martedì 24 maggio 2016

Corpus Domini

La liturgia eucaristica del Giovedì Santo ci fa rivivere la centralità del momento celebrativo, la liturgia del Corpus Domini il senso della sua presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi
E’ molto importante riconoscere, come la liturgia eucaristica del Giovedì Santo ci ha fatto rivivere, la centralità della celebrazione eucaristica che almeno ogni Domenica facciamo con la Messa, in cui il Signore convoca il suo popolo, lo raduna intorno alla duplice mensa della Parola e
del Pane di vita, lo nutre e lo unisce a Sé nella riattualizzazione sacramentale del Sacrificio della Croce fonte di quell’amore di cui nessuno essere umano, maschio-femmina, può vivere. Rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita priva di senso fin da bambini, se non gli viene rivelato l’amore, se non si incontra con l’amore partecipando almeno ogni Domenica alla Messa, se non lo si esperimenta concretamente fin dalla famiglia e non lo si fa proprio, se non vi si partecipa attivamente. Non c’è altro modo per far accadere il Cristianesimo dentro la vita fin dalla famiglia, in ambienti non più cristiani: “da questo vi riconosceranno…”(Gv 13,35) se amerete con lo stesso amore divino, con la carità. L’apostolo Paolo ci insegna (Ef 3,18) che la carità ha quattro dimensioni:
La larghezza…essa non esclude nessuno;
La lunghezza…essa è perseverante nessuna difficoltà la vince;
L’altezza… portare ogni uomo ad essere, in Cristo, figlio nel Figlio di Dio Padre con il dono dello Spirito e quindi uguale, libero, fratello;
La profondità… essa condivide fino in fondo le miserie di ogni uomo e di ogni epoca storica.
Questa centralità dell’assemblea liturgica, in cui il Signore opera e realizza il suo mistero di comunione, di fraternità richiede anche ciò che la liturgia eucaristica del Corpus Domini richiama cioè l’adorazione davanti al tabernacolo, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente in continuità nel Sacramento dell’altare, custodito nel Tabernacolo esposto, qui nella Chiesa di san Pietro Apostolo, all’adorazione dalle 16 alle 18 in cripta, con genitori che portano i loro figli e comunque sostando durante il giorno passando davanti alla Chiesa. Concentrando, invece, tutto il rapporto con la presenza eucaristica di Gesù nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali. E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come “Cuore pulsante” della città, del paese, del territorio con la sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana, come la processione pubblica del Corpus Domini richiama.
Il culto del Santissimo Sacramento costituisce l’”ambiente” spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucarestia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore. Venire cinque o dieci minuiti prima della Messa, sostare dopo è importante. L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione contemplandolo presente in ogni volto che aiutiamo, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre. Lei, divenuta nostra Madre sulla Croce, nella riattualizzazione sacramentale del sacrificio nella Messa è donna eucaristica che ci aiuta, aiuta soprattutto i nostri ragazzi alla consapevolezza e alla gioia per  quello che avviene nella celebrazione.

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