mercoledì 22 marzo 2017

IV Domenica di Quaresima 2017

Acqua, luce, vita: sono simboli del Battesimo, sacramento che “immerge” i credenti nel mistero della morte e risurrezione di Cristo, liberandoli dalla schiavitù del peccato donando già la vita, la gioia in attesa di un di più eterno  anche per il corpo

In queste domeniche di quaresima, attraverso i testi del Vangelo di Giovanni, la liturgia, fonte e culmine di tutto il vissuto cristiano, ci fa percorrere un vero e proprio itinerario battesimale soprattutto per chi è stato battezzato fin da bambino nella fede dei genitori: domenica scorsa, Gesù ha
promesso alla Samaritana il dono dell’ “acqua viva” sacramento con cui Lui ci ricrea; oggi, guarendo il cieco nato dalla cecità fisica e spirituale come “luce del mondo”; domenica prossima, risuscitando l’amico Lazzaro, si presenterà come “la risurrezione” la più grande “mutazione mai accaduta, il “salto” decisivo versa una dimensione di vita profondamente nuova soprattutto per il corpo, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo, un di più del già dono della creazione. Acqua, luce, vita veramente vita: sono simboli del Battesimo, sacramento che “immerge” i credenti nel mistero della morte e della risurrezione di Cristo, liberandoli dalla schiavitù del peccato e donando loro già il germe della vita eterna in attesa del di più del paradiso.
Soffermiamoci  brevemente sul racconto meraviglioso del cieco nato (Gv 9, 1-41. I discepoli, secondo la mentalità comune del tempo, danno per scontato che la sua cecità sia conseguenza di un peccato suo o dei suoi genitori, essendo cieco nato dei suoi genitori.  Gesù invece respinge questo pregiudizio e afferma: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio” (9,3). Quale conforto ci offrono queste parole! Esse ci fanno sentire la viva voce del Dio vivente, che è Amore provvido e sapiente poiché da Lui viene solo il bene! Di fronte all’uomo segnato dal limite e dalla sofferenza, Gesù non pensa a eventuali colpe, ma alla volontà di Dio che ha creato l’uomo per la vita buona, che non guarda quante volte cadiamo ma quante volte ci lasciamo perdonare. E perciò dichiara solennemente: “Dobbiamo compiere le opere di Dio che mi ha mandato (per salvare)…Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo” (Gv 9,5). E passa subito all’azione: con un po’ di terra e di saliva fa del fango e lo spalma sugli occhi del cieco. Questo gesto allude alla creazione dell’uomo, che la Bibbia racconta con il simbolo della terra plasmata e animata dal soffio di Dio (Gn 2,7). “Adamo” infatti significa “suolo”, e il corpo umano in effetti è composto di elementi della terra. Guarendo l’uomo, Gesù opera una nuova creazione. Ma quella guarigione suscita una accesa discussione, perché Gesù la compie di sabato, trasgredendo, secondo i farisei, il precetto festivo. Così, alla fine del racconto, Gesù e il cieco si trovano entrambi “cacciati fuori” dai farisei: uno perché ha violato la legge e l’altro perché, malgrado la guarigione, rimane marchiato come peccatore dalla nascita.
Al cieco guarito Gesù rivela che è venuto nel mondo per operare un giudizio, per separare i ciechi guaribili da quelli che non si lasciano guarire, perché presumono di essere sani. E’ forte infatti nell’uomo la tentazione di costruirsi un sistema di sicurezza ideologico: anche la stessa religione può diventare elemento di questo sistema, come pure l’ateismo, o il laicismo, ma così facendo si resta accecati dal proprio egoismo. Lasciamoci guarire continuamente, soprattutto nel cammino quaresimale, da Gesù, che può e vuole donarci la luce, la gioia di Dio in questa sosta di metà quaresima! Confessiamo le nostre cecità, le nostre miopie, e soprattutto quello che la Bibbia chiama il “grande peccato” (Sal 18,14): l’orgoglio, l’autoreferenza, la solitudine! Ci aiuti in questo Maria Santissima, che generando Cristo nella carne, in un volto umano, ha dato al mondo la vera luce. 

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