mercoledì 7 febbraio 2018

Ikla, convertita dall'Islam

Dio ama le donne. Non sono sue schiave, ma figlie, sono il sostegno degli uomini e le loro madri. Dio ti chiede per ridarti cento volte tanto, già qui in terra

Dalla BussolaQuotidiana 4/02/2018
Umile ma forte, dolce ma decisa, si trattiene ma fatica a contenersi. Gli occhi luccicano, mentre parla e gesticola con modestia affascinate. Yllka Tabaku è un fiume in piena e non ha paura di nulla, perché piano piano, dopo oltre vent’anni di cammino, si è lasciata dominare interamente dall’Amore: “Sai, quando ti arrendi e dai tutto, c’è solo il centuplo e
questo basta”, anche se farlo rischia di mettere a repentaglio la tua stessa vita. Altrimenti “fai come il giovane ricco, ti tieni un po’ di vita per te e resti un cristiano triste”. Trasudando fede e gioia, questa donna innamorata di Cristo racconta alla NuovaBQ della sua conversione dall’islam al cristianesimo, quando la notte di Pasqua dell’anno scorso ha ricevuto il battesimo, riempiendo i suoi occhi di una luce che, “mi dicono i miei figli: "Mamma la voglio anche io"”. Veramente è questo l'effetto che fa Yllka, anche a chi è già cristiano.
Yllka, quand’è la prima volta che hai sentito parlare di Gesù?
Sono nata in Albania dove a 12 anni cominciai a nutrire un forte desiderio dentro di me. Era il periodo di Natale, i cristiani allora erano perseguitati dal regime comunista, quindi festeggiavano di nascosto. Ricordo le donne cristiane che abitavano nel mio quartiere vestite bene, a festa. Pur dovendo agire di nascosto, sui loro volti non dominava la paura, ma la gioia. Questo fatto mi scavò nel profondo. Poi, siccome andavo a scuola con i loro figli, cominciai a chiedere loro come mai erano così felici: mi rispondevano che erano felici perché Gesù viveva...e magari erano poveri, con le toppe sui vestiti. Cominciai ad andare a casa loro con la scusa di fare i compiti insieme e vedevo che parlavano di questo Gesù e si facevano il segno della croce. Così una volta provai a farlo e in quel momento sentii un calore grande. Perciò continuai di nascosto. Mi ricordo che una volta mi scappò di farlo a casa mia e che mia mamma mi picchiò le mani dicendomi di non farlo più. Pregavano di nascosto ma vedevo che la loro fede cresceva nelle loro case grazie alla lode a Dio. A differenza di quanto avveniva in casa mia dove non c’era gioia. Il dio di cui parla l’islam non dava quella allegria, quella bellezza da condividere e da far crescere, era lontano. Ricordo che la mamma di mio papà pregava a voce bassa, chiusa in sé, senza condividere nulla, mentre i cristiani parlavano con Gesù e Maria persino prima di fare i compiti, chiedendo di essere sostenuti e li ringraziavano sempre: il loro era un Dio vicino e interessato alla felicità dell’uomo anche qui sulla terra.
Come sei riuscita a nascondere alla tua famiglia il tuo cambiamento?

