mercoledì 31 gennaio 2018

Veritatis gaudium

“Veritatis gaudium”, la nuova Costituzione apostolica che riforma e aggiorna gli studi delle Università cattoliche e della facoltà ecclesiastiche nel mondo per la cura della natura, per la difesa dei poveri, per la costruzione di una rete di rispetto e di fraternità
E’ firmata dal Pontefice con data 8 dicembre dell’anno scorso e resa nota il 29 gennaio 2018. Già dal titolo è evidente il nesso con l’esortazione apostolica Evangelii gaudium del 2013. Il documento papale viene pubblicato 39 anni dopo la costituzione Sapientia christiana promulgata da Giovanni Paolo II nella primavera del 1979.
Per la pastorale della Nuova Evangelizzazione si chiedono “strade” in grado di cambiare l’attuale modello o paradigma di sviluppo cioè “una rivoluzione culturale” di fronte a quella cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita con un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità.
Ne deriva una nuova ondata di illuminismo secolarizzato e di relativismo religioso-morale con l’esclusione di ogni principio morale  che sia valido e vincolante per se stesso di fronte alla dissoluzione di ogni religione, di ogni fede da parte del secolarismo capitalista.
Le creature, soprattutto l’uomo, nella verità del proprio e altrui essere dono del Donatore divino, rimandano, anche con la sola ragione, al Creatore, a Dio. Oggi il contatto con la Verità del Donatore divino delle creature avviene attraverso la mediazione della scienza e della tecnica con il rischio di escluderlo dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile o deformata, anche perché viviamo di conseguenza in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenire superfluo ed estraneo. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza della cultura moderna, cioè uguaglianza, libertà e fraternità, che era una rivendicazione della centralità dell’uomo, della libertà, dell’uguaglianza, della fraternità.
Scienza e tecnica offrono tante speranze – più piccole o più grandi – che giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano. Questa grande speranza può essere solo Dio che storicamente si è rivelato e che è il fondamento della grande speranza – non un dio qualsiasi come il relativismo dell’Onu delle religioni, delle fedi oggi propone,  ma la Verità, la realtà di quel Dio che ha assunto un volto umano e che ci ha amato sino alla fine: ogni singolo uomo e l’umanità nel suo insieme. Evangelizzare il suo Regno non è annunciare un al di là immaginario, posto in un futuro che non arriva mai: il suo regno è, si fa presente là dove Egli è conosciuto e amato, dove il suo amore ci raggiunge nella fraternità. Solo il suo amore ci dà la possibilità di perseverare con ogni sobrietà giorno per giorno, senza perdere lo slancio della speranza anche nei valori storici dell’uguaglianza, della libertà e della fraternità sociale, in un mondo che per sua natura, è imperfetto. E il suo amore, allo stesso tempo, è per noi la garanzia che esiste ciò che solo vagamente intuiamo e, tuttavia, tutti nell’intimo aspettiamo: la vita che è “veramente” vita.
Ma il relativismo politico dell’Onu delle religioni, delle fedi sta sviluppando una cultura e una politica che è l’opposto. Giulio Meotti in “Foglio Quotidiano” del 30/01/2018 ci offre un severo giudizio di Rémi Brague che non si lascia ingannare dalle “tre religioni del libro”: ebrei e cristiani, diversamente dall’islam, non ritengono la rivelazione come un meteorite caduto in un libro, ma nel cammino di un popolo con profeti e autori ispirati. Lavora per smantellare molti pregiudizi e malintesi sul rapporto tra ragione e fede, chiesa e stato, violenza e testi sacri. Si tratta oggi anche per la “Gaudium veritatis” di un lavoro urgente. La fede non accade per un contributo culturale ma per una testimonianza cui seguono delle domande cui anche culturalmente rispondere.
