martedì 18 luglio 2017

Domenica XVI anno A

La liturgia di oggi ci invita a condividere la pazienza di Dio dando prova di grande speranza

Le parabole evangeliche sono brevi narrazioni che Gesù utilizza per annunciare i misteri del Regno dei cieli, del regno di Dio che non è un aldilà immaginario, posto in un futuro che non arriva mai. Utilizzando immagini e situazioni della vita quotidiana, il Signore vuole indicarci il vero fondamento di tutte le cose. Egli ci mostra il Dio che agisce, che entra nella
nostra vita e ci vuole prendere per mano. Con tale genere di discorsi, il divino Maestro invita a riconoscere anzitutto il primato di Dio Padre: dove Lui non c’è, niente può essere buono. E’ una priorità decisiva per tutto. Regno dei cieli, Regno di Dio significa, appunto, signoria di Dio e ciò vuol dire che la sua volontà deve essere assunta come il criterio-guida della nostra esistenza, a cominciare dalla preghiera: sia fatta, avvenga la tua volontà.
Il tema contenuto nel Vangelo di questa domenica è proprio il regno dei cieli. Il “cielo” non va inteso soltanto nel senso dell’altezza che ci sovrasta, poiché tale spazio infinito possiede anche la forma dell’interiorità, della coscienza di ogni uomo. Gesù paragona il Regno die cieli ad un campo di grano, per farci comprendere che dentro di noi è seminato qualcosa di piccolo e nascosto, che, tuttavia, possiede un’insopprimibile forza vitale. Malgrado tutti gli ostacoli e le apparenze, il seme si svilupperà e il frutto maturerà. Questo frutto sarà buono solo se il terreno della vita sarà stato coltivato liberamente, cioè per amore, secondo la volontà divina. Per questo, nella parabola del buon grano e della zizzania (Mt 13,24-30), Gesù ci avverte che, dopo la semina fatta dal padrone, “mentre tutti dormivano” è intervenuto e interviene “il suo nemico”, il diavolo che ha seminato e semina l’erba cattiva della divisione, dell’odio, dell’oscuramento della coscienza, della rovina del creato. Questo significa che dobbiamo essere pronti a custodire la grazia di figli nel Figlio e quindi fratelli, ricevuta dal giorno del Battesimo, continuando ad alimentare la fede nel Signore, che impedisce al male, alla zizzania di mettere radici. Sant’Agostino, commentando questa parabola nella Messa della Domenica, osserva, di fronte agli impazienti che rimproverano addirittura la pazienza di Dio, che “molti prima sono zizzania e poi diventano buon grano” e aggiunge di fronte a chi rimprovera Dio di non intervenire a strapparla: “se costoro, quando sono cattivi, non venissero tollerati con pazienza, non giungerebbero al lodevole cambiamento”.
Nel Libro della Sapienza – da cui è tratta oggi la prima Lettura – evidenzia la dimensione di pazienza  dell’Essere divino che ci ha creati con il rischio del libero arbitrio perché potessimo amare: “Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose…La tua forza infatti è principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti” (Sap 12,13.16); e il Salmo 85 lo conferma: “Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca” (v. 5). Nella seconda lettura san Paolo richiama la pazienza di Dio con noi che non sappiamo nemmeno che cosa sia conveniente chiedere: Lo Spirito ci fa desiderare una conversione sempre più efficace, sempre più perfetta. E il Vangelo aggiunge due piccole parabole che suscitano in noi una grande speranza: la parabola del granellino di senapa e quella del lievito.
Se nel Figlio siamo divenuti e diventiamo sempre più figli di un Padre così grande e buono, non possiamo non tentare e ritentare di lasciarci assomigliare a Lui come figli! Era ed è questo lo scopo che Gesù si prefiggeva e si prefigge con la sua predicazione: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5.48)
Rivolgiamoci con fiducia a Maria, che Domenica scorsa abbiamo invocato con il titolo di Vergine Santissima del Monte Carmelo, perché ci aiuti  a seguire fedelmente Gesù, e cosi a vivere da veri figli di Dio e quindi da fratelli.

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