sabato 6 febbraio 2016

Rendere giusti cioè fare la giustizia con la misericordia

Se la vostra giustizia non sarà superiore alla giustizia retributiva, che giustamente infligge una pena al colpevole, non arriverete alla vera giustizia nella quale l’ingiusto diventa giusto, perché perdonato e aiutato a ritrovare la via del bene: questo è fare giustizia vera attraverso la misericordia cioè rispondendo al male con il bene come fa sacramentalmente il Padre attraverso il Figlio nello Spirito Santo

Nella catechesi su Misericordia e Giustizia proposta nell’Udienza Generale del 3 febbraio Papa Francesco ha spiegato la strada per arrivare alla vera giustizia. In quella retributiva dei tribunali umani la vittima di un sopruso si rivolge al giudice in tribunale e chiede che venga fatta
giustizia infliggendo una pena al colpevole, secondo il principio che a ciascuno deve essere dato ciò che gli è dovuto. Ma solo questa non porta  alla vera giustizia perché in realtà non vince il male, ma semplicemente lo argina. Ma la giustizia del Padre che si rivela nel volto umano del Figlio che con la misericordia del perdono dello Spirito Santo ricrea ciò che il peccato ha rovinato rende veramente, completamente giusti per cui il Padre non guarda quante volte cadiamo, ma quante volte con il suo perdono ci rialziamo, non ci ama solo quando e perché siamo buoni ma per farci diventare giusti, non definisce nessuno dal male che fa perché fino al momento terminale di questa vita può lasciarsi perdonare e ricominciare. E anche noi con il prossimo non possiamo non sentire di fare come il Padre fa con noi: siate perfetti come il Padre vostro cioè puntate ad essere misericordiosi. E come credenti nel volto misericordioso del Padre che Cristo ci rivela dobbiamo puntare alla giustizia vera che vince il male col bene. Per fare peccato non è sufficiente compiere un’azione peccaminosa, ben visibile e valutabile, ma occorre piena avvertenza e deliberato consenso  che solo Dio e l’io della coscienza vedono con l’esame di una coscienza. Il peccato lo confessa chi lo compie. E chi lo riconosce e si lascia perdonare diventa completamente giusto nella rinascita del Battesimo e continuamente, finché il peccato ritorna, nel Sacramento della Riconciliazione incarnato nel vissuto di relazioni  misericordiose. 
Cari fratelli e sorelle, buongiorno,
La Sacra Scrittura ci presenta Dio come misericordia infinita, ma anche come giustizia perfetta. Come conciliare le due cose? Come si articola la realtà della misericordia con le esigenze della giustizia? Potrebbe sembrare che siano due realtà che si contraddicono; in realtà non è così, perché è proprio la misericordia di Dio che porta a compimento la vera giustizia. Ma di quale giustizia si tratta?
Se pensiamo all’amministrazione legale della giustizia, vediamo che chi si ritiene vittima di un sopruso si rivolge al giudice in tribunale e chiede che venga fatta giustizia. Si tratta di una giustizia retributiva, che infligge una pena al colpevole, secondo il principio che a ciascuno deve essere dato ciò che gli è dovuto. Come recita il libro dei Proverbi: «Chi pratica la giustizia è destinato alla vita, ma chi persegue il male è destinato alla morte» (11,19). Anche Gesù ne parla nella parabola della vedova che andava ripetutamente dal giudice e gli chiedeva: «Fammi giustizia contro il mio avversario» (Lc 18,3).
Questa strada però non porta ancora alla vera giustizia perché in realtà non vince il male, ma semplicemente lo argina. È invece solo rispondendo ad esso con il bene che il male può essere veramente vinto.
Ecco allora un altro modo di fare giustizia che la Bibbia ci presenta come strada maestra da percorrere. Si tratta di un procedimento che evita il ricorso al tribunale e prevede che la vittima si rivolga direttamente al colpevole per invitarlo alla conversione, aiutandolo a capire che sta facendo il male, appellandosi alla sua coscienza. In questo modo, finalmente ravveduto e riconoscendo il proprio torto, egli può aprirsi al perdono che la parte lesa gli sta offrendo. E questo è bello: a seguito della persuasione di ciò che è male, il cuore si apre al perdono, che gli viene offerto. È questo il modo di risolvere i contrasti all’interno delle famiglie, nelle relazioni tra sposi o tra genitori e figli, dove l’offeso ama il colpevole e desidera salvare la relazione che lo lega all’altro. Non tagliare quella relazione, quel rapporto.
Certo, questo è un cammino difficile. Richiede che chi ha subìto il torto sia pronto a perdonare e desideri la salvezza e il bene di chi lo ha offeso. Ma solo così la giustizia può trionfare, perché, se il colpevole riconosce il male fatto e smette di farlo, ecco che il male non c’è più, e colui che era ingiusto diventa giusto, perché perdonato e aiutato a ritrovare la via del bene. E qui c’entra proprio il perdono, la misericordia.
È così che Dio agisce nei confronti di noi peccatori. Il Signore continuamente ci offre il suo perdono e ci aiuta ad accoglierlo e a prendere coscienza del nostro male per potercene liberare. Perché Dio non vuole la nostra condanna, ma la nostra salvezza. Dio non vuole la condanna di nessuno! Qualcuno di voi potrà farmi la domanda: “Ma Padre, la condanna di Pilato se la meritava? Dio la voleva?” – No! Dio voleva salvare Pilato e anche Giuda, tutti! Lui il Signore della misericordia vuole salvare tutti!. Il problema è lasciare che Lui entri nel cuore. Tutte le parole dei profeti sono un appello appassionato e pieno di amore che ricerca la nostra conversione. Ecco cosa il Signore dice attraverso il profeta Ezechiele: «Forse che io ho piacere della morte del malvagio […] o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?» (18,23; cfr 33,11), quello che piace a Dio!
E questo è il cuore di Dio, un cuore di Padre che ama e vuole che i suoi figli vivano nel bene e nella giustizia, e perciò vivano in pienezza e siano felici. Un cuore di Padre che va al di là del nostro piccolo concetto di giustizia per aprirci agli orizzonti sconfinati della sua misericordia. Un cuore di Padre che non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe, come dice il Salmo (103,9-10). E precisamente è un cuore di padre che noi vogliamo incontrare quando andiamo nel confessionale. Forse ci dirà qualcosa per farci capire meglio il male, ma nel confessionale tutti andiamo a trovare un padre che ci aiuti a cambiare vita; un padre che ci dia la forza di andare avanti; un padre che ci perdoni in nome di Dio. E per questo essere confessori è una responsabilità tanto grande, perché quel figlio, quella figlia che viene da te cerca soltanto di trovare un padre. E tu, prete, che sei lì nel confessionale, tu stai lì al posto del Padre che fa giustizia con la sua misericordia.

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