giovedì 17 marzo 2016

Preghiera 67

12 aprile 2016
Abramo padre della nostra fede nella preghiera di liberazione, guarigione, consolazione
Liturgia del lunedì della XIII settimana, anno dispari. Mi rifaccio liberamente nell’Omelia al libro di Benedetto XVI La preghiera, la preghiera di Abramo
All’inizio: 133 – Cristo risusciti
Alla Comunione: 307 – Sei tu Signore il pane
 All’esposizione: 193 Inni e canti
Questa sera il primo testo con cui ascoltiamo Dio che ci parla, cioè preghiamo insieme con la sua presenza tra noi, si trova nel capitolo 18 del libro della Genesi (16 – 33): si narra
che la malvagità degli abitanti di Sodoma e Gomorra era giunta al culmine, tanto da rendere inevitabile un intervento storico di Dio per compiere un atto di giustizia e per fermare il male indotto da Satana lasciando che quelle città si auto distruggessero perché non avevano più alcuna possibilità, alcuna ragione per continuare. E’ qui che si inerisce Abramo con la sua preghiera liberatoria di intercessione. Dio decide di rivelargli ciò che sta per accadere e gli fa conoscere la gravità del male e  le sue terribili conseguenze, perché Abramo è il suo eletto che con la sua preghiera può consentire a Dio di intervenire storicamente con gli esseri creati liberi, responsabili, uomo scelto per diventare una grande popolo cui apparteniamo anche noi e far giungere continuamente la benedizione divina in tutta la storia, a tutto il mondo non permettendo che  soccomba al Maligno. La sua è una missione di salvezza che deve rispondere al peccato che ha invaso la realtà anche culturale, sociale, politica dell’uomo; attraverso di lui il Signore vuole riportare l’umanità e ogni singolo alla fede, all’obbedienza libera cioè di amore, alla giustizia almeno attributiva senza della quale i socio-politici diventano una banda di ladri. E ora, questo amico di Dio e di ogni uomo di buona volontà che Dio ama, si apre alla realtà e al bisogno del mondo, prega per la liberazione di coloro che stanno soccombendo nella tentazione e nell’azione malefica di Satana perché siano salvati loro e le loro città.
Abramo imposta subito il problema come Dio desiderava nel rapporto con l’umanità con al centro non il peccato ma la misericordia e in tutta la sua gravità senza generalizzare  dice al Signore: “Davvero permetterai che sia sterminato il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero permetterai che siano soppressi? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il permettere che sia fatto morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?” (vv. 23-25). Con queste parole, con grande coraggio, Abramo mette davanti a Dio, che così desiderava, la necessità di evitare una giustizia sommaria senza misericordia: se la città è colpevole, è giusto che vada incontro al male che si è procurato , ma – afferma il grande patriarca, il padre della nostra fede nella preghiera di liberazione, guarigione, consolazione – sarebbe ingiusto che vadano perduti in modo indiscriminato tutti gli abitanti. Se nella città ci sono degli innocenti, questi non possono incorrere nel disastro come i colpevoli. Dio, che è un giudice giusto, non può storicamente permetterlo, dice Abramo giustamente a Dio.
Se nella preghiera di questa sera ascoltiamo più attentamente il testo, ci rendiamo conto che la richiesta di Abramo è ancora più seria e più profonda cioè lieta notizia anche per noi qui convenuti, perché non si limita a domandare la salvezza degli innocenti. Abramo chiede il perdono per tutta la città e lo fa appellandosi alla giustizia capace con la misericordia di rendere giusti anche gli ingiusti per la presenza di innocenti; dice, infatti, al Signore: E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?” (v. 24b). Cioè l’efficacia anche di pochi buoni per i molti. E così facendo, mette in gioco per la prima volta nella storia una nuova idea di giustizia che giungerà a compimento con il Crocefisso: non quella che si limita a punire i colpevoli, come fanno gli uomini con la giustizia attributiva, ma una giustizia diversa, divina che non si ferma solo a colpire ma rende giusti, che cerca il bene e rende giusti attraverso il perdono che trasforma il peccatore, lo converte, lo salva ricreando con la sua onnipotenza di perdono ciò che il peccato mortale ha distrutto e il peccato veniale ha rovinato. Proprio con la sua preghiera di liberazione, dunque, Abramo non invoca una giustizia meramente attributiva cui è finalizzata la politica, ma un intervento che rende giusti anche interiormente i colpevoli, tenendo conto degli innocenti,  libera dalla colpa anche gli empi, perdonandoli, ricreandoli con la sua onnipotenza. Il pensiero del padre della nostra fede, che sembra quasi paradossale ed è Vangelo fin da lui, si potrebbe sintetizzare così: ovviamente non si possono trattare gli innocenti come i colpevoli, questo sarebbe ingiusto culturalmente, socialmente, politicamente nella giustizia attributiva, bisogna invece puntare a convertire e quindi trattare i colpevoli come gli innocenti, mettendo in atto una giustizia “superiore”, offrendo loro una possibilità di liberazione, di nuovo inizio, perché se i malfattori accettano l’onnipotenza ricreatrice del perdono di Dio e confessano la colpa lasciandosi ricreare, non continueranno più a fare del male, diventeranno  anch’essi giusti interiormente prima che esternamente poi, senza più la necessità di essere puniti. Pensate cos’è questa preghiera per i genitori verso i propri figli, ma anche in ogni rapporto umano con al centro non il peccato che pure va denunciato, ma la misericordia. Se la vostra giustizia non sarà superiore a quella attributiva pur necessaria temporalmente, non possiamo realizzarci dato che siamo tutti peccatori…
