giovedì 22 dicembre 2016

Liturgia del giorno di Natale

Luca e Giovanni formano la vera bitonalità natalizia da cui è costituita la fede nel Natale della Chiesa, l’autentico mistero di Dio che ha assunto un volto umano per rivelarci da dove veniamo e verso chi siamo destinati
Luca, che fa risalire la sua tradizione alle cose sulle quali Maria con la prima comunità ebraico-cristiana ha riflettuto e che ha serbato in sé nella contemplazione del mistero di Dio, nel suo racconto ci fa conoscere la partecipazione umana e il fervore materno con cui la madre del Signore ha vissuto gli eventi della Notte Santa. 
Giovanni non prende in considerazione i particolari umani del racconto per far giungere invece lo sguardo fino agli abissi
dell’eternità, per farci conoscere i veri ordini di grandezza dell’evento come abbiamo sentito dal Vangelo: la Parola, che nella vita divina trinitaria è la persona del Figlio, si è fatta carne, ha assunto un volto, una natura umana e della sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e riceviamo grazia su grazia. Per questo i Concili della Chiesa delle origini si sono sforzati di esprimere con le parole questa cosa grande, inattesa e sempre inconcepibile e indicibile: nel tempo il figlio eterno di Dio è diventato figlio di Maria. Colui che è generato dal Padre nell’eternità è diventato uomo nella storia grazie a Maria. Il vero figlio di Dio è figlio vero dell’uomo rivelandogli chi è e a cosa è destinato. E’ il Vangelo di Giovanni che abbiamo sentito.
La parola si è fatta carne. Accanto a questa verità presentataci da Giovanni, deve però esserci anche la verità di Maria, che ci è stata rivelata da Luca. Dio si è fatto carne, possiede un volto umano per amarci sino alla fine: ogni singolo e l’umanità nel suo insieme. Questo non è soltanto un evento centrale nella storia, nel cosmo, incommensurabilmente grande e lontano da noi, è qualcosa di molto umano e a noi molto vicino: Dio si è fatto bambino, un bambino che, come ogni bambino, ha bisogno di una madre. E’ diventato un bambino, una creatura che, con la nascita, entra nel mondo piangendo, la cui prima voce è uno strillo che chiede aiuto, il cui primo gesto è rappresentato dalle mani tese in cerca di sicurezza. Dio è diventato bambino rivelandoci la grandezza di ogni concepito, di ogni bambino.
Per la fede della Bibbia e della Chiesa, per la nostra fede è importante che Dio abbia voluto essere una simile creatura unito a tutti noi, dipendente dalla madre protetto da chi gli fa da padre senza esserlo, dipendente dall’amore soccorrevole dell’uomo. Dio ha voluto essere  anche una creatura che dipende dagli uomini, per suscitare in noi l’amore che ci purifica e ci salva rivelando che in Cristo il Padre “ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef 1, 4-5). Siamo condotti da queste divine parole all’origine del nostro esserci: alla sua radice eterna. “ci ha scelti”: ciascuno di noi è stato pensato e voluto fra tante possibili persone umane. Lo sguardo del Padre si è posato su di te, a preferenza di tanti altri: sei stato scelto. Quando è accaduto questo?  “…prima della creazione del mondo”: il mondo, questo universo immenso richiamato dall’Albero di Natale entro cui ti senti come un granello di polvere, non esisteva ancora e il Padre ti ha penato e voluto liberamente cioè per amore, ha scelto te nel tuo essere dono unico e irripetibile cioè persona. Se dunque esisti, non è per caso. Ma ci ha scelti, pensati e voluti in Cristo. Cioè: quando il Padre ha pensato e voluto che il Figlio assumesse anche un volto umano per opera dello Spirito Santo nel grembo verginale di Maria, ha pensato e voluto ciascuno di noi attraverso l’atto coniugale, singolarmente presi, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi. Dimenticando questo, soprattutto nel giorno di Natale cioè nella memoria di un Dio che si è fatto bambino è una cosa angosciosa: ogni bambino voluto eternamente dal Padre bussa alle porte del nostro mondo attraverso la paternità e la maternità e offrire lo spazio interiore ed esteriore è rendergli possibile realizzare il suo essere dono unico e irripetibile cioè la sua persona nella libertà e nella gioia.   Nessun valore è più umanizzante della paternità e della maternità! E’ Natale, non soffrire più, non far soffrire!

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