sabato 23 gennaio 2016

Preghiera 65

 9 febbraio 2016
La consapevolezza dell’accoglienza misericordiosa continua del Crocefisso e quindi dei fratelli,
 libera, guarisce, consola
Liturgia del Mercoledì delle ceneri
All’inizio: 228 – Mi alzerò e andrò da mio padre
Alla comunione: 153 – E’ giunta l’ora
All’esposizione: 193 – 193 Inni e canti
Dal Vangelo secondo Luca
Uno dei due malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo, il Messia? Salva te stesso e noi!”. L’altro invece lo rimproverava dicendo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché
riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me  nel paradiso”.
Omelia
Martedì 12 gennaio abbiamo preso coscienza dell’importanza, nell’Anno giubilare della Misericordia nel Sacramento della Riconciliazione, della Confessione mensile. Questa sera puntiamo, alla luce della Parola di Dio,  a renderci conto del legame stretto che esiste tra la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione e un’esistenza mensile tutta orientata nel modo di sentire, di pensare, di valutare, ogni giorno decisamente alla conversione alla misericordia ricevuta o da ricevere anche per non avere più paura del Demonio che divide, di Satana che spinge all’odio, del Serpente antico che oscura la coscienza togliendoci la libertà e quindi la capacità di amare e di essere amati, del Dragone che punta a dissolvere la creazione, la natura, l’ambiente. Se permettiamo il venire meno di questo anelito incessante nel vissuto personale e sociale di ogni giorno, la celebrazione anche mensile del Sacramento rischia purtroppo di  diventare formale, abitudinaria, senza che il perdono incida nel tessuto della vita quotidiana individuale e sociale e soprattutto non permette a Cristo che, più forte, ha vinto il demonio di liberarci, di guarirci, di consolarci in continuità ecclesiale per tutta l’umanità, per tutto il cosmo.
La Parola del Signore che abbiamo ascoltato ci dà l’icona sia di una preghiera senza misericordia, piena di pretese “Non sei tu il Cristo, il Messia cioè l’unica speranza per ogni essere umano? Salva te stesso e noi!”, sia di una preghiera misericordiosa, umile, fiduciosa “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni: egli invece non ha fatto nulla di male. E disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me  in paradiso” e già subito con questa speranza affidabile nella vita veramente vita che dura eternamente, il ladrone fiducioso nella misericordia di Gesù si sente completamente libero, sano, consolato pur rimanendo crocefisso.
Papa Francesco nel suo libro – intervista Il nome di Dio è Misericordia - ricorda che “La centralità della misericordia, che per me rappresenta il messaggio più importante di Gesù, posso dire che è cresciuta piano piano nella mia vita sacerdotale, come la conseguenza della mia esperienza di confessore, delle tante storie positive e belle che ho conosciuto. Io credo che questo sia il tempo della misericordia. La Chiesa mostra il suo volto materno, il suo volto viscerale di mamma, all’umanità ferita. Non aspetta che i feriti bussino alla sua porta, li va a cercare per strada, li raccoglie, li abbraccia, li cura, li fa sentire amati…Sono sempre più convinto, che questo sia un kairòs, la nostra epoca è un kairòs di misericordia cioè un tempo opportuno (per questa consapevolezza del Crocefisso, per questa evangelizzazione in un momento storico rischioso). Aprendo solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II, san Giovanni XXIII disse che "la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore”. Nel suo Pensiero alla morte  il beato Paolo VI rivelava il fondamento della sua vita spirituale, nella sintesi proposta da sant’Agostino: miseria e misericordia. “Miseria mia” scriveva papa Montini “misericordia di Dio”. Ch’io possa almeno onorare chi Tu sei (con il volto di Padre con cui ti sei rivelato e ti riveli misericordioso in Gesù Cristo nello Spirito Santo): il Dio di infinta bontà, invocando, accettando, celebrando la Tua dolcissima misericordia.” San Giovanni Paolo II è andato avanti su questa strada attraverso l’enciclica Dives in misericordia, nella quale ha affermato che la Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia – il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore – e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia. Inoltre, ha istituito la festa della “Divina misericordia”, ha valorizzato la figura di santa Faustina Kowalska e ha richiamato l’attenzione di Gesù sulla misericordia.”
