domenica 29 ottobre 2017

Preghiera 79

Il serpente antico oscura la coscienza della speranza affidabile, il paradiso, e del tempo di purificazione ed espiazione ultraterrena, il purgatorio

Madonna della Salute Dossobuono lunedì 6 novembre 2017 18,30 – 20,30
Canto di esposizione (67). Hai nascosto in Croce la divinità sull’altar veli pur l’umanità; Uomo – Dio la fede ti rivela a me, come al buon ladrone dammi un giorno il ciel.
Anche se le piaghe non mi fai toccar grido con Tommaso; “Sei il mio Signor”; cresca in me la fede, voglio in te sperar pace trovi il cuore solo nel tuo amor.
Sei ricordo eterno che morì il Signor pane vivo, vita, tu diventi
in me. Fa che la mente luce attinga a te e della manna porti il gusto in sé.
Come il pellicano nutri noi di te; dal peccato grido: “Lavami, Signor”. Il tuo sangue è fuoco, brucia il nostro error, una sola stilla, tutti può salvar.
Ora guardo l’Ostia, che ti cela a me, ardo dalla sete di vedere te: quando questa carne si dissolverà, il tuo viso, luce, si disvelerà. Amen.
Dopo aver celebrato il 16 aprile la Pasqua di Cristo, fondamento di ogni salvezza dell’anima,  della carne e del mondo cioè il paradiso, il 15 agosto  con gioia la Pasqua di Maria, segno di sicura speranza e consolazione per noi, e questa sera, nell’ottavario dei defunti in purgatorio, riviviamo la nostra pasqua celebrata nella solennità di Tutti i Santi : in ogni Messa non ci siamo solo noi ancora in cammino cioè  chi fraternamente conviene, ma anche chi è già giunto alla meta, chi nella purificazione ultraterrena del purgatorio è certo della meta: col Sacramento della Riconciliazione, con la Confessione ci viene perdonata la colpa ma la pena che dal peccato deriva richiede sacrificio e purificazione anche ultraterrena. E’ questa la nostra speranza affidabile che il Maligno cerca di distoglierci dalla mente e dal cuore facendoci idolatrare i beni temporali, speranza affidabile in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso soprattutto per l’azione del Maligno, può essere vissuto ed accettato in tutte le tribolazioni se conduce verso una meta e se di questa meta già raggiunta dalla Madonna della salute come è invocata in questo Santuario, meta già raggiunta da tutti i Santi, da tutte le anime sante del purgatorio, se questa meta è così grande da giustificare la fatica personale e storica del cammino. Benedetto XVI ci ricorda, però, che “l’immagine definitiva della speranza chiama in causa la responsabilità personale”, perché “la grazia immensa della misericordia (nel perdono sacramentale della colpa) non esclude la giustizia per la pena (conseguente al peccato), il giudizio (particolare e universale di Dio)”, anzi, “la questione della giustizia costituisce l’argomento più forte, in favore della vita eterna”, perché “solo con l’impossibilità che l’ingiustizia della storia sia l’ultima parola diviene pienamente convincente la necessità  del ritorno di Cristo e della nuova vita”, la vita veramente vita verso la quale siamo sempre in attesa con la priorità del giudizio morale in ogni scelta. “La grazia del perdono non cambia il torto in diritto. Non è una spugna che cancella tutto, così che quanto si è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore. Contro un tale tipo di cielo e di grazia ha protestato a ragione Dostoevskij nel suo romanzo ‘i fratelli Karamazov’. I malvagi alla fine, nel banchetto eterno non siederanno indistintamente a tavola accanto alle vittime, come se nulla fosse stato”, a meno che, rendendosi conto non si siano lasciati perdonare, ricreare nella colpa attraverso la Confessione e impegnandosi a riparare la pena nel limite del possibile, attraverso la sofferenza, l’indulgenza e attraverso la purificazione ultraterrena del Purgatorio.
(86) R) Annunceremo il tuo Regno, Signor: il tuo Regno, Signor, il tuo Regno!