A 14 anni mia mamma, preoccupata per qualcosa di strano che vedeva in me e che mi rendeva diversa dalle mie sorelle, mi costrinse a fare il ramadan, ma sei giorni prima della fine finii in ospedale tanto ero dimagrita. Il dottore disse che avevo rischiato di morire e che ero troppo piccola per fare il digiuno di un mese. Sopratutto avevo problemi ai reni. Per fortuna mia mamma smise di costringermi a fare il ramadan, anche se le mie sorelle lo facevano ogni anno. Io ero felice, quel malessere fu la conferma che la mia religione non aveva nulla di positivo, nulla che poteva farmi continuare a lodare Allah. Quando invece pregavo Gesù, o facevo fioretti per lui, ero contenta. La mia fede cresceva sempre di più, in silenzio. Inoltre mi confermava che era Lui Dio e che era buono, perché quando gli chiedevo di aiutare chi soffriva spesso mi esaudiva. 
Pregavi Gesù e ottenevi, non ti bastava? Perché battezzarsi?
A 16 anni incontrai mio marito in Albania. Mi sono sposata pochi mesi più tardi. Poco dopo, a giugno, c’era una festa dedicata a sant’Antonio da Padova in una grande chiesa distrutta del paese: chiesi a mio marito di portarmi dato che ci andavano anche i musulmani come da tradizione (si diceva che che lì avvenivano tanti miracoli). Mi ero preparata per giorni pregando e ricordo che quando arrivai quella notte non dormii perché sentivo la fede esplodere nel cuore. Proprio questo mi spingeva a desiderare di essere totalmente Sua. Poco dopo mio marito partì per l’Italia in cerca di lavoro, mentre io ero incinta. Stare sola con un bimbo piccolo era dura, io e mio marito non avevamo modo di sentirci, vivevo nella povertà e nella guerra civile, una volta fui quasi sfiorata da un proiettile, ma la preghiera mi diede forza. Dopo un po’ di mesi mio marito tornò in Albania per portarmi in Italia con un gommone. Fu un viaggio incredibile, potevo morire ma non temevo, ero felice di raggiungere un paese dove i cristiani potevano adorare Dio liberamente.
Cosa ti tolse la paura umana di morire?
Ricordo che pregavo intensamente con mio figlio in braccio e due delfini si misero ai lati del gommone. Lo scafista diceva: “Non ho mai visto una cosa simile, ci stanno indicando la strada”. Capii che Dio voleva realizzare il mio desiderio di essere una con Lui, anche se poi avrei dovuto aspettare tanti anni, ma ero certa che sarei arrivata a riva. Attraversammo l’Italia fino al Nord per ricominciare una nuova vita. Era difficile, ma quando, per la prima volta, entrai in una chiesa provai una gioia immensa. Ricordo che quel giorno pioveva a dirotto, ero con mio figlio piccolo e anche se temevo che qualcuno mi vedesse entrai e mi inginocchiai. Capii che la mia vita stava prendendo una svolta, piangevo, ma erano lacrime di gioia: finalmente ero a casa. Rimasi per un’ora e quando uscii il sole brillava. Camminavo lodando Dio. Arrivata a casa mio marito mi chiese come mai avevo il volto così luminoso, risposi che non era successo nulla, perché avevo paura. Ma da quel giorno cominciai ad andare spesso in Chiesa, di nascosto. Più pregavo, più Dio si faceva presente nella mia vita come padre e amico. Era tutto quello che cercavo. Ma ad un certo punto il mio albero era così pieno di frutti spirituali che era troppo pensante: dovevo regalarli, dovevo liberarmi e urlare Cristo con tutte le mie forze. 
Come non temere i pericoli che normalmente corrono coloro che abbandonano l’islam?
A quel punto l’amore era tale che smisi di avere paura. Inoltre, una persona speciale, la mia madrina, mi prese per mano dicendomi: “Fidati e vedrai che lui ti sosterrà”. Così decisi di fare il primo passo. Parlai con con mio marito dicendogli che avevo una cosa dentro da anni. Mi chiese se avevo un altro. Risposi che volevo diventare cristiana. Cadde sul divano e mi disse che non potevo fargli questo, che la gente avrebbe pensato che era un debole perché non aveva saputo tenere sua moglie in riga e uscì di casa. Ma il giorno dopo venne da me e mi disse: “Va bene, se questa è la tua decisione la rispetto” e poi mi spiegò: “Non mi interessa più delle persone perché vedo il tuo sguardo e vedo che lo desideri con tutta l'anima”. Quindi parlai con il parroco che era molto stupito: mi chiese se ero sicura. Temeva per me. Anche perché vengo da una famiglia musulmana da generazioni e poteva essere pericoloso. Ma poi parlammo a lungo e alla fine venne a cena a casa mia per parlare anche con mio marito, i miei figli e mio suocero. Dopodiché cominciai il catechismo.
Come reagirono tua madre e i tuoi parenti?