Mt 9,35-38: “Vedendo le folle, ne sentì compassione”.
Mc 2, 1-12:  “Che cosa è più facile dire….” Un paralitico, quattro barellieri…
Lc 7,11-17:   “Fu preso da grande compassione”. Corteo funebre, madre vedova…
Lc 10,30-37:   “Samaritano, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione”
Lc 15,11-32:   “Quando era ancora lontano, suo padre lo vide…gli corse incontro…
Rm 5,1-11:      “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello          Spirito Santo.
“Anche papa Benedetto XVI ha parlato di questo nel suo magistero: “La misericordia è in realtà il nucleo centrale del messaggio evangelico”, ha detto “è il nome stesso di Dio, il volto con il quale Egli si è rivelato nell’Antica Alleanza e pienamente in Gesù Cristo, incarnazione dell’amore creatore e  redentore. Questo amore di misericordia che nel Sacramento della Riconciliazione ricrea ciò che il peccato mortale ha distrutto, il peccato veniale ha ferito, per cui non ricorda più i peccati perdonati nel Sacramento e dice a noi che è tentazione ricordarli, illumina anche il volto della Chiesa, e si manifesta sia mediante i sacramenti, in particolare quello della riconciliazione per cui il Padre non guarda quante volte cadiamo, ma quante volte ci lasciamo perdonare in Cristo con il dono dello Spirito e ci ama non solo quando e perché siamo buoni ma per farci diventare buoni e sia con le opere di carità, comunitarie e individuali, le opere di misericordia materiali e spirituali, inseparabili da ogni celebrazione sacramentale. Tutto ciò che la Chiesa dice e compie manifesta la misericordia che Dio, nutre per l’uomo.
Preghiera e catechesi
311 – R) 1.A te guardiamo, Redentore nostro, da te speriamo gioia di salvezza: fa ceh troviamo grazia di perdono. R) Signore…
“Ma nei miei ricordi personali – Papa Francesco – ci sono anche tanti altri episodi. Ad esempio, prima di arrivare qui, quando ero a Buenos Aires, ho impressa nella memoria una tavola ritonda tra teologi: si discuteva su che cosa il Papa potesse fare per avvicinare la gente che sta allontanandosi da Cristo, di fronte a tanti problemi che sembravano senza soluzione. Uno di loro disse: “Un Giubileo del perdono”. Questo mi è rimasto in mente. E dunque credo che la decisione sia venuta anche da questa circostanza pregando, pensando all’insegnamento e alla testimonianza dei Papi che mi hanno preceduto, e  pensando alla Chiesa come a un ospedale da campo. Dove si curano innanzitutto le ferite più gravi di questa umanità attuale. Una Chiesa che (anziché rinfacciare tutto il male che c’è pur con tanto progresso tecnico) riscaldi il cuore delle persone con la vicinanza, la presenza di Dio che possiede un volto umano che ci ha amato fino a lasciarsi crocefiggere come malfattore e la prossimità ecclesiale, sacramentale di risorto nell’Eucarestia e nei Sacramenti, ripete a tutta l’umanità e a ciascuno di noi: lasciatevi riconciliare da me per poter riconciliarvi tra voi e vivere in pace, in solidarietà, in rispetto del creato senza contrapporvi perché senza riconciliazione, senza pace soprattutto tra le fedi e le religioni come con gli atei non c’è futuro per l’umanità, per il cosmo. E il mio regno non è un aldilà immaginario, posto in un futuro che non arriva mai; il mio regno si fa presente in un’umanità comunque ridotta, là dove Egli è amato lasciandosi perdonare e dove il suo amore ci raggiunge anche tra fedi e religioni diverse. Solo il suo amore fino al perdono ci dà la possibilità di perseverare riconciliati, con ogni sobrietà giorno per giorno, senza perdere lo slancio della speranza, in un mondo che, pur con tanti progressi tecnici, per sua natura, è imperfetto e incapace di darci tutto quello che ogni cuore attende e che può ricevere solo dall’intervento storico di Dio che in Gesù ha assunto un volto umano unendosi, in qualche modo ad ogni uomo del suo compiacimento. E il suo amore, allo stesso tempo, è per noi garanzia che il nostro corpo non rimarrà in polvere e che esiste ciò che solo vagamente intuiamo e, tuttavia, nell’intimo aspettiamo: la vita che è “veramente” vita con ogni bene senza più alcun male: oggi  con me in Paradiso, anche da crocefisso   in attesa di quella meta così grande da sostenerci nella fatica del cammino della vita, soprattutto nel momento terminale della morte.