 Il celebre medievista della Sorbona di Parigi se ne esce con un nuovo libro, “Sur la religion”, per le edizioni Flammarion. E’ prezioso – scrive Meotti - soprattutto quando manda al macero la balla del Dio unico su cui sono stati costruiti, soprattutto all’Onu, cinquant’anni di vicolo cieco dell’ecumenismo irenista. E Brague lo sa rinnovando l’importanza del discorso ratzingeriano a Ratisbona che tanto scandalo generò nel mondo islamico e nell’occidente post-cristiano. “Nonostante i molti equivoci, voluti o no, che la citazione del principe bizantino ha suscitato, la spiegazione sull’islam rimane piena di senso e valore. L’islam è davvero una reazione al cristianesimo, che crede di superare e desidera sostituire”.
Brague rivendica le “radici bibliche dell’idea occidentale di libertà, uguaglianza fraternità”. E racconta la diversa origine della violenza nei monoteismi. Nei Salmi ebraici come nel Vangelo di Matteo, la violenza è oggetto di " allegorizzazione ", cioè di sublimazione. Il peggiore dei mali oggi è “il rifiuto di chiamare con il loro nome le cose, la negazione della realtà …La bugia è ovunque nel nostro tempo”. E la cosa migliore è che ci siano ancora persone che hanno il coraggio di dire la verità, nel senso della virtù greca della ‘parresia’, affermare senza tremare ciò che si ha nel proprio cuore”.
In occidente c’è il rischio di una totale esautorazione della dimensione religiosa: “Può darsi che un processo di secolarizzazione sia iniziato e progredisca a passi da gigante, almeno in Europa”. Lo stesso laicismo è oggi connotato da una dimensione religiosa. “L’ateismo può creare qualcosa  di simile al misticismo. Questo è il caso delle ideologie dei regimi totalitari di stampo nazional-socialista o leninista del Ventesimo secolo. E’ una questione di smascheramento, sotto l’ateismo razionalista.
Che queste ideologie hanno strombazzato c’è l’emergere di credenze irrazionali”. Una è l’ideologia verde. “Questi estremisti dell’ecologia per i quali la cosa migliore che l’uomo potrebbe fare è sacrificarsi in modo che la terra possa sbocciare” dice Brague. “Questa è una tesi abbastanza diffusa. Ho persino trovato un testo in cui il giovane Flaubert sogna una natura liberata dall’uomo”. E’ religioso il cuore dello stesso umanitarismo, “il cui sentimentalismo oggi ha una tendenza a sostituire il dogmatismo delle religioni tradizionali dell’occidente, ebreo e cristiano”. Il transumanesimo pure va forte: “IL sogno di Augiste Comte della religione dell’umanità è ancora vivo un secolo e mezzo dopo. L’auto – idolatria ha davanti a sé un futuro brillante. Soprattutto ora che possiamo passare a una realizzazione pratica con il sogno di un uomo migliorato, anche immortale, che farebbe della riproduzione sessuale una cosa non necessaria. Freud disse che il cretino che avrebbe preteso di abolire la differenza tra i sessi avrebbe vinto il jackpot: avrebbe ragione”. Il lavoro  alla luce della “Veritatis gaudium” è tanto.
Ma sullo stesso “Il Foglio Quotidiano” Antonio Gurrado commenta la notizia che sul suolo che fu della più antica chiesa di Berlino sorge il tempio del monoteismo nuovo e vago. Più infiorata, la storia racconta di un’iniziativa senza precedenti in favore della tolleranza religiosa secondo l’attuale direttiva dell’Onu delle religioni: è stato inaugurato il primo padiglione della House of One (Uno vale uno), edificio sulla Petriplatz che sarà casa comune dei tre grandi monoteismi. Comprenderà una chiesa, una sinagoga e una moschea più un quarto spazio per iniziative comuni, nonché per atei e agnostici in cerca di Dio. I lavori termineranno nel giro di un paio d’anni e l’ottimismo è tangibile: sorta significativamente a ridosso del cinquecentesimo luterano che visto il riavvicinamento fra cattolici e protestanti, la House of One intende infondere la speranza che il medesimo dialogo sia possibile fra ebrei e musulmani.
