sabato 3 dicembre 2016

Novena di Natale

17 dicembre
“O Sapienza che esci dall’Altissimo e tutto disponi con forza e dolcezza, vieni a insegnarmi la via della vita”.
La novena inizia con la lunga successione di nomi del Vangelo di Matteo dimostrandoci che il piano di Dio non è mai improvviso, senza preparazione: Dio Padre dall’inizio prepara la venuta del Figlio che assume un volto umano e lo fa accadere per opera dello Spirito Santo nella Vergine nella
pienezza del tempo. Una “pienezza” che dal punto di vista umano è perlomeno sconcertante: il tempo non faceva sperare nulla, il luogo della nascita è un paese molto piccolo, Giuseppe è sì della stirpe di Davide, ma sconosciuto, con un lavoro modestissimo, Maria una fanciulla di una regione disprezzata, di una Nazareth disprezzata…Ma Dio si rivela padrone dell’impossibile e attua i suoi paini quando tutto invita a non penarci più. Proprio perché passa attraverso la libertà di ogni persona con ognuno comincia sempre di nuovo: nella novena di questo Natale lasciamolo fare anche nella nostra vita di anziani, di ammalati, non solo con rassegnazione, ma con fiducia piena. La profezia di Giacobbe promette un vincitore: “Un giovane leone è Giuda”, un dominatore: “Davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre”. Ma il vincitore è un Agnello immolato, non un leone che divora la preda. Eppure è veramente il leone di Giuda, il vincitore. Però la sua vittoria non la ottiene costringendo ma attirando con dolcezza. Egli vince con il sacrificio di se stesso, facendosi dono e la sua vittoria continua ad attirare: rendendo sacramentalmente attuale con il Natale la sua nascita, la sua Croce attira tutti gli uomini e così è il vincitore promesso, che viene dalla tribù di Giuda.
 18 dicembre
“O Signore, guida del tuo popolo, che hai dato la Legge a Mosè sul monte Sinai: vieni a liberarci con la tua potenza”.
Nel brano del Vangelo di Matteo vediamo l’adempiersi della profezia di Geremia: “Susciterò a Davide un germoglio giusto – dice il Signore –“ …Giuseppe, figlio di Davide, riceve l’annunzio di questa futura nascita, che anche Isaia aveva annunciato proclamando: “Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio”.
Insieme però vediamo l’adempimento di questa realtà, già preparata da lungo tempo, non si attua senza un dramma personale e molto doloroso.
Giuseppe credette di dover rinunciare a Maria, di dover rinunciare al matrimonio con lei, che era la gioia della sua vita, ed era preparato al sacrificio, che gli pareva la volontà del Signore. I grandi doni di Dio sono abitualmente preceduti da grandi pene poiché non c’è amore senza sacrificio: Dio, che è amore, deve allargare le nostre anime per poterle riempire del suo dono, che è troppo grande per noi.
E Giuseppe fu preparato così alla grazia che era non soltanto per lui, ma per tutto il mondo, per tutto il popolo, per ciascuno di noi: essere chiamati a fare da padre del Dio con noi, del Dio che possiede un volto umano, del Salvatore; a Gesù, che salverà il popolo dai suoi peccati. E anche a vivere nella gioia profonda e nella castità perfetta una unione intima, sponsale con Maria.
Quando dobbiamo fare un sacrificio, spesso la nostra mente si irrigidisce, il nostro cuore si chiude, ci facciamo duri e non vogliamo più sentire niente. Invece san Giuseppe, pronto al sacrificio, deciso anche, secondo il racconto di Matteo, a rimanere aperto alla parola di Dio, non era per niente chiuso in se stesso. L’Angelo del Signore, venendo, trova un’anima aperta, alla quale può rivelare le grandi promesse di Dio, dandogli certamente la gioia più grande della sua vita.
Quello che il Signore vuol darci in questo Natale non ce l’ha mai dato e non ce lo darà mai più: temo il Signore che passa attraverso la nostra libertà, perché senza libertà non c’è amore! Chiediamo di essere forti nelle prove della vita e aperti alle novità di Dio.
19 dicembre
O Germoglio della radice di Iesse, che t’innalzi come segno per i popoli: vieni a liberarci, non tardare”.
La liturgia ci rende attuali due situazioni nelle quali il Signore interviene in modo miracoloso.
