domenica 16 ottobre 2016

Per l’interpretazione e l’attuazione di Amoris Laetitia

Amoris Laetitia: per l’interpretazione e l’attuazione
Un Vademecum del cardinale Antonelli per i confessori che vogliono restare fedeli alla dottrina di sempre.

1. L’amore fondamento del matrimonio e della famiglia

Oggi è evidente una gravissima crisi del matrimonio e della famiglia: matrimoni religiosi in diminuzione, forte aumento di matrimoni civili e più ancora di convivenze, alta percentuale di divorzi, preoccupante denatalità, emergenza educativa.
Il matrimonio non ha il sostegno della società: cultura dell’individualismo e della provvisorietà, ordinamento
giuridico insensibile e penalizzante, gravosi condizionamenti economici come la disoccupazione giovanile, la precarietà occupazionale, il difficile accesso all’abitazione, l’organizzazione del lavoro refrattaria alle esigenze della famiglia.
In questa situazione, Amoris Laetitia vede l’autentico amore umano e cristiano come l’unica forza capace di salvare il matrimonio e la famiglia. Esso va posto al centro della famiglia (cf. AL 67), come ha già suggerito il Concilio Vaticano II (cf. GS 48-49) e come ribadisce efficacemente Papa Francesco stesso che gli dà il massimo risalto in tutta l’esortazione apostolica, specialmente nei capitoli IV e V.
Seguendo l’inno alla carità di S. Paolo (cf. 1Cor 13, 4-7), il Papa passa in rassegna alcune caratteristiche del vero amore, le spiega e le applica al vissuto familiare (cf. Al 90-119). Afferma che l’amore coniugale è autentico, se apprezza l’altro per se stesso e vuole il suo bene (cf. AL 127). E’ dunque oblativo e spirituale; ma include anche l’affetto, la tenerezza, l’intimità, la passione, il desiderio erotico, il piacere dato e ricevuto (cf. AL 120; 123), l’apertura alla procreazione ed educazione dei figli (cf. AL 80-85). E’ un’amicizia totalizzante (cf. AL 125); come tale prefigura e anticipa l’unione mistica con Dio e costituisce una particolare via di santificazione, una specifica vocazione (cf. AL 72; 74; 142; 316).
Il rapporto di coppia è un cammino permanente (cf. AL 325), che conosce la bellezza e la gioia di essere amati e di amare, ma anche difetti e peccati, difficoltà e sofferenze. Va considerato, con realismo e fiducia, come un crescere e realizzarsi insieme progressivamente (cf. AL 37), a piccoli passi, con esercizio pratico, paziente e perseverante (cf. AL 266-267). “L’amore è artigianale” (AL 221), come l’educazione dei figli (cf. AL 16; 271; 273).
Tutti sono chiamati ad essere umili e a impegnarsi per crescere verso una maggiore perfezione (cf. AL 325). L’appello è rivolto non solo alle cosiddette coppie irregolari (Il Papa preferisce chiamarle “situazioni di fragilità e imperfezione” AL 296), ma anche alle coppie regolari. Nessuna coppia, nessuna famiglia è perfetta. Tutte sono bisognose della grazia di Dio; tutte sono amate da lui e hanno valore per lui; a tutte la Chiesa offre l’accompagnamento pastorale per il loro cammino.
Accompagnare non significa imporre obblighi in modo autoritario, ma educare alla libertà responsabile. “Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle” (AL 37). Le persone devono essere aiutate a maturare le proprie convinzioni e i propri atteggiamenti, a scoprire da se stessi la verità, i valori e le norme morali, in cui si concretizza l’amore filiale verso Dio e fraterno verso gli altri (cf. AL 264). A questo scopo concorrono molteplici elementi: esperienze, consigli pratici, riflessioni razionali, motivazioni di fede (cf. ad es. AL 128; 133; 137; 139).  L’accompagnamento pastorale deve farsi carico di tutti, ma con attenzioni diverse. Particolarmente paziente e misericordioso deve essere con coloro che si trovano in situazione di grave disordine oggettivo. Essi sono da trattare come poveri, deboli, sofferenti, feriti della vita. Tuttavia la priorità pastorale, indicata da Amoris Laetitia per il tempo presente, è prevenire il più possibile le ferite, le divisioni, i fallimenti dei matrimoni. “Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture” (AL 307; cf. Ivi, 211).
Occorre sviluppare con fiducia e perseveranza una pastorale organica della famiglia, che comprenda la preparazione remota e la preparazione prossima al matrimonio e, dopo il matrimonio, la formazione dei coniugi, specialmente delle giovani coppie (cf. AL 200; 202; 207; 208; 227; 229; 230). Più fruttuosi delle convocazioni assembleari e delle riunioni affollate sono la vicinanza personalizzata e gli incontri di famiglia, di piccolo gruppo, di piccola comunità. A tale scopo bisogna promuovere il protagonismo delle famiglie stesse e la loro responsabilità missionaria (“famiglie in uscita”), valorizzando tra l’altro la cooperazione di movimenti e associazioni ecclesiali.
La novità di Amoris Laetitia, a parte il capitolo ottavo, mi sembra che stia specialmente nella grande attenzione rivolta alla comune esperienza umana, al vissuto esistenziale, religioso, spirituale, con analisi e osservazioni dettagliate, molti consigli pratici, indicazioni concrete per le persone e per la pastorale. L’intento prevalentemente pedagogico suggerisce un linguaggio discorsivo, vivace, coinvolgente, rivolto a tutti e per tutti facile da leggere e da intendere, senza eccessive preoccupazioni per la precisione teologica e scientifica. Il documento può essere utilizzato fruttuosamente dai laici per la loro formazione personale e dagli operatori pastorali per la catechesi. Costituisce, esso stesso, un valido esempio di accompagnamento ecclesiale.

