mercoledì 23 maggio 2018

Solennità della Santissima Trinità

L’intimità di Dio non è  una solitudine infinita, ma comunione di luce e di amore, vita donata e ricevuta in un eterno dialogo tra il Padre, l’eternamente Amante,  e il Figlio, l’eternamente Amato, nello Spirito Santo, l’eterno Amore –  riecheggiando sant’Agostino
In questa domenica che segue la Pentecoste celebriamo la solennità della Santissima Trinità. Grazie allo Spirito Santo, che aiuta a comprendere la parola di Gesù e guida alla verità
tutta intera (Gv 14,26; 16,13), i credenti possono conoscere, quindi nella fede vedere l’intimità di Dio stesso, scoprendo che Egli non è solitudine infinita, ma comunione di luce e di amore, vita donata e ricevuta in un dialogo eterno cioè fuori del tempo e dello spazio tra il Padre, l’eternamente Amante, e il Figlio, l’eternamente Amato nello Spirito Santo, l’eterno Amore, riecheggiando il Dottore della Trinità, Sant’Agostino. In questo mondo nessuno può vedere Dio, ma Egli stesso si è fatto e si fa conoscere in tutte le relazioni, a cominciare tra uomo-donna così che, con l’apostolo Giovanni possiamo affermare: “Dio è l’Amore” (1 Gv 4,8.16), noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto. Chi incontra il Cristo ed entra con Lui in una rapporto di amicizia, accoglie la stessa Comunione trinitaria nella propria anima, secondo la promessa di Gesù ai discepoli: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23): senza l’incontro con Cristo, senza il dono di ciò che di più intimo c’è in Lui, lo Spirito del Padre, non si può cogliere il mistero fondamentale della fede e il senso, la gioia di tutte le relazioni.
Tutto l’universo, per chi ha fede, parla di Dio Uno e Trino. Dagli spazi interstellari fino alla particelle microscopiche, tutto ciò che esiste rimanda ad un Essere, a un Logos, a un Amore che si comunica nella molteplicità e varietà degli elementi, come una immensa sinfonia. Tutti gli esseri sono ordinati secondo un dinamismo armonico unitario che possiamo analogicamente chiamare “amore”. Ma solo nella persona umana maschile-femminile, libera e ragionevole, questo dinamismo diventa spirituale, diventa amore responsabile, come libera risposta comunitaria a Dio in un dono sincero di sé. In questo amore l’essere umano trova la sua verità e la sua felicità divenendo immagine concreta della Trinità. Tra le diverse analogie dell’ineffabile mistero di Dio Uno e Trino che i credenti sono in grado di esperimentare, intravvedere, c’è innanzitutto il rapporto verginale e sponsale uomo-donna, la famiglia, la comunità. Sono chiamate, hanno la possibilità di essere una comunità di amore e di vita, nella quale le diversità concorrono a formare una “parabola di comunione”.
Capolavoro della Santissima Trinità, tra tutte le creature, è Maria nella sponsalità verginale con Giuseppe: nel suo cuore umile e pieno di fede il Figlio del Padre per opera dello Spirito Santo si è preparato una degna di mora nell’assumere un volto umano, per portare a compimento il mistero della salvezza. L’unico Amore trinitario ha trovato in lei una corrispondenza perfetta e nel suo grembo sponsalmente verginale il Figlio Unigenito si è fatto uomo, unendosi in qualche modo ad ogni uomo destinato in Lui a figlio del Padre. Con fiducia filiale rivolgiamoci a Maria, Madre della Chiesa e quindi dell’umanità, perché con il suo aiuto, possiamo progredire sempre nell’amore trinitario e fare della nostra vita un canto di lode al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.

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