”etica mondiale” indica l’insieme dei valori obbligatori fondamentali che da secoli formano il tesoro dell’esperienza umana. Essa si ritrova in tutte le tradizioni religiose e filosofiche. Tale progetto, degno di interesse, è espressione del bisogno attuale di un’etica che abbia validità universale e globale. Ma la ricerca puramente induttiva, sul modello parlamentare, di un consenso minimo già esistente può soddisfare le esigenze di fondare il diritto sull’assoluto? Inoltre, taleetica minima non conduce forse a relativizzare le esigenze etiche forti di ogni religione o sapienza particolare?

Sollecitata fin dal 2006 da Papa Benedetto XVI la Commissione teologica Internazionale oggi offre un contributo proponendo un fondamento razionabilmente giustificabile invitando gli esperti e i portavoce delle grandi tradizioni religiose, sapienziali e filosofiche dell’umanità a procedere a un lavoro analogo a partire dalle loro fonti, per giungere a un riconoscimento comune di norme morali universali fondate su un comune approccio razionale della realtà. Questo lavoro è necessario e drammaticamente urgente. “Dobbiamo arrivare – conclude la Commissione – a dirci, al di là delle nostre convinzioni religiose e della diversità dei nostri presupposti culturali, quali sono i valori fondamentali per la nostra comune umanità, in cooperazione pacifica fra tutte le componenti della famiglia umana”.

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