2. Coerente sviluppo dottrinale

Riferendosi ai due sinodi sulla famiglia, Papa Francesco dice: “L’insieme degli interventi dei Padri, che ho ascoltato con costante attenzione, mi è parso un prezioso poliedro, costituito da molte legittime preoccupazioni e da domande oneste e sincere” (AL 4). L’immagine geometrica del poliedro evoca suggestivamente la molteplicità dei punti di vista e anche il carattere prospettico della verità che ora vorrei sottolineare.
La verità è sempre parziale e sempre definitiva. E’ sempre parziale in quanto mediante i concetti è interpretazione della realtà nei suoi particolari aspetti intelligibili. E’ sempre definitiva in quanto mediante i giudizi enunciativi è rivelazione dell’essere. “Ogni verità, anche parziale, se è realmente verità, si presenta come universale. Ciò che è vero deve essere vero per tutti e per sempre” (S. Giovanni Paolo II, Fides et Ratio, 27; cf. anche 84; 87; 95). “(La verità) si conosce nella storia, ma supera la storia stessa” (Ivi, 95).
Questo discorso vale generalmente per ogni verità; ma si applica, a maggior ragione, alla dottrina della fede insegnata infallibilmente dalla Chiesa. Lo sviluppo deve essere coerente. Ammette l’integrazione di nuove prospettive, non la negazione del senso precedente; nuove formulazioni e precisazioni, non contraddizioni. Avviene secondo l’ermeneutica della riforma nella continuità. Tale criterio interpretativo deve di solito essere seguito anche per gli insegnamenti non definitivi. Pertanto Amoris Laetitia va letta alla luce del Magistero precedente e viceversa il Magistero precedente va riletto alla luce di Amoris Laetitia, elaborando eventualmente una sintesi nuova e coerente.

