venerdì 9 giugno 2017

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

È la festa solenne e pubblica dell’Eucaristia, sacramento del Corpo e sangue di Cisto manifestato a tutti

 Oggi, in Italia, si celebra la solennità del Corpus Domini. È la festa solenne e pubblica dell’Eucarestia, sacramento del Corpo e Sangue di Cristo, cioè attualizzazione sacramentale di quello che è avvenuto una volta per sempre sul Calvario: il mistero istituito nell’Ultima Cena e ogni anno commemorato
nel Giovedì Santo, in questo giorno viene manifestato pubblicamente a tutti, circondato dal fervore di fede e di devozione di quella comunità che almeno ogni domenica ci rivede uniti. L’Eucarestia costituisce in effetti il “tesoro della Chiesa”, la preziosa eredità che il suo Signore le ha lasciato e che è il suo Corpo. E la Chiesa la custodisce con massima cura, adorandola nelle chiese e nelle cappelle, distribuendola ai malati e, come viatico, a quanti partono per il di più del cielo nel momento della morte. Ma questo tesoro che è destinato ai battezzati, non esaurisce il suo raggio d’azione nell’ambito della Chiesa: l’Eucarestia è il Signore Gesù che si dona “per la vita del mondo” (Gv 6, 51). In ogni tempo e in ogni luogo Egli, innamorato di ogni uomo, vuole incontrarlo e portargli la vita filiale di Dio. Non solo. L’Eucarestia ha anche una valenza cosmica: la trasformazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo costituisce, infatti, il principio di divinizzazione della stessa creazione. Per questo la festa del Corpus Domini si caratterizza in modo particolare per la tradizione di recare il Santissimo Sacramento in processione con l’invito a partecipare anche dell’autorità pubblica, un gesto ricco di significato. Portando l’Eucarestia nelle strade e nelle piazze vogliamo immergere il pane disceso dal cielo nella quotidianità della nostra vita; vogliamo che Gesù cammini dove camminiamo noi, viva addirittura dove viviamo noi, si unisca a tutti noi. Il nostro mondo, le nostre esistenza diventano il Suo tempio. La comunità cristiana in questo giorno di festa proclama anche ai non credenti o meglio a chi ancora non ha esperimentato il Suo amore, che l’Eucarestia è tutto per lei, è la sua stessa vita, quell’unico amore che vince la morte. Dalla comunione con Cristo Eucarestia, possibile perché Lui ci dona ciò che di più intimo ha, cioè il Suo stesso Spirito filiale, scaturisce quell’amore che trasforma la nostra esistenza, tutte le nostre relazioni, le nostre amicizie e sostiene il cammino di tutti noi verso il di più della patria celeste. Per questo la liturgia ci fa cantare: “Buon Pastore, vero pane, (…) Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gloria dei tuoi santi”. Nella liturgia non stiamo celebrando solo la memoria del Gesù della storia, e nemmeno il Cristo della fede, ma riconosciamo umilmente presente nell’apparenza di pane e di vino il Cristo Risorto come Dio nostro Signore. Quando conveniamo per celebrare la sacra liturgia almeno ogni domenica, quando partecipiamo nell’adorazione del Cristo diventato uomo per la nostra salvezza, pienamente umano e pienamente divino, facciamo l’incontro di Colui che è tutto in tutti e in tutto. Pur fonte della fraternità la liturgia non può ridursi a semplice celebrazione della fratellanza, ma nella consapevolezza che è il culto a quel Dio che ci rende liberi di fronte a tutti e a tutto e quindi capaci di essere amati e di amare. Come persona vivente il Cristo lo si incontra nella Chiesa e il nostro rapporto con Lui parte dall’unica vera Chiesa che Egli ha fondato proprio per questo scopo. Come è importante iniziare i nostri figli, che poi Lo conosceranno nel catechismo settimanale, all’incontro come persona vivente nella Chiesa che è il Suo Corpo. Oggi c’è il rischio, anche per il solo insegnamento culturale della religione, che questa realtà della Sua presenza sia negata per ridurlo al Gesù della storia. Com’è bello ricordare quello che San Giovanni Paolo II ha detto a Sidney nel 1996 rivolgendosi ai battezzati: “Tornate almeno alla domenica a casa, cioè alla celebrazione della Messa”. E sant’Ambrogio diceva: “Ricorda le domande che ti sono state poste nel Battesimo, ripensa alle risposte: tu ti volti verso oriente perché chi rinuncia a Satana guarda Cristo faccia a faccia”. Quanto è importante riceverlo nella santa Comunione  nel modo sviluppato durante la lunga vita e tradizione della Chiesa, cioè sulla bocca, inginocchiati, o facendo la genuflessione o almeno l’inchino, ricordando san Paolo: “Nel nome di Gesù si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra ogni ginocchio” (Fl 2, 10).
Madre Teresa “sicuramente toccava quotidianamente il “Corpo di Cristo” presente nei corpi rovinati dei poveri, tuttavia, con stupore e rispettosa venerazione, decise di non toccare il Corpo di Cristo transustanziato, invece Lo adorava. Lo contemplava silenziosamente. Si inginocchiava e si prostrava di fronte a Gesù per contemplarlo in ogni volto”.
Maria è la “donna eucaristica”, come l’ha definita san Giovanni Paolo II nell’enciclica Ecclesia de Eucaristia. Preghiamo la Vergine, perché centro e culmine della nostra vita sia la presenza eucaristica di Lui, per contemplarlo in ogni volto a cominciare da chi ci è più vicino nell’amore.a

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