E’ questa la richiesta di giustizia già evangelica che Abramo esprime profeticamente nella sua preghiera di liberazione, una richiesta che si basa sulla certezza che nel rapporto con l’uomo del Signore al centro c’è la misericordia e non il peccato, anche se dobbiamo tentare ritentare di evitarlo, certi che se trovati a tentare pur senza riuscire Lui porterà con questa fede a compimento. Abramo non chiede a Dio una cosa contraria alla sua essenza, bussa alla porta del cuore di Dio conoscendone attraverso l’ascolto della sua Parola la vera volontà. Certo Sodoma è una grande città, cinquanta giusti sembrano poca cosa, ma la giustizia di Dio sempre unita al suo perdono non è forse la manifestazione della forza del bene con il futuro sempre dalla sua parte, anche se sembra più piccolo e più debole del male? Quanto è importante credere alla Verità e all’Amore con la sola forza della verità e dell’amore. L’auto-distruzione di Sodoma doveva fermare il male culturale, sociale, politico egemone ormai nella città, ma Abramo sa che Dio, se nella preghiera glielo chiediamo può storicamente intervenire con altri mezzi e altri modi per mettere argine alla diffusione del male, cui Satana, il Maligno, il Serpente antico, il Dragone punta. Ed è l’onnipotenza ricreatrice del perdono, resa possibile dalla preghiera di liberazione, che interrompe la spirale dell’azione diabolica, e Abramo nel suo dialogo co Dio, nella sua preghiera, si appella esattamente a questo. E quando il Signore accetta di perdonare la città se vi si troveranno i cinquanta giusti, la sua preghiera di liberazione comincia a scendere verso gli abissi della misericordia divina. Abramo –come ricordiamo – fa diminuire progressivamente il numero degli innocenti necessari per la salvezza: se non saranno cinquanta, potrebbero bastare quarantacinque, e poi sempre di più giù fino a dieci, continuando la sua supplica, che si fa quasi ardita nell’insistenza: “forse là se ne troveranno quaranta…trenta…venti…dieci” (vv.29.30.31.32). E più piccolo diventa il numero, più grande si svela e si manifesta la misericordia di Dio, che ascolta con pazienza la preghiera, l’accoglie e ripete ad ogni supplica: “perdonerò…non distruggerò…non farò” (26.28.2930.31.32). Quanto ci fa bene in questo momento ascoltare la larghezza dell’amore di Dio che arriva fino al perdono (non esclude nessuno), la lunghezza (nessuna difficoltà la vince), l’altezza (riportare ogni uomo e figlio nel Figlio) la profondità (condivide fino in fondo le miserie di ogni uomo).
Preghiera e catechesi 
1. Nei cieli un grido risuonò: alleluia! Cristo Signore trionfò! Alleluia! R) Alleluia, alleluia, alleluia!
Per l’intercessione di Abramo, Sodoma avrebbe potuto essere salva, se in essa si fossero trovati anche solamente dieci innocenti. E’ questa la potenza della preghiera di liberazione, di guarigione, di consolazione. Perché attraverso l’intercessione, la preghiera a Dio per la salvezza degli altri, si manifesta lo stesso desiderio di salvezza che Dio nutre verso ogni uomo peccatore. Il male, infatti, non può essere accettato, deve essere segnalato e distrutto attraverso la punizione: la distruzione di Sodoma rivela questa funzione purificatrice. Ma il Signore non vuole la morte del malvagio, ma che si converta, si lasci liberare dal maligno e viva (Ez 18,23; 33,11); il desiderio di Dio è sempre quello di perdonare, liberare, guarire, consolare, salvare, dare vita, trasformare il male in bene. Ebbene, è proprio questo desiderio divino che, nella preghiera, diventa desiderio anche dell’uomo rendendo così possibile a Dio di agire storicamente nel rispetto della libertà, della responsabilità umana. Con la sua supplica, Abramo sta prestando la propria voce, ma anche il proprio cuore alla volontà divina: il desiderio di Dio è sempre misericordia, amore e volontà di salvezza, da Lui solo il bene, e questo desiderio di Dio ha trovato in Abramo e nella sua preghiera di liberazione la possibilità di manifestarsi in modo concreto all’interno della storia degli uomini, per essere presente dove c’è bisogno di liberazione, di guarigione, di consolazione. Con la voce della sua preghiera, sempre in ascolto della Parola di Dio, Abramo sta dando voce al desiderio di Dio, che non è mai quello di distruggere, ma di salvare Sodoma, di dare vita al peccatore convertito, di rendere giusto anche l’ingiusto ricreandolo con il perdono non ricordando più i peccati perdonati dal Sacramento della riconciliazione, liberando dal male proveniente dal Maligno.