3. La dottrina morale

Amoris Laetitia conferma la dottrina tradizionale: il matrimonio cristiano è indissolubile (cf. AL 86; 123-124; 291-292); l’indissolubilità, più che un giogo, è un dono da apprezzare e da coltivare (cf. AL 62); il divorzio è un male e preoccupa per la sua larga diffusione (cf. AL 246; 291); la nuova unione dei divorziati e ogni convivenza sessuale diversa dal matrimonio è un grave disordine morale (cf. AL 297-298; 301; 305). (Cf. anche, a proposito della ‘teoria del gender’, la severa denuncia fatta dal Papa a Tbilisi in Georgia il 1° ottobre 2016 “della guerra mondiale contro il matrimonio” e “della colonizzazione ideologica”).
Purtroppo Amoris Laetitia tace sulle norme generali negative, che vietano di fare il male. Esse obbligano in ogni situazione, senza alcuna eccezione che si possa considerare oggettivamente lecita, come insegna molto autorevolmente, nel solco della tradizione cattolica, l’enciclica Veritatis Splendor di San Giovanni Paolo II: “I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza … vietano una determinata azione sempre e per sempre, senza eccezioni” (VS 52; cf. 78-82 e anche CCC 1750-1761; 2072). Non è mai lecito trasgredirli, neppure per una buona intenzione e una lodevole finalità (Cf. VS 80 e anche CCC 1753). Il motivo è che gli atti, da essi proibiti, sono disordinati intrinsecamente, in se stessi, per il loro stesso contenuto. Tali, ad esempio, sono: la bestemmia, l’apostasia, l’uccisione diretta di una persona innocente, l’aborto, la tortura, l’appropriazione indebita dei beni altrui, la calunnia, la menzogna, l’adulterio, i disordini sessuali, tra i quali ovviamente anche le unioni dei divorziati risposati e di altre coppie conviventi. Il silenzio di Amoris Laetitia, sul tema delle norme negative può agevolare l’errata interpretazione, secondo cui in certi casi queste unioni sarebbero oggettivamente lecite, come un bene analogo al matrimonio, anche se incompleto.
Amoris Laetitia esclude la gradualità della legge e la doppia morale (cf. AL 295; 300); concorda perciò in questo con Veritatis Splendor che ammonisce: “Sarebbe un errore gravissimo concludere che la norma insegnata dalla Chiesa è in se stessa solo un ideale che deve poi essere adattato, proporzionato, graduato alle, si dice, concrete possibilità dell’uomo” (VS 103; cf. 104); riconosce che, con l’aiuto della grazia, l’osservanza dei comandamenti è realmente possibile (cf. AL 295; 297; 303), rimanendo sostanzialmente in accordo con la dottrina del Concilio di Trento (cf. DH 1568) e di San Giovanni Paolo II (cf. VS 65-70; 102-103). A volte però si riscontra in essa qualche ambiguità di linguaggio, giustificabile con il tono discorsivo e l’esigenza comunicativa: ad esempio, si attribuisce alle seconde unioni dei divorziati e ad altre convivenze sessuali la qualifica di bene imperfetto e momentaneamente possibile (cf. AL 76; 78; 296; 303; 308), mentre con un linguaggio teologico più preciso dovrebbero essere considerate un male morale, al quale sono congiunti alcuni beni (cf. AL 308), “elementi costruttivi” (cf. AL 292), valori corrispondenti a quelli del matrimonio (cf. AL 292), come l’amicizia, l’aiuto reciproco, la dedizione ai figli.
Alla luce di Amoris Laetitia e soprattutto dell’insegnamento di San Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio e Veritatis Splendor, le nuove unioni dei divorziati e le altre convivenze sessuali non devono mai essere approvate come oggettivamente lecite (cf. AL 291; 297; 303; 305). Però le persone, che si trovano in tali situazioni disordinate, devono essere aiutate a integrarsi nella concreta vita ecclesiale, progressivamente e in modi diversi, proponendo a ognuna il bene possibile a lei (cf. AL 308), cercando di evitare lo scandalo (cf. AL 297; 299), incoraggiando i passi orientati nella giusta direzione (cf. AL 305), come la preghiera personale, familiare e comunitaria, l’ascolto della Parola, la frequenza assidua alla Santa Messa, il responsabile impegno educativo verso i figli, le opere di misericordia verso il prossimo, il volontariato, i servizi ecclesiali (anche negli organismi di partecipazione), in modo da incontrare il Signore e la sua misericordia “per altre vie”, diverse dai sacramenti (cf. San Giovanni Paolo II, Reconciliatio et Poenitentia 34).

