giovedì 30 novembre 2017

Avvento I

La speranza dei cristiani è rivolta al futuro, ma resta sempre ben radicata in un evento del passato: il presente avviene nel prossimo Natale, con la confessione e la comunione con Cristo e con noi, tra ciò che è avvenuto e che avverrà


Oggi iniziamo con la Chiesa il nuovo Anno liturgico con le quattro settimane che precedono il Natale del Signore: un nuovo cammino di fede, da vivere insieme nella propria famiglia, nella propria comunità cristiana, ma anche, come sempre, da percorrere all’interno della storia del mondo, per
aprirla al mistero di Dio, alla salvezza che viene dal suo amore fino al perdono. Il nuovo Anno liturgico inizia con il Tempo di Avvento: con il Vangelo tempo stupendo in cui si risveglia nei cuori l’attesa del ritorno di Cristo nella memoria della sua prima venuta, quando il Figlio del Padre assunse un volto umano amandoci sino alla fine, fino, risorto e asceso al cielo, a farsi continuamente presente con il sacramento del perdono e della comunione natalizia con Lui e tra di noi anche quest’anno.
“Vegliate!” cioè prendete coscienza del senso della vostra vita come suo dono nel proprio e altrui essere, nel mondo che circonda come l’Albero di Natale ci ricorda. Questo è l’appello di Gesù nel Vangelo di oggi. Lo rivolge non solo a noi suoi discepoli, ma a tutti: “Vegliate, prendetene coscienza!” (Mt 13,37). E’ un richiamo salutare a ricordarci che la vita veramente vita non ha solo ma una dimensione terrena, ma è proiettata verso un “di più di ogni bene senza più alcun male”. Come una pianticella che germoglia dalla terra e con il Battesimo, con la Confessione e Comunione natalizia si apre verso il cielo. Una pianticella pensante, l’uomo, dotata di libertà e responsabilità rischiosa, per cui ognuno di noi è chiamato a rendere conto di come ha vissuto nel suo essere amato fino al perdono, di come ha utilizzato le proprie capacità nella verità del proprio e altrui essere dono del Donatore divino la cui consapevolezza rende veramente liberi: sul piano della prassi anziché vivere le libertà individuali erigendole a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare le rapportiamo alla libertà di tutti?
Anche Isaia, il profeta dell’Avvento, ci fa riflettere oggi con una preghiera accorata, rivolta a Dio a nome del popolo. Egli riconosce che questa cultura individualista che rende difficile la vita, la fede, non da persone con lo sguardo di amore, di solidarietà a un certo punto dice: “Nessuno a mattina e sera invocava il tuo nome ringraziando, nessuno nella giornata si risvegliava per stringerti a te non indifferente ad ogni volto che poteva aiutare; perché teniamo nascosto il tuo volto mettendoci in balìa della nostra iniquità” (Is 64,6). Come non rimanere colpiti da questa descrizione profetica? Sembra rispecchiare certi panorami dell’attuale mondo post-moderno in cui l’uomo vien considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza della cultura moderna che era una rivendicazione democratica della centralità di ogni uomo e della sua libertà. L’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. E a volte, in questo mondo fatto apparire quasi perfetto, accadono cose sconvolgenti, o nella natura, o nella società, per cui siamo tentati di pensare che Dio si sia come ritirato, ci abbia, per così dire, abbandonati a noi stessi quando siamo noi ad abbandonarlo.
In realtà, però, il vero “padrone” del mondo non è l’uomo, ma Dio. Il Vangelo dice: “Vegliate dunque: voi non sapete  quando il padrone di casa ritornerà. Se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati” (Mc 13,35-36. Il Tempo di Avvento viene ogni anno a ricordarci questo, a svegliarci perché la nostra vita ritrovi il suo giusto orientamento, verso il volto di Dio. Volto non di un “padrone”, ma di un Padre e di un Amico. Con la Vergine Maria che all’8 dicembre celebreremo Immacolata, che ci guida nel cammino dell’Avvento, facciamo nostre  le parole del profeta: “Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani” (Is 64,7).

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