1.Regno di pace e di giustizia, regno di Vita e Verità. R) Annunceremo…
2. Regno di amore e di grazia, regno ch’è già nei nostri cuori. R) Annunceremo…
 3. Regno che soffre violenza, regno che non è di quaggiù. R) Annunceremo …
4. Regno che è già cominciato, regno che non avrà mai fine. R) Annunceremo …
Ma la solennità di Tutti i Santi, di cui Lei è Regina, spero che abbia infuso in tutti noi, qui convenuti questa sera per la preghiera di liberazione, di guarigione, di consolazione, una grande gioia e una grande speranza. Ci rallegriamo, come abbiamo sentito nella prima lettura del primo novembre, nel sapere che un’immensa folla di nostri fratelli e sorelle, non pochi, hanno già raggiunto Dio per mezzo del cammino di santità operata in loro dalla sua grazia, soprattutto dalla grazia del perdono. D’altra parte, questo ci dà una grande speranza in un momento storico così in crisi anche per l’azione demoniaca che aumenta sempre più in varie forme. Certo abbiamo bisogno anche di piccole, relative speranze come la salute fisica, i mezzi necessari per vivere,  relazioni fraterne e di amicizia, per cui siamo qui convenuti, piccole speranze che giorno per giorno ci mantengono in cammino in modo sereno e fiducioso. Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano per non disperarci ed essere liberati nella sofferenza e perfino nella e attraverso la morte. Questa grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere, soprattutto il perdono del male commesso nel passato che solo Lui può donarci aprendoci alla sua misericordia che ricrea ciò che il peccato mortale ha distrutto e il peccato veniale ha rovinato. 
La solennità di tutti i Santi che abbiamo celebrato mercoledì 1 novembre infonde in noi una grande gioia e una grande speranza. Ci rallegreremo nel sapere che una moltitudine immensa di nostri fratelli e sorelle hanno raggiunto Dio per mezzo della santità operata in loro dalla grazia soprattutto del perdono della colpa e della pena con la purificazione, con l’indulgenza. D’altra parte, questo ci dà una grande speranza: anche noi riceviamo la grazia di Dio, per essere santi e immacolati nell’amore.
L’assemblea celeste è formata da innumerevoli persone. La figliolanza divina ci è stata data fin dal battesimo ed è all’origine della nostra santità di figli nel Figlio quindi fratelli per opera dello Spirito Santo. Nel Vangelo di Tutti i Santi Gesù ci mostra anche il cammino per raggiungere la santità: le beatitudini.
Le beatitudini sono un programma di vita per raggiungere la santità. Si tratta di un programma ottimistico. Gesù ripete nove volte “beati” ( la nona è nell’Apocalisse: beati quelli che muoiono nel Signore), proclama la beatitudine di tante persone anche nelle tribolazioni di purificazione della pena, e ci invita ad accogliere la sua beatitudine nella nostra vita.
“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. Questa è la prima beatitudine che contiene tutte le altre. L’espressione “poveri in spirito” va capita bene, perché può essere fraintesa. Essa vuol indicare che la condizione per essere santi è il distacco dai beni, dalle ricchezze temporali, materiali, non il loro disprezzo come doni relativi. Questa è la cosa essenziale. Chi si attacca ai doni temporali, alle ricchezze di questo mondo, alla salute come idoli, come il tutto, è come tirato da un peso enorme verso il basso, e sempre più perde la libertà e quindi la capacità di essere amato e di amare. Invece per giungere alla santità cioè per assimilarci a Gesù Cristo, bisogna essere leggeri, liberi, accogliere bene tutto e tutti come dono di Dio e vivere attratti dalla grande meta, dalla speranza affidabile e davanti ad ogni scelta chiedersi “mi anticipa la vita veramente vita, il Paradiso”. Anche i ricchi sono invitati ad essere poveri di spirito cioè non idolatri delle proprie possibilità temporali, delle proprie  ricchezze relativizzandole in rapporto alla speranza affidabile, ma servirsene non solo per se stessi ma per il bene degli altri, nel farsi dono nel proprio e altrui essere, per sostenere iniziative buone, per il bene anche sociale di tutti. Così chi ha salute, intelligenza. Condizione fondamentale per essere beati come anticipo del paradiso è non trasformare il rapporto con le persone, i beni materiali, la salute, l’intelligenza, il successo in idoli dimenticando la meta della vita veramente vita: è la tentazione più terribile del Maligno, nella quale non soccombere. Anche un misero, un ammalato, un anziano può essere idolatra in rapporto a ciò che non ha, invidiando chi lo possiede. Da povero in spirito si cercano tutti i mezzi necessari ma non il di più destinato a chi non ha e ci si prepara a tutti i limiti nella vita chiedendo non solo di essere liberati da tante sofferenze ma soprattutto nella sofferenza, nella morte dalla disperazione. Nelle famiglie, negli ambienti dove mente e cuore sono in rapporto a Cristo mediante la Madonna del Rosario di Fatima, la Madre del lungo cammino, la Madonna della salute, in tutto quello che si fa, si vive, la fraternità è più viva. La preoccupazione per la ricchezza, l’eccessiva preoccupazione della salute, dell’opinione degli altri crea barriere tra le persone.
