mercoledì 29 giugno 2016

Domenica XIV C

La missione di annunciare la presenza di Dio che possiede un volto umano, che ci ha amati sino alla fine, l’umanità nel suo insieme, ogni persona non è riservata ai dodici apostoli, ma estesa anche ad altri discepoli, a noi anche in vacanza

Oggi il Vangelo ci fa rivivere quando Gesù invia i settantadue discepoli nei villaggi dove sta per recarsi, affinché predispongano l’ambiente. E’ questa una particolarità dell’evangelista Luca, il quale sottolinea che la missione non
è riservata ai dodici Apostoli, a Pietro e Paolo, oggi al Papa, ai Vescovi, ai Sacerdoti, ma estesa anche ad altri discepoli, anche a noi, anche andando in vacanza per chi ne ha la possibilità. Infatti -  ci dice Gesù – “la messe è molta, ma gli operai sono pochi” (Lc 10,2). C’è lavoro per tutti nel campo di Dio. Ma Cristo non si limita ad inviare: Egli dà anche ai missionari chiare e precise regole di comportamento. Anzitutto li invia “a due a due”, perché si aiutino a vicenda, ma soprattutto diano testimonianza del primo frutto dell’umanesimo cristiano: l’amore fraterno nel cogliere l’universale paternità di Dio che ci fa liberi, uguali in Cristo con il dono dello Spirito. Li avverte di non pretendere successi perché credendo alla verità e all’amore con la sola forza della verità che rende liberi, uguali e dell’amore che rende fratelli  si viene a trovarsi “come agnelli in mezzo ai lupi”: dovranno essere pacifici nonostante tutte le reazioni e recare in ogni situazione anche tesa un messaggio, una prospettiva di pace; non porteranno con sé troppi vestiti, troppo denaro, vivendo di ciò che la Provvidenza offrirà loro innalzando lo sguardo alla paternità di Dio che vede e provvede con una onnipotenza più grande delle vere necessità; la prima attenzione, però, è prendersi cura degli ammalati, dei poveri cogliendo in ogni volto la presenza di Cristo e farlo come segno, Gesù icona della misericordia del Padre; dove saranno rifiutati, consapevoli che alla fede non si costringe ma si propone, se ne andranno, limitandosi a mettere in guardia circa la responsabilità di respingere il Regno di Dio, regno che non è un al di là immaginario, posto in futuro che non arriva mai; il regno di Dio si fa presente là dove Egli nella fraternità concreta è amato e dove il suo amore con una circostanza ci raggiunge. Solo il suo amore ci dà la possibilità di perseverare con ogni sobrietà giorno per giorno, senza perdere lo slancio della perseveranza, in un mondo che per sua natura, è imperfetto. E il suo amore, allo stesso tempo, è per noi la garanzia che esiste ciò che solo vagamente intuiamo e, tuttavia, nell’intimo aspettiamo: la vita che è “veramente” vita. 
San Luca ci fa rivivere l’entusiasmo dei discepoli per i buoni frutti di quella prima missione, e registra questa bella espressione di Gesù: “Non rallegratevi perché i demoni si sottomettono a voi (e come esorcista l’ho esperimentato tante volte): rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Lc 10,20). Questo Vangelo risvegli in tutti noi la consapevolezza di poter essere missionari di Cristo, chiamati a preparargli la strada. Potendo fare un po’ di vacanza elevate a contatto con la natura verso la “misura alta” la nostra umanità, che purtroppo la vita quotidiana tende ad abbassare.
La Vergine Maria ci protegga sempre, sia nella missione che nel giusto riposo della vacanza, perché possiamo svolgere il nostro impegno con gioia e con frutto nella vigna del Signore.

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