venerdì 25 dicembre 2015

Unico perché dell'Incarnazione è l'amore misericordioso che è Dio stesso

L’unico perché della sua incarnazione è l’amore misericordioso che è Dio stesso. “Egli (Dio) ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo disegno e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù” ( 2 Tm 1,9).

Tutte le domeniche, convenendo nella Celebrazione eucaristica, professiamo il Credo che è il criterio  con cui interpretare la Parola di Dio biblica dell’Antico e del Nuovo Testamento ispirata. Ci offre il criterio fondamentale con cui,
sempre sotto l’Azione dello Spirito, interpretarla nella Chiesa. E il Catechismo della Chiesa Cattolica, il suo Compendio che ci offre il senso dell’Incarnazione che con la Passione, Morte, Risurrezione e Ascensione e la continua presenza e azione sacramentale attraverso la Chiesa, è il cuore della nostra fede, della storia, del mondo, l’annuncio dottrinale conseguente all’incontro con Cristo. “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo (…) Per noi uomini e per la nostra salvezza disceso dal Cielo (da Dio) e per opera dello Spirito santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.
La Parola, il Verbo eterno che nella vita trinitaria è Persona, è un solo Dio con il Padre e lo Spirito Santo cioè l’Amore che è pure Persona, assume un volto umano, diventa uno di noi per liberarci dalla condizione di peccato, perché non soccombiamo nella tentazione del Maligno. La Prima Lettera di Giovanni ripetutamente esprime questa verità: “Egli è apparso per togliere i peccati (3,5); “Dio ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo” (4,14). La Lettera agli Ebrei è altrettanto esplicita: “Una volta sola, nella pienezza dei tempi, Cristo è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso(…) Entrando nel mondo Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né gli olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (9,25; 10,5-7). Alcune volte peccato è al singolare, altre volte al plurale. Questo sta ad indicare che la liberazione operata dal Verbo incarnato riguarda sia il peccato inteso come tendenza al male di tutti gli uomini fin dal concepimento, eccetto Maria,  sia i molteplici peccati personali. Il primo, detto abitualmente peccato originale, non è una colpa personale ma la condizione nella quale ci troviamo ad essere venendo all’esistenza in uno stato di estraneità rispetto a Gesù Cristo e veniamo liberati da Lui attraverso il battesimo. Il secondo sono atti di ribellione a Dio o omissioni di cui siamo responsabili personalmente, nella piena avvertenza e deliberato consenso. Cristo, se ci lasciamo perdonare, opera una liberazione totale anche dalla pena o conseguenza degli atti peccaminosi: ci rende creature nuove.
Cristo ci rivela il volto del Padre, che è amore misericordioso. “Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è Lui che ce lo ha rivelato” (Gv 1,18). Dio che possiede un volto umano e ci ha amato sino alla fine, l’umanità e ogni singolo, cioè il Verbo incarnato manifesta con il suo volto umano e compie l’amore senza limiti del Padre, la sua misericordia con cui manifesta la sua onnipotenza ricreando ciò che il peccato mortale ha distrutto, il peccato veniale ha ferito: “In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per Lui” (1 Gv, 4,9). “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Il Verbo incarnandosi nel grembo verginale di Maria, concepita senza peccato originale, non ci rivela soltanto che Dio è amore misericordioso, ma addirittura ci introduce nella comunione di amore esistente tra il Padre, il Verbo e lo Spirito. Più volte Gesù dice ai suoi: ”Dal momento che il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9). Quando lo stesso amore che il Padre ha interno per il Verbo nello Spirito santo è comunicato nella storia a noi mediante la nostra umanità che il Verbo unisce a sé nell’Incarnazione. In Cristo il Padre “ci  ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo “ (Ef 1, 4-5). Siamo condotti da queste divine parole ispirate all’origine del nostro esserci, alla sua radice eterna. “ci ha scelti”: ciascuno di noi nel proprio e altrui essere suo dono unico e irripetibile cioè persona è stato pensato e voluto fra tante possibili persone umane. Lo sguardo del Padre si è posato su di te, a preferenza di tanti altri, sei stato scelto.  