Avevano tutti da ridire, alcuni mi minacciarono, ricordo telefonate tremende, qualcuno mi mandò a dire che il battesimo sarebbe stata l’ultima cosa che avrei fatto nella vita. Ascoltavo e alla fine, con calma, dicevo loro di rispettate la mia scelta, “perché questa è la volontà di Dio”. Il mese prima di battezzarmi, però, decisi di tornare in Albania perché volevo guardare in faccia i miei parenti per dire loro che mi sarei battezzata. Dissi a me stessa: “Se devo morire morirò, ma ora io sono libera davanti a Dio”. Non accadde nulla, tutti stavano in silenzio con gli occhi bassi. Tanti parenti non mi parlano più, per loro sono morta. 
Per Dio hai rinunciato a parte della tua famiglia. Come può Cristo chiedere questo?
È un dolore, ma confido in Dio e nei suoi tempi. E poi, per ottenere la grazia immensa che ho ricevuto, per dare a Dio il mio amore, dovevo pur rinunciare a qualcosa. Se no che amore è? Inoltre io non condivido la fede musulmana e so che anche loro non condividono tutto dell’islam, ma tacciono per non essere emarginati. Poi ho avuto una grande consolazione. All’inizio mia madre soffriva tantissimo. Ma venne al battesimo e quella notte mi confessò che aveva capito da sempre che avevo qualcosa di diverso da loro e che ora capiva da dove veniva la mia forza. So che la mia conversione non è contro nessuno, ma per tutti.
Che differenza c’è fra Dio e Allah? 
Dio è un amante che ci lascia liberi di sceglierlo, liberi di amarlo. Lui mi ha scelta facendomi innamorare di lui, donandomi la gioia. Io ho bussato, attirata dal desiderio di conoscere la fonte della gioia e Lui mi ha aperto. La Sua luce, la Sua voce, la Sua presenza, la Sua gioia è talmente grande, infinita per ciascuno di noi. L’unica cosa che dobbiamo fare per ottenere tutto questo è lasciare tutto e seguirlo. Ossia dargli la precedenza su ogni cosa, dargli in mano la vita e condividere la fede. Invece siamo sempre di corsa, non lo ringraziamo, non gli chiediamo di indicarci la Sua via e così siamo tristi. Gesù è questo grande, immenso, unico speciale amore.
Anche l’islam dice che bisogna mettere la volontà di Dio davanti a tutto. Cosa cambia?
Io voglio fare la volontà di un Dio umano, vivo e ragionevole che vuole solo darmi il meglio. Per questo la donna cristiana è libera, per questo Gesù le dà dignità: Dio ama le donne, tiene conto di loro. Non sono sue schiave, ma figlie, sono il sostegno degli uomini e le loro madri. Infatti una delle cose che mi convinse fu anche vedere la libertà, il rispetto e l’amore fra i mariti e le mogli cristiane. Erano uno in Dio come non avevo mai visto. Dio si compiace che i suoi figli siano contenti. Non vuole figli tristi, non vuole essere amato per forza. Quindi sì Dio chiede di seguirlo, il che costa sacrificio, ma lo chiede per per amore non per forza e per potere. Non ti chiederà mai nulla che è contro di te. Ti chiede per ridarti cento volte tanto, già qui in terra.
Perché allora tanti cristiani in Occidente non parlano di Dio come ne parli tu, come una di presenza reale?
Tutti corrono, lavorano, non hanno tempo e smettono coltivare un rapporto con Dio, a volte non vanno più a Messa. È vero Lui mi ha toccato il cuore, Lui mi ha illuminata, mia ha dato forza, ma perché lo desideravo. Basta desiderarlo con tutta la propria fede e Lui viene. Se manca la fede nella Sua presenza reale non si può vivere tutto questo. Se non sei disposto a seguirlo e a dare tutto non avrai il centuplo della gioia. Se tieni la vita per te, vai via triste come il giovane ricco.
Come ti vedono oggi i tuoi figli?
Vedendo la gioia nei miei occhi, dicono che trasmetto loro qualcosa di bellissimo, ma nello stesso tempo non riescono a credere in una bontà così infinita di Dio. Uno di loro mi chiese se un giorno avrebbe potuto vivere la stessa cosa. Io non voglio che seguano qualcosa che non condividono fino in fondo. Non voglio che seguano Gesù finché non sono sicuri di volergli dare la vita. Fra i miei figli c’è chi è pronto e chi è ancora incerto. Io prego: come Dio ha illuminato me chiedo possa fare questo anche per i miei figli. Sono convinta che succederà anche per loro quanto accaduto a me, perché Dio sta lavorando su di loro.
Hai una fede enorme, ma molti pur pregando non ottengono quanto hai ottenuto tu e quindi si scoraggiano. Spesso usano questa scusa per abbandonare la Chiesa.
Dio non fa tutto subito, Dio prepara lentamente, con tanta pazienza, come ha fatto con me: finché non ho detto un sì totale. Dio risponde ad ogni preghiera, sempre, ma magari dopo anni. Perché lui fa così ti deve prima preparare. Bisogna quindi persistere non farsi ingannare da strade più facili che sembrano darti ciò che vuoi subito ma che poi ti deludono. Io ho pregato oltre vent'anni, non è stato facile, ma ero certa che un giorno avrei ottenuto.

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