E’ questo che il Signore, qui eucaristicamente davanti a noi, vuole, e il suo dialogo con Abramo, il padre della nostra fede, è una prolungata e inequivocabile manifestazione del suo amore misericordioso. La necessità di trovare uomini giusti  e che fanno notizia all’interno della città corrotta diventa sempre meno esigente e alla fine ne basteranno dieci per salvare la totalità della popolazione. Per quale motivo Abramo si fermi a dieci, non è detto nel testo. Forse è un numero che indica un nucleo comunitario minimo (ancora oggi, dieci persone sono il quorum necessario per la preghiera pubblica ebraica). Comunque, si tratta di un numero esiguo, una piccola particella di bene, un dieci o venti per cento di chi oggi partecipa alla Messa festiva e in gran parte anziani, per salvare anche oggi da un grande male la vita pubblica secolarizzata cioè senza alcun spazio per Dio, per il sacramento della Chiesa, per i comandamenti. Ma neppure dieci giusti si trovano in Sodoma e Gomorra, e le città vennero distrutte. Una distruzione paradossalmente testimoniata come inevitabile proprio della preghiera di liberazione di Abramo.
Perché proprio quella preghiera ha rivelato la volontà salvifica di Dio: il Signore era disposto a perdonare, e desiderava farlo, ma le città si erano chiuse in un male totalizzante e paralizzante, senza neppure pochi innocenti da cui partire per trasformare il male in bene. Perché è proprio questo il cammino della salvezza che anche Abramo chiedeva: essere salvati non vuol dire semplicemente sfuggire alla punizione come nella giustizia attributiva, ma essere liberati, collaborando, dal male che ci abita nel cuore. Non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e del suo amore che porta già in sé il castigo. Dirà il profeta Geremia al popolo ribelle: “La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono. Renditi conto e prova quanto è triste e amaro abbandonare il Signore, tuo Dio” (Ger 2,19).E’ da questa tristezza e amarezza che il Signore vuole salvare l’uomo liberandolo dal peccato, dall’indifferenza verso Dio e la sua volontà. Serve dunque una trasformazione dall’interno, un qualche appiglio di bene, un inizio da cui partire per tramutare il male in bene, l’odio in amore, la vendetta in perdono. Per questo in una famiglia basta uno per salvare gli altri e i giusti devono essere dentro la città manifestandosi, la fede divenire pubblica, e Abramo continuamente ripete: “forse là se ne troveranno…”. “Là”: è dentro la realtà malata che deve esserci quel germe di bene che facendo notizia può risanare e ridare vita. E’ una parola rivolta anche a noi che fedelmente conveniamo a Messa, ogni secondo martedì conveniamo pubblicamente per la preghiera di liberazione: che nelle nostre città si trovi il germe di bene; che facciamo di tutto perché non siano solo dieci i giusti, per far realmente vivere e sopravvivere le nostre città, soprattutto i nostri giovani, e per salvarci da questa amarezza interiore che è l’assenza pubblica di Dio, l’indifferenza verso di Lui, la superficialità nel cammino della vita. E nella realtà di Sodoma e Gomorra quel germe non si trovava, non faceva notizia, non arrivava ai giovani.
Ma la misericordia di Dio nella storia del suo popolo si allarga ulteriormente. Se per salvare Sodoma servivano dieci giusti, il profeta Geremia dirà profeticamente a nome dell’Onnipotente, che  basta un solo giusto per salvare Gerusalemme: “Percorrete le vie di Gerusalemme, osservate bene e informatevi, cercate nelle sue piazze se c’è in uomo che pratichi il diritto, e cerchi la fedeltà, e io lo perdonerò” (5,3). Il numero è sceso ancora, la bontà di Dio, il cui nome è misericordia, si mostra ancora più grande. Eppure questo ancora non basta, la sovrabbondante misericordia di Dio non trova la risposta al bene che cerca, e Gerusalemme cade sotto l’assedio del nemico. Bisognerà che Dio stesso assumendo un volto umano diventi quel giusto per tutta l’umanità, per la storia, per tutto il mondo. E questo è il mistero dell’incarnazione: per garantire un giusto veramente tale Egli stesso assume un volto umano. Il giusto nella storia ci sarà sempre perché è Lui che abbiamo davanti per tutta l’umanità e per ciascuno di noi: figli del nostro Padre della  fede, che ha sperato contro ogni speranza, nessuno di noi può disperare, comunque il mondo vada, comunque lui si riduca. L’infinito e sorprendente amore divino si è pienamente manifestato quando il Figlio del Padre nello Spirito Santo si è fatto uomo, ci ha amato, l’umanità nel suo insieme e ogni singolo, sino alla fine cioè lasciandosi uccidere come malfattore lui innocente. Il giusto definitivo, il perfetto innocente, che porta la salvezza al mondo intero morendo sulla Croce, perdonando e intercedendo per coloro che addirittura “non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).Ecco perché la preghiera è sempre efficace.
234 2. Morte di croce egli patì, Alleluia! Ora al suo cielo risalì, alleluia! R) Alleluia…
3. Cristo ora è vivo in mezzo a noi, alleluia! Noi risorgiamo insieme a lui, alleluia! R) Alleluia… 