Quando è accaduto questo? “…prima della creazione del mondo”: il mondo, non esisteva ancora e il Padre ti ha pensato e voluto liberamente, ha scelto te. Se dunque esisti, non è senza una ragione di Amore. Quando il Padre ha pensato e voluto Cristo, il Verbo incarnato, ha pensato e voluto anche ciascuno di noi, singolarmente presi, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi. Dio stesso diventa nostro modello di vita. “Con l’incarnazione Dio stesso si è fatto nostro modello” così san Tommaso nella Somma Teologica (III, q. 1, a. 2).Gesù stesso dice apertamente ai suoi discepoli: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore” (Mt 11,29); “Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,15). Si tratta evidentemente non di ripetere gli stessi gesti  -l’ultima citazione è relativa alla lavanda dei piedi dell’ultima cena – ma di vivere la sostanza del suo amore che si fa offerta alla volontà del Padre e alla nostra salvezza perché “Nessuno ha un amore più grande di questo dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). L’Apostolo Pietro dice anche che in ragione della fede, della carità e degli altri doni di Cristo siamo diventati “partecipi della natura divina” (2 Pt 1,4). Sant’Atanasio la pidariamente dice: “Il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio” (Sull’Incarnazione 54,3). San Tommaso d’Aquino avverte: “La nostra natura umana è stata nobilitata ed esaltata dall’unione con Dio perché è unita alla persona divina del Verbo. Quindi l’uomo ricordando la nobilitazione della sua natura deve guardarsi dall’avvilire sé con il peccato” ( Commento al Credo). Questi sono solo alcuni dei vantaggi che derivano dall’incarnazione e come nota san Tommaso “Ce ne sono moltissimi altri che sono al di sopra della comprensione umana (Somma Teologica III, q. 1. A. 2). Sono dei vantaggi, cioè degli effetti dell’incarnazione e della nascita di Gesù a nostro beneficio.
Ma l’unico perché della sua incarnazione e della sua nascita è l’amore misericordioso che è Dio stesso. Dio è sovrano in senso totale. Dio non agisce in vista di un fine diverso da sé, altrimenti sarebbe imperfetto. Quindi l’unico perché è il “disegno eterno che (Dio Padre) ha attuato in Cristo nostro Signore”(Ef 3,11); “Egli (Dio) ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo disegno e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù” (2 Tm 1,9). Oppure nella professione di fede battesimale di 1 Cor 8,6 è detto: ”C’è un solo Dio. il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo in vista di lui, e un solo Signore, Gesù Cristo. Per mezzo del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui”. E questo disegno eterno di misericordia è attuato in Cristo (Ef 3,11), ha Cristo come principio, come fine e come mediatore. Tali caratteristiche del disegno e la centralità di Cristo si evincono da alcune lettere paoline, nelle quali l’ottica di san Paolo è sempre storica: egli pensa a Gesù crocefisso e risorto, che egli ha incontrato sulla via di Damasco e che ha cambiato la sua esistenza. ”Tutte le cose sono state create per mezzo di Cristo e in vista di Cristo. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono (…) Egli è il principio (…). E’ piaciuto a Dio che abiti in lui tutta la pienezza” (Col 1.16-19).
Ogni persona umana realizza se stessa solamente in Cristo, Verbo incarnato. Se siamo stati pensati e voluti nel Verbo incarnato questi è la nostra intelligibilità, la nostra verità. Il nostro perdono, il significato ultimo del nostro esserci, il tutto in rapporto al quale valutiamo e scegliamo ogni azione cioè la moralità.
Il Concilio Vaticano II insegna: “In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo …Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a se stesso” (GS 22,1).
Nel primario e fondamentale incontro con Cristo, che implica una profonda conversione del cuore e l’accoglienza dell’annuncio dottrinale, la persona umana ritrova se stessa e scioglie l’enigma della sua esistenza. Quando ogni persona umana ritrova se stessa? Il Concilio Vaticano II ha dato una risposta profonda, affermando che “l’uomo, il quale è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa, non possa ritrovarsi se non attraverso un dono sincero di sé” (GS  24,4). Pertanto ogni uomo perde se stesso quando non si dona, non si lascia perdonare, e ritrova se stesso attraverso il dono sincero  di sé, quando lasciandosi perdonare per-dona come il Padre perdona cioè punta ad essere perfetto come il Padre.
  

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