mercoledì 29 novembre 2017

Preghiera 80

Prepariamoci alla Confessione e alle Comunioni natalizie di liberazione, guarigione, consolazione
  
Madonna della Salute Dossobuono lunedì 4 dicembre 2017 18,30 -20,30
Canto di esposizione (354) 1. Venite, fedeli, l’Angelo c’invita, venite, venite a Betlemme. Nasce per noi Cristo Salvatore. R) Venite, adoriamo, venite, adoriamo, venite, adoriamo il Signore Gesù.
2. La luce del mondo brilla in una grotta: la fede ci guida a Betlemme. Nasce per noi Cristo Salvatore. R) Venite, …
3. Il Figlio di Dio, re dell’universo, si è fatto bambino a Betlemme. Nasce per noi Cristo Salvatore. R) Venite, …
Per prepararci alla Confessione natalizia di liberazione, di
guarigione, di consolazione riviviamo la scena biblica della lavanda dei piedi nella quale scopriamo chi è Gesù per noi, cosa continua a fare da Risorto nella Chiesa, presente e operante oggi nel Sacramento della Riconciliazione e chi siamo noi cristiani lasciandoci assimilare a Lui come figli nel Figlio con il perdono. Ve lo richiamo in preparazione, com’è tutto l’Avvento, della Confessione natalizia come liberazione, e lo faccio  davanti a Lui qui solennemente esposto con tre punti:
- Nella scena biblica della lavanda dei piedi sono riuniti non soltanto la vita e la morte di Gesù, ma anche la sua azione sacramentale da risorto nel Battesimo  e nella Confessione, che ci immergono nel bagno  dell’amore di Gesù fino al perdono: la vita e la morte di Gesù, memorizzata dal Crocefisso davanti al quale sempre ci confessiamo, il Battesimo e la Penitenza sono insieme il bagno divino che apre la via alla liberazione e l’accesso alla mensa natalizia della vita.
- Memorizzando nella Confessione questa scena biblica della lavanda dei piedi cogliamo il contenuto spirituale avvenuto nel Battesimo di acqua e che riaccade nel secondo Battesimo di lacrime per la gioia del perdono,  Battesimo da adulti cioè la Confessione finché il peccato ritorna: Il “sì” permanente all’amore che perdona, la fede cioè la consapevolezza della presenza del Risorto come atto centrale della nostra vita spirituale.
- A partire da questi due punti si sviluppa il senso del convenire nelle celebrazioni liturgiche di Natale cioè del nostro essere Chiesa, corpo del Risorto che ci fa rivivere il momento storico 2017 anni fa della sua nascita terrena cioè dell’inizio della sua incarnazione e di come essere e vivere da cristiani nella celebrazione liturgica del prossimo Natale. Accettare di rivivere la lavanda dei piedi, confessandoci, significa entrare, cogliere il senso dell’azione continua del Signore, parteciparvi noi stessi, lasciarsi identificare con Lui attraverso questo atto sacramentale. Accettare questo lavoro vuol dire: continuare il bagno, lavare con Cristo i piedi sporchi del mondo. Gesù ci ripete: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni e gli altri” (Gv 13,14): se io, comunque ridotti, vi ho amato fino al perdono, anche voi dovete amarvi fino al perdono e non è Natale senza questo reciproco perdono. Queste parole richiamano che se vogliamo divenire vittoriosi sul Maligno come lui, dobbiamo assimilarci a Lui nell’amore, nel servizio fraterno: non basta non fare il male, è peccato anche l’omissione cioè non fare il bene, l’indifferenza verso chi possiamo aiutare. Si riceve il suo amore a Natale soltanto amando con gesti concreti vincendo l’indifferenza. Espressioni di amore fraterno sono, in san Giovanni, inseriti addirittura nell’amore trinitario. Esso è il “mandato nuovo”, non nel senso di un comandamento esteriore, ma come struttura intima dell’essenza cristiana. San Giovanni non parla mai di un amore generale fra tutti gli uomini, ma dell’amore interno della comunità dei fratelli, cioè dei battezzati. Non si tratta di rinchiudersi tra noi cristiani, pur essendoci un pericolo impedito dalla parabola del Samaritano e quella dell’ultimo giudizio. Ma san Giovanni esprime una verità molto importante: l’amore in astratto non avrà mai forza nel mondo, se non affonda le sue