venerdì 23 marzo 2018

Domenica delle Palme e della Passione del Signore anno B

Il racconto della Passione secondo Marco. Ci soffermeremo soprattutto sull’Ultima Cena, perché in essa è già presente tutta la Passione
In questa domenica la liturgia ci presenta il racconto della Passione di Gesù secondo Marco. Questo racconto di per sé è già una predica molto profonda, che ci commuove interiormente e ci fa contemplare la larghezza dell’amore del
Signore, non esclude nessuno, la lunghezza, è perseverante e nessuna difficoltà lo vince, l’altezza, portare ogni uomo ad essere figlio nel Figlio, la profondità, condivide fino in fondo le miserie di ogni uomo e dell’umanità nel suo insieme. Ci soffermeremo soprattutto sull’Ultima Cena, perché in essa è già presente tutta la passione e perché è avvenuta l’istituzione del Sacramento della Messa con cui rende presente in tutti i luoghi e in tutti i tempi quello che è avvenuto una volta per sempre sul calvario con l’istituzione del ministero di chi agisce in persona di Cristo.
Quando si mette  a tavola con gli apostoli per l’Ultima Cena Gesù sa che si sta avvicinando la sua passione. Sa che Giuda l’ha tradito o, più esattamente, ha promesso di tradirlo perché, zelota, non condivideva la modalità come Messia sofferente, d’indicare il luogo in cui egli si ritirerà in quella notte. Gesù sa tutto questo; perciò dice innanzitutto: “In verità vi dico, uno di voi, della mia amicizia che mangia con me, mi tradirà”.
Egli è consapevole di questa colpa così scandalosa, così contraria ad ogni forma di amore che non costringe ma attira, come pure è consapevole del fatto che anche tutti gli altri discepoli lo abbandoneranno; perciò dice loro: “Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”.
Gesù sa anche che Pietro lo rinnegherà. Questo apostolo era convinto di essere un uomo generoso, capace di difendere Gesù contro i suoi avversari; perciò gli aveva dichiarato: “Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò”. Ma Gesù sa che in realtà Pietro resterà scandalizzato più degli altri; perciò gli dice: ”In verità  ti dico: Proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte”.
Gesù, sapendo tutto questo, nel momento dell’Ultima Cena rende presente in anticipo tutta la sua passione e istituisce il sacramento dell’Eucaristia, del ministero sacerdotale per attualizzare in ogni luogo e in ogni momento quello che è avvenuto una volta per sempre sulla Croce, unica fonte di salvezza. L’Eucaristia è proprio questo. Gesù prende il pane e, dopo aver ringraziato Dio, lo spezza e lo dà ai discepoli dicendo: “Prendete, questo sostanzialmente non è più pane pur continuando ad apparire pane, è il mio corpo”. Poi prende il calice, rende grazie, lo dà ai discepoli e dice: “Questo, pur continuando ad apparire gusto del vino, sostanzialmente è il mio sangue, il sangue della nuova alleanza, della nuova storia d’amore di Dio per tutti e per tutto, versato per molti”. Con queste parole e con questi gesti egli transustanzia pane e vino, rende presente in anticipo tutta la sua passione e continuerà a farlo nella e attraverso la sua Chiesa per assimilare a Lui quelli che almeno ogni Domenica converranno. Fa di questo evento crudele verso Dio che ha assunto un volto umano per rivelarci l’amore del Padre, attraverso il Figlio nello Spirito santo: “Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”: l’amore di Dio sino alla fine, sino al perdono. Vergine addolorata, resaci mamma sulla Croce, prega per noi.

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