4. La responsabilità personale soggettiva

Certamente Amoris Laetitia non dimentica la legge morale oggettiva; tuttavia pone in primo piano ed esplicita ampiamente la prospettiva della coscienza e della responsabilità personale, raccomandando tra l’altro di tenerla in maggiore considerazione nella prassi pastorale (cf. AL 303). Il documento precisa correttamente che l’osservanza delle norme, se attuata senza amore, potrebbe essere insufficiente davanti a Dio (cf. AL 304) e viceversa la vita in grazia di Dio potrebbe realizzarsi anche in una situazione oggettiva di disordine morale, quando i condizionamenti attenuano o annullano la colpevolezza soggettiva (cf. AL 305). Altro dunque è il grave disordine oggettivo e altro è il peccato mortale personale, che comporta la piena avvertenza e il deliberato consenso.
Amoris Laetitia conferma la cosiddetta legge della gradualità (cf. AL 295), già formulata da San Giovanni Paolo II: “(l’uomo) conosce, ama e realizza il bene morale secondo tappe di crescita” (Familiaris Consortio 34). Tale legge implica che a volte la coscienza può essere erronea senza cessare di essere retta; può agire in contrasto con la norma morale senza essere colpevole o senza esserlo pienamente. La persona potrebbe ignorare la norma generale (ad esempio, il rapporto sessuale è sempre illecito fuori del matrimonio); potrebbe non percepire il valore contenuto nella norma, in modo da poter scegliere il bene ed evitare il male liberamente per convinzione interiore (ad esempio, potrebbe non comprendere che il rapporto sessuale è proprio del matrimonio e solo in esso ha valore e dignità umana, come espressione del dono reciproco totale e del comune dono ai figli); potrebbe infine ritenere erroneamente che l’osservanza della norma, nella sua particolare situazione, sia impossibile, diventando anzi occasione di altre colpe (ad esempio, la continenza sessuale, se il convivente non fosse d’accordo, potrebbe diventare occasione di rapporti sessuali con altre persone e provocare l’interruzione della coabitazione con grave danno per la cura e l’educazione dei figli).
Ho detto che l’osservanza della norma morale potrebbe dalla persona essere ritenuta impossibile erroneamente, perché in realtà, con l’aiuto della grazia di Dio, è sempre possibile osservare i comandamenti, anche quello di essere casti secondo la propria condizione di vita. Il magistero della Chiesa lo insegna impegnando la sua autorità al più alto grado. “Dio non comanda ciò che è impossibile, ma nel comandare ti esorta a fare quello che puoi, e a chiedere ciò che non puoi, e ti aiuta perché tu possa” (Concilio di Trento, DH 1536). “Se qualcuno dice che anche per l’uomo giustificato e costituito in grazia i comandamenti di Dio sono impossibili da osservare: sia anatema” (Concilio di Trento, DH 1568). “L’osservanza della legge di Dio, in determinate situazioni, può essere difficile, difficilissima: non è mai, però, impossibile. E’ questo un insegnamento costante della tradizione della Chiesa” (San Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 102). Per chi prega, coltiva un intenso rapporto personale con il Signore Gesù Cristo e invoca, con umiltà e fiducia, l’aiuto della sua grazia, diventa possibile osservare i comandamenti e, se è un divorziato  risposato, gli diventa possibile osservare la continenza sessuale. Secondo una celebre metafora, utilizzata più volte da San Giovanni Paolo II, la vita cristiana è difficile come la scalata di una montagna, ma il credente non deve rinunciare a salire, deve invece mettersi in cammino sollecitamente e cercare con coraggio di procedere verso la vetta. Infatti la gradualità della legge non significa che la legge obbligherà in un futuro più o meno lontano. “Non possono guardare alla legge solo come a un puro ideale da raggiungere in futuro, ma debbono considerarla come un comando di Cristo Signore a superare con impegno le difficoltà. Perciò la cosiddetta legge della gradualità, o cammino graduale, non può identificarsi con la gradualità della legge, come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse” (San Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 34). Perciò non ci si deve stabilizzare nella situazione contrastante con la legge; non ci si deve adagiare ai piedi della montagna. D’altra parte i pastori nell’insegnare la dottrina non devono abbassare la montagna e nell’accompagnare personalmente il singolo fedele devono aiutarlo a salire con il proprio passo, secondo le sue forze, mettendosi da subito in cammino, pronto a rialzarsi dopo ogni eventuale caduta, deciso a proseguire con l’aiuto di Dio.

5. Accompagnamento pastorale

Amoris Laetitia chiede che nella predicazione e nella catechesi i sacerdoti e gli altri operatori pastorali propongano la concezione cristiana del matrimonio nella sua integralità (cf. AL 303; 307). D’altra parte raccomanda di non aggravare ulteriormente la situazione delle persone già oppresse dalla sofferenza e dalla miseria, colpevolizzando la loro coscienza (cf. Al 49). A riguardo si può ricordare che a volte bisogna tollerare un male minore per evitare un male maggiore e che il Sacerdote, nella confessione e nell’accompagnamento personalizzato, può lecitamente, con il suo silenzio, lasciare il penitente nell’ignoranza, qualora lo ritenga, almeno per il momento, incapace di emendarsi di qualche grave disordine oggettivo (ad esempio, la contraccezione o la convivenza sessuale irregolare). Egli con il suo silenzio non approva il male; non coopera con esso; evita solo di aggravarlo, preoccupandosi che il peccato materiale non si trasformi in peccato formale. Il dialogo interpersonale non ha le stesse esigenze di completezza che ha l’insegnamento pubblico.