(98) R) Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la vivono ogni giorno.
1. La tua Parola si è fatta uno di noi: mostraci il tuo volto, Signore. R) Beati…
2. Tu sei il Cristo, la Parola del Dio vivente, che oggi parla al mondo con la Chiesa. R) Beati…
3. La tua parola ha creato l’universo, tutta la terra ci parla di te Signore. R) Beati--
“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”. Non si tratta solo degli atteggiamenti in rapporto alla castità. Comprende anche questo, ma va al di là di esso. Essere puri di cuore vuol dire non volere nel proprio intimo nessun pensiero, sentimento cattivo o indifferente verso gli altri, nessuna aspirazione viziosa e qui le tentazioni del Maligno per farci soccombere sono continue di giorno e anche di notte. Si tratta di essere puri non soltanto nel campo della sessualità, ma anche in quello della giustizia, della carità, dello spirito fraterno, di amicizia, di tenerezza. In definitiva, l’espressione “puri di cuore” indica il frutto più bello delle preghiere e della preghiera cioè la certezza dell’amore di Dio fino al perdono amando pieni di misericordia il prossimo. La purezza non è un’assenza di amore, una privazione di rapporti, di relazioni, ma una pienezza; è possibile solo se il cuore è pieno della certezza dell’amore di Dio e della disponibilità di viverlo nel prossimo, verso ogni volto, soprattutto poveri, sfregiati. E quindi da puri di cuore è possibile interiormente, soprattutto nel silenzio, vedere la continua presenza di Dio che ha assunto un volto umano, amandoci sino alla fine e unito in qualche modo ad ogni volto, senza escludere nessuno pur con preferenze e amicizie intense.
“Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”. Questa è una beatitudine accompagnata da grandi sofferenze come quando Gesù si è sentito squalificare addirittura come indemoniato, di prestarsi a Beelzebud Lui che è venuto per liberarci dal demonio. Questa è una beatitudine accompagnata da grandi sofferenze ma portatrice della gioia nella purificazione, della libertà interiore più profonda.  Il Signore ci invita, come hanno testimoniato santa Giacinta da sette a undici anni, San Francesco da nove a 12 anni, suor Lucia di Fatima da dieci a 95 anni, a rallegrarci anche quando le cose non vanno bene, quando dobbiamo soffrire perché cristiani, testimoni della Madre del lungo cammino, perché la sofferenza è un’occasione per amare in maniera più disinteressata, più onerosa, in unione con la passione di Gesù che da risorto rende sacramentalmente presente in modo incruento in ogni Messa, soprattutto nella Messa della Domenica abitualmente nella propria parrocchia. Pietro ha capito tutto questo, perché nella sua Prima lettera dice: Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi ed esultate, perché nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo” (1 Pt 4,13-14), fraintesi, calunniati.

I santi sono veramente quelli che hanno vissuto le beatitudini, hanno progredito sempre verso la gioia dell’amore perfetto di Dio.
Nella seconda lettura della solennità di Tutti i  Santi Giovanni ci presenta un motivo di gioia straordinaria, perché dice: “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!”.
D’altra parte, questo ci fa capire che la santità o assimilazione a Gesù non è una meta che possiamo realizzare meritoriamente noi con le nostre forze. 

