giovedì 25 febbraio 2016

Domenica di quaresima III

La necessità della conversione cioè di un cambiamento di mentalità e di vita nel cammino quaresimale

La liturgia di questa terza domenica di Quaresima ci presenta il tema della conversione al Vangelo cioè di un cambiamento di mentalità e di vita nel cammino quaresimale verso il Triduo pasquale di morte, sepoltura, risurrezione o presenza sacramentale del risorto nella Chiesa, nei suoi gesti sacramentali di confessione e comunione pasquali come nostra unica salvezza. Nella prima lettura, tratta dal libro
dell’Esodo, Mosè, mentre tranquillo pascola il gregge, vede un roveto in fiamme, che non si consuma: è un avvenimento inspiegabile che lo mette subito in movimento, in cammino. Si avvicina per osservare questo prodigio, quando una voce lo chiama per nome e, invitandolo a prendere coscienza della sua indegnità per una vita indifferente, gli comanda di togliersi i sandali, perché quel luogo è santo cioè per una particolare presenza di Dio. “Io sono il Dio di tuo padre – gli dice la voce rivelando che Dio non è semplicemente l’Essere ma una persona che parla, che si rapporta –il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”; e aggiunge: “Io sono Colui che sono!” (Es 3,6°.14). Dio si manifesta in diversi modi anche nella vita di ciascuno di noi. Per poter riconoscere la sua presenza, il suo sguardo di amore è però necessario che ci accostiamo a Lui consapevoli della nostra miseria e con profondo rispetto. Diversamente ci rendiamo incapaci di incontrarlo e di entrare in comunione di fiducia e di amore con Lui. Proprio come scrive l’apostolo Paolo, anche questa vicenda resa attuale in questo momento, è per il nostro ammonimento in questa terza domenica del cammino quaresimale: Essa ci ricorda che Dio si rivela non a quanti sono pervasi da sufficienza e leggerezza, vivendo fuori di sé, ma a chi è consapevole di essere povero e umile davanti a Lui. Nel brano del Vangelo odierno, Gesù viene interpellato circa alcuni fatti luttuosi avvenuti: l’uccisione, all’interno del tempio, di alcuni Galilei per ordine di Ponzio Pilato e il crollo di una torre su alcuni passanti (Lc 13,1-5). Di fronte alla facile conclusione di considerare il male accaduto come effetto della punizione divina, Gesù restituisce la vera immagine di Dio, che è buono e non può voler il male, da Lui viene solo il bene, e mettendo in guardia dal pensare che le sventure siano l’effetto immediato delle colpe personali di chi le subisce, afferma: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito una tale sorte? No, ma se non vi convertite, (se non cambiate mentalità nel modo di pensare Dio), perirete tutti allo stesso modo” ((Lc 13,2-3). Gesù invita a fare una lettura diversa di quei fatti, collocandoli nella prospettiva quaresimale della conversione: le sventure, gli eventi luttuosi, non devono suscitare in noi curiosità o ricerca di presunti colpevoli, ma devono rappresentare occasioni per riflettere, per vincere l’illusione di pover vivere senza Dio cioè non anteponendolo a tutti e tutto, e per rafforzare, con l’aiuto del Signore nella preghiera di ogni giorno, l’impegno continuo di cambiare la vita. Anche di fronte al peccato cioè al no buttato in faccia a Lui, Dio si rivela pieno di misericordia, non guarda quante volte cadiamo e non manca di richiamare i peccatori a tentare, ritentare di evitare il male, a lasciarci riconciliare, a crescere nel suo amore e ad aiutare, con le opere di misericordia corporali e spirituali, concretamente il prossimo in necessità, per vivere la gioia del donarsi e non rischiare di andare incontro alla morte eterna perché io, Gesù Cristo, avevo fame e non…ero ammalto e non …avevo bisogno di essere illuminato e non …Ma la possibilità di conversione quaresimale esige che impariamo a leggere i fatti della vita nella prospettiva della fede in Dio, animati dal santo timore di Dio che non è la paura ma la conseguenza della consapevolezza di tutto il suo amore. In presenza di sofferenze e lutti, saggezza di fede è lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e leggere la storia umana, la propria storia con gli occhi di Dio, del Crocefisso, il quale, volendo sempre e solo il bene dei suoi figli, per un disegno imperscrutabile del suo amore, talora permette che siano provati, che siamo provati dal dolore per condurci a un bene più grande. Non c’è amore senza sofferenza. Cari amici, Preghiamo Maria Santissima, che ci accompagna nel cammino quaresimale di conversione, affinché aiuti ogni cristiano a ritornare al Signore con tutto il cuore. Sostenga la nostra decisione ferma di rinunciare ad ogni male e di accettare con fede la volontà di Dio nella nostra vita.

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