sabato 1 aprile 2017

V Domenica di Quaresima 2017


Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8,11)


Mancano solo due settimane alla Pasqua, e le letture bibliche di questa domenica parlano tutte della risurrezione. Non ancora di quella di Gesù, che irromperà come una novità assoluta, ma della nostra risurrezione, quella a cui noi aspiriamo e che proprio Cristo ci ha donato, risorgendo dai morti. In effetti, la morte rappresenta per noi come un muro
che ci impedisce di vedere oltre; eppure il nostro cuore si protende al di là di questo muro, e anche se non lo possiamo conoscere quello che esso nasconde, tuttavia lo pensiamo, lo immaginiamo, esprimendo con simboli il nostro desiderio di eternità: ti amo per sempre, anzi per l’eternità fuori del tempo e dello spazio!
Al popolo  ebraico, in esilio lontano dalla terra d’Israele, il profeta Ezechiele annuncia che Dio aprirà i sepolcri dei deportati e li farà ritornare nella loro terra, per riposarvi in pace (Ez 37,12-14). Questa aspirazione ancestrale dell’uomo ad essere sepolto insieme con i suoi padri è anelito ad una “patria” che lo accolga al termine delle fatiche terrene. Questa concezione non contiene ancora l’idea di una risurrezione personale dalla morte del corpo, che compare solo verso la fine dell’Antico Testamento, e ancora al tempo di Gesù non era accolta da tutti i Giudei. Del resto, anche tra i cristiani, la fede nella risurrezione e nella vita eterna fuori del tempo e dello spazio come la vita di Dio uno e trino si accompagna non raramente a tanti dubbi, a tanta confusione, perché si tratta pur sempre di una realtà che oltrepassa i limiti della nostra ragione, di cui gli Apostoli sono stati testimoni e non certo creatori. Non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena; è invece la più grande “mutazione” mai accaduta, il “salto” decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo.
Nel Vangelo di oggi – la risurrezione di Lazzaro –noi ascoltiamo già la voce della fede dalla bocca di Marta, la sorella di Lazzaro. A Gesù che le dice: “Tuo fratello risorgerà”, ella risponde: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno” (Gv 11,23-24). Ma Gesù replica: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11,25-26). Ecco la vera novità il Vangelo, che irrompe e supera ogni barriera! Cristo abbatte finalmente il muro della morte per l’al di là anche del corpo, in Lui abita la pienezza di Dio, che è vita, vita eterna. Egli era una cosa sola con la Vita indistruttibile e pertanto assumendo un volto umano, un corpo poteva donare la propria vita lasciandosi uccidere per amore, ma non poteva soccombere definitivamente alla morte: in concreto nell’ultima cena, come celebreremo il Giovedì Santo,  egli ha anticipato e accettato per amore la propria morte in croce trasformandola così nel dono di sé, quel dono che ci dà la vita, ci libera e ci salva. La risurrezione di Lazzaro è segno del suo pieno dominio sulla morte fisica,  che davanti a Dio è come un sonno. Ma c’è un’altra morte, che è costata a Cristo la più dura lotta, addirittura il prezzo della croce: è la morte spirituale, il peccato, che minaccia di rovinare l’esistenza di ogni giorno. Per vincere questa  morte Cristo è morto, e la sua Risurrezione non è il ritorno alla vita precedente nello spazio e nel tempo come in Lazzaro, ma l’apertura di una realtà nuova, una nuova terra, una vita nuova fuori del tempo e dello spazio. Per questo san Paolo scrive: “Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che è in voi” (Rm  8,11). Maria già partecipa di questa risurrezione che è una esplosione di luce come celebreremo nella veglia, un’esplosione dell’amore che scioglie le catene del peccato e della morte, come celebreremo il Venerdì Santo. Essa ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé.

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