Venite processionalmente, incominciando da quelli in fondo alla Chiesa …Letizia ci canterà canti pasquali.

67. O Gesù ti adoro, ostia candida, sotto un vel di pane, nutri l’anima, solo in Te il mio cuore si abbandonerà. Perché tutto è vano se contemplo Te.
Ora guardo l’Ostia che si cela a me. Ardo dalla sete di vedere Te: quando questa carne si dissolverà, il tuo viso luce, si disvelerà. Amen.

Preghiamo. O Padre, che in questa preghiera di liberazione ci hai fatto rivivere la fede di Abramo nel Vivente che ha sconfitto la morte, donaci la forza dello tuo Spirito, perché spezzati i vincoli del male, ti rendiamo la nostra risposta di amore per regnare con Cristo nella gloria. Per Cristo nostro Signore.

Amen

Dio sia benedetto….

Ed ora il sacramentale dell’acqua benedetta ed esorcizzata

Preghiamo. Signore Dio onnipotente, fonte e origine dell’anima e del corpo, Benedici + quest’acqua e fa che ce ne serviamo con fede per implorare il perdono dei nostri peccati e la grazia di essere sorretti in ogni infermità e difesi da ogni insidia del nemico. La tua misericordia, o Padre, faccia scaturire per noi l’acqua viva della salvezza, perché possiamo accostarci a Te, con cuore puro, e fuggire ogni pericolo dell’anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore.

Amen

Prossimo incontro 10 maggio. Da venerdì 22 a martedì 26 accompagno un pellegrinaggio a Medjugorje e quindi venerdì 22 e sabato 23 aprile non ci sono..

224. C’è una terra silenziosa dove ognuno vuol tornare – una terra e un dolce volto con due segni di violenza; sguardo intenso e premuroso, che ti chiede di affidare la tua vita e il tuo mondo in mano a lei. R) Madonna …. Madonna nera …è dolce …esser tuo figlio. Oh, lascia, Madonna nera …. Ch’io viva vicino a te!... 

  


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