domenica 23 aprile 2017

Concezioni non cristiane dello stato

“Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamici conduce il nostro tempo  in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno” (Joseph Ratzinger - Benedetto XVI)
Si è tenuto a Varsavia, presso la sede della Conferenza dell’Episcopato polacco, il Simposio “Il concetto di Stato nella prospettiva dell’insegnamento del Cardinal  Joseph Ratzinger-Benedetto XVI”. L’iniziativa, così attuale per il futuro del nostro Continente e addirittura per il mondo,  promossa in occasione del 90.mo compleanno del Papa
emerito, ha avuto il patrocinio dei Vescovi polacchi, della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, del presidente polacco dell’Agenzia d’informazione cattolica Kai.
In un messaggio ai partecipanti, Papa Francesco esprime “apprezzamento per l’iniziativa svolta a riconoscere la benemerita opera del Suo amato Predecessore” e “auspica che l’incontro susciti rinnovato impegno per un dialogo rispettoso e fecondo tra Stato e Chiesa in vista della costruzione della civiltà dell’amore” mai rassegnati di fronte a tutte le difficoltà.
Ha inviato un messaggio anche Benedetto XVI. “Il tema – scrive il Papa emerito – porta Autorità statali ed ecclesiali a dialogare insieme su una questione essenziale per il futuro  del nostro Continente. Il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici – spiega – conduce il nostro mondo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle. Nel travaglio dell’ultimo mezzo secolo, con il Vescovo- Testimone Cardinale Wyszynski  e con il Santo Papa Giovanni Paolo II, che non solo hanno riflettuto su tale questione, ma ne hanno portato su di sé la sofferenza e l’esperienza viva, e perciò continuano ad indicare la via verso il futuro”.
Il presidente della Fondazione Ratzinger, padre Federico Lombardi, ha tenuto l’intervento introduttivo del Simposio sottolineando che la profonda convinzione di Benedetto XVI è che “il vero fondamento, la garanzia più solida di un ordinamento capace di tutelare la dignità e il valore di ogni persona umana stia nel riconoscimento da parte della ragione umana della verità di un ordine oggettivo, basato ultimamente sulla ragione creatrice di Dio, e che quindi la negazione di Dio o il suo oblio, la emarginazione della religione dalla vita pubblica e di ogni trascendenza della cultura, siano in realtà cause di un processo molto negativo e di gravi rischi per la difesa della società e per la difesa della dignità di ogni persona umana”. C’è il rischio di divenire schiavi di concezioni ateistiche con la dittatura del positivismo democratico e in reazione del fondamentalismo religioso di movimenti islamici. Per Ratzinger- Benedetto XVI si tratta di quell’istituzione che all’interno di un certo territorio non ammette poteri superiori ed è costituita da una comunità che si coagula per cultura, valori e linguaggio. E’ il pericolo delle due concezioni radicalmente atee e quelle del fondamentalismo religioso, sono le due facce della stessa medaglia per la crisi della ragione come epicentro. Nello Stato di orientamento ateistico e laicista, la crisi della ragione porta inevitabilmente con sé uno svuotamento del diritto naturale come riferimento pre-democratico,  pre-politico, e così il popolo rimane in balìa  del vento di maggioranze. Il diritto viene ridotto a una specie di convenzione, con il rischio concretissimo di leggi che finiscono per essere radicalmente ingiuste. Nel discorso che Benedetto tenne al Bundestag nel settembre 1911, mise a fuoco che “dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso della nostra coscienza pubblica – le fonti classiche dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione drammatica che interessa tutti, mette a rischio la stessa democrazia e su cui è necessaria una discussione pubblica”. E’ la cultura che ormai predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul paino della prassi – Benedetto XVI a Verona nel 2006 - la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per cos’ dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenire superfluo ed estraneo. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una riduzione   dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza della stessa cultura illuminista, moderna, che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà. Nella medesima linea l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo per il quale non c’è Verità senza libertà e non c’è libertà senza Verità, ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita. Perciò questa cultura è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza”.
In reazione accade uno Stato religioso fondamentalista perché la crisi della ragione si ripercuote sul fenomeno religioso perché come Ratzinger- Benedetto XVI disse a Ratisbona nel 2006, è “necessario e ragionevole interrogarsi su Dio per mezzo della ragione”. Altrimenti, anche la violenza e il terrorismo diventano volontà di Dio, mentre “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Ma questa convinzione, si chiedeva Ratzinger, “è soltanto  una pensiero greco, o vale sempre e per sé stesso?”. Così si comprende come la richiesta di uno Stato che sia convincente contro le sue derive e contraffazioni è in realtà un richiamo al recupero di una sana razionalità. “Nel sottofondo”, diceva Ratzinger Benedetto a Ratisbona, “c’è l’autolimitazione moderna della ragione, espressa in modo classico nelle ‘critiche di Kant’, nel frattempo però ulteriormente radicalizzate dal pensiero delle scienze naturali”. E’ una ragione incapace del trascendente, rifiutando la metafisica come sottocultura e quindi la verità della fede cristiana. Occorre allora superare “la limitazione auto decretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento”, e dischiudere “ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza”. Solo così si riaprono le vie a Dio di ogni concezione ateistica, e nello stesso tempo, la religione cessa di essere un fenomeno in cui la ragionevolezza, il Logos direbbe Papa Benedetto rifacendosi al Vangelo di Giovanni, pare esclusa. E nel discorso al IV Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona nel 2006 ha offerto una argomentazione del rapporto tra Fede cattolica e ragione: “Come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est, all’inizio dell’essere cristiano – e quindi all’origine della nostra testimonianza di credenti – non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con la persona di Gesù Cristo, ‘che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva’ (n.1). La fecondità di questo incontro si manifesta, in maniera peculiare e creativa, anche nell’attuale contesto umano e culturale, anzitutto in rapporto alla ragione che ha dato vita alle scienze moderne e alle relative tecnologie. Una caratteristica fondamentale di queste ultime è infatti l’impiego sistematico degli strumenti della matematica per poter operare con la natura e mettere al nostro servizio le sue immense energie. La matematica come tale è una creazione della nostra intelligenza: la corrispondenza tra le sue strutture e le strutture reali dell’universo – che è il presupposto di tutti i moderni sviluppi scientifici e tecnologici, già espressamente formulato da Galileo Galilei con la celebra affermazione che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico – suscita la nostra ammirazione e pone una grande domanda. Implica infatti che l’universo stesso sia strutturato in maniera intelligente, in modo che esista una corrispondenza profonda tra la nostra ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura. Diventa allora inevitabile chiedersi se non debba esservi un’unica intelligenza originaria, che sia la comune fonte dell’una e dell’altra. Così proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze ci riporta verso il Logos creatore. Viene capovolta la tendenza a dare il primato all’irrazionale, al caso o senza ragione e alla necessità, a ricondurre ad esso anche la nostra intelligenza e la nostra libertà. Su queste basi diventa di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza del compito  che sta davanti a noi, un’avventura affascinante nella quale merita spendersi, per dare nuovo slancio alla cultura del nostro tempo e per restituire in essa alla fede cristiana piena cittadinanza”, in dialogo con tutte le religioni.
Proprio il patrimonio dell’Europa potrebbe venire in soccorso, come Ratzinger Benedetto XVI indicò nel 2001 concludendo il suo intervento al Parlamento tedesco. ”Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire. Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza, (come priverebbe il fondamento etico del metodo democratico). La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico”.