radici in comunità, in esperienze concrete anche piccole che a Natale si ritrovano a cominciare dalla propria famiglia, dalla parrocchia, dalla comunità di amici cioè il detto “Natale con i tuoi”. La civiltà dell’amore, libera anche dalla paura del Maligno, si costruisce soltanto partendo da piccole comunità fraterne, da cenacoli. Si deve partire dal particolare per arrivare all’universale. L’inferno è un’eterna solitudine, e il Maligno è solo e cerca di rovinare tutti i rapporti che ci liberano per renderci soli, autoreferenziali, individualisti, iniziando già in questo mondo la situazione infernale  di eterna solitudine. Far accadere a Natale spazi di fraternità concreta uniti alla Liturgia è oggi non meno importante per la liberazione dal Maligno che nei tempi di san Giovanni o di san Benedetto, che con la fondazione della fraternità dei monaci nel prega e lavora, fu il vero architetto dell’Europa cristiana, costruendo modelli della nuova città nella fraternità della fede libera dalla paura del Maligno. Ed ora ritornando alla scena biblica del Vangelo possiamo dire che la memoria del racconto della lavanda dei piedi ha un contenuto molto concreto per la liberazione, la guarigione, la consolazione che facciamo di tutto perché avvenga nel prossimo Natale: la struttura sacramentale-caritativa della confessione Natalizia richiede la fraternità dove perdonare come si è perdonati, pronti a prestare gli uni agli altri servizi anche da schiavi verso ammalati e anziani, che soltanto così può riaccadere sempre la rivoluzione cristiana cioè la costruzione di città nuove. E sant’Agostino ci ricorda la tensione della sua vita con la vocazione a monaco e costretto a divenire vescovo tra contemplazione della preghiera soprattutto liturgica e il servizio quotidiano del ministero, della carità.
- Con sant’Agostino riflettiamo anche sulla parola del Signore: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo” (Gv 13,10). Il santo si chiede che cosa voglia dire: se un uomo è lavato, cioè battezzato, è quindi ricreato, mondo; perché e in che senso ha ancora bisogno di una continua lavanda dei piedi? Che cosa è questa lavanda dei piedi sempre e di nuovo necessaria dopo il bagno, dopo il Battesimo di acqua? Il  Santo Dottore risponde: senza dubbio siamo stati resi mondi interamente dopo la triplice rinuncia a Satana e il Battesimo, figli nel Figlio del Padre per opera dello Spirito Santo, mondi anche i piedi; siamo stati fatti “mondi” con l’innesto di figli nel Figlio, ma finché viviamo quaggiù nel tempo, i nostri piedi poggiano sulla terra di questo mondo dove continua è l’azione del Maligno adoperando le tendenze al male dei polloni bastardi con cui siamo stati concepiti. Gli stessi affetti umani dunque, senza dei quali non si dà vita in questa nostra condizione mortale, sono come i piedi, attraverso i quali siamo in contatto con le realtà umane ferite dal peccato d’origine e dai peccati attuali; ne siamo toccati in tal modo, che se dicessimo di non aver peccato almeno venialmente, inganneremo noi stessi lasciando che il Maligno possa agire provocandoci anche paura. Ma il Signore, il Risorto fin dall’Ascensione sta al cospetto di Dio, del Padre e, intercedendo per noi, con il dono dello Spirito ci lava continuamente i piedi giorno dopo giorno, per i peccati veniali nel momento in cui, soprattutto dopo l’esame di coscienza di ogni sera sera, pronunciamo la preghiera: rimetti a noi i nostri debiti, liberaci dal Male, dal Maligno. Nella preghiera quotidiana del Padre nostro e nell’atto penitenziale prima della Messa, Gesù si china anche oggi, verso di noi, prende un asciugatoio e ci lava i piedi. Ma per i peccati mortali, per i quali attualizza sacramentalmente il Sacrificio della Croce in ogni Messa, lo fa attraverso il Sacramento della Riconciliazione, attraverso la Confessione soprattutto natalizia verso la quale il tempo d’Avvento ci prepara fino al 16 dicembre nell’attesa della sua venuta finale e nella novena in preparazione delle comunioni natalizie. 
