sabato 5 novembre 2016

Preghiera 71

MISERICORDIA, INDULGENZA GIUBILARE 
NELLA PREGHIERA DI LIBERAZIONE, GUARIGIONE, CONSOLAZIONE
Madonna della Salute Dossobuono 7 novembre 2016 18,30 – 20
Canto di esposizione(67) – O Gesù ti adoro, ostia candida, sotto un vel di pane nutri l’anima. Solo in te il mio cuore si abbandonerà perché tutto è vano se contemplo te.
L’occhio, il tatto, il gusto non arriva a te, ma la tua parola resta salda in me: Figlio sei di Dio, nostra verità; nulla di
più vero se ci parli tu.
Hai nascosto in Croce la divinità sull’altare veli pur l’umanità; Uomo – Dio la fede ti rivela a me, come al buon ladrone dammi un giorno il ciel.
Anche se le piaghe non mi fai toccar grido con Tommaso: “Sei il mio Signor”; cresca in me la fede, voglio in te sperar pace trovi il cuore solo nel tuo amor.
Sei ricordo eterno che morì il Signor pane vivo, vita, tu diventi in me. Fa che la mia mente luce attinga a te e della tua manna porti il gusto in sé.
Come il pellicano nutri noi di te; dal peccato grido: “Lavami, Signor”. Il tuo sangue è fuoco, brucia il nostro error, una sola stilla, tutti può salvar.
Ora guardo l’Ostia, che ti cela a me, ardo dalla sete di vedere  te: quando questa carne si dissolverà, il tuo viso, luce, si disvelerà. Amen.
Preghiera di liberazione, di guarigione, di consolazione è lo stesso convenire in questo Santuario della Madonna della Salute dove il Vescovo aprirà solennemente la PORTA SANTA perché ogni persona possa esperimentare la misericordia del Padre cioè la certezza del suo perdono di ogni peccato riconosciuto e quindi liberata da ogni influsso maligno, guarita e consolata. Il Santo Padre ha aperto il Giubileo straordinario l’8 dicembre 2015 e lo concluderà la prossima Domenica 20 novembre Solennità di NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO, che abbiamo qui dinnanzi nel sacramento solennemente esposto e che insieme adoriamo.
Venendo qui in pellegrinaggio ravviviamo la consapevolezza del cammino di tutta la nostra esistenza verso la meta della vita veramente vita con ogni bene senza più alcun male che la festa di tutti i Santi e il ricordo di tutti i defunti, la nostra Pasqua ha richiamato. La vita è veramente un pellegrinaggio verso la Porta del Cielo cioè della partecipazione alla vita trinitaria come Figli nel Figlio per opera dello Spirito Santo. Prima di ogni scelta importante dovremmo chiederci “mi assimila a Cristo e quindi mi porta alla vita veramente vita, alla meta?” La moralità cristiana è fraternamente vivere, scegliere nella luce di questa attesa non anteponendo nessuno e niente a Lui, costi quello che costi: questa è la moralità cristiana. Quante volte soccombiamo alla tentazione del Maligno di ritenere tutto cioè idoli i beni di questo mondo. La salute fisica è un bene ma se la trasformiamo in idolo nemmeno Lui ce la può donare e così tanti altri beni. Venire in pellegrinaggio qui alla Madonna di Dossobuono, soprattutto quando si aprirà la PORTA GIUBILARE, ma anche per la preghiera di liberazione, di guarigione, di consolazione, come in altre occasioni è stimolo alla conversione cioè a un cambiamento di mentalità e di vita lasciandoci abbracciare dalla misericordia divina di cui Lei è Madre con il desiderio di divenire misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con ciascuno di noi. Misericordiosi significa non definire nessuno da suoi eventuali comportamenti peccaminosi: questi li possiamo, a volte per la correzione fraterna li dobbiamo giudicare, ma non definire chi li compie, perché ci sfugge la piena avvertenza e il deliberato consenso e soprattutto Gesù ci rivela che il Padre non guarda quante volte cadiamo, ma quante volte, pentiti, ci lasciamo riconciliare con il sacramento della Confessione, il più necessario esorcismo o preghiera di liberazione e questo fino al termine della vita. Ci sono due conseguenze da questa evangelizzazione o consapevolezza:
-       I peccati sacramentalmente perdonati nella confessione, poiché l’onnipotenza divina ricrea ciò che il peccato mortale ha rovinato e il peccato veniale ha ferito, Dio non li ricorda e chiede a noi che non ha senso ricordare il male del passato perdonato e confessato. Non lasciamo passare il mese senza confessarci, come suggerisce la Madonna nelle sue apparizioni riconosciute o presunte cioè non escluse: avremo anche un beneficio di serenità, di pace, di consolazione anche a livello psicologico come medicina e soprattutto forza per non soccombere nella tentazione del Maligno e per liberarci  da eventuali sue azioni straordinarie di vessazione, di ossessione, infestazione, possessione. L’azione peccaminosa, il bene e il male si vedono ed è dono vederli, ma il peccato lo può confessare solo chi lo commette consapevole della piena avvertenza e del deliberato consenso nel commettere una azione peccaminosa. La moralità cristiana è un tentare e ritentare con fiducia e speranza, un cammino e quindi si deve giudicare il bene e il male, mai nessuna persona né in bene e né in male. E se non escludiamo anche chi ci esclude abbiamo la certezza di non essere esclusi nel momento terminale dal Padre pur necessitando di quella purificazione ultraterrena del Purgatorio. Quanto sono importanti gesti di carità per le anime sante del purgatorio. Ma cos’è la liberazione dalle conseguenze temporali del peccato per se stessi in vita  e per le anime nella purificazione ultraterrena del purgatorio? E’ l’impronta, lo stato negativo che i peccati anche perdonati nella confessione lasciano nelle nostre tendenze, nei nostri pensieri. E l’indulgenza è appunto l’atto con cui Dio dal volto umano che ci ha amato sino alla fine, crocefisso per i vivi e i defunti nella  attualizzazione sacramentale del suo Sacrificio in ogni Messa, come ricorda la Lettera di Paolo ai Corinti, attraverso la Chiesa, soprattutto nell’Anno giubilare, raggiunge il peccatore perdonato nella confessione e lo libera da ogni residuo della conseguenza degli atti di peccato. L’indulgenza è la remissione dinnanzi a Dio della pena temporale per i peccati, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della comunità ecclesiale. E per “pena temporale” si intende l’effetto che ogni peccato, sempre un atto di ribellione a Dio, anche dopo che è stato perdonato come il no buttato in faccia al Padre e alla Sua volontà, lascia nell’effetto prodotto in chi l’ha commesso: un attaccamento malsano alle creature e quindi bisognoso di purificazione, sia quaggiù con tante sofferenze, sia dopo la morte, nello stato di purificazione del purgatorio. E’ da questa pena temporale di “idolatria” dei beni temporali che l’indulgenza libera, guarisce la persona che la riceve in se stessa o per le anime nel dono della purificazione ultra terrena. E’ sempre Cristo crocefisso e risorto attraverso il suo corpo che è la Chiesa che con il dono dell’indulgenza libera. E la Chiesa dispensa tale indulgenza attingendo all’incommensurabile tesoro di grazia accumulato dall’umanità di Gesù, soprattutto crocefisso, da Maria, dai Santi, da tante sofferenze innocenti offerte con il Sacrificio della Messa e dalle opere di carità. Pur richiamando il dono dell’indulgenza Papa Francesco ha insistito sull’essere misericordiosi come il Padre che ne è la condizione insistendo che nei nostri rapporti con Dio al centro della Rivelazione che Cristo ci ha fatto non c’è il peccato, la giustizia, ma la misericordia, la certezza di poter essere perdonati con il coraggio di riconoscere i propri peccati, il male del passato dal quale solo Dio può liberarci. E l’evangelista della misericordia, come lo chiama Dante,    è san Luca.
(311) R) Signore ascolta Padre perdona! Fa che vediamo il tuo amore.
