lunedì 30 aprile 2018

Domenica V di Pasqua Anno B

Essere cristiani significa incontrar e Cristo per essere trasformati in Lui, vivere di Lui nell'amore come la vite e i tralci
Nella prima lettura vediamo che Paolo, appena convertito dopo l'incontro, ha portato frutto, perché ha predicato con coraggio e ha parlato apertamente della sua presenza, nel nome di Gesù. Anche la seconda lettura si collega al Vangelo, perché dice che bisogna "amare non a parole né con la lingua, ma con i fatti". Questo amore porta realmente frutto.
Nel Vangelo Gesù si presenta come la vera vite. Con un severo ammonimento, pone subito il problema dei frutti da
portare: "Ogni tralcio che in me non porta frutto [il Padre] lo toglie".
Noi sentiamo la necessità di accogliere questo ammonimento, perché ci stimola a vivere pienamente la vita cristiana nei continui incontri sacramentali con Lui, a cominciare dalla Messa almeno di ogni Domenica, e con gioia profonda. Fin dal Battesimo siamo tralci innestati nella vite del Signore e sempre uniti a Lui con la mente e il cuore portiamo molto frutto. Certo il Padre non può tollerare che un innestato in Cristo non porti frutto.
Poi Gesù afferma: "Ogni tralcio che porta frutto [il Padre] lo pota perché porti più frutto". Qui si fa riferimento alle prove nella vita cristiana, che sono una realtà necessaria, ma hanno un significato positivo: sono le condizioni per una maggiore fecondità anche se possiamo, come Gesù nell'orto, chiedere di non "indurci in tentazione cioè nella prova", aggiungendo però "non la mia ma la tua volontà sia fatta".
Tutti i santi sono passati attraverso molteplici prove accolte liberamente cioè per amore. Le hanno accolte non solo con rassegnazione, ma con gratitudine. Sapevano infatti che in questo modo erano uniti sempre più al mistero pasquale di Gesù attualizzato in ogni tempo e luogo nella Celebrazione eucaristica, crescendo così nell'amore verso il prossimo bisognoso.
Gesù ci rivela qual è la condizione per portare frutto: "Rimanete in me e io in voi" anche con la preghiera in continuità cioè innalzando continuamente mente  e cuore a Lui in ogni momento. E' chiaro che un tralcio non può far frutto da solo, ma ha bisogno della vite. E non rimane nella vite, si secca e viene buttato via. Allo stesso modo, la condizione essenziale per portare frutto nella vita cristiana è che noi rimaniamo in Cristo e Cristo rimanga in noi.
L'Eucarestia, almeno della Domenica, che riceviamo unisce Cristo a noi e noi fraternamente a Cristo, dandoci la capacità di amare in modo divino. Senza di essa e la scarsità drammatica della partecipazione domenicale ne è un problema la vita cristiana non può essere feconda.
Gesù afferma: "Io [Risorto ed ecclesialmente presente ed operante] sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa moto frutto". Per noi qui convenuti è un motivo di grande gioia il sapere che, grazie alla nostra unione con Gesù anche attraverso  il rosario in questo mese di maggio la nostra vita è veramente feconda. In che modo? Qual è il frutto da portare? Gesù non lo precisa qui, ma lo possiamo capire da altri passi del Vangelo di Giovanni e del Nuovo testamento: il frutto principale, quello che ci fa felici, che i tralci uniti alla vite con la Parola e il Sacramento, portano è l'amore.

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