sabato 8 ottobre 2016

Domenica XXVIII

La messa, almeno di ogni Domenica, è in primo luogo un rendere sacramentalmente attuale in chi vi partecipa il sacrificio del “rendimento di grazie” di Cristo crocefisso e risorto al Padre con noi, con ciascuno
Almeno ogni Domenica abbiamo bisogno di rendere grazie al Padre; così Gesù ha chiamato la sua celebrazione “Eucaristica”, perché Gesù istituendo il rito per attualizzare sacramentalmente in ogni tempo e luogo il suo sacrificio anticipando e accettando per amore la Croce, nell’Ultima
Cena ha cominciato con il rendere grazie al Padre: prima di spezzare il pane e presentare il calice, ha reso grazie, ha benedetto Dio per la sua bontà, si è aperto, nella gratitudine, all’amore che viene dal Padre non facendolo soccombere nella morte e che vuole trasformare tutto il mondo.
Noi quindi conveniamo almeno ogni Domenica per unirci al suo rendimento di grazie. Gesù fa notare che è molto importante e doveroso rendere grazia perché ci rende coscienti della verità cioè del nostro e altrui essere dono del Donatore divino, come di tutto il mondo che ci circonda, di tuta la storia.
Mentre egli entra in un villaggio, gli vengono incontro dieci lebbrosi, che si fermano a distanza. I lebbrosi infatti, per motivi igienici, sono considerati impuri e non hanno diritto di entrare in un villaggio, nell’abitato, né possono avvicinarsi a nessuno, ma devono rimanere a distanza. La loro sorte è veramente miserabile. Sono consapevoli di essere sempre discriminati, segregati. L’Antico Testamento prescrive loro di gridare, quando si avvicina una persona: “Immondo, Immondo!” (Lv 13,45).
Questi dieci lebbrosi hanno saputo che Gesù ha fatto miracoli e che sta entrando in un villaggio, gli vanno incontro. Fermatesi a distanza, alzano la loro voce, dicendo: “Gesù, maestro, abbi pietà anche di noi!”. 
Gesù, cogliendo la loro fiducia in Lui, dice semplicemente: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”.  I lebbrosi dovevano presentarsi ai sacerdoti quando erano guariti, e i sacerdoti avevano il compito di verificarne e accertarne la guarigione. Questo compito spettava ai sacerdoti, proprio perché si trattava di un’impurità. I lebbrosi non potevano partecipare al culto a causa della loro impurità; ma qualora fossero guariti, potevano essere riammessi al culto; perciò si dovevano presentare ai sacerdoti.
Quindi l’invito che Gesù rivolge ai dieci lebbrosi: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”, significa: “Sarete guariti nel cammino e quindi vi potrete presentare guariti ai sacerdoti”. Richiede un atto di fiducia perché immediatamente non si vede. Effettivamente, mentre essi vanno anche con un minimo di fiducia, sono guariti, “sono purificati”. Questo è un miracolo meraviglioso, un miracolo che cambia la vita di questi lebbrosi e significativo anche per la nostra preghiera di richiesta: invece di una vita triste, senza alcuna prospettiva di gioia, essi avranno una vita normale, con contatti con le altre persone, una vita bella e felice. Per la loro fiducia e preghiera  i lebbrosi hanno ottenuto la guarigione e un cambiamento di vita: può avvenire anche oggi incontrando sacramentalmente il Risorto.
Però solo “uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce (cioè, ringraziando Dio); e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo”. L’evangelista fa notare che quest’uomo è un samaritano, per gli ebrei un eretico. Gesù allora osserva: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?”. È un motivo di tristezza per Gesù. Vive e opera per la gloria del Padre riconosciuta, accolta e ringraziata. Al Samaritano che ringrazia Gesù dice: ”Alzati e va, la tua fede ti ha salvato”.
In ogni Messa nel Prefazio siamo invitati: “E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie…”. Gli altri nove hanno ottenuto solo la salute fisica. Il Samaritano, oltre a questa, una relazione di fede con Gesù, per mezzo della quale viene salvato completamente, corpo e anima.
Quanto è importante ringraziare ogni sera nell’esame di coscienza. Se non c’è ringraziamento al Donatore divino i doni di Dio, che non mancano ogni giorno, non alimentano quella relazione di amore che produce la gioia, la pace e rende feconda tutta l’esistenza, anche tribolata. Com’è importante il saluto al termine della Messa: La gioia del Signore sia la no stra forza, andate in pace. 

Nessun commento:

Posta un commento