1. A te guardiamo Redentore nostro, da te speriamo gioia di salvezza: fa che troviamo grazia di perdono. R) Signore…
2. Ti confessiamo ogni nostro colpa, riconosciamo ogni nostro errore e ti preghiamo: dona il tuo perdono. R) Signore…
3. O buon pastore, tu che dai la vita; Parola certa, roccia che non muta: perdona ancora, con pietà infinita. R) Signore…
-        L’evangelista Luca mi è particolarmente caro perché è l’evangelista della Madonna. Solo da lui ci sono state tramandate e il Risorto ce le rende sacramentalmente attuali l’annunciazione, la visitazione, la maggior parte delle scene del Natale, la presentazione al tempio di Gesù. E ne faremo tema lunedì 5 dicembre nella liturgia mariana di Avvento. Ma si può anche dire, come l’ha cantato Dante, l’evangelista del cuore di Gesù cioè di Dio Padre attraverso il Figlio che ha assunto per opera dello Spirito Santo un volto umano amandoci fino alla fine, fino a lasciarsi crocefiggere per liberarci da ogni male, icona quindi della misericordia del Padre: è l’evangelista della parabola del figliol prodigo o meglio del padre misericordioso – un tesoro che troviamo soltanto nel suo Vangelo, nella lieta notizia che in Gesù nello Spirito Santo per il Padre nessun peccato è imperdonabile fino al termine della vita e nessun male è irrimediabile sia a livello personale e sia a livello storico: il Maligno vuole farci soccombere in questa fiducia -, della festa per la dramma perduta e ritrovata. E’ l’evangelista della carità o modo divino di amare nelle sette opere materiali e spirituali che sono come uno scudo verso l’azione malefica: lui solo ci racconta la parabola del buon samaritano cioè di chi ci diviene prossimo  da amare come noi stessi insieme a non anteporre a Dio nessuno e niente cioè chiunque incontriamo bisognoso con la possibilità di aiutare fidandoci della Provvidenza che vede e provvede e parla dell’amore di Gesù per i peccatori, per i poveri, per i piccoli con accenti più teneri degli altri; ci presenta il Signore che si commuove davanti al dolore della vedova di Naim e con tenerezza gli ridona in vita il figlio; accoglie i gesti affettuosi della peccatrice in casa del freddo Simone il fariseo che idolatra il bene della legge e Gesù lo fa con tanta delicatezza, le assicura il perdono di Dio distinguendo ciò che è intrinsecamente male come l’atto genitale fra uomo-donna fuori del matrimonio o disgiunto nel matrimonio artificialmente dall’apertura alla fecondità, non così le affettuosità motivate da vero amore gratuito; accoglie Zaccheo con tanta bontà da cambiare il suo esoso cuore di pubblicano qualificato pubblicamente come peccatore in un cuore pentito e generoso: restituisco quattro volte tanto a chi ho derubato e metà dei miei beni ai bisognosi. La centralità della misericordia in questo anno giubilare per Papa Francesco, per Benedetto XVI con  la sua enciclica sociale punta a far sì che nella globalizzazione aumenti nei ricchi il farsi dono: Gesù non condanna chi è ricco ma chi ricco non solidarizza, non dona, una terribile tentazione in cui è facile soccombere al Maligno.
San Luca è dunque l’evangelista della misericordia del Padre il cui amore è sempre più grande di ogni peccato riconosciuto di fronte al suo perdono e quindi della fiducia per cui nessuna colpa è imperdonabile se disposti a perdonare e quindi dei doni dello Spirito cioè la fiducia, la pace, la gioia; in una parola possiamo dire che è ‘evangelista dello Spirito Santo, che nella essenza trinitaria di Dio è l’Amore in persona, come Gesù è il Verbo in persona. Negli Atti degli Apostoli, il Vangelo della Chiesa in Luca, è lui che ha trovato la formula tanto cara alle comunità cristiane originarie: “formare un cuor solo e un’anima sola” come, ripresa dall’orazione di colletta nella festa di san Luca il 18 ottobre (preghiamo insieme):
 Signore Dio nostro, che hai scelto san Luca per rivelare al mondo il mistero della tua predilezione per i poveri, fa che i cristiani (altri Cristi, Vangeli viventi), formino un cuor solo e un’anima sola, e tutti i popoli (attraverso di loro) vedano la tua salvezza (la tua misericordia per la civiltà dell’amore, della solidarietà in difesa del Dragone che punta a distruggere il creato a cominciare dal rapporto-uomo donna)”.
E’ la comunità cristiana, anche piccola per i molti, fondata sull’amore fraterno di Gesù, sul distacco o non idolatria dei beni temporali che può formare un cuor solo e un’anima sola di uomini liberi, uguali, fratelli cioè la civiltà dell’amore. Come può essere vocazione al matrimonio chi idolatra l’essere del proprio io in un individualismo autoreferenziale? Chi può essere libero di progettare la vita in una vocazione celibataria sacerdotale o in una consacrazione verginale nell’attuale cultura secolarizzata che tende ad essere globale che idolatra il bene dell’io, del successo, del possesso, del sesso che schiavizza chi ne è travolto rendendola incapace di amare, di essere amato e quindi beato già in questo mondo? Il Maligno, attore, oggi attrae per le sue eventuali azioni straordinarie della vessazione, dell’ossessione, dell’infestazione, perfino raramente della possessione per nascondere la sua azione ordinaria della tentazione con cui sta distruggendo la civiltà cristiana avvenuta in Europa, l’unico vero umanesimo storico.
