sabato 31 marzo 2018

Domenica di Pasqua Messa del giorno

Il Signore risorto c’illumina, mette nei nostri cuori un’immensa gioia, e li riempie anche di amore

Il Vangelo cii riferisce gli eventi del mattino della domenica di Pasqua. Il giorno dopo il sabato Maria di Magdala si reca al sepolcro di buon mattino, quando è ancora buio. Di sabato non ci si può muovere, secondo un precetto molto rigido
della legge ebraica. Per gli ebrei però il giorno finisce con la sera. Pertanto, quando è ancora buio, Maria si muove per andare al sepolcro.
Maria è piena di amore, ma anche di dolore. Quando giunge alla tomba, ha una sorpresa: si accorge che la pietra, che era stata chiusa con sigilli e con guardie a custodia, è stata ribaltata dal sepolcro.
Tutto il brano vuol far capire che la risurrezione è un evento inaspettato per i discepoli. Essi pensavano che tutto fosse finito con la morte di Gesù, non avevano capito le sue predizioni sulla sua risurrezione.
In effetti dobbiamo riconoscere che queste predizioni, così come le leggiamo nel Vangelo, non sono poi tanto chiare. Gesù parla di “rialzarsi”, che non si interpreta necessariamente come “risorgere”; parla di “risvegliarsi”, e i discepoli non capiscono a che cosa si riferiscono queste parole. Perciò essi sono completamente impreparati all’evento della risurrezione, un fatto avvenuto nella storia, di cui gli Apostoli diverranno essere testimoni e non certo creatori.
Dalla visione della pietra ribaltata Maria di Magdala non trae la conclusione che il Signore è risorto, ma che “hanno portato via per lei il Signore dal sepolcro”. Per lei la risurrezione è una cosa strana e impensabile. Gesù è morto; non poteva uscire dalla tomba da solo; perciò l’hanno portato via, e “non sappiamo dove l’hanno posto”. Si tratta di una violazione del sepolcro. Questa è la conclusione a cui giunge Maria di Magdala.
Ella corre a riferire la cosa a due discepoli, che si recano subito al sepolcro, per verificare il suo racconto. Questi due discepoli sono Simon Pietro e il discepolo che Gesù amava. L’evangelista fa notare che l’altro discepolo, pur correndo più veloce e arrivando prima – probabilmente perché è più giovane -, è già pieno di rispetto per Pietro, lo considera veramente come capo degli apostoli; perciò non entra subito nel sepolcro, ma fa entrare prima Pietro.
“Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e vide i teli per terra , e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con i teli, ma piegato in un luogo a parte”. Le cose che Pietro vede testimoniano un fatto veramente strano; Che cosa significano? Se i malfattori avessero portato via il corpo di Gesù, certamente l’avrebbero preso con tutti i teli e il sudario, non avrebbero lasciato i teli per terra e il sudario piegato a parte in un luogo a parte.
Quando entra l’altro discepolo, vede anche lui i teli e il sudario, ma ha come una illuminazione e capisce: il corpo di Gesù non è stato rubato; Gesù ha ripreso vita; una vita di un genere diverso da quello terreno; una vita in cui i teli e il sudario non hanno più nessuna utilità. “L’altro discepolo vide e credette”.
L’evangelista poi osserva, vedendoli ritornare senza fermarsi: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti”. Giovanni ci vuol far capire che l’evento della risurrezione di Gesù non è stato creato dagli apostoli a partire dalla Scrittura, ma che, al contrario è un fatto avvenuto nella storia che ha illuminato la Scrittura. Solo dopo questo evento del sepolcro vuoto con le apparizioni i discepoli furono illuminati sulla Scrittura. Solo dopo questo fatto avvenuto nella storia i discepoli hanno capito che cosa voleva dire la Scrittura e che cosa volevano dire le predizioni di Gesù. Prima essi non sapevano interpretare la più grande “mutazione” mai accaduta nella storia, il “salto” decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche loro, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo. Il fatto del sepolcro vuoto e delle apparizioni ha illuminato la mente e il cuore dei discepoli e fondato la loro fede.
 Gesù risorto è l’unica sorgente di luce di fronte alla morte, di una luce molto confortante e positiva. La sua risurrezione rivela il senso della sua passione. Senza la risurrezione, la passione di Gesù apparirebbe come un evento drammatico, negativo, come una tremenda sconfitta, una fine senza speranza affidabile come la nostra vita. Invece, la risurrezione di Gesù mostra il valore della passione, dimostra che essa non è stata una sconfitta, ma una vittoria, la vittoria dell’amore. Il buon Pastore ha dato la sua vita per le pecore (Gv 10, 11).Come dice Gesù, “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Egli ha vissuto la sua passione con amore; perciò ha ottenuto la risurrezione anche per noi, per me. Ha ottenuto una dimensione di vita profondamente nuova, che non è quella terrena. Ha ottenuto una vita misteriosa, una vita veramente vita con ogni bene senza più alcun male, piena di bellezza e di potenza.