311 R) Signore, ascolta: Padre, perdona! Fa’ che vediamo il tuo amore.
1. A te guardiamo, Redentore nostro, da te speriamo gioia di salvezza: fa che troviamo grazia di perdono. R) Signore,…
2. Ti confessiamo ogni nostra colpa, riconosciamo  ogni nostro errore e ti preghiamo: dona il tuo perdono. R) Signore…
3. O buon Pastore, tu che dai la vita; Parola certa, roccia che non muta: perdona ancora, con pietà infinita. R) Signore…
La Risurrezione svela  ciò che è l’articolo decisivo della nostra fede, della nostra fiducia che sottolineiamo a Natale: “Si è fatto uomo”, il Figlio del Padre ha assunto un volto umano unendosi in qualche modo a noi, è nato come noi, è vissuto trenta tre anni, ci ha amato fino a farsi dono crocefisso, risorto e asceso alla destra del Padre continua l’incarnazione facendosi sacramentalmente presente soprattutto nella transustanziazione cioè nella verità dell’Eucarestia: il pane diventa il corpo, il suo corpo nato da Maria, crocefisso, risorto e asceso al cielo. Il pane della terra diventa il pane di Dio, la “manna” del cielo, con la quale Dio nutre gli uomini non solo nella vita terrena ma anche nella prospettiva della risurrezione; prepara la risurrezione, anzi, già la fa iniziare. Il presepio ci offre l’immagine di quello che è avvenuto allora 2017 anni fa, ma la comunione natalizia ci dona l’incarnazione, il Dio con noi, che avverrà anche nel Natale di quest’anno: possiamo fare la comunione il 24 dicembre sera, a mezzanotte, all’aurora, nel giorno, quattro volte. Possiamo scegliere  almeno due volte sapendo e pensando che nelle quattro messe natalizie trasforma il pane nel corpo, nel suo corpo glorioso: senza la Comunione non  è Natale con il solo presepio, l’albero di Natale e i segni natalizi.   La preghiera, come a Fatima ha richiesto, per chi pur pieno di tanti simboli e gesti natalizi, non facendo la Comunione non fa Natale.
Ma è possibile che la sostanza del pane diventi Lui risorto pur rimanendo le apparenze di pane? E come può avvenire? Gli interrogativi, che la gente ha posto nella sinagoga di Cafarnao quando Gesù l’ha annunciato dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, non possono essere evitati neppure da noi: sapere  e pensare chi si riceve nella Comunione, come essere in grazia di Dio e digiuni da un’ora sono le condizioni per riceverlo in modo fecondo. Egli è lì, davanti ai suoi discepoli, con il suo corpo concepito per opera dello Spirito santo nella vergine Maria e cresciuto fino all’età di rabbino, trent’anni; è lì con il suo corpo sfamando 15 mila persone con cinque pani e due pesci rivelando che nel volto umano come il nostro c’è la Persona divina del Figlio del Padre nello Spirito Santo; come può egli dire sul pane: questo è il mio corpo da mangiare? E’ importante fare bene attenzione a ciò che il Signore nell’ultima cena ha veramente detto istituendo il rito che lo realizza in ogni tempo e spazio. Non dice semplicemente: questo è il mio corpo; ma: questo è il mio corpo che è donato, offerto per voi domani sulla croce, vincendo la morte morendo e risorgendo per farsi sempre presente sacramentalmente: sarò sempre con voi! Esso può divenire dono anche nel prossimo Natale perché è stato donato, offerto allora e viene reso sacramentalmente attuale oggi. Per mezzo della donazione sulla croce, attualizzata nella Messa, esso può divenire dono di liberazione, di guarigione, di consolazione trasformato esso stesso in dono. La medesima cosa la possiamo osservare nelle parole sul calice. Cristo non dice semplicemente: questo è il mio sangue; ma: questo è il mio sangue che è versato per voi. Poiché esso è versato, in quanto è versato, può essere donato. Ma per sapere e pensare chi ricevo quando faccio la Comunione cosa significa “è donato, offerto”, “è versato”? Che cosa accade qui? In verità Gesù viene ucciso, viene appeso alla croce e muore tra i tormenti. Il suo sangue viene versato, dapprima già  nell’orto degli ulivi per il travaglio interiore a riguardo della sua missione, poi nella flagellazione, nell’incoronazione di spine, nella