lunedì 18 settembre 2017

Preghiera 78

Quando la voce di Gesù Risorto ci scuote convenendo nella preghiera di liberazione, allora anche gli occhi si aprono e possiamo dire con Maria di Magdala, liberata dalla totalità dell’azione diabolica: “Ho visto il Signore”
Madonna della Salute Dossobuono lunedì 2 ottobre 2017 18,30 – 20,30
Canto di esposizione (67). Hai nascosto in Croce la divinità sull’altar veli pur l’umanità; Uomo – Dio la fede ti rivela a me, come al buon ladrone dammi un giorno il ciel.
Anche se le piaghe non mi fai toccar grido con Tommaso: “Sei il mio Signor”; cresca in me la fede, voglio in te sperar pace trovi il cuore solo nel tuo amor.
 Sei ricordo eterno che morì il Signor pane vivo, vita, tu
diventi in me. Fa che la mia mente luce attinga a te e della manna porti il gusto in sé.
Come il pellicano nutri noi di te; dal peccato grido: “Lavami, Signor”. Il tuo sangue è fuoco, brucia il nostro error, una sola stilla, tutti può salvar.
Ora guardo l’Ostia, che ti cela a me, ardo dalla sete di vedere te: quando questa carne si dissolverà, il tuo viso, luce, si disvelerà. Amen
Paolo VI nel 1972 ci ha ricordato che “il demonio è all’origine della prima disgrazia dell’umanità. E’ il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana”.
Gesù risorto, qui dinnanzi a noi, ha vinto il Maligno e continuando a vincerlo in noi ci libera, ci guarisce, ci sostiene incontrandolo soprattutto insieme. Davanti a Lui qui convenuti mensilmente vorremmo rivivere l’esperienza della liberata divenuta Apostola degli apostoli nel primo annuncio della risurrezione, come l’ha chiamata fin dal  500 san Gregorio Magno, Maria di Magdala. Erano usciti sette demoni, espressione che nel linguaggio biblico indicava un gravissimo (il sette è il numero della pienezza) male fisico o morale con cui il demonio aveva colpito la donna e da cui Gesù l’aveva liberata. Liberata, guarita è stata riportata alla vita e che, come i Dodici, è divenuta una sua discepola piena di amore. Lo segue, lo serve, ascolta il suo insegnamento, vive con Lui. Nominarla all’inizio della vita pubblica e poi di nuovo con la madre di Gesù sotto la croce mette in  evidenza come ella sia stata e rimanga partecipe con Maria dell’intera vicenda di Gesù che nella preghiera libera, guarisce, consola: nel Vangelo di Luca le donne sono la realizzazione del “perfetto discepolo” perché, come abbiamo bisogno noi, camminano con Lui in Galilea, salgono con Lui a Gerusalemme, fino al Calvario, per divenire poi le prime, lei la prima testimone della Sua Risurrezione per cui sacramentalmente in questo momento siamo di fronte a Lui che opera anche questa sera con loro quello che il Vangelo in questo momento ci fa rivivere con il servizio e l’ascolto della sua Parola cioè con la preghiera per il vissuto di questo mese di ottobre, il mese del Rosario in famiglia. E’ un discepolato cioè un lasciarsi assimilare a Lui fedele e radicale con cui veniamo  continuamente liberati dall’azione del Maligno: Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore (Gv 12,26).
Quando, nell’ora della Passione, tutti abbandonano Gesù (Mc 14,50), le uniche che continuano a seguirlo sono quelle donne con Maria, la madre di Gesù e nostra. Sia Marco che Matteo menzionano per prima la Maddalena tra le donne che osservano, da lontano, quanto avviene sul Golgota e poi al luogo della sepoltura cogliendo quello che non era stato fatto da Giuseppe e Nicodemo sul corpo di Gesù  aspettando il momento per poterlo fare: Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme (Mc 15, 40-41; Mt 27,55-56). Maria di Magdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto (Mc 15,47; Mt 27,61). Le donne non hanno paura del Vangelo cioè dello stare con Dio che ha assunto un volto umano,   che porta fino alla croce. Costanza, fedeltà, abbandono di certezze mondane, radicalità sono i tratti peculiari della sequela e dell’assimilarsi all’altezza, portare ogni essere umano a figlio nel Figlio, alla larghezza, non esclude nessuno, alla profondità, condivide fino in fondo le nostre miserie, alla lunghezza, nessuna difficoltà lo vince, dell’amore del Crocefisso. Ecco l’importanza dell’icona del Crocefisso nell’azione liberatrice.