Il problema è come. Nel tentativo di trasformare la fede in un unico Dio nella credenza che esista un Dio unico a cui ciascuno dà un nome approssimatico, la House of One accoglie quale comun denominatore il numero ma tralascia  l’identità: ciò che conta, dice il nome del tempio, non è quale sia l’unico Dio ma che sia riducibile a un generico Uno, neutrale e anglofano, che può venire pregato in guisa cristiana nella chiesa, islamica nella moschea rivolta verso la Mecca e giudaica nella sinagoga che guarda a Gerusalemme. L’area comune, che dovrebbe fungere da intersezione fra i due monoteismi, finisce per ridursi a un nulla, uno spazio in cui Dio non è né ebraico né cristiano né islamico, un vuoto in cui il passante senza fede può ricercare una spiritualità trasparente e magari decidere in quali delle tre ali monoteistiche far capolino per curiosità.
Il Dio che verrà venerato nella House of One è un po’ confuso, se è vero che la chiesa sarà luterana ma accoglierà cattolici e ortodossi, mentre la moschea è fatta di sunniti ma aprirà le porte agli sciiti. Nella teologia negativa della House of One, Dio è Uno ma vale l’altro. Come anticamente Plotino aveva ciarlato della divinità di un Uno che “non è qualcosa, né quantità né qualità, né spirito né anima, né in movimento né quiete”, un “Ideale solitario, tutto chiuso in se stesso”, un “Informe che esiste prima di ogni idea”; così oggi House of One intende comporre l’identità di Dio per levare, sottraendogli ogni aspetto specifico, e finendo per scoprire che, se proprio non si vuole escludere nulla né offendere nessuno, di comune ai tre monoteismi non rimane gran che. Ecco allora che ci affanna a riempire quel vuoto: lì dove c’era l’adesione a verità dogmatiche, ora la House of One propinerà ai propri membri la sottoscrizione di una Carta dei valori far cui primeggia il dialogo, ovviamente è poi la tolleranza, l’incontro fra differenze; seguono la naturalità del trovarsi insieme e l’artificialità delle distinzioni; infine la democrazia, l’eguaglianza e il rispetto.
La House of One, avendo ridotto Dio a ente numerico, sostituisce a ogni dottrina una religione civile coi valori dell’Occidente (l’aveva già fatto Robespierre col culto dell’Ente Supremo, e non fu un bel periodo) presupponendola anteriore alle singole tradizioni cultuali. Invitando i monoteismi a cercare insieme il Dio in cui finora hanno creduto separatamente, implica che, nella ricerca separata, ebrei cristiani e mussulmani si siano fermati a un’identità di Dio non rivelata ma velata, un Deus absconditus coperto dalle specificità che ogni singola fede ha creduto di trovarci. La House of One servirà a far uscire Dio dal nascondiglio? Forse no. Un po’ come le asettiche camere di preghiera degli aeroporti si caratterizzano per l’assenza di arredamento religioso concreto, così la House of One non presenterà all’esterno né croci né mezza lune né stelle di Davide, manco fosse un tempio clandestino o una catacomba. A meno che quest’assenza di simboli non sia la certificazione che ciò di fronte a cui l’Occidente accetta di inginocchiarsi è ormai con il secolarismo un buco nero, una mancanza in cui Dio si fa così impalpabile da sembrare quasi che non esista. E qui, mi sembra, si inserisce la Veritatis gaudium. Di fronte al secolarismo capitalista in cui Dio non compare più direttamente, anzi sembra divenuto superfluo ed estraneo, il Papa affida ”in primo luogo alla ricerca condotta nelle Università, Facoltà e Istituti ecclesiastici il compito di sviluppare quella “apologetica originale” che ho indicato nella Evangelium gaudium, affinché esse aiutino a creare le disposizioni perché il Vangelo sia ascoltato da tutti. In questo contesto, indispensabile diventa la creazione di nuovi  e qualificati centri di ricerca in cui possano interagire con libertà e trasparenza reciproca – come ho auspicato nella Laudato  sì – studiosi provenienti dai diversi universi religiosi e dalle differenti competenze scientifiche, in modo da entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità”.

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