martedì 15 dicembre 2015

Rosario del 25 dicembre

Contemplazione del Natale nel Rosario del 25 dicembre dalle 14,3O alle 15,30  Castel d’Azzano (Vr) Via Scuderlando 56/a

Svegliati uomo poiché per l’umanità intera, per il mondo, per te, il Figlio del Padre per opera dello Spirito Santo nel grembo verginale della Madre del lungo cammino si è fatto uomo per unirsi in qualche modo ad ogni uomo e salvarlo, redimerlo con una nuova creazione. E’ venuto nella visibilità
di un volto umano, viene sacramentalmente fino alla venuta gloriosa alla fine dei tempi. Questo il senso autentico del Natale di Cristo dal quale siamo stati perdonati nella Confessione e lo abbiamo ricevuto nelle comunioni per cui anche oggi Cristo è nato: ne potevamo farne tre comunioni (notte, alba, giorno) oggi in grazia di Dio per la sua misericordia in questo anno giubilare e sapendo,  pensando chi riceviamo sempre dalle mani della donna eucaristica con il sacerdote, com’è la Madre del lungo cammino. Iddio, attraverso di lei con cui preghiamo con il Rosario contemplando il mistero del Natale, si è fatto uomo, ha assunto un volto umano come il nostro, per unirsi a ciascuno di noi: è questo il messaggio che ricordiamo dalla silenziosa grotta di Betlemme che con Maria e Giuseppe si diffonde sin nei più sperduti angoli della terra con la Madre del lungo cammino nella celebrazione eucaristica e nei sacramenti. Il Natale è festa di luce, di pace nella fraternità del nostro qui convenire in attesa della apparizione, è pomeriggio di interiore stupore e di gioia in questo momento di silenzio orante. Dall’umile grotta di Betlemme l’eterno Figlio di Dio, divenuto allora nelle mani della Madre del lungo cammino che si è preparata portando le fasce, piccolo Bambino, oggi risorto si è fatto e si fa particola, si fa presente, si rivolge in questo momento a ciascuno di noi in preghiera: ci interpella, ci invita a rinascere in Lui perché, insieme a Lui con la Madre del lungo cammino possiamo vivere anche noi eternamente nella comunione della Santissima Trinità.
O Dio vieni a salvarmi…
1. Primo mistero del Natale: su, andiamo A Betlemme! La frase pronunciata dai pastori nella Notte Santa è ripetuta, cantata ed è un invito a mettersi in cammino, a farsi pastori per udire anche noi la voce dell’angelo che oggi annuncia la gioia di Dio per l’apparizione della Madre del lungo cammino. Infatti questa gioia è sempre attuale perché proviene da Dio con noi. E’ un’esortazione a mettersi spiritualmente in cammino per riconoscere il bambino nato da Maria che anche oggi nasce risorto sull’altare per portare al mondo la gloria di Dio come pace per gli uomini. Si tratta di incamminarsi con i pastori verso quel Dio che si è fatto vicino, entrato nel nostro mondo. Forse non abbiamo quella semplicità ma ci conforta il fatto che in fondo anche i saggi che venivano dall’Oriente, esponenti di una civiltà raffinata e progredita che in certo qual modo rappresentavano anche noi, hanno trovato  che la porta della mangiatoria, noi la possiamo trovare di fronte alla particola eucaristica, di fronte alla Porta santa del Giubileo della misericordia. Mi piacciono le parole che Evelyn Waugh  fa dire all’imperatrice Elena, quando, nel momento in cui trova la croce di Cristo, va con il pensiero a quei saggi venuti dall’Oriente. L’imperatrice dice loro: “Siete arrivati tardi, proprio come me. Prima di voi sono arrivati i pastori, e persino gli animali. Erano già radunati con il coro degli angeli quando voi non vi eravate ancora messi in cammino. Per causa vostra persino le norme rigide che regolano il corso degli astri hanno dovuto essere un po’ modificate. Miei cari cugini, pregate per me, pregate per i grandi di questo mondo, pregate per tutti gli eruditi e i superbi, perché non siano dimenticati davanti al trono di Dio, quando i semplici entreranno nel loro regno”. E noi semplici come i pastori che crediamo alle presunte(la Chiesa non le ha riconosciute né escluse) apparizioni della Madonna del lungo cammino aggiungiamo pregate per coloro che non vogliono nemmeno sentir parlare di apparizioni sia pure presunte.