(335) R) Ti saluto, o Croce santa, che portasti il Redentor; gloria, lode, onor ti canta ogni lingua e ogni cuor.
Tu nascesti tra braccia amorose d’una Vergine Madre, o Gesù; tu moristi tra braccia pietose d’una croce che data ti fu. R) Ti saluto…
Tutte quelle donne divengono immuni dal soccombere nella tentazione cui va incontro Pietro e libere dall’azione del Maligno che travolge Giuda dimostrando i tratti distintivi dell’autentico discepolo. Forse, in primo luogo, proprio in quella libertà del “lasciare tutto” che dimostrano, al punto da affrancarsi dalle regole sociali. Dimostrano anche un “andare fino in fondo” che caratterizza il loro atteggiamento di amore nei giorni della Passione. Questo “andare fino in fondo” è, in particolare, l’atteggiamento di una resistenza incrollabile all’insuccesso, alla prova della morte cioè non avere la debolezza dell’aver paura, la forza del Maligno.
Una “resistenza” che l’Evangelista Giovanni esprime con il verbo “stare (stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Cleopa e Maria di Magdala (Gv 19,25), un verbo che significa anzitutto l’esserci di fronte a tutte le reazioni, uno stare eretta, in piedi, salda Maria di Magdala in quell’amore che non l’aveva fatta indietreggiare mai e che l’aveva condotta fin sotto la croce, accanto alla Madre di Gesù che per prima stava. La Madre, Maria di Cleopa e Maria di Magdala stanno vicino non tanto alla croce, quanto al Crocefisso che rende sempre vittoriosi di fronte ad ogni azione del Maligno che agisce provocando paura. Lo stare di Maria di Magdala evoca dunque fedeltà nella prova, una fedeltà che si contrappone alla fuga di tutti gli altri, di coloro che l’hanno tradito o rinnegato. Stare espressione di fedeltà messa alla prova, ma salda, dono della continua preghiera. Nemmeno al sepolcro lei verrà meno, ma continuerà a rimanere.
In tutti i passi evangelici che la nominano esplicitamente, Maria di Magdala è posta per prima nel gruppo delle donne che seguono da vicino e aiutano Gesù con gli apostoli; ed è certamente questa la ragione per cui le è riservato l’onore di guida del corteo non solo delle più vicine ma anche di tutte le altre donne che ascoltano l’insegnamento del Cristo.
Nel Vangelo di Giovanni, però, a differenza dei Sinottici, il mattino di Pasqua ella è sola, protagonista, come riviviamo questa sera, di un percorso di fede unico e intensissimo, scandito da una serie di verbi di visione; ed è proprio l’incontro con Gesù Risorto nel Quarto Vangelo a descrivere, a svelare l’identità profonda e autentica di Maria di Magdala. Sono i dieci versetti giovannei a dirci chi ella sia:
Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando ancora era buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!” (Gv 20, 1-2).
