giovedì 10 agosto 2017

Assunzione della Beata Vergine Maria

L’Assunzione o celebrazione in cui Maria uscì dalla scena di questo mondo glorificata in anima e corpo in Cielo, in Dio,  è una realtà che tocca anche ciascuno di noi, perché ci indica in modo luminoso il nostro destino, quello dell’umanità e della sua storia

Nel cuore del mese di agosto la Chiesa in Oriente e in Occidente celebra la Solennità dell’Assunzione di Maria Santissima al Cielo in anima e corpo. Nella Chiesa Cattolica, il dogma dell’Assunzione fu proclamato durante l’Anno Santo
del 1950 da Pio XII come segno di speranza e di consolazione. La celebrazione, però, di questo mistero, di questa pasqua di Maria affonda le radici nella fede e nel culto dei primi secoli della Chiesa, per quella profonda devozione verso la madre di Dio, poiché unica la Persona del Figlio in due nature, che è andata sviluppandosi progressivamente nella Comunità cristiana.
Già dalla fine del IV secolo e l’inizio del V, abbiamo testimonianze di vari autori che affermano come Maria sia nella gloria di Dio con tutta se stessa, anima e corpo, ma è nel VI secolo che a Gerusalemme, la festa della Madre di Dio, la Theotòkos, consolidatasi con il Concilio di Efeso del 431, cambiò volto e divenne la festa della dormizione, del passaggio, del transito, dell’assunzione di Maria, divenne cioè la celebrazione del momento in cui Maria uscì dalla scena di questo mondo glorificata in anima e copro in Cielo, in Dio.
Per capire l’Assunzione dobbiamo guardare alla Pasqua, il grande Mistero della nostra Salvezza, che segna il passaggio di Gesù nella sua umanità alla gloria del Padre attraverso la passione, la morte e la risurrezione. Maria, nel cui grembo verginale il Figlio di Dio ha assunto un volto umano come noi per opera dello Spirito Santo, è la creatura più inserita in questo mistero trinitario, redenta fin dal primo istante della sua vita, e associata in modo del tutto particolare alla passione e alla gloria del suo Figlio. L’Assunzione al Cielo di Maria è pertanto il mistero della Pasqua di Cristo pienamente  realizzato in Lei, primizia di come si realizzerà in noi se lo accogliamo responsabilmente. Ella è intimamente unita al suo Figlio risorto, vincitore del peccato e della morte, già pienamente conformata a Lui. Ma l’Assunzione è una realtà che tocca anche ciascuno di noi, perché ci indica in modo luminoso il nostro destino di vita veramente vita, quello dell’umanità e della sua storia, segno di sicura speranza e consolazione. In Maria, infatti, contempliamo quella realtà di gloria a cui è chiamato ciascuno di noi, tutta la Chiesa.
Il brano del Vangelo di san Luca che leggiamo nella liturgia di questa Solennità ci fa vedere il cammino che la Vergine di Nazareth ha per percorso per essere nella gloria di Dio. E’ il racconto della visita di Maria ad Elisabetta (Lc 1,39-56), in cui la Madonna è proclamata benedetta fra tutte le donne e beata perché ha creduto al compimento delle parole che le sono state dette dal Signore. E nel canto del “Magnificat” che eleva con gioia a Dio traspare la sua fede profonda. Ella si colloca tra i “poveri” e gli “umili”, che non fanno affidamento sulle proprie forze, ma che si fidano di Dio, che fanno spazio alla sua azione capace di operare cose grandi proprio nella debolezza. Se l’Assunzione ci apre al futuro luminoso che ci aspetta, ci invita anche con forza ad affidarci di più a Dio, a seguire la sua Parola, e ricercare e compiere la sua volontà ogni giorno: è questa la via che ci rende “beati” nel nostro pellegrinaggio terreno e ci apre le porte del cielo. 
Il Concilio Ecumenico Vaticano II afferma: “Maria assunta in cielo, con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci le grazie della salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura del fratelli del Figlio ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni. Fino a che non siano condotti alla patria beata” (LG 62).
Invochiamo la Vergine Santa, sia la stella che guida i nostri passi all’incontro con il suo Figlio nel nostro cammino per giungere alla gloria del Cielo, alla gloria eterna.

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