(335) R)Ti saluto, o Croce santa, che portasti il Redentor; gloria, lode, onor ti canta ogni lingua e ogni cuor.
Tu nascesti tra braccia amorose d’una Vergine Madre, o Gesù; tu moristi tra braccia pietose d’una croce che data ti fu. R) Ti saluto…
O Agnello divino, immolato sulla croce, pietà! Tu che togli del ondo il peccato salva l’uomo che pace non ha. R) Ti saluto…
L’espressione “farsi santi”, che viene usata spesso, non è una espressione corretta dal punto di vista del Vangelo. Infatti, non siamo noi che operiamo la nostra santificazione o assimilazione a Gesù come figli in Lui figlio, ma la riceviamo sacramentalmente con il dono del suo Spirito, del suo amore: occorre  però saperlo, pensarlo continuamente e volerlo liberamente cioè per amore.
L’amore di Dio è ambizioso nei nostri riguardi e ci spinge verso la santità di amare come Lui ci ama, di perdonare come Lui ci perdona. Dio ci vuole comunicare la sua stessa santità cioè il suo stesso amore che arriva sempre fino alla disponibilità di perdono. Noi allora ci preoccupiamo di ravvivare continuamente un atteggiamento di accoglienza, attraverso la fraternità, di figliolanza divina. Questa da battezzati fin da bambini è una dignità, una possibilità straordinaria di figliolanza divina anche prodighi. Comunque ridotti siamo uniti nell’amore come figli nel Figlio al Padre celeste sotto l’azione guida dello Spirito Santo. Giovanni ci fa osservare di non scoraggiarci mai dei nostri limiti perché ciò che diventeremo non è ancora rivelato. Noi viviamo storicamente in situazioni difficili, ma sappiamo di possedere  già questa dignità, che poi si manifesterà pienamente quando attraverso la morte incontreremo il Signore e tutte le persone care che ci hanno preceduto.
La nostra Pasqua è anche la Commemorazione di tutti fedeli defunti in questo ottavario, con la possibilità dell’indulgenza visitando il cimitero  dal primo all’otto novembre. E’ già pasqua perché le anime purganti sono salve, ma questa salvezza, ormai raggiunta per sempre, non la possono ancora godere nella felicità della meta del Paradiso per la necessità di purificazione dai peccati veniale e dalla pena di peccati mortali già sacramentalmente perdonati. La nostra comunione con loro avviene soprattutto in ogni Messa e soprattutto celebrata per loro, con l’indulgenza plenaria dal 1 all’8 novembre visitando il cimitero, con gesti di carità.
Dio non poteva manifestare il suo amore in modo più evidente assumendo un volto umano, morendo per noi per vincere la nostra morte. La morte di Gesù è una vittoria sulla morte, perché è una morte accettata per amore e per liberarci nella morte: amore verso il Padre e amore verso ogni essere umano che si lascia perdonare. Riconciliati siamo salvati mediante la sua vita. Si tratta della vita di Risorto, frutto della sua passione sacramentalmente attuale in ogni Messa. Per questo abbiamo una speranza molto forte per i nostri cari defunti. Pertanto la  
 Commemorazione dei defunti non è un giorno, non sono otto giorni di completa tristezza, ma di speranza affidabile e gioia anticipata per la vita che vivremo con loro.
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Madonna della salute: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.
Consolatrice degli afflitti, prega per noi.
Fa che io possa lodarti, o Vergine santa, e tu dammi la forza per combattere i tuoi nemici.
Madre mia, fiducia mia, Vergine Madre di Dio, Maria, prega Gesù per me.
Gloriosa regina del mondo, sempre Vergine Maria, tu che hai generato Cristo, Signore e Salvatore, intercedi per la nostra pace e la nostra salvezza in questo momento drammatico. 
Maria, Madre della grazia e Madre della misericordia, proteggici dal nemico e accoglici nell’ora della morte.
Vieni in mio aiuto, santissima Vergine Maria. In tutte le tribolazioni, angustie e necessità: implora per me il tuo amatissimo Figlio, perché mi liberi da ogni male e pericolo dell’anima e del corpo.
Benedizione eucaristica
Benedizione dell’acqua
Unzione sacramentale con l’olio benedetto
Celebrazione eucaristica

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