2. Anche noi abbiamo bisogno di pregare contemplando nel Rosario ciò che è avvenuto a Betlemme 2015 anni fa e che continua ad accadere sull’altare e tra noi qui in preghiera, soprattutto nei piccoli e nei poveri. Ma che persone erano quei pastori che conoscevano la via, ai quali era sufficiente mettersi in cammino? Quali atteggiamenti coltivare per essere disponibili anche noi in vista della prossima apparizione a metterci in cammino? La tradizione ha sempre considerato molto importanti due dati: i pastori erano accampati in aperta campagna ed erano svegli. Erano senza dimora come lo erano Giuseppe e Maria in quella notte che, però portava le fasce in vista del parto, quindi si era preparata. Quelli che stavano nei palazzi e si sono addormentati senza pregare non udirono l’angelo. I pastori erano persone che vegliavano. In questo possiamo scorgere qualcosa di molto profondo, che può e deve riguardare anche coloro che hanno una propria dimora come  noi. In noi deve restare vigile il cuore nella verità di sentirci in ogni momento dono del Donatore divino nel nostro e altrui essere come in tutto il mondo che ci circonda e lasciare a Dio che ci rivolga la sua parola. E’ questa capacità di restare spiritualmente vigili con il cuore non anteponendo nulla e nessuno a Lui, questa prontezza alle ispirazioni di Dio, che unisce ai semplici pastori i saggi che vengono dall’Oriente, i superbi, e permette loro, diversamente dai biblisti di Gerusalemme, di trovare il luogo, anche se nel loro caso questo avviene in maniera più lenta, più complicata attraverso un percorso difficile e a prezzo di ricerche faticose. Siamo davvero vigili in questo momento mentre attendiamo la presunta apparizione? Siamo liberi non anteponendo dentro di noi nulla e nessuno a Lei, a Lui, al Padre? Siamo disposti a muoverci accogliendo il messaggio come ce lo dona? Può cogliere il suo messaggio chi nel cuore è felice che ci sia una creatura, una donna viva anche con il suo corpo femminile nell’al di là e per sempre, ravvivando la certezza dell’al di là anche del proprio corpo. Chi si è abituato a giudizi sprezzanti su tutto, a ritenere di sapere sempre più degli altri, a mettere tutto in discussione, a dare oggi più credito ai mezzi della comunicazione sociale che al Compendio cioè alla Dottrina della Chiesa, a metter tutto in discussione, come potrebbe dare ascolto alla voce della Madre del lungo cammino? Mi sembra sempre più chiaro che la morte dell’umiltà è la vera causa della nostra incapacità di credere con gioia, con stupore e quindi della malattia del nostro tempo, e capisco sempre più per quale motivo sant’Agostino abbia detto che l’umiltà è l’essenza del mistero di Cristo e che Maria, una sconosciuta quindicenne di un villaggio non noto, è stata scelta dal Padre come Madre di Dio per opera dello Spirito Santo, avvenimento centrale nella storia, per la sua umiltà. Senza umiltà il nostro cuore non è vigile, non è libero. E’ pieno di pregiudizi e si permette di criticare anche il messaggio della Madre del lungo cammino. Per la misericordia del Padre, però, anche i superbi possono diventare come i pastori. Rendiamo questo momento un momento spirituale di silenzio, di respiri e di liberazione, in modo che il cuore impari di nuovo a vedere e ad ascoltare la Madre del lungo cammino.
3. Il Vangelo del Natale che abbiamo ascoltato dice un’altra cosa importante sui pastori. Dice che si affrettavano ad andare a Betlemme e riferivano tutto quello che avevano visto e udito. Quegli uomini, che sicuramente erano di poche parole, lodavano e glorificavano Dio, ciò di cui il loro cuore era pieno,  traboccava dalle loro labbra. Si affrettavano come si affretta chi ama, chi si sente amato. Questa specie di fretta la troviamo molte altre volte nella Sacra Scrittura: Maria, piena di amore, si mette in cammino in fretta dopo l’Annunciazione per andare a far visita alla sua parente Elisabetta e per servirla; i pastori si affrettano a raggiungere la mangiatoia e portare il loro aiuto. Pietro e Giovanni corrono dal Risorto. Questa fretta però non ha niente a che vedere con la frenesia di chi è assillato da scadenze pressanti. E’ il suo contrario. Significa che la fretta ingiustificata non ha più ragione di essere quando si presentano davanti a noi le cose che sono davvero grandi e importanti come l’andare a Messa alla Domenica. E’ la gioia che mette le ali ai piedi dell’uomo, della donna che si amano, che si sentono amati. Sant’Ambrogio dice che la grazia dello Spirito Santo non conosce pesi che la possano trattenere. Ciò significa che le cose che appesantiscono il cuore e il passo nel nostro cammino verso Dio finiscono per staccarsi da noi. Significa che se ne vanno da noi i dubbi, la saccenteria e la falsa erudizione che rendono così difficoltoso il nostro cammino verso di lui. Significa che impariamo a camminare sulle ali della gioia. Questa fretta di amore non nasce dalla precipitazione, bensì dalla scomparsa della precipitazione, nasce dalla leggerezza del cuore. Gli angeli possono volare perché non si prendono troppo sul serio. E in sintonia con questo niente è difficile, se non ci prendiamo troppo sul serio, tutto diventa facile, se ci stacchiamo da noi stessi, se ci rilassiamo, accettando i nostri limiti, la nostra fragilità. La soluzione per rilassarsi, porre l’accento non tanto su noi stessi quanto su Dio, sull’essere dono del Donatore divino. Ecco allora che il cuore diventa leggero, diventa libero, diventa capace dia ascoltare e di fare da guida.