“La persona umana – Benedetto XVI a Verona 2006 – non è, d’altra parte, soltanto ragione e intelligenza. Porta dentro di sé, iscritto nel più profondo del suo essere, il bisogno di amore, di essere amata e di amare a sua volta. Perciò si interroga e spesso si smarrisce di fronte alla durezza della vita, al male che esiste nel mondo e che appare tanto forte e, al contempo, radicalmente privo di senso. In particolare nella nostra epoca, nonostante tutti i progressi compiuti, il male non è affatto vinto; anzi, il suo potere sembra rafforzarsi e vengono spesso smascherati tutti i tentativi di nasconderlo, come dimostrano sia l’esperienza quotidiana sia le grandi vicende storiche. Ritorna dunque, insistente, la domanda se nella nostra vita ci possa essere uno spazio sicuro per l’amore autentico e, in ultima analisi, se il mondo sia davvero l’opera della sapienza di Dio. Qui, molto di più di ogni ragionamento umano, ci soccorre la novità storica sconvolgente della rivelazione biblica: il Creatore del cielo e della terra, l’unico Dio che è la sorgente di ogni essere ama personalmente l’uomo, ogni uomo, lo ama appassionatamente e vuole essere a sua volta amato da lui liberamente poiché senza libertà, senza il rischio del libero arbitrio non c’è amore. Dà vita perciò a una storia di amore, ad una alleanza con Israele, il suo popolo come luce delle genti, e in questa vicenda storica, di fronte ai tradimenti del popolo, il suo amore si mostra ricco di inesauribile fedeltà e misericordia, è l’amore che perdona al di là di ogni limite. In Gesù Cristo un tale atteggiamento raggiunge la sua forma estrema, inaudita e drammatica: in Lui infatti Dio si fa uno di noi, nostro fratello in umanità, e addirittura sacrifica la sua vita per noi. Nella morte in croce si compie  dunque “quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l’uomo e salvarlo – amore, questo, nella sua forma più radicale”, nel quale si manifesta cosa significhi che “Dio è amore” (1 Gv 4,8) e si comprende anche come debba definirsi l’amore autentico. Proprio perché ci ama veramente, Dio rispetta e salva la nostra libertà. Al potere del male e del peccato non oppone un potere più grande ma…preferisce porre il limite della sua pazienza e della sua misericordia, quel limite che è, in concreto, la sofferenza del Figlio di Dio. Così anche la nostra sofferenza è trasformata dal di dentro, è introdotta nella dimensione dell’amore e racchiude una promessa di salvezza…E la Chiesa, alla sequela di Cristo verso tutti, fin dalle origini rimane quindi “segno di contraddizione”, sulle orme del suo Maestro (Lc 2,34), anche nel nostro tempo…Dobbiamo rispondere “con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza” (Lettera di san Pietro 3,15-16), con quella forza mite che viene dall’unione con la presenza continua di Cristo. Dobbiamo farlo a tutto campo, sul piano del pensiero e dell’azione, dei comportamenti personali e della testimonianza pubblica.  La forte unità che si è realizzata nella Chiesa dei primis secoli tra una fede amica dell’intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall’amore reciproco e dall’attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti ha reso possibile, come in altri periodi, la più grande espansione missionaria del cristianesimo nel mondo ellenistico-romano. Così è avvenuto anche in seguito, in diversi contesti culturali e situazioni storiche. Questa rimane la strada maestra per l’evangelizzazione anche oggi come lievito per la massa: Il Signore ci guidi a vivere questa unità tra verità e amore nelle condizioni proprie del nostro tempo, per l’evangelizzazione dell’Italia e del mondo d’oggi”, anche per la salvezza dell’Europa, magari dall’Atlantico agli Urali.   

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