lunedì 19 dicembre 2016

Liturgia della notte del Natale del Signore

Oggi è nato e sacramentalmente nasce  per noi il Salvatore, Cristo, il Signore
Con le sue luci, i suoi segni e i suoi suoni  la Notte Santa ci parla in maniera più forte e persuasiva di quanto le parole potrebbero fare. In questo modo tocca anche il cuore. Ma la fede non è mai soltanto sentimento, così come non può essere soltanto ragione, da una parte necessita di qualcosa di più delle parole, ma dall’altra ha anche continuamente
bisogno che noi ascoltiamo la parola, la meditiamo per poterla vivere e farla vivere. Vediamo quindi di discernere alcuni fili nella trama complessa che il Vangelo odierno ci presenta.
San Luca ha voluto far sapere all’aristocratico Teofilo, a cui il Vangelo è dedicato, e tramite lui a tutti lettori, a noi che con la celebrazione eucaristica attualizziamo sacramentalmente quello che è avvenuto allora, quando nacque questo Gesù Cristo. Ha voluto dimostrare che questo Gesù non si colloca nell’indeterminatezza della leggenda pia o addirittura della fiaba, ma che è stato in un luogo concreto della nostra storia che può essere indicato con esattezza e in un tempo che altrettanto può essere stabilito, che fa parte della nostra realtà storica. Tuttavia Luca quando menziona l’imperatore ha in mente qualcosa di più di una semplice datazione storica.  Augusto è stato coinvolto senza saperlo nel mistero o storia di amore di Dio con l’umanità, il mondo. Egli serve al Signore Gesù Cristo, nell’adempimento delle promesse. Lui, il padrone del mondo di allora e l’uomo storico più potente, è in realtà il servo del bambino che giace nella mangiatoia. Infatti a causa della riscossione delle imposte da lui decisa, con la quale obbliga le persone, Giuseppe a tornare alla propria tribù d’origine per poter essere registrate nelle liste dei possedimenti e pagare le tasse, accade che Gesù in quanto figlio di Davide  nasca a Betlemme, la città dei re d’Israele. L’imperatore serve al bambino sconosciuto, centro del mondo e della storia. E appare manifesto dove si trova la vera potenza. Contro ogni apparenza, essa in fin dei conti non si trova dove ci sono le legioni più agguerrite o l’apparato burocratico più imponente. Si trova dove ci sono lo spirito e l’amore. La semplicità e l’umiltà sono il vero segno dove Dio si fa presente, dove accade il suo Regno. In esse quindi la potenza e l’umiltà di Gesù Cristo si incontrano. La sua potenza, poiché Gesù Cristo fa sì, senza costringerlo, che l’imperatore si metta al suo servizio. La sua umiltà, perché Gesù nasce nella stalla come un qualsiasi senza tetto e il suo primo seguito è fatto di pastori  così poveri che di notte debbono custodire le loro pecore all’aperto, anche d’inverno.
In questa memoria storica che in questo momento attualizziamo sacramentalmente con la celebrazione eucaristica c’è un intreccio di circostanze. Il bambino è deposto nella mangiatoia riservata agli animali. Ma Maria lo avvolge nelle fasce che con sollecitudine ha preparato per quell’ora. Dietro lo scarno racconto dell’evangelista possiamo intuire qualcosa della bontà di Maria, della tenerezza con la quale ella ha atteso quel momento. L’ambiente esteriore in cui ha luogo il parto è la stalla, ma quello interiore è il sì verginale di Maria, la sua disponibilità e schiettezza: “Si faccia di me secondo la tua parola”.
C’è poi l’annuncio ai pastori. Infatti fin da primo momento è stato detto che la luce esiste non per essere nascosta sotto il moggio, ma per stare sul candeliere e risplendere per gli uomini nel mondo. “Oggi nella città di Davide è nato per voi Cristo, il Signore!”
La liturgia ci ha fatto riprendere con grande convinzione proprio questo termine: “oggi” nella celebrazione eucaristica, nella comunione preparata dalla confessione natalizia, con il bisogno di farsi dono a chi rivolgiamo gli auguri, ci facciamo prossimo aiutando chi incontriamo nel bisogno. Che cosa c’è in esso? Secoli, millenni hanno atteso, hanno dubitato, sono stati in ansia, hanno sperato anche dopo l’illusione trasformando in idoli i beni temporali. E anche quest’anno 2016, più storicamente esatto 2022, è pronunciata la parola “oggi”. Adesso è l’ora! Ma se la liturgia continua a cantare “oggi”, vuol dire che per essa non è un semplice ricordo di allora, perché questo oggi di Dio non è sprofondato nel passato. La liturgia lo canta perché esso è per noi, attraverso la fede nell’Emmanuele, il vero adesso. Oggi è davvero oggi, se tu apri il tuo cuore e nell’intimo non escludi nessuno. Apriti, affinché in quest’ora sia vero  che oggi egli è nato da Maria sotto la sguardo di Giuseppe, e come allora lo ha dato ai pastori oggi, donna eucaristica, lo offre nella comunione eucaristica a te che genuflettendo o inchinandoti rispondi amen cioè ci credo, mi fido, mi affido! 

Nessun commento:

Posta un commento