Il Sacerdote però non deve continuare a tacere neppure davanti al singolo cristiano, se questi, mentre vive in una situazione pubblicamente conosciuta di grave disordine morale, intende accedere alla comunione eucaristica, sacramento dell’unità ecclesiale, spirituale e visibile, che esige sintonia nella professione di fede e coerenza oggettiva nella forma di vita. “Il giudizio sullo stato di grazia, ovviamente, spetta soltanto all’interessato, trattandosi di una valutazione di coscienza. Nei casi però di un comportamento esterno gravemente, manifestamente e stabilmente contrario alla norma morale, la Chiesa, nella sua cura pastorale per il buon ordine comunitario e per il rispetto del sacramento, non può non sentirsi chiamata in causa” (San Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucaristia, 37). La contraddizione oggettiva e palese crea scandalo e coinvolge la responsabilità della comunità ecclesiale e, specialmente, dei pastori. Il sacerdote, se è a conoscenza della situazione irregolare, deve ammonire la persona interessata, con rispetto e amore, perché non tenga conto solo del suo giudizio di coscienza; deve rinviare l’ammissione di essa alla comunione eucaristica fino a quando non avrà fatto discernimento “col sacerdote in foro interno” (AL 298; cf. 300) e non avrà compiuto, sotto la guida di lui un cammino ecclesiale appropriato (cf. AL 294; 300; 305; 308). Dato che le norme generali negative obbligano sempre, senza alcuna eccezione, il cristiano in situazione irregolare è tenuto davanti a Dio a fare il possibile per uscire dal disordine oggettivo e armonizzare il suo comportamento con la norma. Può darsi che la sua coscienza, erronea in buona fede, non se ne renda conto; ma il sacerdote, che lo accompagna, deve guidarlo con carità e prudenza a discernere e a compiere la volontà di Dio nei suoi confronti, fino ad assumere una forma di vita coerente con il vangelo. I passi, che in questo cammino potrebbero trovare spazio, sono i seguenti: a) verificare la validità del precedente matrimonio e ottenere eventualmente la sentenza di nullità, avvalendosi delle facilitazioni procedurali introdotte da Papa Francesco in data 15 agosto 2015 nei due Motu Proprio Mitis Judex Dominus Jesus e Mitis et Misericords Jesus; b) celebrare il matrimonio religioso o sanare in radice il matrimonio civile; c) interrompere la coabitazione, se non ci sono impedimenti; d) praticare la continenza sessuale, se altre soluzioni non sono possibili (cf. San Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 84); e) in caso di errore temporaneamente invincibile e perciò di rifiuto circa la continenza sessuale, ritenuta nel proprio caso impossibile o assurda e senza valore, valutare la possibile rettitudine della coscienza alla luce della personalità e del vissuto complessivo (preghiera, amore del prossimo, partecipazione alla vita della Chiesa e rispetto per la sua dottrina, umiltà e obbedienza davanti a Dio); esigere che la persona si impegni almeno a pregare e a crescere spiritualmente, allo scopo di conoscere correttamente e compiere fedelmente la volontà di Dio nei propri confronti, come si manifesterà; f) infine si può concedere l’assoluzione sacramentale e la comunione eucaristica, avendo cura di mantenere la riservatezza e di evitare lo scandalo (cf. AL 299); g) il sacerdote ha bisogno di carità e sapienza, per testimoniare la misericordia di Dio che a tutti e sempre offre il perdono e nello stesso tempo per discernere se il perdono viene realmente accolto dal penitente con la necessaria conversione (Non sembra però che il cristiano, finché rimane in una situazione oggettivamente disordinata, possa rivendicare il diritto ai sacramenti, appellandosi alle sue disposizioni interiori e al suo giudizio di coscienza. Nel capitolo VIII Amoris Laetitia non sembra voler dare comandi, ma solo consigli).

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