sabato 16 gennaio 2016

L'eros fa parte dell'umanità della fede

Dell’umanità della fede fa parte l’eros – il “sì” dell’uomo alla sua corporeità creata da Dio, un “sì” che nel matrimonio indissolubile tra uomo e donna trova la sua forma radicata nella creazione

Oggi  la liturgia propone il Vangelo delle nozze di Cana, un episodio narrato da Giovanni, testimone oculare del fatto. Tale episodio è stato collocato in questa domenica che segue immediatamente il tempo di Natale perché insieme con la
visita dei Magi d’oriente e con il Battesimo di Gesù, forma la trilogia dell’epifania, cioè la manifestazione in Cristo del Figlio di Dio che assume un volto umano, che ci amerà sino all’effusione del sangue l’umanità nel suo insieme e ciascuno in particolare, purificando ciò che ci sta più a cuore cioè l’amore. Quello delle nozze di Cana è infatti il primo miracolo compiuto da Gesù che Giovanni chiama “l’inizio dei segni” (Gv 2,11), con il quale Egli manifestò in pubblico la sua gloria cioè di essere Dio, la Verità e l’Amore incarnato in un volto umano, suscitando la fede dei suoi discepoli. E’ un miracolo, un segno che viene letteralmente “strappato” dalla Madre di Dio. Gesù trasforma in abbondanza cinquecento litri di acqua in cinquecento litri di vino, nel migliore, quello più buono. Lo fa usando l’acqua delle giare che servivano per la purificazione rituale, per lavarsi delle proprie sporcizie materiali e spirituali. Il Signore non fa sgorgare il vino dal nulla, usa l’acqua dei vasi in cui ci si è lavati dai peccati, l’acqua che contiene , come osserva Papa Francesco nel suo ultimo libro-intervista Il nome di Dio   è misericordia, impurità. Compie un miracolo con ciò che a noi appare impuro. Lo trasforma, rendendo evidente l’affermazione di Paolo apostolo nella Lettera ai Romani: “Dove abbondò il peccato sovrabbondò la grazia” (5,20) cioè la misericordia. E Sant’Ambrogio: “La colpa ci ha giovato più di quanto non ci abbia nociuto, poiché essa ha dato occasione alla misericordia divina di redimerci”. “Dio ha preferito che ci fossero più uomini da salvare e ai quali poter perdonare il peccato (esercitando la sua onnipotenza di ricreare), che avere soltanto l’unico Adamo, il quale restasse libero dalla colpa”.
La Chiesa è la sposa di Cristo, il quale la rende santa e bella con la sua grazia. 
Tuttavia questa sposa, formata da esseri umani liberi con il limite della loro finitezza e quindi la possibilità di peccare, è sempre bisognosa di purificazione. E una delle colpe più gravi che deturpano il volto della Chiesa oggi è quella contro la sua unità visibile, in particolare le storiche divisioni che hanno separato i cristiani e che non sono state ancora superate. Da domani 18 a lunedì 25 gennaio si svolge l’annuale settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Ma oggi con le nozze di Cana vogliamo guardare all’umanità della fede di cui fa parte l’eros – il “sì” dell’uomo alla sua corporeità maschile-femminile creata da Dio, un “sì” che nel matrimonio indissolubile tra uomo e donna trova la sua forma radicata nella creazione. E lì avviene anche che l’eros si trasforma in agape – che l’amore per l’altro non cerca più se stesso, ma diventa preoccupazione per l’altro, disposizione al sacrificio per lui e apertura anche al dono di una nuova vita umana. L’agape cristiana, l’amore per il prossimo nella sequela di Cristo non è qualcosa di estraneo, posto accanto o addirittura contro l’eros; anzi, nel sacrificio che Cristo ha fatto di sé per l’uomo e la donna ha trovato una nuova dimensione che nel matrimonio sacramento, come anche nella storia verginale della dedizione caritatevole dei cristiani ai poveri e ai sofferenti materialmente e spiritualmente, si è sviluppata sempre più. La parola “amore” oggi è così sciupata, così consumata e abusata che quasi si teme di lasciarla affiorare sulle proprie labbra. Eppure è una parola primordiale, espressione  originaria del rapporto uomo-donna; noi non possiamo semplicemente abbandonarla, ma dobbiamo riprenderla in tutte le relazioni, purificarla e riportarla al suo splendore originario, perché possa illuminare la nostra vita, tutte le relazioni, soprattutto quelle preferenziali. 

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