“Misericordia – Papa Francesco - significa aprire la cuor al misero. E subito andiamo al Signore: misericordia è l’atteggiamento divino che abbraccia, è il donarsi di Dio che accoglie, che si piega a perdonare. Gesù ha detto di non essere venuto, (di non essersi, Figlio di Dio,  abbassato assumendo un volto umano  bambino, fino ad essere trattato da malfattore in croce e di non permanere da risorto nella Chiesa in una bianca particola, anzi in volti umani comunque ridotti) per i giusti, ma soprattutto per i peccatori, (per chi si sente peccatore),  non è venuto per i sani, che non hanno bisogno del medico, ma per gli ammalati, per chi ha vergogna delle proprie miserie senza soccombere alla tentazione di svergognare gli altri per convertirli. Per questo si può dire che la misericordia è la carta di identità del nostro Dio che ha assunto un volto umano e (di chi tenta e ritenta di agire come Lui, di amare fino al perdono come ama Lui).  Mi ha sempre colpito leggere la storia di Israele come viene raccontata nella Bibbia, nel capitolo 16 del libro di Ezechiele. La storia paragona Israele a una bambina, alla quale non fu tagliato il cordone ombelicale, ma venendo lasciata nel sangue, gettata via. Dio la vide dibattersi nel sangue, attraverso il profeta la ripulì, la unse, la vestì, e quando fu cresciuta l’adornò di seta e gioielli. Ma lei, infatuata della sua stessa bellezza, si prostituì, non facendosi pagare, ma pagando lei stessa i suoi amanti. Dio però non dimenticherà la sua alleanza, (di aver posato il suo sguardo, sempre attraverso il profeta, su di lei, di essere entrato nella sua intimità con un amore sponsale) e la metterà al di sopra delle sue sorelle maggiori, perché Israele si ricordi e si vergogni (Ezechiele 16, 63), quando le sarà perdonato ciò che ha fatto.
2. Ti confessiamo ogni nostra colpa, riconosciamo ogni nostro errore e ti preghiamo: dona il tuo perdono. R) Signore ascolta …
Questa per me è una delle rivelazioni profetiche più grandi (della misericordia già nell’Antico Testamento): continuerai ad essere il popolo eletto, ti saranno perdonati tutti i peccati. Ecco la misericordia è profondamente unita alla fedeltà di Dio. Il Signore è fedele perché non può rinnegare se stesso. Lo spiega bene san Paolo nella Seconda Lettera a Timoteo (2,13): “Se siamo infedeli, Lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso”. Tu puoi rinnegare Dio, creato libero in un essere finito, tu puoi peccare contro di Lui, ma Dio non può rinnegare se stesso, Lui rimane fedele”. Il suo nome è misericordia, perché anche dimenticato non dimentica, anche trascurato non trascura, anche messo all’ultimo posto non abbandona, passa sopra, perfino tradito rimane fedele. Convertirsi alla misericordia, al nome di Dio come figli nel Figlio vuol dire puntare allo stesso atteggiamento divino tra sposi, tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, tra cristiani, tra cittadini, perfino oggi tra continenti. Una delle esigenze di un cuore misericordioso è passar sopra, lasciar perdere.