Accogliamo allora il messaggio della risurrezione di Gesù. Sappiamo che non possiamo conoscerla se non per mezzo della rivelazione. Umanamente parlando, essa è la più grande “mutazione” mai accaduta, l’ingresso in un ordine decisamente diverso,    che riguarda Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo.
Nella prima lettura Pietro proclama il messaggio della risurrezione di Gesù. Entrato nella casa del centurione Cornelio, prende la parola e fa questo annuncio: Gesù, che è passato beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui, è stato ucciso ingiustamente, crudelmente, ma Dio lo ha risuscitato il terzo giorno cioè senza giungere alla polverizzazione del sepolcro, ed è apparso a molti: sepolcro vuoto e apparizioni fondano la fede degli apostoli testimoni.
Queste apparizioni confermano in maniera positiva ciò che il sepolcro vuoto faceva intuire. Afferma Pietro: “Dio volle che [Gesù risorto] apparisse non a tutto il popolo, ma a testimoni, [non certo creatori], prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio”. Per questo la risurrezione di Cristo è il centro della predicazione e della testimonianza, dall’inizio e fino alla fine dei tempi. Si tratta di un grande mistero, certamente, il mistero della nostra salvezza, che trova nella risurrezione del Verbo incarnato, del Dio che nel grembo verginale di Maria ha assunto un volto umano, che ci ha amato sino alla fine e insieme l’anticipazione e l’unico pegno della nostra speranza.
Gesù risorto è pieno di potenza. La sua prima potenza però non si manifesta nel giudicare, ma nel concedere la remissione dei peccati a chi l’accoglie. Con la sua passione infatti egli ci ha ottenuto il perdono di tutti i peccati, anche di quelli più gravi. Perciò la prima potenza di Cristo risorto è una potenza di salvezza, mentre solo al termine della storia ci sarà anche la sua potenza di giudicare, perché è necessario che alla fine gli uomini vengano giudicati in base alla loro accoglienza o al loro rifiuto di Gesù.
Nella seconda lettura Paolo ci rivela le conseguenze della risurrezione di Gesù per la nostra vita e afferma che noi siamo risorti con lui.
Nel brano letto nella Messa della notte (Rm 6,3-11) l’Apostolo spiega che con il battesimo siamo stati sepolti insieme con Cristo nella morte, per essere uniti a Lui anche nella sua risurrezione. Noi, in un certo senso, siamo già risorti con Cristo; la vita di Cristo risorto ci è stata innestata e ci ha trasformati interiormente liberandoci dall’originaria tendenza al male. Non viviamo più semplicemente al livello umano – al livello “carnale”, direbbe Paolo alludendo all’originaria tendenza al male -, ma con l’innesto della vita del risorto abbiamo in noi un germe di vita nuova – la vita di Cristo risorto -, che ci trasforma a poco a poco.
Perciò necessitiamo di corrispondere a questa grazia straordinaria di figli nel Figlio che abbiamo ricevuta e quindi uguali, liberi, fratelli. Paolo afferma: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assise alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quella della terra”. Dobbiamo capire bene l’espressione usata qui da Paolo: “le cose di lassù”. Non si tratta di immaginazioni, o avere la testa tra le nuvole, bensì di valori spirituali. L’Apostolo ci vuol far capire che, dopo  la risurrezione di Gesù, noi non dobbiamo cercare soltanto i beni terreni come fossero tutto, idoli che schiavizzano, avere pensieri di cupidigia e di soddisfazioni materiali, ma dobbiamo essere consapevoli che la nostra vera vita riceve tutto il suo valore dall’unione con Cristo nell’amore. “Cercate le cose di lassù” allora vuol dire vivere nella fede, in unione con Cristo risorto, il vivente; vuol dire vivere nella speranza della grazia di Dio per ogni momento della nostra vita e nell’attesa della vita veramente vita; vuol dire vivere nella carità, nell’amore divino, che ci viene dal cuore di Cristo e sul quale saremo giudicati.
Le cose di lassù che dobbiamo cercare sono cose molto concrete. Cercare le cose di lassù significa vivere con generosità, con spirito di servizio, con una grande attenzione ai bisogni del nostro prossimo, vivere in modo veramente degno di Cristo, che ha dato la vita per noi.
E “quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, anche voi sarete manifestati con lui nella gloria”. La risurrezione di Cristo è sorgente non soltanto di fede, ma anche di una speranza meravigliosa.
I nostri cuori non possono non essere pieni di riconoscenza verso Dio per questo dono straordinario. E sapere che Maria è già  giunta alla meta in anima e copro è per noi segno di speranza e di consolazione.

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