(117)  R) Cieli e terra nuova il Signore darà, in cui la giustizia sempre abiterà.
1. Tu sei Figlio di Dio e dai la libertà: il tuo giudizio finale sarà la carità. R) Cieli e terra nuova…
2. Vinta sarà la morte: in Cristo risorgerem e nella gloria di Dio per sempre noi vivrem. R) Cieli e terra nuova…
3Il suo regno di vita, di amore e di verità, di pace e di giustizia, di gloria e santità. R) Cieli e terra nuova…
Il Vangelo di san Luca lo rivela pieno di zelo, la più grande urgenza pastorale di oggi. Soltanto lui riporta l’invio in missione dei settantadue discepoli (gli esegeti pensano che questo sia un numero simbolico e rappresenti le settantadue nazioni dell’universo) ma l’interpretazione del magistero afferma: “Il Signore designa altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”. San Gregorio spiega come non si evangelizza da soli ma in relazione di amore fraterno in famiglia, in parrocchia, con la comunità, con l’amicizia: “Bisogna che i discepoli siano messaggeri della carità di Cristo. Se non sono almeno due in relazione fraterna la carità non è possibile, perché essa non si realizza da se stessi, ma è sempre amore per l’altro”. Il paradiso è compimento di comunione fuori della spazio e del tempo e inizia nel tempo e nello spazio concretamente in relazioni gratuite, così la solitudine infernale nella quale il Maligno tenta di farci soccombere.
Ci sono dunque molti tesori nell’opera di san Luca e avendolo, ascoltando personalmente e insieme il Signore attraverso lo scritto ispirato (come mi ha impressionato una inchiesta che afferma che l’80 per cento dei cattolici italiani non posseggono il Vangelo e gli Atti degli Apostoli) possiamo attingervi con riconoscenza il cuore del Vangelo cioè la misericordia, non dimenticando che l’evangelista che memorizza tutta la vita pubblica di Gesù come un viaggio verso Gerusalemme, verso la croce ci invita a darci tutti al Signore, essere suoi discepoli lasciandoci assimilare a Lui, pronti a portare  la croce ogni giorno con lui, perché senza questa disponibilità è impossibile amare ed essere amati cioè felici cui tenta di farci soccombere Satana. Allora nel nostro intimo, con la buona volontà nonostante pensieri e sentimenti contrari, non escludiamo nessuno anche chi ci escludesse con la sicurezza così di non essere esclusi da Lui, magari bisognosi della purificazione ultraterrena del purgatorio perché  non ancora liberati dalla sofferenza e dalle indulgenze dalle conseguenze temporali dei nostri peccati perdonati nella confessione.
Tutti insieme:  Vieni Spirito santo, vieni attraverso la Madonna della salute, toglici ogni paura del Maligno, e donaci la pace, la serenità, la gioia, la benevolenza.
(226) Nelle lotte, nei timori, in continue avversità, della Chiesa Madre sei tu: Ausiliatrice, noi t’invochiam!  R) Ave, ave, ave.
 Maria! Beata Vergine, Madonna della salute, con rinnovata gratitudine per la tua presenza materna uniamo la nostra voce a quella di tutte le generazioni che ti dicono beata.
Cerchiamo in te le grandi opere di Dio, che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per salvarla. Accogli con benevolenza di Madre l’atto di affidamento che oggi facciamo con fiducia, dinnanzi a questa  tua immagine a noi tanto cara, affinché con la tua potente intercessione tu possa liberare da ogni oppressione malefica, guarire da ogni male del corpo e dello spirito e consolare nelle nostre afflizioni.
Siamo certi che ognuno di noi è prezioso ai tuoi occhi e che nulla ti è estraneo di ciò che abita nei nostri cuori. Ci lasciamo raggiungere dal tuo dolcissimo sguardo e riceviamo la consolante carezza del tuo sorriso. Custodisci la nostra vita fra le tue braccia: benedici e afforza ogni desiderio di bene; ravviva e alimenta la fede; sostieni e illumina la speranza; suscita e anima la carità; guida tutti noi nel cammino della santità. Insegnaci il tuo stesso amore di predilezione per i piccoli e per i poveri, per gli esclusi e i sofferenti, per i peccatori e gli smarriti di cuore: raduna tutti sotto la tua protezione di fronte all’azione ordinaria e straordinaria del Maligno e tutti consegna al tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen,
Benedizione eucaristica
Benedizione dell’acqua
Unzione con l’Olio benedetto 

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