giovedì 14 giugno 2018

Domenica XI anno B

Ogni cristiano è consapevole di puntare a fare tutto quello che può sapendo che Lui porterà a compimento: questa consapevolezza di fede, speranza, carità lo sostiene nella fatica del presente, anche difficile

Oggi nell’incontro con Lui virtuale della Parola e reale nel Sacramento ci offre fiducia e coraggio nel vissuto concreto. Il Vangelo ci dice che il Regno di Dio cioè l’esperienza del suo amore e dell’amare non solo come si ama se stessi ma come Lui ci ma è una forza che avanza tentando e ritentando,
anche senza molte volte riuscire, attraverso difficoltà e circostanze ma con un dinamismo inarrestabile di gioia nel perdono sacramentale e nel ricominciare.
Ci propone due brevi parabole di Gesù: quella del seme da solo e quella del granello di senape (Mc 4,26-34). Attraverso immagini tratte dal mondo dell’agricoltura, il Signore presenta il mistero dell’incontro virtuale con Lui nella Parola, incontro reale nel Sacramento, vissuto nella carità cioè nell’amare come Lui ci ama fino al perdono.
Nella prima parabola l’attenzione richiama il dinamismo della semina: il seme, Parola e Sacramento, che viene gettato nella terra, sia che il contadino dorma sia che vegli, non improvvisamente ma col tempo  germoglia e cresce da solo. L’uomo, con la presenza di Lui virtuale nella Parola e reale nel Sacramento, semina con la fiducia che il suo lavoro cioè ogni incontro con Lui non sarà mai infecondo. Ciò che sostiene e rende sereno l’agricoltore nelle sue quotidiane fatiche è proprio la fiducia, la speranza nella forza del seme e nella bontà del terreno. Questa parabola richiama il mistero della creazione e della redenzione che ricrea, dell’opera sempre feconda dell’amore di Dio attraverso la possibilità e il rischio di ogni libertà dell’uomo. E’ Lui il Signore del Regno cioè innamorato di ogni uomo nell’attesa che ami come si sente amato: l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce di piccole realizzazioni dell’azione creatrice e ricreatrice dell’amore di Dio e ne attende con pazienza i frutti a livello personale e storico. Il raccolto di una vita veramente vita, con ogni bene senza più alcun male, ci fa attendere all’intervento conclusivo, al portare a compimento di Dio personalmente con la morte e storicamente alla fine die tempi, quando Egli, tutto in tutti, realizzerà pienamente il suo Regno di amore misericordioso. Il tempo presente è tempo continuo di semina, e la crescita non è mai spettacolare, improvvisa, senza cadute e ricominciamenti, ma la crescita del seme  (Parola e Sacramento), attraverso piccole tappe è assicurata in ogni persona e nella storia umana dal Signore nella carità. Ogni cristiano, allora, sa bene del dover fare tutto quello che può nel tentare e ritentare com’è la sua morale personale, la sua etica sociale, ma che il risultato del compimento finale dipenda da Dio: questa consapevolezza lo sostiene nella fatica di ogni giorno, specialmente nelle situazioni difficili, gli impedisce di definire uno dal male che fa, e gli dà la serenità di non escludere nessuno e quindi di non essere escluso dalla grande meta.
Anche la seconda parabola utilizza l’immagine della semina. Qui, però, si tratta di un seme specifico, il grano di senape, considerato dalla concezione popolare del tempo il più piccolo di tutti i semi. Pur così minuto, però, esso è pieno di vita; dal suo spezzarsi nasce un germoglio capace di rompere il terreno, uscire alla luce del sole e di crescere fino a diventare “più grande di tutte le piante dell’orto” (Mc 4,32): la debolezza è la forza del seme, lo spezzarsi è la sua potenza. E così è l’accadere del regno di Dio cioè del suo amore: una realtà umanamente piccola, composta da chi è povero nel cuore, da chi non confida nella propria forza, nel riuscire immediato, ma in quella dell’amore gratuito di Dio, da chi non è importante agli occhi del mondo; eppure proprio attraverso di loro irrompe la forza di Cristo virtualmente nella Sua Parola, realmente nel Sacramento e trasforma ciò che è apparentemente insignificante come è proprio nella natura dell’amore.
L’immagine del seme è particolarmente cara a Gesù, perché esprime bene il mistero del Regno di Dio, nelle due parabole di oggi esso rappresenta una “crescita” e un “contrasto”: la crescita che avviene grazie a un dinamismo insito nel seme stesso e il contrasto che esiste tra la piccolezza del seme (la celebrazione della Parola e del Sacramento) e la grandezza che esso produce. Il messaggio è chiaro: Il Regno di Dio, anche se passa attraverso la nostra consapevolezza e il rischio della libertà, è innanzitutto dono del Signore, grazia che precede sempre ogni uomo e le sue opere. La nostra piccola forza, apparentemente sproporzionata dinnanzi ai problemi di ogni persona e della storia umana, se immessa in quella di Dio non teme ostacoli, perché certa è la vittoria di chi crede alla verità e all’amore con la forza della verità e dell’amore. E il miracolo dell’attesa nell’amore misericordioso di Dio, che fa germogliare e crescere ogni seme sparso sulla terra. E l’esperienza di ogni piccolo o grande segno di questo miracolo d’amore ci fa ottimisti, nonostante le difficoltà, i peccati sacramentalmente perdonati, le sofferenze e il male che accade. Il seme germoglia a livello personale e storico, perché lo fa crescere l’amore misericordioso di Dio. La Vergine Maria, che ha accolto come “terra buona ricreata, nuova Eva” il seme della divina Parola fatta Carne, rafforzi in noi questa fede e questa speranza con il coraggio di amare come Lui ci ama.

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