crocifissione e dopo la morte perfino nella trasfissione del cuore facendo uscire sangue e acqua. Ciò che qui accade è innanzitutto un atto di violenza, di odio che tortura e distrugge e Satana sul Calvario sembra vincere. Ma Egli trasforma dall’interno l’atto di violenza degli uomini che soccombono a Satana, contro di Lui, in un atto di donazione in favore di questi uomini, in un atto di amore: Padre perdona loro, non sanno quello che si fanno! L’atto dell’uccisione, della morte viene trasformato in amore, la violenza vinta dall’amore, Gesù vittorioso sul Maligno! E’ la trasformazione, di cui noi, il mondo ha continuamente bisogno e che sola può liberare, perdonare, ricreare. Poiché Cristo in un atto di amore ha trasformato e vinto dall’interno la violenza del Maligno facendo soccombere l’uomo, la morte stessa è trasformata: l’amore è più forte della morte. Esso rimane in eterno. E così in questa trasformazione è contenuta, anche per noi, la trasformazione più ampia della morte in risurrezione, del corpo morto nel corpo risorto. Nel momento dell’Ultima Cena Gesù anticipa in modo non cruento già l’evento cruento del Calvario. Egli accoglie la morte di croce e con la sua accettazione trasforma l’atto di violenza in un atto di donazione. I doni del pane e del vino, che sono doni della creazione e insieme frutto del lavoro umano, “trasformazione” della creazione, vengono trasformati, transustanziati, così che in essi diviene presente il Signore stesso che si dona, la sua donazione, Egli stesso, poiché Egli è dono. L’atto di donazione della Comunione, cui rispondiamo Amen ci credo mi fido mi affido, non è qualcosa di Lui, ma è Lui stesso per trasformare noi uomini, così che  diveniamo un solo pane con Lui e poi un solo corpo con Lui, il Forte, e nulla può il Maligno contro di noi. Il fine dell’Eucaristia è la trasformazione di coloro che la ricevono consapevolmente. E così il fine è l’unità, la pace, che noi stessi da individui separati che vivono gli uni accanto agli altri o gli uni contro gli altri, diveniamo con Cristo e in Lui persone cioè individui con uno sguardo di amore, in un organismo ecclesiale di donazione, per vivere in vista della risurrezione e del nuovo mondo. Così le comunioni natalizie divengono un processo di trasformazione nel quale noi veniamo coinvolti, forza di Dio per la trasformazione dell’odio e della violenza cui ci spinge Satana, in dito di Dio per la trasformazione del mondo.
143. 1. Dio s’è fatto come noi, per farci come Lui. R) Vieni, Gesù, resta con noi!
2. Viene dal grembo d’una donna, la Vergine Maria. R) Vieni,…
3. Tutta la storia lo aspettava: il nostro Salvatore. R) Vieni,…
4. Egli era un uomo come noi e ci ha chiamato amici. R) Vieni,…
5. Egli ci ha dato la sua vita, insieme a questo pane. R) Vieni, …
6. Noi, che mangiamo questo pane, saremo tutti amici. R) Vieni,…
7. Noi, che crediamo nel suo amore, vedremo la sua gloria. R) Vieni,…
8. Vieni, Signore, in mezzo a noi: resta con noi per sempre. R) Vieni, … 
Ecco il senso del Natale cioè “Dio si è fatto uomo”, Dio con noi. L’umanità è fatta entrare attraverso di Lui nella natura stessa di Dio: questo è il frutto della sua morte e risurrezione. Noi siamo in Dio. Se insieme con Gesù, in comunione con Lui con il dono dello Spirito, diciamo Padre, lo diciamo in Dio stesso. Questa è la speranza dell’uomo, la gioia natalizia, il Vangelo: ancora oggi egli, nato da Maria, è uomo. In lui Dio è veramente divenuto il non – altro. L’uomo, l’essere assurdo, non è più assurdo. L’uomo, l’essere sconsolato, non è più sconsolato: dobbiamo gioire a Natale. Egli ci ama, e Dio ci ama a tal punto che il suo amore si è fatto carne e risorto rimane carne. Questa gioia dovrebbe essere il più forte di tutti gli impulsi, la più prorompente forza che ci spinge a comunicare la notizia agli altri uomini, affinché essi pure gioiscano della luce natalizia che a noi si è dischiusa e che in mezzo alla notte del mondo annuncia il giorno della liberazione. Senza di Lui ritorniamo schiavi del Maligno, soli anticipiamo la solitudine infernale.