I racconti dei Sinottici (Marco, Matteo, Luca) assegnano alle donne il compito di portare gli aromi (Lc 24,1) per completare la sepoltura del corpo di Gesù; in Giovanni, invece, Maria viene al sepolcro senza un obiettivo specifico, essendo la sepoltura già stata compiuta da Giuseppe di Arimatea e da Nicodemo. Dunque, l’unica ragione che la spinge ad andare al sepolcro è lo slancio del cuore, espressione di un amore profondo. Maria sa che Gesù è morto, eppure non riesce a stargli lontana; è un gesto tipicamente femminile, questo cercare appassionatamente la persona amata, andando anche aldi là della fisicità dell’incontro, per poter comunque stare vicini a colui che si è perso. Ma, giunta lì, vede  la pietra rimossa. Nel Quarto Vangelo il vedere gioca un ruolo particolarmente importante nel portare alla fede: L’Evangelista utilizza tre diversi verbi, perché ciascuno di essi assume un significato particolare e definisce un diverso orizzonte del vedere. 
(209) 1. Le tue mani son piene di fiori: dove li portavi, fratello mio? Li portavo alla tomba di Cristo, ma l’ho trovata vuota, fratello mio! R) Alleluia, alleluia, alleluia, alleluia!
2. I tuoi occhi riflettono gioia: dimmi: cos’hai visto, fratello mio? Ho veduto morire la morte: ecco cosa ho visto, fratello Mio! R)Alleluia …
Qui Maria scorge con gli occhi, nota che la pietra è stata spostata dal sepolcro; si tratta di un vedere fisico; di una pura percezione sensoriale. Da questa percezione progressiva che porta alla fede deriva alla donna una conclusione altrettanto sensoriale: il cadavere non c’è più, quindi è stato rubato, portato via. Maria non è entrata nel sepolcro, eppure la prima deduzione che ella trae dal vedere il sepolcro aperto non è la Risurrezione, bensì il furto della salma E’ mattino, sì, ma era ancora buio…A un’indicazione cronologica l’Evangelista accosta un tempo dell’anima: è buio nel cuore di Maddalena, oscurato dal dolore; c’è l’angoscia di una donna che cercava il maestro tanto amato, di cui anelava almeno la tomba e che adesso ha perso anche questo punto di riferimento. Non solo la vita di Gesù, ma anche il suo misero corpo, le sono stati sottratti. Al dramma si aggiunge la cocente delusione di non piangere vicino a quello che restava del suo amato Signore. L’ha perso una seconda volta (così crede) ma non desiste e piangendo continua a cercarlo.
E allora corre, sconvolta, a riferire quanto ha visto a Pietro e al discepolo che Gesù amava. Non è espresso chi abbia rimosso la pietra (il passivo teologico suggerisce al lettore che il soggetto è Dio!), così non sono identificati coloro che hanno portato via Gesù, tuttavia nelle parole di Maria ai discepoli si avverte un inconsapevole spiraglio di luce. Ella non dice infatti: “Hanno portato via il corpo di Gesù”, bensì hanno portato via il Signore dal sepolcro. Senza saperlo ancora, e senza volerlo, Maria parla del Signore come di un vivente. I due discepoli corrono al sepolcro a Giovanni specifica che il Discepolo Amato capendo vide e credette (20.8). Se nella tomba vuota e nelle bende piegate con cura vede il segno che lo conduce a comprendere che il corpo non è stato rubato né portato altrove, tuttavia i due discepoli se ne tornano di nuovo a casa ( Gv 20,10). I discepoli vanno via – il sepolcro sembra non avere più interesse per loro -, e nulla viene detto delle loro reazioni, se e cosa abbiano annunciato agli altri; sembra quasi poterli immaginare andare via restando in silenzio  poiché il sepolcro vuoto non è sufficiente per credere, occorrono insieme le apparizioni. Al sepolcro, come sotto la croce, resta invece Maria.
Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva (Gv.20,11). Il pianto esprime tutto il suo affetto e il suo attaccamento a Gesù, ma anche il suo restare legate al passato anche biologico. Il suo sguardo è di nostalgia per una assenza. Insieme, però, il pianto di Maria è il pianto dell’”amata” in cerca del suo “amato”. Come la sposa del Cantico dei Cantici ella cerca, nella notte, l’amato del suo cuore e non lo trova: Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato e non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia (Ct 3,1-2; 5,6). Quanto, purtroppo al confronto, siamo freddi nelle nostre preghiere!
