venerdì 13 gennaio 2017

Domenica II

L’umile Gesù è colui che ha tolto il peccato del mondo e che attira a sé, per portarle a Dio, tutte le nazioni, tutti i migranti, tutti i rifugiati in questa  domenica a loro dedicata

In questa domenica il Vangelo ci parla ancora del battesimo di Gesù. Non lo racconta – è stato raccontato domenica scorsa -, ma aggiunge alcuni particolari molto importanti. Il Vangelo è preparato dalla prima lettura, che parla della
missione del Servo  del Signore: una missione che si estende sino agli estremi confini della terra. La seconda lettura ci dà un’immagine parziale dell’estensione di tale missione: Paolo parla di quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore. Oggi in particolare nella 103° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato c’è un discernimento da fare.
Il Vangelo ci mostra Giovanni, quando il giorno dopo vede venire Gesù verso di sé, lo indica con parole molto significative, che si rifanno profeticamente all’ariete che Abramo aveva trovato nelle vicinanze, dopo che l’angelo gli aveva proibito di immolare il figlio Isacco: “Ecco l’agnello, il Figlio di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”. Giovanni Battista non dice, come liturgicamente sentiamo, “Ecco colui che toglie i peccati del mondo”, ma: “Ecco colui che toglie il peccato del mondo” e quindi i peccati. Spontaneamente gli ebrei, quando pensavano al perdono di Dio, erano portati a credere che esso fosse riservato ai loro peccati. La promessa della nuova alleanza cioè della nuova storia di amore era di perdonare i peccati del suo popolo: “Io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati” (Ger 31,34; Ez 36,25). Giovanni che ha sentito la voce del Padre verso il Figlio, l’Amato, e la manifestazione dello Spirito Santo in forma corporea come di colomba sopra di lui, parla del “peccato del mondo”. Questa espressione indica il male morale che affligge il mondo intero nella sua storia cioè la non apertura a Dio, al Donatore di ogni essere dono cioè alla verità, l’unico fondamento della speranza. E non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano, che ci ama sino alla fine: ogni singolo e tutta l’umanità nel suo insieme. La missione di Gesù, agnello, figlio di Dio, non è limitata alla salvezza del popolo ebreo, ma si estende alla riparazione del peccato del mondo intero. Oggi con la documentazione di seicento milioni di cristiani perseguitati o impediti di annunciare il Vangelo questo annuncio del suo regno cioè l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo è di una attualità enorme. Il suo regno non è un aldilà immaginario, posto in un futuro che non arriva mai; il suo regno i fa presente là dove Egli è amato e dove il suo amore ci raggiunge. La predizione di Isaia per la salvezza fino all’estremità della terra, le parole di Giovanni Battista, si è realizzata grazie alla predicazione apostolica. Gli apostoli sono stati inviati da Gesù ad ammaestrare tutte le nazioni (Mt 28,19-20). E’ un progetto straordinario che ogni celebrazione eucaristica attualizza sacramentalmente perché si realizzi storicamente. In quel tempo gli apostoli erano pochi e non particolarmente dotati o preparati,  ma sono stati inviati da Gesù, il Figlio amato dal Padre nello Spirito Santo, perché in realtà la loro missione era la continuazione della missione dell’incarnazione del Servo del Signore. Così Paolo, che si definisce “apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio”, può parlare ai Corinzi di “tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro”.
Questa rivelazione è anche per noi, che ci sentiamo pochi, poco uniti in questo momento storico di globalizzazione secolarizzata, con tanti limiti più di allora a motivo delle comunicazioni sociali poco favorevoli, motivo tuttavia di grande gioia e speranza. Sappiamo che l’umile Gesù è colui che ha tolto il peccato del mondo e che attira a sé, per portarle a Dio, tutte le nazioni della terra. Anche minoranza siamo sempre più consapevoli di questa estensione della missione di Gesù, “agnello di Dio che toglie il peccato e quindi i peccati del mondo”. Con noi, nella preghiera c’è la Stella dell’evangelizzazione.

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