venerdì 16 giugno 2017

16° anniversario della nascita al cielo di suor Pura Pagani

Siamo qui convenuti soprattutto per la celebrazione eucaristica di questa domenica memorizzando il sedicesimo anniversario della nascita al cielo di suor Pura Pagani. E il vangelo cioè la parola del Signore di questa domenica ci parla di due esigenze testimoniate eroicamente dalla piccola suora della Sacra Famiglia: 
- Il Signore si è rivelato esigente chiedendo tutto per Sé;
- Ma anche generosissimo ricompensando questa
“piccola suora nata a Campofontana nel 1914 e giunta al cielo qui a san Zeno di Mozzecane il 2 luglio del 2001 cui il riconoscimento civile ha voluto dare il nome a questa piazza dove ci troviamo”. 
Gesù, mite e umile di cuore, esprime un’esigenza molto forte che viene totalmente accolta soprattutto da chi, nella vita consacrata diventa vocazione speciale: “Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me”. Come mai Egli si mostra così esigente da noi? Gesù lo fa per amore, perché essendo il Donatore di ogni essere dono, vuole donarsi a noi come è e, per poterlo fare, deve trovare in noi nessuno idolo, e quindi attraverso tutti i doni disponibili a Lui.
Gesù non è per noi un amico come gli altri: è il Figlio di Dio in un volto umano e ha diritto a essere amato da noi con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta l’anima. Per essere vero questo amore, occorre amarlo in questo modo e poterlo accogliere realmente. Chi lo riduce a essere un amico tra gli altri non lo accoglie come è. Per questo Egli esprime un’esigenza forte: quella di essere amato al di sopra di tutte le altre persone, come si ama Dio e assieme a Dio e quindi si è liberi di fronte a tutti e a tutto: non c’è amore vero senza questa libertà.
Gesù rivela anche che questo amore vero è disponibilità alla croce: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”. Ma prendere la croce, disponibili alla sofferenza per poter amare è trovare la vera vita, un amore autentico che, unico, può colmare il cuore di ogni uomo e di ogni donna e quindi la paradossalità di una frase sua: “Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà completa”.
E questa disponibilità, san Paolo ci ricorda: “Per mezzo del battesimo siamo già stati sepolti insieme a Lui nella morte” per la vita veramente vita “perché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova, vivremo con Lui capaci di incontrarlo nel volto di tutti, soprattutto dei piccoli e dei bisognosi”. Con questa descrizione vediamo suor Pura, giovanissima nella congregazione delle Piccole suore della Sacra Famiglia con la disponibilità a vederlo in tutti i volti. Anche la malattia e la sofferenza sono stati il terreno fertile che ha fatto germogliare in lei addirittura doni mistici come in tutti quelli che ogni sabato e domenica, anche per otto ore, incontrava. Tante sono state le tappe dell’apostolato dove il suo sorriso luminoso, lo sguardo penetrante e il dono dell’ascolto non passavano inosservati. E qui il secondo punto del vangelo, quando Gesù per questa unione a Lui rivela l’accadere di una generosità divina, cioè dell’accoglienza. Dice agli apostoli, e suor Pura l’ha fatto proprio: “Chi accoglie voi, accoglie me, chi tocca voi, tocca me, chi vede voi con uno sguardo di donazione, vede me e accoglie il Padre che mi ha mandato”. Come sono diventate vita le promesse di chi avrà dato anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno solo di questi piccoli, perché miei, non perderà la sua ricompensa. E i piccoli della scuola d’infanzia due volte a Cavarzare, a Monte Romano e trent’anni a san Zeno di Mozzecane sono stati veramente la concretezza del suo rapporto con il Risorto che sacramentalmente incontrava nella Messa e adorava nel tabernacolo, abbracciava nei bambini.
Abbiamo sentito nella prima lettura che una donna ricca di Sunem, che ha riconosciuto Eliseo come uomo di Dio vuole accoglierlo: gli prepara una piccola camera, con un letto, un tavolino, una sedia e una lampada, perché egli possa ritirarsi in essa e riflettere, leggere le Sacre Scritture e preparare i suoi messaggi profetici. È un’iniziativa generosa da parte di questa donna, ma Dio non si lascia mai vincere in generosità. Ella non ha figli e suo marito è ormai vecchio. Vuol dire che questa donna non ha più speranza di avere figli e la sua vita è vuota. Eliseo manda a chiamare la donna e le dice: “L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio. Questa promessa riempie il cuore di questa donna di grande gioia; il suo desiderio più profondo viene esaudito”. Mi fa venire in mente tutti i rapporti di suor Pura con i giovani, con i fidanzati, con gli sposi, con chi vedeva chiamato alla vocazione sacerdotale e religiosa, facendo sentire la fecondità della generosità di Gesù, una generosità divinamente umana, che tiene conto anche del più piccolo servizio reso ai suoi discepoli per favorire il loro apostolato, per promuovere il Regno di Dio. Anche con doni eccezionali suor Pura ha esperimentato concretamente e fatto esperimentare la generosità continua di Gesù provocando in tutti una grande fiducia in Lui, che, a sua volta, rende generosi. In suor Pura, che ha dovuto passare anche quattro anni di notte dello spirito, di umiliazione sostenuta da guide spirituali come san Pio da Pietralcina e il Venerabile Felice Maria Cappello, è sbocciata anche la gratitudine, l’amore riconoscente che è parte costitutiva del vero amore.
Questo il ritmo di chi oggi ricordiamo e preghiamo per la sua anima: quanto raccomandava il suffragio per le anime del Purgatorio e quanto si raccomandava per questo. Preghiera, lavoro, sofferenza, utilizzo del tempo è stata la risposta a Gesù esigente verso di lei, verso di noi, perché ci ama e non vuole che la nostra vita rimanga vuota, sterile, ma sia feconda come voleva il beato fondatore Giuseppe Nascimbeni e madre Maria Domenica Mantovani dando a tutte le suore un grosso orologio dicendo: “Che ora è? È ora di fare il bene per il Paradiso”. Com’è bello contemplare una femminilità così riuscita nella maternità spirituale facendo comprendere qual è il modo di poter come suor Pura essere felici già cento volte in questo mondo anticipando il Paradiso. Non è mancata in suor Pura la devozione all’Immacolata di Lourdes davanti alla cui immagine a Castelletto è sbocciata anche la sua vocazione verginale.

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