venerdì 18 marzo 2016

Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Nel racconto della Passione secondo Luca due preghiere che Gesù morente indirizza al Padre e l’accoglienza della supplica del ladrone pentito

31 anni fa le Nazioni Unite avevano dichiarato il 1985 “Anno della Gioventù” e San Giovanni Paolo II volle cogliere quella occasione e, commemorando l’ingresso di Cristo in Gerusalemme acclamato dai suoi giovani discepoli, diede inizio alle Giornate Mondiali della Gioventù invitandoli a professare la loro fede in Cristo che “ha preso su di sé la causa dell’uomo” e dando loro come icona la Croce.
Ci soffermiamo sulla narrazione che incontriamo nel Vangelo di san Luca. L’evangelista ci ha tramandato tre parole di
Gesù sulla croce, due delle quali – la prima e la terza – sono preghiere rivolte esplicitamente al Padre. La seconda, invece, è costituita dalla promessa fatta al cosi detto buon ladrone, crocifisso con Lui; rispondendo, infatti, alla preghiera del ladrone, Gesù lo rassicura: “In verità ti dico: oggi con me sarai in paradiso” (Lc 23,43). Nel racconto di Luca che abbiamo ascoltato come Parola di Dio cioè come preghiera sono così intrecciate le due preghiere che Gesù morente indirizza al Padre e l’accoglienza della supplica a Lui rivolta dal peccatore pentito. Gesù invoca il Padre e insieme ascolta la preghiera di quest’uomo chiamato “il ladrone pentito”.
La prima la pronuncia subito dopo essere stato inchiodato sulla croce, mentre i soldati si stanno dividendo le sue vesti come triste ricompensa del loro servizio: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Con questo Gesù compie in prima persona quanto aveva insegnato nei discorsi della montagna aveva quando detto: “….amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano” (Lc 6,27). Egli non solo perdona i suoi carnefici, ma si rivolge direttamente al Padre  intercedendo a loro favore. E’ un messaggio per tutti, per i giovani in particolare. Questa ignoranza lascia aperta la via verso la conversione. “Rimane una consolazione per tutti i tempi e per tutti gli uomini –Gesù di Nazareth, II, p. 233 -  il fatto che il Signore, sia a riguardo di coloro che veramente non sapevano – i carnefici – sia di coloro che sapevano e lo avevano condannato, pone l’ignoranza quale motivo della richiesta di perdono – la vede come porta che può aprirci alla conversione” e aprirla a tutti.
La seconda parola rivela che Gesù è consapevole di entrare direttamente nella comunione con il Padre e di riaprire ad ogni uomo la via per il paradiso. Così attraverso questa risposta dona la ferma speranza che la misericordia di Dio può toccarci anche nell’ultimo istante della vita e la preghiera sincera, anche dopo una vita sbagliata, incontra le braccia aperte del Padre misericordioso che attende il ritorno del figlio, ritorno che possiamo anticipare nella Confessione pasquale.
Le parole di Gesù morente in Luca rimandano a due segni nel cielo con l’eclissarsi del sole e con il lacerarsi del velo del tempio che protegge il santuario. E’ un evento cosmico e liturgico perché segna l’inizio di un nuovo culto, in un tempio non costruito da uomini, perché il corpo stesso di Gesù morto e risorto, che raduna i popoli e li unisce nel sacramento del suo corpo e del suo sangue.
La preghiera di Gesù, in questo momento di sofferenza – “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” – è un forte grido di estremo e totale affidamento a Dio. Manifestano una decisione ferma: Gesù si “consegna” al Padre in un atto di totale abbandono. Queste parole sono una preghiera di “affidamento”, piena di fiducia nell’amore di Dio. La preghiera di Gesù di fronte alla morte è drammatica come lo è per ogni uomo, ma, allo stesso tempo, è pervasa da quella calma profonda che nasce dalla fiducia nel Padre e dalla volontà di consegnarsi totalmente a Lui. Gesù liberamente, per amore dell’umanità e di ciascuno di noi si è lasciato consegnare “nelle mani degli uomini”, ma è nelle mani del Padre che Egli pone il suo spirito e ci invita a pregare anche per coloro che ci fanno torto, ci hanno danneggiato, sapendo perdonare sempre, affinché la luce di Dio possa illuminare il loro cuore. Che Maria, porta del cielo, ci mostri dopo questo esilio il volto del suo Figlio  Risorto, primizia della nostra risurrezione. 

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