“Posso leggere – sempre Papa Francesco – la mia vita attraverso il capitolo 16 del Libro del profeta Ezechiele. Leggo quelle pagine e dico: ma tutto questo sembra scritto per me! Il profeta parla della vergogna, e la vergogna è una grazia (contemplando il Crocefisso, pregando con la Via Crucis ogni venerdì di quaresima): quando uno sente, esperimenta la misericordia di Dio, ha una grande e salutare vergogna di se stesso, del proprio peccato, della propria miseria, del proprio modo duro di rapportarsi anche con chi ci ha fatto soffrire. C’è un bel saggio di un grande studioso della spiritualità, padre Gaston Fessard, dedicato alla vergogna, nel suo libro La dialetique des “Exercises spirituels” de S. Ignace de Loyola. La vergogna è una delle grazie che sant’Ignazio fa chiedere nella confessione dei peccati davanti al Cristo crocifisso (e pregando ogni venerdì con la Via Crucis). Quel testo di Ezechiele insegna a vergognarti, fa sì che tu ti possa vergognare contemplando il Crocefisso, facendo ogni venerdì la Via Crucis in Quaresima, constatando la tua storia di miseria e di peccato: Dio ti rimane fedele e ti innalza. Io sento questo ( e mi preoccupo di chi non percepisce vergogna della propria miseria e sempre attento a quella degli altri). Non ho ricordi particolari di quando ero bambino. Ma da ragazzo sì. Penso a padre Carlos Duarte Ibarra, il confessore che incontrai nella mia parrocchia quel 21 settembre 1953, nel giorno in cui la Chiesa celebra san Matteo apostolo ed evangelista. Avevo 17 anni. Mi sentii accolto dalla misericordia di Dio confessandomi da lui. Quel sacerdote era originario di Corrientes, ma si trovava a Buenos Aires per curarsi dalla leucemia. Morì l’anno seguente. Ricordo ancora che dopo il funerale e la sua sepoltura, tornato a casa, mi sono sentito come se fossi rimasto abbandonato. E ho pianto tanto quella sera, tanto, nascosto nella mia stanza. Perché? Perché avevo perso una persona che in modo chiaro mi faceva sentire la misericordia di Dio, quel “miserando atque eligendo”, un’espressione che allora non conoscevo e che poi ho scelto come motto episcopale. L’avrei ritrovata in seguito, nelle omelie del monaco inglese san Beda il Venerabile, il quale descrivendo la vocazione di Matteo scrive: “Gesù vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse “Seguimi”. A me piace tradurre miserando, con un gerundio che non esiste, “misericordiando”, donandogli misericordia. Dunque “misericordiandolo e scegliendolo”, per descrivere lo sguardo di Gesù che dona misericordia e sceglie, prende con sé.