Di Sansone, figlio di Manoach, di Giovanni Battista, è detto: “Non berrà vino, né bevande inebrianti”. Per Sansone si aggiunge che non si dovrà tagliare i capelli, perché dalla nascita egli sarà un nazireo: un uomo preso da Dio per essere suo strumento nella storia umana. In tutti e due i casi l’intervento di Dio supera delle difficoltà umanamente insormontabili: la moglie di Manoach è sterile, Elisabetta è sterile ed anziana. Dio dimostra così che è lui ad intervenire, è lui che vuole liberare gli uomini. Per mezzo di Sansone opererà una liberazione politica, liberando Israele dall’oppressione dei Filistei; con Giovanni Battista è inviato da Dio per preparare al Dio che ha assunto un volto umano un popolo ben disposto, capace di accoglierlo. Questa preparazione, che riviviamo nella novena, è innanzitutto una conversione personale che dura tutta la vita:  accettare di essere liberati interiormente, liberati con il Sacramento della Riconciliazione  dal peccato. Una liberazione che immediatamente si manifesta all’esterno perché cambia il nostro modo di rapportarci agli altri e stabiliamo relazioni di libertà, di carità.
Ecco dunque che la Chiesa in Avvento, tempo di speranza, ci ripropone le opere meravigliose di Dio per suscitare in noi la speranza: vieni a liberarci, non tardare.
Dio guarisce Zaccaria dalla sua mancanza di speranza e manda ad Elisabetta un figlio che non sarà per loro, che si voterà a Dio, che se ne andrà nel deserto per una vocazione unica.
In questo giorno di novena rinnoviamo la nostra speranza che viene con il Natale. Il nostro mondo ha un’enorme bisogno di ritrovare la pace, la libertà, l’amore fraterno.
20 dicembre
O Chiave di Davide, che apri le porte del Regno dei cieli: vieni, e libera chi giace nelle tenebre del male.
L’incarnazione cioè l’assumere da parete di Dio un volto umano  nel grembo verginale di Maria è una iniziativa gratuita. Non soltanto gratuita, ma messa ina tto a favore di ribelli.
Il Signore propone ad Acaz: “Chiedi un segno!” ed Acaz risponde che non vuol chiedere, col pretesto di non voler tentare il Signore: mostra così la sua cattiva volontà. E in queste circostanze Dio promette un segno, nonostante la cattiva volontà degli uomini: “Non siete contenti di stancare la pazienza degli uomini, perché vogliate stancare anche quella di Dio? Ma il Signore stesso darà un segno. Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio”.
Questo aspetto definisce il contenuto essenziale della salvezza: un’opera dell’ amore misericordioso di Dio, che previene ogni movimento degli uomini. Anche nel Vangelo dell’Annunciazione troviamo questo aspetto. Proprio nell’espressione piena di grazia cioè Colei che è stata colmata di grazia. E’ Dio Padre che ha agito, che ha colmato di grazia l’anima, l’io di Maria. Dio Padre che ha operato la meraviglia di preparare una madre per il suo Figlio, Dio che possiede un volto umano che ci ha amato sino alla fine, l’umanità e ciascuno di noi.
L’iniziativa è totalmente divina. E Maria si presenta come la serva: “eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Maria non ha orgoglio, non risponde, come Acaz, che non vuole chiedere e quindi impedisce a Dio di operare tramite la libertà; ascolta umilmente, accoglie l’iniziativa di Dio senza avere pretese personali, se non quella di servire, di obbedire.
Il Signore ci ha amato per primo. E se vogliamo ricevere  tutta la gioia del Natale che Lui sacramentalmente rende presente anche quest’anno, tutta la speranza che ci viene da questo mistero, dobbiamo insistere su questo aspetto: è Dio che viene a noi come un dono gratuito, un regalo che non potevamo aspettare perché  eravamo indegni, un dono che non potevamo nemmeno immaginare. Ma nulla è impossibile a Dio e specialmente nell’ordine dell’amore egli attua cose che noi non potremmo nemmeno pensare: temo solo l’indifferenza in Lui che viene! Non voglio anteporre niente  e nessuno!
21 dicembre
“O Astro che sorgi, splendore di luce eterna e sole di giustizia, vieni e illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte”.
A Natale celebreremo nell’Eucarestia del 24, della mezzanotte, dell’alba, del giorno l’attualizzazione sacramentale della nascita di Gesù e della sua morte, di Dio che ha assunto un volto umano rivelandoci chi è Dio e chi è ogni uomo che lui ama fino alla fine, fino al perdono. Ma come spiegare la celebrazione della nascita di un bambino facendo memoria della sua morte? In un bambino ci rallegriamo della nuova vita che incomincia e che ci riempie sempre di profonda meraviglia.