4. Quando vengo qui a pregare con voi, in quest’oasi della Madre del lungo cammino con il vostro stile di pregare, di cantare mi viene in mente una storiella ebraica. In essa si narra di un sapiente che temeva di perdere la fede e che andò da un uomo pio per chiedergli consiglio. Quest’uomo, un seguace del chassidismo, non si impelagò in discussioni filosofiche, si limitò a ripetere parecchie volte, di fronte all’erudito in preda ai dubbi, le preghiere che quest’ultimo nella sua infanzia aveva imparato a memoria. Questo fu tutto quello che fece. L’uomo di fede non discute con chi dubita, piuttosto invita a pregare con lui nell’oasi della Madre del lungo cammino. Recita le preghiere della sua infanzia, con le quali il suo cuore si era aperto a Dio. Rinvigorisce il cuore. La Chiesa a Natale vuole proprio fare questo con noi e così la Madre del lungo cammino. Essa fa con noi  la stessa cosa che quell’uomo pio ha fatto con chi era in preda al dubbio, non discute ma prega con noi. Essa ripete con noi le preghiere che abbiamo imparato a memoria nella nostra infanzia, le preghiere con le quali il nostro cuore si è aperto a Dio. Prega con noi per rinvigorire il nostro cuore e quindi per guarirci. Andiamo a Betlemme! Preghiamo il Signore perché ci aiuti in questo connubio e ci conceda quindi un felice Natale.
5. Dio si è fatto uomo per unirsi ad ogni uomo con una nuova creazione nel grembo verginale di Maria, per opera dello Spirito Santo. Dio si è abbassato diventando un bambino in Maria, nella Madre del lungo cammino di Dio con noi. In questo modo egli adempie la grande e misteriosa promessa secondo la quale sarà “Emmanuele, un Dio con noi”. Dio si è fatto così vicino a noi, si è presentato in maniera così dimessa, che ognuno può sentirsi a suo agio con lui, sentirlo più intimo di sé, che il proprio io a se stesso. Diventando un bambino, Dio ci propone di dargli del tu. Ha abbandonato ogni lontananza e inacessibilità. Non è più irragiungibile per nessuno perché risorto si fa particola, si fa volto di ogni uomo che il Padre ama come figlio nel Figlio fin dal Battesimo. A meno che qualcuno si sia posto tanto al di sopra degli altri che nessuno possa più dargli del tu, che un bambino, un bambino sconosciuto, nato in una stalla, non possa più entrare nella sua vita. Dio è Emmanuele. Diventando Emmanuele nel seno verginale di Maria, scendendo Lui onnipotente così in basso, ci propone di dargli del tu in amicizia. Un giorno un bambino si precipita piangendo nella camera di suo nonno, il famoso rabbino Baruch. Le lacrime  gli scorrono sulle guance ed egli si lamenta dicendo: “Il mio amico mi ha piantato in asso. E’ stato proprio ingiusto e sgarbato con me”. “Senti, non puoi spiegarmi meglio come sono andate le cose?”, gli chiede il rabbino. “Sì”, risponde il ragazzo. “Stavamo giocando a nascondino, e mi ero nascosto così bene che il mio amico non riusciva a  trovarmi. Allora ha smesso di cercarmi e se n’è andato. Che razza di modo di comportarsi!”. Il più bello dei nascondigli ha perso tutto il suo fascino perché l’amico smette di cercarmi. Il rabbino accarezza il fanciullo sulle guance, anche a lui salgono le lacrime agli occhi mentre dice: “Sì, è davvero un modo di comportarsi che non va. E guarda con Dio è la stessa cosa. Si abbassa, si è nascosto per starci vicino, per lasciarci liberi e quindi capaci di amarlo legittimando il rischio del rifiuto e noi, fatti per Lui, non andiamo nemmeno a cercarlo. Pensa un po’ Dio onnipotente si abbassa, si nasconde in attesa di una risposta di amore e noi uomini, destinati a Lui non lo cerchiamo neppure”. Pregando insieme è qui in mezzo a noi. 

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