giovedì 19 ottobre 2017

Domenica XXIX anno A

L’esistenza del potere politico per il bene temporale di ogni persona corrisponde alla volontà di Dio
Il Vangelo di questa Domenica ci presenta il tema del tributo a Cesare, preparato dalla prima lettura, tratta dal libro di Isaia, che non parla del Cesare romano, ma di Ciro, re di Persia.
Al tempo di Gesù la Palestina era parte dell’impero romano; perciò gli ebrei dovevano pagare il tributo a Cesare divinizzato come Augusto. Per gli ebrei ferventi questa
necessità era una idolatria, una difficoltà religiosa di prim’ordine. Come può il popolo che appartiene al Dio vero pagare un tributo a un imperatore pagano, idolatrato come un dio. Si tratta di una situazione storica completamente anomala e inaccettabile. Tuttavia storicamente c’è questa necessità, e non si può fare altrimenti. I farisei cercano innanzitutto di lusingare Gesù per poterlo prendere in fallo. Lusingare una persona è un mezzo per ingannarla, perché la persona lusingata perde il controllo delle proprie reazioni, tentata di confermare la propria fama. I farisei dicono a Gesù, il Figlio di Dio sacramentalmente in un volto umano: “Sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno”. Questo suggerisce che Gesù risponderà senza pensare alle conseguenze della sua risposta.
I farisei per i quali la legge di Dio è tutto domandano: “E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?”. E’ una domanda chiara e, in qualunque modo Gesù risponda, sarà sempre possibile criticarlo e anche accusarlo per la condanna a morte, come avverrà davanti a Pilato. Se egli – secondo la coerenza religiosa di tanti suoi connazionali – risponde: “Non è lecito pagare il tributo a un idolo, a Cesare. Siamo il popolo di Dio e quindi dobbiamo pagare il tributo solo al Dio vero. Pagare il tributo a Cesare è idolatria e perciò non ammissibile”. I farisei potranno accusarlo presso le autorità romane come sovversivo Di fatto, nel racconto documentato della passione secondo Luca, Gesù verrà accusato proprio di impedire di dare tributi a Cesare (Lc 23.2).
Se invece Gesù risponde che è lecito pagare il tributo a Cesare allora lo si potrà accusare di non essere religioso, fedele a Dio, ma complice di un potere idolatra.
Dice ai farisei: “Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo”. I farisei gli presentarono un denaro, cioè la moneta romana, usata per pagare il tributo. E Gesù domanda: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”. I farisei non possono che rispondere: “Di Cesare”. Allora Gesù dice loro: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. La risposta di Gesù è perfetta. Con la sua domanda fa capire ai farisei che essi approfittano della dominazione romana, perché accettano il denaro romano per la loro vita ordinaria. Ma dice loro di rendere a Cesare quello che è di Cesare, come per sbarazzarsi del denaro sporco, del denaro pagano. Rendere questo denaro a Cesare è la cosa più normale che ci sia. Così Gesù non può essere accusato né di favorire il potere pagano, né di rifiutare l’obbedienza a Cesare. Ma subito dopo aggiunge: “Rendete a Dio quello che è di Dio”. Infatti, non si tratta soltanto di essere coerenti con le necessità della vita quotidiana, ma si tratta anzitutto di essere fedeli a Dio. La prima lettura completa il brano evangelico, mostrando che il potere pagano può benissimo essere uno strumento di Dio. Questo può sembrare strano, ma si è avverato nel tempo di Ciro, re di Persia e di Media, che è stato un grande conquistatore. Isaia riferisce le parole di Dio: “Io l’ho preso per la destra (…)Per amore di Giacobbe mio servo e d’Israele mio eletto io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo senza che tu mi conosca”. Dio guida Ciro senza che egli lo sappia. E’ Dio che conduce la storia e che si serve di questo re pagano per realizzare il suo disegno a favore del suo popolo. Ciro infatti decide la ricostruzione del tempio di Gerusalemme, e consente agli ebrei esiliati di tornare in Palestina proprio per riscostruire il tempio. Questo fa parte della sua politica, ma in realtà pur rispettando il loro libero arbitrio la sua politica è sottoposta al disegno di Dio. Non necessariamente tutto ciò che appartiene ai pagani dev’essere rigettato, ma anche in loro ci sono tante cose buone che, proprio perché buone, vengono da Dio. Perciò dobbiamo discernere. D’altra parte, l’esistenza del potere politico nel mondo temporale corrisponde alla volontà di Dio. Perciò nel Nuovo testamento Paolo e Pietro invitano i cristiani a essere sottomessi al potere politico, anche se si tratta di un potere pagano che per fedeltà di dare a Dio quel che è di Dio li perseguita (Rm13, 1-7; 1 Pt 2,13).Dobbiamo accogliere il disegno di Dio in tutte le sue dimensioni. Talvolta esse ci possono sembrare paradossali, sconcertanti come la cultura, il potere romano delle persecuzioni, ma in fin dei conti hanno favorito l’evangelizzazione, il divenire con l’apporto ebraico cultura europea la fede pienamente accolta, pienamente vissuta in privato e in pubblico, pienamente pensata.

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