Nel pianto compie lo stesso movimento che Pietro aveva compiuto poco prima; si china all’interno del sepolcro e l’assenza comincia a essere colmata da alcune “presenze”. Maria, infatti, vede due angeli in bianche vesti seduti a capo e a piedi del luogo dove giaceva  il corpo di Gesù. Essi sono come i “custodi” di un sepolcro inviolato, ma vuoto, sono come i cherubini che si fronteggiano da ogni lato del Propiziatorio dell’Arca dell’Alleanza. Alla loro domanda, ella risponde così come aveva annunciato ai discepoli il presunto furto, aggiungendo una nota affettiva e personale: Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto (20, 13). Non si è mossa di un passo dall’interpretazione data alla pietra rimossa. E’ rimasta bloccata, ferma al sepolcro aperto. E’ invece necessario “voltare le spalle” al sepolcro  - simbolo di morte,. E, difatti, quando ella si volta indietro vede Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù (v.14).  
E’ uno sguardo diverso dal primo, da quello rivolto alla pietra rotolata via dal sepolcro! Nel Quarto Vangelo il verbo è strettamente connesso ai segni che Gesù opera (Gv 2,23; 6,1-2; 7,3) e diverse volte serve a descrivere lo sguardo scrutatore del discepolo che è già consapevole del mistero di Gesù. E’ un vedere che scatena in qualche modo una reazione – più o meno immatura – di fede; è insieme visione e riconoscimento, mista però a un senso di smarrimento; la conoscenza non è totale; la conoscenza non è  profonda e immediata. Maria, infatti, non riesce a riconoscerlo, i suoi occhi sono ancora appannati; è legata ancora alla memoria, alla ricerca di un morto e non è ancora capace di riconoscere colui che invece è vivo per ritornare sacramentalmente sempre vivo e operante. Ella, che non lo ha riconosciuto nel vederlo attraverso una immagine ancora biologica scambiandolo per il custode del giardino: dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo (v.15), riconosce Gesù quando si sente chiamata per nome. E’ la voce dell’Amato che chiama l’amata. Non si può riconoscere la sua presenza, la sua voce senza la reciprocità dell’amore.
Nell’incontro di Gesù con Maria Maddalena avviene una cosa eccezionale, che Egli non fa con nessun’altra donna nel Vangelo di Giovanni: la chiama per nome. E così facendo la risveglia e, in un certo senso, la risuscita. Gesù le disse: “Maria!”. Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” . “Maria!”: questa parola vale tutto il Vangelo e vive un momento di “beatitudine”. Che però cade subito nell’equivoco di poter riprendere con Gesù i rapporti di prima di morire e risorgere. Rabbunì’ ‘(Maestro mio’) non è infatti un titolo per Gesù risorto, ma quello che egli si dava durante la sua vita pubblica prima di morire e Maria adopera d’istinto l’appellativo che le era consueto. Non mi trattenere le dice Gesù perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro; non è più possibile la stessa presenza di Gesù come prima della Passione con le caratteristiche biologiche. Maria Maddalena vorrebbe  quasi afferrare Gesù per ristabilire con Lui le stesse relazioni di prima. Di nuovo il suo affetto la spingerebbe, come la sposa del Cantico, ad abbracciare l’amato. Gesù con questa proibizione vuole chiarire a Maria, a noi, il cambiamento che si è operato in Lui, nel suo passaggio al Padre con la morte-risurrezione; così l’ascensione comporterà un nuovo modo di esistenza e di relazioni sacramentali come già accennato durante il suo ministero storico. L’allontanarsi di Gesù dal mondo non è per lasciare orfani i discepoli (il pianto), ma perché egli va a “preparare un posto, la meta per tutti rimanendo sacramentalmente presente e operante attraverso il suo corpo, la Chiesa con i sacramenti e sacramentali come questo convenire mensile  con l’unzione” (la gioia), per il momento in cui verrà a prendere con sé tutti i suoi fratelli e realizzare con essi l’unione perfetta contro il demonio che non ha più nessuna possibilità.