140. 1. Di quale immenso amore Iddio ci ha amati, da darci il Figlio suo e far di noi suoi figli. R) Godiamo ed esultiamo: per noi il Cristo è nato, andiamo al redentor.
2. Dall’albero di Iesse è germogliato il fiore, s’innalza tra le genti, vessillo di salvezza. R) Godiamo…
3. Il Re dell’universo in un presepe nasce: Colui che regna in cielo vagisce in una grotta. R) Godiamo…
4. Il Sole di giustizia s’eleva sopra il mondo: la Luce dell’Eterno risplende sulla terra. R) Godiamo…
5. Nel Verbo fatto uomo la Trinità lodiamo: al Dio uno e Trino sia lode  sempiterna: R) Godiamo…
O Vergine immacolata che il Maligno non può nemmeno nominare ti raccomandiamo soprattutto i piccoli delle nostre scuole: i bambini, e soprattutto quelli gravemente ammalati, i ragazzi disagiati e quanti non ricevono in famiglia  una educazione religiosa di fede. Veglia su di loro e fa’ che possano sentire, nell’affetto e nell’aiuto di chi sta loro accanto con fede, il calore dell’amore di Dio! Ti affido, o Maria, gli anziani soli, gli ammalati, gli immigrati che fanno fatica ad ambientarsi, i nuclei familiari che stentano a far quadrare il bilancio e le persone, soprattutto i giovani, che non trovano occupazione, o hanno perso un lavoro indispensabile per andare avanti. Insegnaci, Maria, ad essere solidali con chi è in difficoltà, a colmare le sempre più vaste disparità sociali; aiutaci a coltivare un più vivo senso del bene comune, del rispetto di ciò che è pubblico, spronaci a sentire le nostre parrocchie e i nostri paesi come patrimonio di tutti, ed a fare ciascuno come persone con sguardi di relazione e di amore e non semplici individui chiusi in se stessi, la nostra parte per risolvere i problemi sia pastorali per la carenza di sacerdoti e sia sociali.
O Madre Immacolata, che rimani per tutti segno di sicura speranza e di consolazione in tutte le tribolazioni, fa che ci lasciamo attrarre dal tuo candore immacolato che libera da ogni assalto del Maligno. La tua bellezza come Tota pulchra  ci assicura che anche oggi, nonostante il momento storico drammatico, è possibile la liberazione dall’azione del Maligno, la vittoria del più Forte che con il suo amore che arriva fino al perdono; anzi ci assicuri che la grazia ottenuta con la preghiera quotidiana e della Messa almeno domenicale è più forte del peccato, dell’azione del Maligno. Sì, o Maria, tu ci aiuti nel prossimo Natale a credere con più fiducia nel bene, a non definire nessuno dal male che fa e sulla forza della verità e della correzione fraterna; ci incoraggi a rimanere svegli come i pastori, a non cedere alle tentazioni di facili evasioni anche natalizie, ad affrontare la realtà, coi suoi problemi, con coraggio e responsabilità. Così hai fatto tu, giovane donna schiacciando continuamente la testa del serpente, chiamata, come noi, a rischiare tutto sulla Parola del Signore che anche questa sera, convenendo nella preghiera di liberazione,  di guarigione, di consolazione, abbiamo ascoltato. Amen.
Benedizione eucaristica
Benedizione dell’acqua esorcizzata
Unzione sacramentale con l’olio benedetto
Celebrazione eucaristica

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