Che la Madre della misericordia faccia incontrare preti misericordiosi. “Ricordo – Papa Francesco – un altro grande confessore, più giovane di me, un padre cappuccino, che esercitava il suo ministero a Buenos Aires. Una volta venne a incontrarmi, voleva parlare. Mi disse: “Ti chiedo aiuto, ho sempre tanta gente davanti al confessionale, gente di ogni tipo, umile e meno umile, ma anche tanti preti…Io perdono molto e a volte mi viene uno scrupolo, lo scrupolo di aver perdonato troppo”. Abbiamo parlato della misericordia e gli ho chiesto che cosa facesse quando provava quello scrupolo. Mi ha risposto così: “Vado  nella nostra cappellina, davanti al tabernacolo e dico a Gesù: “Signore, perdonami perché ho perdonato troppo. Ma sei stato tu a darmi cattivo esempio!”. Questo non lo dimenticherò mai Quando un sacerdote vive così la misericordia su se stesso (provando vergogna della propria miseria e gioia del perdono), può donarla agli altri. Ho letto un’omelia dell’allora cardinale Albino Luciani su padre Leopoldo Mandic, appena proclamato beato da Paolo VI. Aveva descritto qualcosa che si avvicina molto a quanto ho appena raccontato: “Ecco, peccatori siamo tutti” diceva Luciani in quella occasione  “lo sapeva benissimo il padre Leopoldo. Bisogna prendere atto di questa realtà. Nessuno può a lungo evitare le mancanze piccole o grandi. “Però”, come diceva san Francesco di Sales, “se hai l’asinello, e per strada ti casca sul selciato, cosa devi fare? Mica vai col bastone a spianargli le costole, poveretto, è già abbastanza sfortunato. Bisogna che tu lo prenda per la cavezza e dica: “Su, riprendiamo la strada. Adesso riprendiamo il cammino, farai attenzione un’altra volta”. Questo è il sistema e padre Leopoldo questo sistema l’ha applicato in pieno (dicendo in dialetto veneto: noantri confessori semo i seciari de nostro Signor). Un sacerdote, mio amico, che andava a confessarsi da lui, ha detto: “Padre, lei è troppo largo. Io mi confesso volentieri da lei, ma mi pare che sia troppo largo”. E padre Leopoldo: “Ma chi è stato largo, figlio mio? E’ stato il Signore a essere largo: mica io sono morto per i peccati, è il Signore che è morto per i peccati. Più largo di così con il ladrone, con gli altri come poteva essere!”. Questa l’omelia dell’allora cardinal Luciani su Leopoldo Mandic, poi proclamato santo da Giovanni Paolo II.
O buon Pastore, tu che dai la vita: Parola certa, roccia che non muta: perdono ancora, con pietà infinita. R) Signore ascolta …
Venite processionalmente, incominciando da quelli in fondo alla Chiesa  … Letizia ci canterà canti di misericordia.
67. O Gesù ti adoro, ostia candida, sotto un vel di pane, nutri l’anima, solo in te il mio cuore si abbandonerà. Perché tutto è vano se contemplo Te.
Ora guardo l’Ostia che si cela a me. Ardo dalla sete di vedere Te: quando questa carne si dissolverà, il tuo viso luce, si disvelerà. Amen.
Preghiamo. Guarda, Padre misericordioso, chi è convenuto in questa preghiera di liberazione, di guarigione, di consolazione con l’impegno della confessione mensile e quindi di un vissuto continuo di conversione e professa la sua fede in Gesù Cristo, presente crocefisso e risorto qui davanti a noi in questo sacramento e ora ci benedice: fa che ognuno attinga da questa sorgente di ogni grazia, benefici nel tempo e frutti di vita veramente vita. Per Cristo nostro Signore.
Amen
Dio sia benedetto…
Ed ora il sacramentale dell’acqua benedetta ed esorcizzata
Preghiamo. Signore Dio onnipotente, fonte e origine dell’anima e del corpo,  benedici + quest’acqua e fa che ce ne serviamo con fede per implorare il perdono dei nostri peccati e la grazia di essere sorretti in ogni infermità e difesi da ogni insidia del nemico. La tua misericordia, o Padre, faccia scaturire per noi l’acqua viva della salvezza, perché possiamo accostarci a Te, con cuore puro, e fuggire ogni pericolo dell’anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore.
Amen
Prossimo incontro martedì 8 marzo. Venerdì 11 e sabato 12 marzo non ricevo per l’intervento di cataratta all’occhio destro
224. C’è una terra silenziosa dove ognuno vuol tornare – una terra e un dolce volto con due segni di violenza; sguardo intenso e premuroso, cheti chiede di affidare la tua vita e il tuo mondo in mano a lei. R)Madonna  … Madonna nera … è dolce …esser tuo figlio. Oh, lascia …ch’io viva vicino a te!...
Questo mondo in subbuglio cosa all’uomo potrà offrire? Solo il volto di una Madre pace vera può donare. Nel tuo sguardo noi cerchiamo quel sorriso del Signore che ridesta un po’ di bene in fondo al cuor. R) Madonna…

Nessun commento:

Posta un commento