mercoledì 7 giugno 2017

Solennità della Santissima Trinità 2017

In Gesù possiamo conoscere l’intimità di Dio stesso  scoprendo che Egli non è solitudine infinita, ma  comunione di luce e di amore, vita donata e ricevuta in eterno dialogo tra il Padre e il Figlio nello Spirito santo – Amante, Amato e Amore

In questa domenica che segue la Pentecoste celebrando la solennità della Santissima Trinità. Grazie allo Spirito Santo, che aiuta a comprendere le parole di Gesù e guida alla verità tutta intera (Gv 14,26; 16,13), i credenti possono conoscere, per così dire, l’intimità di Dio stesso, scoprendo che Egli non
è solitudine infinita, ma comunione di luce e di amore, vita donata e ricevuta in un eterno dialogo tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo – Amante, Amato e Amore, per riecheggiare sant’Agostino. In questo mondo nessuno può vedere Dio, ma Egli stesso si è fatto conoscere così che, con l’apostolo Giovanni, possiamo affermare: “Dio è amore” (1 Gv, 4,8.16), “noi abbiamo conosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto” (Deus caritas est, 1) Chi incontra il Cristo ed entra con Lui in un rapporto di amicizia, accoglie la stessa Comunione trinitaria, nella propria anima, secondo la promessa di Gesù ai discepoli: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Tutto l’universo, per chi ha fede, parla di Dio Uno e Trino, a cominciare dal rapporto uomo-donna. Dagli spazi interstellari fino alle particelle microscopiche, tutto ciò che esiste rimanda ad un Essere che si comunica nella molteplicità e varietà degli elementi, come un’immensa sinfonia. Tutti gli esseri sono ordinati secondo un dinamismo armonico che possiamo analogicamente chiamare “amore”. Ma solo nella persona umana, libera e ragionevole, questo dinamismo diventa spirituale, diventa amore responsabile, come risposta a Dio e al prossimo in un dono sincero di sé: cogliere l’essere dono nel proprio e nell’altrui essere, come di tutto il mondo che ci circonda, è vedere il Donatore divino, la verità che rende liberi. In questo amore l’essere umano trova la sua verità e la sua felicità. Tra le diverse analogie dell’ineffabile mistero di Dio Uno e Trino che i credenti sono in grado di intravvedere, fondamentale quello della famiglia. Essa è chiamata ad essere una comunità di amore e di vita, nella quale uomo-donna, genitori-figli formano una “parabola di comunione”.
Capolavoro della Santissima Trinità, tra tutte le creature, è la Vergine Maria verginalmente sposa di Giuseppe e verginalmente madre di Dio: nel suo cuore umile e pieno di fede Dio si è preparato una degna dimora, per portare a compimento il mistero della salvezza. L’Amore divino ha trovato in lei corrispondenza perfetta nella relazione con Giuseppe e nel suo grembo verginalmente, per opera dello Spirito Santo, il Figlio unigenito si è fatto uomo rivelandoci l’intimità di Dio stesso. 
Con fiducia rivolgiamoci a Maria, perché, con il suo aiuto, possiamo progredire nell’amore, nel farci dono e fare della nostre vita un canto di lode al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.

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