(234) 1. Nei cieli un grido risuonò: alleluia! Cristo Signore trionfò! Alleluia! R) Alleluia, alleluia, alleluia!
2. Cristo ora è vivo in mezzo a noi, alleluia! Ora al suo cielo risalì, alleluia! R) A…
3.Cristo ora ‘ vivo in mezzo a noi, Alleluia! Noi risorgiamo insieme a lui, alleluia. R)
E’ la prima volta che nel Quarto Vangelo i discepoli sono chiamati  fratelli. E’ grazie alla Risurrezione che si potrà instaurare quel rapporto di figliolanza tra Dio Padre e l’umanità nella libertà, uguaglianza e fraternità contro cui lotta Satana. E di questo annuncio è messaggera una donna: Maria di Magdala.
Maria di Magdala esegue il comando, si stacca per sempre da una vita tentata, disturbata nella purezza e castità, si stacca dal sepolcro di morte e annuncia ai discepoli: Ho visto il Signore, non ho più problemi, sono giunta all’amore agapico, gratuito. L’itinerario di fede di Maria e quindi libera, di vero amore si è completato; solo ora può dire ho visto, che l’Evangelista esprime con il verbo che rappresenta la forma più consapevole e profonda di vedere nell’amore, un vedere perfettamente, contemplare il senso profondo di ciò che si vede per noi sacramentalmente che coinvolge sensibilità, volontà, spiritualità. Con questo verbo si descrive ciò che attraverso la mediazione sacramentale (per lei la mediazione dell’immagine del custode del giardino per noi la particola che abbiamo esposta davanti, che riceviamo sapendo e pensando, adorando chi riceviamo)  si scopre, si conserva, si rivive nella memoria. In tutto lo sviluppo del Vangelo è presente questo cammino. Maria è giunta non solo a vedere Gesù ma ha visto il Signore, la presenza sacramentale del Risorto e ha compreso la pienezza della rivelazione pasquale. Tornata alla comunità Maria, inizialmente liberata da sette demoni, non comunica più il tormento del dubbio, e non chiama al sepolcro ma attesta che Gesù è vivo, continua a interessarsi di ogni uomo per liberarlo, guarirlo, consolarlo.
Maria racconta quanto ha esperimentato e quanto il Signore le ha detto, e non, come all’inizio, solo l’interpretazione erronea di una fragile paura (20,2). Attraverso la trasformazione delle ambigue, deboli percezioni e azioni di questa donna (i successivi modi di vedere, il doppio voltarsi, la diversità degli annunci) è stata condotta e in questa preghiera di liberazione, guarigione, consolazione riviviamo l’esperienza della conversione come dono di uno sguardo d’amore a Lui eucaristicamente esposto in quella bianca particola, uno sguardo di intelligenza profonda, di una confidenza, libera per i propri problemi. Quando la voce di Gesù risorto, sacramentalmente presente ci scuote nel convenire mensile, in ogni comunione in grazia di Dio e sapendo e pensando, adorando chi riceviamo, allora anche i nostri occhi di fede si aprono e possiamo dire con Maria di Magdala: “Ho visto il Signore” che ha vinto il Demonio e continua a vincerlo in me, in noi continuamente: non abbandonarci alla tentazione, liberaci dal male, dal Maligno.
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Madonna della salute: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.
Madre mia, fiducia mia, sempre Vergine Madre di Dio, Maria, prega Gesù per me.
Gloriosa regina dell’amore e del mondo, sempre vergine Maria, tu che hai generato Cristo, Signore e Salvatore, intercedi per la pace e la nostra salvezza in questo momento storico drammatico come hai promesso cent’anni fa a Fatima.
Benedizione eucaristica
Benedizione dell’acqua
Unzione sacramentale con l’olio benedetto
Celebrazione eucaristica



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