venerdì 28 ottobre 2016

Tutti i fedeli defunti

Noi cristiani viviamo il rapporto con i defunti nella verità della fede, e guardiamofraternamente alla morte e all’al di là dell’anima e del corpo nella luce della Rivelazione
In questo giorno della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, la III Messa ci propone letture molto suggestive. La prima è tratta dal Libro della Sapienza ed esprime la fede nell’unione con Dio da parte dei giusti che sono morti nella fedeltà a lui. La seconda lettura, presa dall’Apocalisse, ci parla della nuova Gerusalemme, luogo dell’unione perfetta con Dio e tra noi. Il Vangelo è quello delle Beatitudini, e ci fa capire che solo dopo la morte  esse si attuano in pienezza.
Ieri la festa di Tutti i Santi ci ha fatto contemplare “la città del cielo, la Gerusalemme celeste che è nostra madre, come ci ha detto il Prefazio di Tutti i Santi. Oggi, con l’animo ancora rivolto a queste realtà ultime presenti in ogni scelta morale, commemoriamo tutti i fedeli defunti, che “ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace”, come dice la Preghiera eucaristica I. E’ molto importante che noi credenti viviamo il
rapporto fraterno con i defunti nella verità della fede, e guardiamo alla morte e all’al di là dell’anima e del corpo nella luce della Rivelazione. 
Già l’apostolo Paolo, scrivendo alle prime comunità, esortava i fedeli a “non essere tristi come gli altri che non hanno speranza”. “Se infatti – scriveva in I Tessalonicesi 4,13-14 –crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà(fraternamente) con lui coloro che sono morti”. “Nella speranza siamo stati salvati, dice san Paolo ai Romani e anche a noi” (Rm 8,24). E’ necessario anche oggi evangelizzare cioè come buona notizia la realtà della morte e della vita eterna. La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza non solo dell’immortalità dell’anima ma anche di un al di làfraterno del corpo. Ci è stata donata una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso come il morire, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta di vita veramente vita e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare fatica del cammino, dei distacchi.
Gli uomini e le donne di questa nostra epoca, noi immersi in questa cultura secolarizzata, desideriamo ancora la vita eterna con la beatitudine di poter morire nel Signore? O forse l’esistenza terrena, pur con tutti i suoi limiti drammatici, è diventata l’unico orizzonte individualista? In realtà, come già osservava sant’Agostino, tutti vogliamo la “vita beata”, la felicità. Non sappiamo bene che cosa sia e come sia, ma ci sentiamo attratti verso di essa con la tentazione di idolatrare beni relativi come fossero tutto, come la saluteindividuale. E’ questa una speranza universale, comune agli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. L’espressione “vita eterna” vorrebbe dare un nome a questa attesa insopprimibile: non una successione senza fine, ma l’immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il tempo, il prima e il dopo non esistono più. Una pienezza di vita insieme veramente vita e di gioia: è questo che speriamo e attendiamo dal nostro essere con Cristo morto e risorto, con Maria assunta segno di sicura speranza e consolazione.
Rinnoviamo oggi in questa celebrazione la speranza della vita eterna fondata realmente nella morte e risurrezione di Cristo. “Sono risorto e ora sempre con te”, ci dice il Signore, e la mia mano ti sorregge. Ovunque tu possa cadere, cadrai nelle mie mani e sarò presente alla porta della morte. Pur non escludendo nessuno, nessuno anche il più intimo può più accompagnarti e dove tu non puoi portare niente, là io ti aspetto con la mia e tua mamma per trasformare per te le tenebre in luce. La speranza, come la fede, non è però mai individuale, è sempre anche la speranza per gli altri. “Non sono più io che vivo…siamo diventati uno in Cristo” (Gal 3,28), un unico soggetto nuovo fin dal Battesimo, un’unica fraternità sacramentale con il sacramento dell’Ordine. Così la preghiera di un’anima ancora pellegrina nel mondo può aiutare un’altra anima che si sta purificando in purgatorio dopo la morterendendo eterni i veri vincoli di amore. Ecco perché oggi, in tutto questo ottavario, la Chiesa ci invita a pregare per i nostri cari defunti, cari anche per le relazioni avvenute e, potendolo, a sostare presso le loro tombe nei cimiteri, in quest’anno giubilare per acquisire l’indulgenza per loro. Maria, stella della speranza, renda più forte la nostra fede e la nostra speranza in una comunione fraterna che anticipa nell’al di qua quello che durerà sempre nell’al di là. Ci dia la gioia della preghiera di suffragio per i nostri fratelli, per i nostri cari defunti.

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