sabato 5 novembre 2016

Sciagure con l’occhio della fede cristianamente formata

Dal sito “chiesa e postconcilio” del 5 novembre 2016
Nessun credente - né padre Cavalcoli intendeva dir questo - può dire che in una catastrofe naturale ci sia la mano di Dio che distrugge la sua creazione, come qualcuno ha insinuato. Siamo invece ben consapevoli che la Terra, nel suo insieme, presenta equilibri e situazioni geodinamiche eterogenee, fluide e in continua trasformazione, peraltro inserite in dinamismi più ampi e complessi. La fede non è in contrasto
con la scienza e con le sue acquisizioni ben lungi dall'essere mai definitive. Così come nessun credente può dire che Dio distrugge intere città e ammazza centinaia o migliaia di persone perché hanno peccato. Resta vero tuttavia che la creazione è ferita quanto la natura umana a causa del peccato originale e ha in sé la caducità che ne deriva. Ora, i sommovimenti materiali che conosciamo nel divenire anche degli aspetti geologici e nelle dinamiche che ne conseguono, risultano più o meno distruttivi quando coinvolgono le più o meno fragili costruzioni umane. Secondo la nostra Fede, c'è una connessione tra il peccato originale e la caducità e la morte entrati nella Creazione. nella sua accezione totale che comprende la natura e non solo il genere umano. I peccati successivi al Battesimo, compiuti quando ci si allontana da Dio e si cede all'inclinazione al male non corretta dalla Grazia, di certo hanno conseguenze di ordine spirituale che si ripercuotono anche in quello materiale; lo diciamo senza peraltro indulgere ad uno spirito di superstizione che possa vederle manifestarsi come catastrofi. Tuttavia sappiamo per fede (e spesso per esperienza) quanto la preghiera allontani e vinca le negatività, comprese le calamità e le guerre, nonché quanto il peccato ostinato le possa invece fomentare come conseguenze. Tra l'altro chi può impedire alla mano di Dio di oltrepassare anche le leggi naturali, spesso anche per guarire miracolosamente e non solo per ripristinare la giustizia? In ogni caso non guasterebbe il rispetto dovuto quando si ragiona sulle disgrazie che rovinano le vite altrui, al posto del toto-castigo che non tiene neppure conto del coinvolgimento degli innocenti. Piuttosto, facciamo memoria delle Parole del Signore che nel Vangelo ricorda circostanze analoghe: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali cadde la torre di Siloe che li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. (Lc 13.1,3) I “castighi di Dio”, dal capitolo 3 di Genesi in poi, non consistono affatto in un atto punitivo di Dio, praticato in modo piccato e vendicativo: il castigo è la semplice conseguenza del peccato e il peccato lo commette l’uomo. Dio si è limitato ad avvertire, come a dire: "non stupitevene…" illustrando che ci sarà bisogno di emendare e purificare la scelta umana. La parola castigo deriva infatti da “castum agere” che significa purificare, rendere puro. Non è colpa di Dio se poi nella parlata comune il termine ha assunto il significato di punizione. Così come non è colpa di Dio se la parola vendetta ha assunto il significato di ritorsione rancorosa, in luogo di quello originario di ripristino della giustizia. Non è nemmeno colpa dei predicatori se ci ricordano che dal peccato originale discendono conseguenze negative per la creazione e le creature, dato che Dio ha creato tutto per bontà e con la Sua volontà buona. Questa bontà ci ha dato la Tutta Pura! “Castigo divino” anche lei? Le conseguenze della ribellione sono entrate nella creazione e questo non è accaduto purtroppo solo moralmente (nei pensieri e nelle idee) bensì anche nella carne e con la carne trasmessa alle creature (esclusa, miracolosamente l'Immacolata, dalla quale poi è partita l'opera della Redenzione mediante Cristo Nostro Signore). E’ importante capirlo bene: non si può purificare solo l’idea (le intenzioni): ci vogliono anche le azioni. Non è tutto nello spirito. C’è di mezzo la carne! Il peccato è il prodotto della ribellione alla volontà di Dio iniziata da un angelo ribelle che ha insidiato i progenitori e come tale essa si configura chiunque la compia, inclusa una maggioranza parlamentare. E comunque il disordine morale attuale va ben oltre le unioni civili! L’esito è la conseguenza delle libere scelte fatte, non una vendetta di Dio! La parte più misteriosa e che dovrebbe mettere a dura prova la fede (lasciando perdere a questo punto chi fede non ha e ha già rinunciato a capire dalle righe precedenti) è che la bontà di Dio, sempre misericordioso, paterno e provvidente, da una parte permette che accadano fatti tragici e dall’altra vede coinvolti tanti innocenti: tra i terremotati c’è chi non avrebbe votato certe leggi, ma intanto anche la sua casa è crollata… Qui siamo a diretto contatto con la logica della croce: nessun dolore è più innocente di quello di Gesù! In effetti non è credibile la proposta di un cristianesimo “solo misericordia, senza giustizia” e “sola gioia, senza il dolore” “sola fede, senza opere”: il segno della croce infatti implica una giustizia fatta anche di dolore. La guarigione/riparazione, inevitabile, non è una gita festosa… Il Padre ha chiesto a Gesù questo sacrificio, per espiare e redimere l’umanità peccatrice. Come a dire che nessuno, nemmeno il Verbo incarnato, il Capo del corpo mistico, è escluso dal doversi far carico delle conseguenze catastrofiche del peccato (anche altrui) e della ribellione a Dio (anche altrui). L’amore che Dio rivela consiste esattamente dell’oblazione di chi offre se stesso per questa missione, invece di scagliare strali prendendone le distanze! In questa logica si capisce che oggi il corpo mistico (la Chiesa) di quel Capo (i tralci della vite) sta facendo esperienza delle conseguenze anche dell’allontanamento “di popolo” dalla volontà del Signore e il crollo di tanti edifici sacri storici e importanti, rivela un simbolismo insieme terribile e carico di sapienza. Se certe sciagure vanno lette con l’occhio di una fede cristianamente formata e che non dispera, mantenendo fisso lo sguardo sulla misericordia di Dio e sulla capacità di Dio di trarre il bene anche dal male, non deve venir meno la capacità di annunciare all’umanità la verità della purificazione, in vista della conversione. Viceversa, il perseverare nell’errore non impedirà altri cosiddetti castighi, ma soprattutto non consentirà di capirne il senso. L’esperienza della perniciosità del peccato permette (o dovrebbe permettere…) all’umanità di accorgersi di quanto sia squallida la propria ribellione, la dimenticanza e l’abbandono della volontà di Dio, la quale volontà non è espressa soltanto dall’amore, ma si sostanzia anche di comandi e di ammonimenti che ci dovrebbero trovare disponibili ad un ascolto umile e timorato di Dio: non per paura, ma proprio per l’amore che c’è tra gli innamorati consapevoli. La fede nel Dio rivelato offrendosi nel sacrificio crocifisso del Figlio, ci spiega perché l’abbraccio della croce è un passaggio necessario, visto che il peccato è una realtà e la nostra libertà ne fa la scelta. Dio amandoci dalla croce non inveisce e non lancia minacce, ma ci dice la realtà, con Verità, che è Lui stesso; ci dice la Via, che è Lui stesso; lo fa per darci la Vita, che è ancora e sempre Lui stesso. In palio c’è la vita eterna e il rischio è quello della morte eterna dell’anima, ben più atroce e drammatica della morte corporale, che pure atterrisce soprattutto chi ormai concepisce solo la materia. Il rifiuto della misericordia è drammatico come l’abuso della libertà. Sono forme di ribellione con delle conseguenze. Chi vuole equivocare sul “castigo” può accusare Dio o chi Lo annuncia senza infingimenti. Anche la croce è equivocata e il dolore può essere usato per bestemmiare e non per emendare; tutto può essere equivocato, anche la misericordia. Dio non condanna, ma la sua giustizia è giusta: avremo ciò che abbiamo scelto. Dio comunque resta Lui, non noi. Il mondo d’oggi ha completamente scartato la nozione di purificazione e di conversione. L’unico emendamento che conosce è quello alle proprie leggi, per ritoccare il necessario all’ennesimo compromesso, secondo convenienza. L’uomo pretende d’aver ragione, insegna a Dio a fare Dio e insegna alla dottrina che cosa può insegnare e che cosa no. Ma Dio, che comunque ha i Suoi progetti e spesso scopriamo che sono altri dai nostri, ha tutto sotto controllo: non ha subito la croce, avendola invece permessa ed essendosi consegnato per salvarci. Ha perciò sotto controllo anche le calamità naturali pur permettendole, evidentemente in vista di un bene più grande, che però va capito e ha bisogno di chi aiuti a comprenderne il senso. Non c’è solo l’economia delle borse o quella dei nostri conti correnti con i cicli e le crisi… C’è un’economia di salvezza, che è eterna. Restano da comprendere anche la preghiera e la penitenza: Dio valuta come ci poniamo rispetto alle conseguenze innescate dai nostri peccati. Le preghiere e i sacrifici di pochi possono salvare molti, come il sangue di Uno ha salvato potenzialmente tutti. Serve però un modo di ragionare scomodo per il mondo, perciò oggi frainteso e vilipeso. Cerchiamo di contemplare nella croce questa immagine: il dolore è ciò che resta dell’amore quando è duro il cuore.

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