E’ giustissimo celebrare la nascita di Gesù celebrando l’Eucarestia che ce la rende attuale (oggi Cristo è nato)  rendendo attuale il dono della morte di Cristo, il mistero della sua morte e della sua risurrezione che ci dà il senso della sua nascita ed è grazie a questa morte, risurrezione e ascensione che noi possiamo attualizzare sacramentalmente in modo pieno la sua nascita e incontrarlo. Contemplando il bambino nel presepio contempliamo l’amore di Dio che si dona a noi. “Un figlio ci è stato dato…Un bambino è nato per noi”. Dall’eternità il Padre ci ha scelti, pensati e voluti in Cristo cioè quando il Padre ha pensato e voluto che il Figlio assumesse un volto umano nel grembo verginale di Maria per opera dello Spirito santo, ha pensato e voluto anche ciascuno di noi nel nostro e altrui essere suo dono predestinandoci  a divenire figli adottivi: ha assunto una forma uguale alla tua e ti ha portato alla bellezza originaria. Mente e desiderio sono stati forgiati in funzione di Lui: per conoscere Cristo abbiamo ricevuto il pensiero; per correre verso di Lui il desiderio, e la memoria per portarlo in noi.
Incontro nella confessione e comunione natalizia significa ingresso di Cristo in noi, tale per cui siamo trasformati in Lui, viviamo in Lui e di Lui come la vite e i tralci. Lui nell’incontro infonde nell’uomo ciò che di più intimo, di più proprio c’è in Lui, il suo stesso Spirito. Ed è lo Spirito che realizza l’incontro.
22 dicembre
“O Re delle genti e pietra angolare della Chiesa: vieni e salva l’uomo che hai tratto dalla terra”.
La liturgia ci suggerisce un confronto fra Anna e Maria. Tutte e due ringraziano Dio, che ha concesso di essere mamme, la madre di Samuele: “Perciò anch’io lo do in cambio al Signore”. Samuele è dono di ritorno, è ceduto al Signore e così il figlio sarà legame vivo tra lei e Dio.
Anche Maria ringrazia il Signore con effusione grande della sua anima: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio”.
Gesù non è ancora nato, ma già Maria ringrazia e già lo offre al Padre, perché egli ha già incominciato la sua opera di salvezza santificando Giovanni già nel grembo di Elisabetta come un battesimo.
E il ringraziamento di Maria non è solo a parole, ma è vita, è disposizione di riconoscenza.
Anche per noi in questa novena di preghiera è una disposizione fondamentale. Sentiamo la necessità di ringraziare Dio con esultanza e con gioia, perché egli viene a salvare il suo popolo attualizzando sacramentalmente nell’Eucarestia quello che è avvenuto allora, a salvare il mondo di oggi. Ecco le Messe natalizie che sono lode e ringraziamento.
Nell’Eucarestia natalizia riceviamo più volte il Signore per donarci ai fratelli: lasciamolo vivere in noi con la sua offerta, con il suo dono o grazia, con il suo ringraziamento al Padre con tutti noi fratelli. E ringraziamo lui, Gesù, che ha fatto la volontà misericordiosa del Padre venendo a dare la sua vita per la salvezza del mondo.
 23 dicembre
“O Emmanuele, Dio con noi, attesa dei popoli e loro liberatore: vieni a salvarci con la tua presenza”.
La prima lettura della Parola di Dio oggi parla di purificazione spaventosa: Dio è come il fuoco del fonditore, come la lisciva dei lavandai, siederà per fondere e purificare.
Abbiamo bisogno di una purificazione per accogliere il Signore che sta per venire nell’Eucarestia natalizia: certi del suo perdono in confessione non scusiamoci delle nostre colpe, ma accentuiamo la nostra irresponsabilità.
Gesù bambino che riceviamo nella comunione è il Figlio di Dio che dobbiamo ricevere inginocchiandoci o inchinandoci in adorazione non anteponendo nessuno e niente a Lui: vedendo l’angelo del Signore i pastori “furono presi da grande spavento” sentendosi uomini che Dio ama fino al perdono.
La purificazione di pensieri e sentimenti, di giudizi, data dalla misericordia divina è fatta propria liberamente, per amore. Il nome di Giovanni, scelto come narra il Vangelo di oggi, è per noi il significato dell’augurio natalizio, un augurio di questa benevolenza divina: Giovanni in ebraico vuol dire “Dio fa grazia”.
Dio prepara il suo popolo, noi alla venuta del Salvatore per amore, fa grazia di perdono al suo popolo, anche se lo corregge con severità.
Gesù stesso, essendo bambino che il sacramento dell’Eucarestia attualizza anche nel Natale di quest’anno, ci indica in che direzione deve avvenire la nostra purificazione in questa vigilia. Innanzitutto è la purificazione da ogni orgoglio e da ogni superbia nel ritenerci migliori degli altri. Dio, infatti, non può non resistere ai superbi e non può non farsi dono agli umili,
Se saremo umili come Maria, donna eucaristica, potremo accogliere veramente il dono di Dio nell’Eucarestia, divenendo puri e quindi vederlo in ogni volgo che incontriamo e aiutiamo

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