lunedì 19 febbraio 2018

II Domenica di Quaresima anno B

L’esistenza cristiana consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio, per poi ridiscendere portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio

Oggi la liturgia ci prepara al mistero pasquale di Gesù nei suoi due momenti di sacrificio e di risurrezione. Le prime due letture parlando del sacrificio di Abramo e di Cristo; il Vangelo è quello della trasfigurazione, che ci mostra in anticipo la glorificazione di Gesù nella risurrezione.
Tutta la Quaresima è una preparazione a celebrare con fervore il mistero pasquale di Gesù liturgicamente con la
partecipazione alle sue sofferenze il Venerdì Santo e alla gioia nella Veglia. Disponiamoci allora a vivere questo mistero non soltanto con la mente e il rito, ma anche con la vita. Proprio come ha fatto Paolo, il quale diceva che il suo unico scopo era di “conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze” (Fil 3,10). La vita cristiana consiste in questa conoscenza vitale di Cristo nel suo duplice mistero di sofferenza e di gloria fatto bene nostro nella coscienza.
Oggi, seconda domenica di Quaresima, abbiamo il Vangelo della Trasfigurazione del Signore con il dono di una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche faticoso e di sofferenza, può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi siamo sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica, anche i momenti bui del cammino.
L’evangelista Luca pone in particolare risalto il fatto che Gesù si trasfigurò cioè si preparò all’imminente sofferenza della crocifissione  mentre pregava: la sua è un’esperienza profonda di rapporto con il Padre durante una sorta di ritiro spirituale che Gesù vive su un alto monte con compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre discepoli  sempre presenti nei momenti di manifestazione divina  del Maestro (Lc 5,10; 8,51;9,28). Il Signore che poco prima  aveva preannunciato la sua morte e risurrezione (9,22), offre ai discepoli un anticipo del di più della sua e nostra gloria. E anche nella Trasfigurazione, come nel battesimo, risuona la voce del Padre celeste: “Questi è il figlio mio, l’Amato, ascoltatelo!” cioè vivete assimilandovi a Lui (9,35). La presenza di Mosè ed Elia, che rappresentano la Legge e i Profeti dell’antica Alleanza cioè dell’antica storia di amore di Dio con l’umanità, è quanto mai significativa: tutta la storia dell’Alleanza, della storia di Amore è orientata a Lui, il Cristo, il Re, che compie un nuovo “esodo” (9,31) non verso la terra promessa come al tempo di Mosè, ma verso il cielo. L’intervento di Pietro “Maestro, è bello per noi essere qui” (9,33) rappresenta il tentativo impossibile di fermare tale esperienza mistica. Commenta sant’Agostino: “Pietro … sul monte …aveva Cristo come cibo dell’anima. Perché avrebbe dovuto scendere per tornare alle fatiche e ai dolori, mentre lassù era pieno di sentimenti di santo amore verso Dio e che gli ispiravano perciò una santa condotta” (PL 38,49).
Meditando questo brano del Vangelo annunciato, pregato, contemplato possiamo trarne un insegnamento molto importante. Innanzitutto il primato dell’ascolto della Parola di Dio cioè della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato, del lavoro, della carità si riduce ad attivismo. Nella Quaresima impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che dà respiro alla nostra vita spirituale. Inoltre la preghiera non ci distoglie dal mondo e dalle sue contraddizioni, dai suoi limiti, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma l’orazione riconduce  al cammino, all’azione. L’esistenza cristiana  consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio, per poi ridiscendere portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio.
Il Signore ci chiama a “salire sul monte”, a dedicarci di più alla preghiera, alla meditazione, alla contemplazione per vedere il vissuto alla luce della Parola di Dio. Invochiamo l’intercessione della Vergine Maria: lei ci aiuti tutti a seguire sempre il Signore Gesù, nella preghiera e nella carità operosa.

Nessun commento:

Posta un commento